lunedì, dicembre 21, 2009

Ciao, Vecchio Cronista...

La scorsa settimana se n'è andato, a 87 anni, Igor Man: uno dei miei giornalisti preferiti.
Uno degli ultimi appartenenti alla gloriosa genie degli "inviati speciali", come furono a vario titolo Barzini, Terzani e la Fallaci.
Siciliano e profondo conoscitore del mondo arabo, ricordo il suo "Diario arabo", pubblicato sulle colonne della Stampa durante la prima Guerra del Golfo, come una delle poche cose misurate e rispettose dell'Altro che si potessero leggere durante la trionfale cavalcata della Propaganda Bellica.

Pensare che oggi, nella categoria "giornalisti", possano essere accomunati personaggi come Man e Minzolini, come Terzani e Belpietro, come la Fallaci (grandissima penna, nonostante il delirio degli ultimi anni) e (oddiooddiovomito!) Sallusti...beh, è un triste segno dei tempi!

Parliamoci chiaro...

Nessun puttaniere, corruttore, bugiardo, eversore, frequentatore di mafiosi e sodale di razzisti xenofobi diventa MENO puttaniere, corruttore, bugiardo, eversore, frequentatore di mafiosi e sodale di razzisti xenofobi solo perchè qualcuno gli tira una statuetta addosso (atto che condanniamo doppiamente: primo perchè dai nemici della democrazia bisogna difendersi con gli strumenti della democrazia, senza inquinare fini nobili con mezzi violenti, secondo perchè in una telecrazia qualsiasi gesto sconsiderato rischia di creare consenso per chi non se lo merita).

Qualsiasi ragionamento in questo senso è una cazzata. Chiunque lo faccia (anche un puttaniere, corruttore, bugiardo, eversore, frequentatore di mafiosi e sodale di razzisti xenofobi; ma anche un ex-presidente del Consiglio e sedicente leader della sinistra).

giovedì, dicembre 17, 2009

Quel che scompare


Mezzo milione di posti di lavoro in meno nell'ultimo anno, dice l'ISTAT.
Diciamo, per approssimazione, che si tratta di almeno un altro milione e mezzo di persone che hanno perso la sicurezza, la serenità, la possibilità di sognare un futuro.
L'infelicità, la paura, il panico, la disperazione si allargano nel paese come un fiume che esonda sotto le pioggie.

A L'Aquila, quel pezzo di popolo ormai inutile ai fini della propaganda è abbandonato a se stesso, sotto la neve: ora che le promesse bugiarde lasciano lo spazio al nulla, quelle persone non servono più, danno fastidio, e si tratta come al solito di capire "a chi dare la colpa" (le imprese? i sobillatori? i comunisti? i pm?), e bastonare chi rompe.

In Sardegna, 200.000 persone partecipano ad una LOTTERIA che mette in palio 4 posti di lavoro in un supermercato. A qualcuno sembra un'idea geniale ed innovativa: a me, sembra l'ultimo stadio di un paese finito, marcio, perduto.

La questione dei diritti si risolve dunque così: i ricchi avranno accesso ai posti migliori,per censo e diritto dinastico, anche se sono caproni ignoranti.
Liberi, se vogliono, di fare i fannulloni con stipendi da favola.
Per i poveri, nessuno si assume nemmeno più la responsabilità di dir loro: "mi spiace". O "non sei adatto".
Non meritano nemmeno più questo, il diritto ad uno schiaffo in faccia che farebbe di loro persone offese, ma ancora PERSONE.
Ed invece no. Stiano a distanza. Lontane, invisibili, il più possibile.
Siano la FORTUNA, la SORTE, il FATO a decidere se devono vivere e morire, se devono avere un lavoro, se devono o meno andare a scuola, se devono o meno essere curati (sei nato straniero? ehhhhh, mi spiace bello mio: è il fato...).
Capite a cosa siamo arrivati?
La deresponsabilizzazione assoluta della società non solo rispetto ai bisogni delle persone, ma alle persone stesse, il cui destino è affidato alle sorti di un biglietto, di una lotteria.

Li negano, ci negano. Vogliono che non esistiamo più, che diventiamo una massa di non-persone di cui pilotare tutto, anche i sentimenti.
Esigono persino, i personaggi che hanno creato tutto questo, di negarci il diritto all'xxxx.(1)
Pensa te. Vogliono essere amati! Per legge!

Pensano che tutto sia in vendita, anche quel che proviamo, anche i nostri sentimenti.
Non sanno, non capiscono, non sentono.
Ignorano la realtà e la stuprano ogni giorno con le loro menzogne ripetute come un mantra.
Ignorano il fiume dilagante di dolore, di bisogni, di esigenze: di rabbia che cresce, pulsante, ogni giorno, nelle persone perbene, oneste, umiliate, offese, ridotte a non-persone.

Si rinchiudono nel fortino, urlano più forte, arraffano tutto quel che resta, distruggono il resto: sono pronti a darsi alla fuga, se le catene con cui stanno coprendo il paese non dovessero dimostrarsi sufficienti.

Sono maligni, cattivi, come le parole che non smettono un attimo di puntare su di noi per farci del male.

(1) Per una precisa scelta politica questo blog ha deciso di non utilizzare la parola di quattro lettere che in questi giorni infesta l'informazione.

martedì, dicembre 15, 2009

La prima lista.

Fabrizio Cicchitto punta il dito contro quelli che ritiene i responsabili della "campagna di xxxx iniziata fin dal 1994" e che è "concentrata contro una sola persona: Silvio Berlusconi". Per Cicchitto "la campagna è condotta dal network Repubblica-L'Espresso, da Il Fatto, dalla trasmissione di Santoro Annozero e da un terrorista mediatico di nome Travaglio". Cicchitto, durante l'informativa di Maroni, ha indicato anche "l'Italia dei valori il cui leader di Pietro sta evocando la violenza" e "qualche settore giustizialista, onorevole Bersani, del suo partito". E l'obbiettivo, ha detto, è il "rovesciamento del legittimo risultato elettorale".

Apprezziamo anche in questo caso l'equilibrio e la compostezza del Capogruppo del PDL.

Le Ronde si tengano pronte, soprattutto quelle con le camicie brune, che appena il capo dà l'ordine si parte.

UPDATE: Non so se faccia più impressione sentir Cicchitto che parla di xxxx, o Berlusconi che parla di amore.

Divieto d'xxxx.

UPDATE: Ritenendo corretta l'osservazione addotta dal primo commentatore di questo post, da oggi ed a tempo indeterminato questo blog censura la parola che da ieri attraversa e infesta ogni media, coniugata normalmente nell'espressione "campagna d'xxxx".

Aderiamo sinceramente allo spirito del prossimo (indispensabile, urgentissimo) DDL promosso dal Governo, che imporrà alla gente di non xxxxx i bianchi occidentali che stanno in maggioranza e che governano (insomma, alcune deroghe bisognerà pur concederle: comunisti, pm, extracomunitari, insegnanti, piloti, sindacalisti, studenti, fannulloni, barboni, operai che si lamentano...sennò il popolino come si diverte?).


E suggeriamo al Ministro Maroni di procedere alla chiusura immediata del portale Wikiquote (scherziamo!), che nel tempo ha raccolto e collezionato le visibili tracce della campagna d'xxxx ordita nel paese dal centrosinistra e dal mostruoso Di Pietro.

Qui di seguito alcune delle orribili espressioni da noi reperite, oltretutto attribuite dai comunisti a famosi esponenti della maggioranza, altrimenti noti per il proprio equilibrio e la propria quotidiana testimonianza di amore per il prossimo.

(Purtroppo, nessuna ironia può attenuare l'indignazione, lo schifo, il vomito che mi genera questo tipo di ipocrisia. Non ce la faccio proprio. Penso di xxxxxxx. La mia anima, ahimè, è già fuori legge.)

Roberto Calderoli

  • Come si sa, preferisco la legge del taglione.
  • Posso fare un rilievo razzista, ma razzista fra virgolette? Ci sono etnie con una maggiore propensione al lavoro e altre che ne hanno meno. Ce ne sono che hanno una maggiore predisposizione a delinquere.
  • Non sono xenofobo, ma dico cose xenofobe.
  • Non sopporto che, per difendere i loro diritti, gli omosessuali vadano in piazza conciati da checche.
  • Dare il voto agli extracomunitari, non mi sembra il caso, un paese civile non può fare votare dei bingo-bongo che fino a qualche anno fa stavano ancora sugli alberi, dai...
  • [riguardo ad episodi di stupro] La soluzione? Presto detto: Per prevenire simili reati serve una sola cosa: la castrazione fisica di quei delinquenti. Un tempo si parlava di castrazione chimica, ma personalmente sono propenso a metodi più semplici: un colpo di forbice da giardiniere, non necessariamente sterilizzata.

Umberto Bossi

  • Silvio Berlusconi era il portaborse di Bettino Craxi. È una costola del vecchio regime. È il più efficace riciclatore dei calcinacci del pentapartito. Mentre la lega faceva cadere il regime, lui stava per il Mulino Bianco, col parrucchino e la plastica facciale. Lui è il tubo vuoto qualunquista. Ma non l'avete visto oggi, tutto impomatato fra le nuvole azzurre? Berlusconi è bollito. È un povero pirla, un traditore del Nord, un poveraccio asservito all'Ulivo, segue anche lui l'esercito di Franceshiello dietro il caporale D'Alema con la sua trombetta. Io ho la memoria lunga. Ma chi è Berlusconi?
  • Berlusconi è l'uomo della mafia. È un palermitano che parla meneghino, un palermitano nato nella terra sbagliata e mandato su apposta per fregare il Nord. La Fininvest è nata da Cosa Nostra.
  • Berlusconi mostra le stesse caratteristiche dei dittatori. È un Kaiser in doppiopetto. Un piccolo tiranno, anzi è il capocomico del teatrino della politica. Un Perón della mutua. È molto peggio di Pinochet. Ha qualcosa di nazistoide, di mafioso. Il piduista è una volpe infida pronta a fare razzia nel mio pollaio.
  • La "Padania" chiede a Berlusconi se è mafioso? Ma è andata fin troppo leggera. Doveva andare più a fondo, con quelle carogne legate a Craxi. Io con Berlusconi sarò il guardiano del baro. Siamo in una situazione pericolosa per la democrazia: se quello va a Palazzo Chigi, vince un partito che non esiste, vince un uomo solo, il Tecnocrate, l'Autocrate. Io dico quel che penso, lui fa quel che incassa. Tratta lo Stato come una società per azioni.


Mario Borghezio

  • La Lega non cambia linea: vogliono l'8 per mille? Noi ai clandestini bastardi gli diamo il mille per mille di calci in culo con la legge Bossi-Fini.
  • Non usiamo termini offensivi verso questi nobili servitori dello Stato. A noi bastano i gesti, per capire come la pensiamo [fa quello dell'ombrello]. E dobbiamo, e qui voglio veramente elogiare gli amici di Verona, deputati, parlamentari e non, che hanno fatto i nomi, perché bisogna avere il coraggio di fare i nomi e i cognomi, no? Di quelli... di Forleo, di Papalia. Non bisogna aver paura di rischiare: bisogna fare i nomi perché devono essere scolpiti i nomi di, di... queste facce di merda.

Maurizio Gasparri

  • Santoro e il presunto comico Vauro sono due volgari sciacalli che vomitano insulti con le tasche piene di soldi dei cittadini. Gente così offende la verità, alimenta odio e merita solo disprezzo totale della gente perbene. L'insulto è la loro regola. Colpa di gestori della Rai che per fortuna stanno per essere cacciati come meritano.
  • L'opposizione in democrazia è essenziale. La strumentalizzazione dei bambini dimostra invece la natura criminogena dell'opera di falsificazione in atto. Veltroni e Di Pietro non prendono le distanze dai loro manovali, i cui figli vengono intossicati da cattivi genitori dal cervello bruciato dalla droga e dalle bugie dei capi della sinistra.

Giancarlo Gentilini.

  • non c’è posto per romani e meridionali
  • Io gli immigrati li schederei a uno a uno. Purtroppo la legge non lo consente. Errore: portano ogni tipo di malattia: tbc, aids, scabbia, epatite...
  • Voglio eliminare i bambini dei zingari.
  • Non avrei pregiudizi se riaprissero i casini: mi ricordo in gioventù di certe creole, certe mulatte...[...]Che vuole, le prostitute sono le navi scuola dei giovani!
  • A Gorgo hanno violentato una donna con uno scalpello davanti e didietro. E io dico a Pecoraro Scanio che voglio che succeda la stessa cosa a sua sorella e a sua madre
  • Bisognerebbe vestirli da leprotti per fare pim pim pim col fucile
  • Bisogna sparare sui gommoni e sulle carrette del mare, logicamente non quando sono ancora piene di clandestini, ma sugli scafisti, anche con un colpo di bazooka, i gommoni vanno distrutti, perché, a un certo punto, bisogna puntare ad altezza d'uomo
  • darò immediatamente disposizioni alla mia comandante (dei vigili urbani) affinché faccia pulizia etnica dei culattoni, i culattoni devono andare in altri capoluoghi di regione che sono disposti ad accoglierli. Qui a Treviso non c'è nessuna possibilità per culattoni o simili
  • Io non ho nulla contro i gay, le prostitute, le lesbiche: ognuno è arbitro del proprio corpo. Non tollero però che queste esibizioni amorose, o altro, avvengano nella provincia di Treviso. Pulizia etnica quindi significa tabula rasa.

Vittorio Sgarbi

  • [Rivolgendosi a Marco Travaglio] Siamo un grande paese con un pezzo di merda come te, questo siamo.
  • Sono dei deficienti. Egoisti. Stronzi. Destrorsi. Unti. Razzisti. Evasori. Hanno scelto la Lega? Complimenti. Risultato: si trovano a essere governati dai meridionali democristiani e dai comunisti. [...] Voglio fare un'Antilega al Sud, incitando i merdionali a non comprare più prodotti veneti. Questi qui ormai coltivano il razzismo puro. Questa gente non è stupida. È peggio: ignorante e plebea. Il concetto di fondo è: questi elettori sono tutti teste di casso.
  • Berlusconi si scopa tutte queste ragazze in nome di tutti gli italiani, e questi lo devono ringraziare perché per governare bene bisogna scopare bene.
  • Io odio Federico Zeri e desidero la sua morte.
  • Le donne sono molto attratte dall'immagine di virilità non esteriore ma intellettuale. Cioè io rappresento un modello di virilità assoluta del cervello. E quindi l'idea di essere violentate e penetrate dal cervello invece che dal fallo le eccita ancora di più che della penetrazione che qualunque uomo può fare... è una iperpenetrazione.

lunedì, dicembre 14, 2009

Io se fossi Dio

Io se fossi Dio
prenderei a schiaffi Massimo Tartaglia
(e gli schiaffi di Dio, si sa,
appiccicano al muro tutti)
perchè io non ho creato i matti
per far piacere ai cattivi
li ho fatti per liberarli dall'assurdità del quotidiano
e non per nascondere col sangue
la natura violenta del caimano.

Io se fossi Dio
mi incazzerei con lui oltre il dovuto
perchè con quel gesto folle e rozzo
permette ai servi viscidi e schifosi
di proclamarsi vittime,
al posto dei botoli rognosi che eran ieri
che insultano, ringhiando e con la bava,
il senso dello Stato e chi lo ama.

Io se fossi Dio
gli urlerei cretino, deficiente
perchè di nuovo, un'altra volta,
ci rendi più difficile vedere dietro al niente
la vera violenza contro l'uomo,
di chi odia davvero le persone,
le loro vite, i loro affetti
e con le leggi e con il suo potere
offende la giustizia,
distrugge la speranza.

(Perdonami, Gaber.)

giovedì, dicembre 03, 2009

Tartufo

Finalmente, dopo l'imbarazzante incidente del "si va a vedere la moglie di R.B. che calca i palcoscenici per piacer suo, e non degli spettatori", ieri sera sono andato a TEATRO.:-)

"Tartufo", di Moliere, è un'opera satirica sull'ipocrisia: per questo, nonostante sia stata scritta nel 1664, rappresenta personaggi che ognuno di noi può ben identificare tra quelli che si incontrano nella vita quotidiana.

Carlo Cecchi è un Orgone perfetto nella sua dabbenaggine ed incapacità di "vedere" la vera natura di Tartufo, oltre ogni evidenza, fino a quando non sembra troppo tardi.

Elia Schilton è mellifluo, viscido ed infido quanto basta (il che vuol dire che è bravissimo nel ruolo di Tartufo:-))

Squillante, spassosa e meravigliosamente partenopea la Dorina interpretata da Antonia Truppo (che, nella mia considerazione personale, è balzata assai in alto in classifica, anche se nulla insidia ancora il primo posto di Lucilla Giagnoni:-)).

Bellissimi i costumi seicenteschi, anche se toccherà chieder conto a Cecchi (anche regista dell'allestimento) della ragione di alcuni anacronismi esibiti in scena, certo voluti ma dal significato oscuro.
Passi il fatto che il contratto di matrimonio e gli atti giudiziari siano evidentemente fatti al pc, e la cosa si veda bene in controluce dalle prime file... ma quella orribile borsetta di plastica, di quelle che dan le farmacie per i medicinali, esibita dal personaggio di Madama Pernella all'inizio del primo atto, e che rivelerà solo il fine di estrarne un fazzoletto, che diavolo di senso ha?:-)

Si replica al sempre splendido Carignano di Torino fino al 6 dicembre.

domenica, novembre 22, 2009

La nostra immagine di Hitler

Gli studi sul "personaggio Hitler", dopo la sua morte nel bunker di Berlino, sono stati innumerevoli.
Trascuriamo le ipotesi, decisamente poco convincenti, che il Furher si sia salvato e sia nascosto in qualche accogliente e inaccessibile landa del Sud America, e che quindi abbia lasciato dietro di sè qualche ulteriore traccia che potrebbe costituire materiale di studio.
O, addirittura, come ipotizza lo scrittore George Steiner nel suo discusso romanzo "Il processo di San Cristobal", che lo si possa addirittura ritrovare vivo ed interrogarlo per venire a capo di una personalità così complessa.

No, Hitler è veramente morto il 30 aprile 1945 nel bunker di Berlino assediato dall'Armata Rossa.
E per studiarlo, dobbiamo riprendere il suo percorso umano, iniziato dal piccolo villaggio austriaco di Dollersheim (scomparso durante la seconda guerra mondiale, fatto distruggere per volontà stessa di Hitler), e ripercorrerlo attraverso gli scritti, le azioni, la storia.

Ron Rosenbaum, nel suo libro "Il mistero Hitler" del 1999, compie una sorta di approfondita investigazione sulle fonti che hanno tentato di capire e spiegare Hitler, dai giornalisti antihitleriani del tempo della sua irresistibile (?) ascesa al potere, agli studiosi della nostra epoca, tra cui il discusso Irving, che a questo mistero hanno tentato di dare una spiegazione.

Quel che ne viene fuori è un poliedro che fornisce non una sola, univoca e certa, immagine di Hitler, ma piuttosto le immagini di molti Hitler diversi, spesso persino in concorrenza tra di loro: istrione, invasato messia, pazzo, o addirittura personaggio esitante ed incerto guidato da una particolare condizione storica?

Impossibile chiarirlo, ad oggi: restano così numerose le questioni insolute.
Ad esempio, discordi sono le voci degli storici sull'origine e sulla natura del suo antisemitismo.
Nasce dai suoi antenati, e dalla paura della contaminazione dal sangue ebraico?
Era "sincero", riguardo al suo odio verso gli ebrei, od era solo un cinico opportunista?
E ancora: esisteva una sua patologia sessuale, e c'era un rapporto tra questa e la patologia politica?
E la sua ascesa al potere fu inevitabile? I suoi crimini furono la conseguenza di irresistibili forze storiche o di una implacabile volontà personale?

Il nostro desiderio di comprendere questo mistero, è evidente, è legato alla possibilità di riconoscere in tempo, ed evitare, che in futuro possa ripetersi quanto accaduto in relazione all'esistenza di un Hitler: l'Olocausto, in primo luogo, e la Seconda Guerra Mondiale.

Hitler era un uomo "quasi comune" portato dalle forze del tempo ad un ruolo che si sarebbe prodotto comunque, od era un individuo eccezionale ed irripetibile che guidò quelle forze verso quel che poi accadde? Hitler fece la storia o fu un prodotto di essa?

Il libro tenta una risposta proponendo le diverse opinioni degli storici al riguardo, ma al lettore resta netta una sensazione: che sia pressochè impossibile capire la storia mentre la si sta vivendo, e a quei pochi che hanno netta la percezione del pericolo - e sanno preconizzare, e vedono il futuro possibile con orrore - è impossibile dare ascolto.
Perchè conserviamo sempre, contro ogni ragionevole certezza, la sensazione di poter dominare la storia, anche quando questa corre ormai su un piano inclinato: ed ammettere di essere stati ciechi, sordi e pavidi è assai più dura, superato un certo limite, che correre verso il disastro, illudendosi di esser dalla parte di chi si salverà.

Il libro è interamente interessante, fin dal racconto delle origini di Hitler, e dei misteri legati ad un nonno incerto e - chissà - addirittura ebreo.

Tra i capitoli più interessanti ci sono quelli che raccontano l'eroica lotta dei giornalisti antihitleriani, tra il 1920 ed il 1933, contro quel fenomeno nato in una birreria di Monaco: un fenomeno violento, sanguinoso, che seminava morte tra gli oppositori e gli avversari interni, in cui probabilmente si annidava la matrice che avrebbe portato alla tragedia successiva.

Il "Munchener Post", quotidiano di Monaco guidato da giornalisti attenti e scrupolosi, combattè ogni giorno della sua esistenza contro il nazismo.Furono i primi a capire cosa stava accadendo, furono i primi a vedere Hitler che diventava HITLER.
Lo portarono anche in tribunale, per confutare le menzogne storiche che considerava base della sua azione; ed ogni giorno pubblicavano analisi lucide, inequivocabili, sulla natura criminale dei metodi nazisti.

E poi Fritz Gerlich, che diresse un giornale antimarxista ed antinazista, "Der Gerade Weg" (La retta via), che flagellava quotidianamente Hitler: arrivò a pubblicare in prima pagina, irridente, l'immagine di Hitler che sposa ad una donna di colore.
Cinque settimane dopo aver preso il potere, nel 1933, i nazisti gli distrussero la tipografia e lo portarono a Dachau, dove fu assassinato un anno dopo.
Sapevano che stava per pubblicare documenti compromettenti per Hitler: un attacco che forse avrebbe portato il presidente Hindenburg a deporre il neocancelliere. Purtroppo quei documenti non sono mai stati ritrovati.
Quando lo uccisero, i nazisti "inviarono alla vedova gli occhiali di Gerlich, tutti macchiati di sangue."

Si affronta anche, con taglio davvero investigativo, la misteriosa storia della morte della nipote di Hitler, Geli Raubal, con cui l'astro nascente della politica tedesca ebbe una relazione fino al suicidio di lei, nel settembre 1931.
Tutti i dubbi sul suicidio vennero messi a tacere da Hitler, nonostante si vociferasse di cause legate ad una sua presunta perversione sessuale - voci mai realmente confermate, ma di cui certo il Furher non gradiva la circolazione.

La maggior parte del libro è dedicata all'analisi delle cause dell'antisemitismo di Hitler ed alle sue responsabilità nell'Olocausto.
L'analisi parte dal riepilogo dettagliato delle tesi sostenute nei saggi su Hitler pubblicati dopo la seconda guerra mondiale, dalla argomentata confutazione ad esse venuta da altri studi, ed è arricchita da alcune interessanti interviste ai maggiori studiosi - ancora viventi all'epoca - del fenomeno.

Impossibile dare qui una sintesi efficace delle oltre 500 pagine del libro: ma la sua lettura costrituisce indiscutibilmente un modo per avvicinarsi a quel mistero terribile, rimettendo in discussione le immagini di Hitler che abbiamo disordinatamente accumulato nel tempo, e permettendoci di comporne una nuova, più oggettiva, anche se non meno sfocata.

venerdì, novembre 20, 2009

Tradimenti, bugie e probabili donne simpatiche


Càpita.
Lo spettacolo con cui ho iniziato da spettatore la stagione teatrale 2009-2010 del Teatro Stabile di Torino è stata una vera schifezza.

"Tradimenti", di Harold Pinter, scritta nel 1978, secondo il volume che descrive gli spettacoli della stagione "è stato celebrato fin dagli esordi come uno dei maggiori testi del premio Nobel inglese, grazie ai dialoghi stringati, alle ambigue emozioni che filtrano attraverso il fair play dei protagonisti, all'ipocrisia dei rapporti personali e professionali".

Direi che, se è vero che è uno dei "maggiori testi", ce n'è abbastanza per cancellare Pinter per sempre dal novero degli autori di cui mi interessa vedere l'opera.

La commedia (commedia? bah...) in questione è un insulso drammucolo che ha per protagonisti alcuni piccolo borghesi anglosassoni.
La trama è di una inconsistenza imbarazzante. Ve la racconto, tanto non vi perdete nulla (se siete fan di Pinter, la conoscerete: se non lo siete, non credo che lo diventerete mai).

Prima, un po' di notizie utili.
Emma e Robert, che girano alla fine della storia attorno ai quaranta e qualcosa, sono sposati. Jerry, il miglior amico di Robert, pure.
Qua e là, nelle due famiglie, sono sparsi dei figli di varie età.
Jerry ha per sette anni una relazione con Emma.
Una cosa noiosissima: i due si vedono per sette anni, tutti i pomeriggi, esclusi il sabato e la domenica, escluse le notti per ovvie ragioni di doveri familiari, in un appartamento in affitto a debita distanza da Londra, dove vivono tutti i protagonisti.
Nei weekend le due famiglie si vedono insieme, pensa te, come capita alle famiglie dei "migliori amici".
Ah, i due uomini fanno entrambi gli agenti editoriali: più conservatore Robert, più ardito Jerry nella scoperta di talenti che al primo, in genere, fanno vomitare (ma poi hanno un successo della madonna: ma Robert, molto inglese, sorride e non fa vedere quanto je rode sto fatto).
Insomma, un mestiere che consente loro di guadagnare un sacco di soldi (si nota, insomma) e cazzeggiare parecchio. (Cioè, se uno riesce ad avere tutti i pomeriggi liberi per sette anni per trombarsi la moglie del suo migliore amico, non ditemi che davvero "lavora"...)
Ah, un'altra cosa: a Robert piace giocare a squash. Ad un certo punto, nel copione, è prevista proprio una piccola elegia di codesto giuoco, e dei suoi riti, che dovrebbero concludersi - dopo la entusiasmante partita - con una colazione tra i due giocatori in cui si parla di squash e di donne, e da cui le donne dovrebbero essere escluse (con loro sommo piacere, direi).
Cito questo particolare dello squash perchè è un altro dei dettagli che mi ha reso da subito antipatico il personaggio di Robert, così a pelle.

(Di chi gioca a squash, personalmente, io penso quel che mirabilmente pensava Gaber (ed io condivido) di chi gioca a tennis, e mi auguro che faccia la stessa fine che Gaber augurava a costoro (1).)

Sia Robert che Jerry che Emma, oltre ad essere straricchi ed annoiati ed a non fare un cazzo dalla mattina alla sera (escluso il pomeriggio, che Robert non si sa che cosa faccia mentre Jerry ed Emma sono nel loro appartamento affittato a far zum-zum), sono anche, come vedrete, degli inguaribili contaballe, che nemmeno si preoccupano di venire scoperti o di far stare in fila le balle rendendole almeno un po' credibili (un po' come quelli del PDL che governano, tanto per dare l'idea...anzi, gli somigliano parecchio, a dirla tutta).

Ah...tra l'altro questa storia è autobiografica, Jerry sarebbe Pinter ed Emma una giornalista televisiva con cui il nostro ebbe una relazione di sette anni (maddai, uguale uguale...).
Sentite come la racconta Michael Billington, il biografo di Pinter, e poi dopo leggetevi come l'ho vista io:

"Questo è anche un testo che parla del potere della memoria e delle diverse aspettative di uomini e donne. Ogni incontro nel testo è oscurato dal passato: c’è un pranzo amaramente divertente tra i due uomini quando il ricordo di Jerry della sensualità di Emma è sovrastato dalla dolorosa scoperta di Robert del tradimento della moglie. Ma ciò che fa di questo testo più di un gioco ironico è la consapevolezza di Pinter della differenza tra i due sessi: non avevo capito quanto Emma consideri l’appartamento di Kilburn come un nido d’amore, mentre per Jerry si tratta di un semplice pied-à-terre per il sesso. C’è un momento mozzafiato nella scena a Venezia quando Emma fissa immobile la pagina di un romanzo, consapevole che Robert ha scoperto il suo segreto. E quando la commedia torna indietro nel tempo, lei emana colpevolezza e si torce come un serpente quando muta la pelle."

Detto dei personaggini, passiamo alla scenografia, adesso: due megaschermi collocati uno di fianco all'altro, leggermente inclinati verso l'interno a formare un ampio angolo ottuso, su cui vengono proiettate immagini decisamente "seventiees" di interni (appartamenti, alberghi); due sedie similIkea; a volte un tavolo, quando se deve magnà (e bere: i protagonisti bevono un casino di vino, emmenomale che siamo nella perfida Albione).

Ok,abbiamo inquadrato l'essenziale: si può partire.

Il sipario si apre sul "dopo" (1977): Emma e Jerry hanno terminato la loro relazione due anni prima e non si vedono da allora, ma un giorno lei chiama lui per parlargli: la notte prima lei e Robert hanno deciso di separarsi.
Jerry, lievemente indifferente alla tragedia della sua ex-amante e del suo amico, si preoccupa prima di tutto dei cazzi suoi: "ma non gli avrai mica detto di noi?"
E lei: "si, ho dovuto, gli ho raccontato tutto ieri notte!".

Jerry, imbarazzatissimo, il giorno dopo convoca Robert.
Che non si capacita dell'imbarazzo dell'amico, e gli dice: "Tu ed Emma? Ma dai, non me ne frega niente, l'ho scoperto quattro anni fa".
"E lei sapeva che tu sapevi?" chiede il Jerry attonito.
"Certo. Tu non sapevi che io sapevo?"
(Dio, a questo punto lo spettatore è già aggredito da una noia mortale. In sala, un raro amante di simile humor "british" ride in modo incontenibile per l'irresistibile comicità della situazione...yawn...)

E, qui, con un geniale colpo di scena, Pinter inizia con il primo flash back.
(Scopriremo proseguendo che la storia è montata al contrario, e procede all'indietro nel tempo dall'incontro dei due ex-amanti risalendo pian piano - mortalmente piano - fino al primo bacio che diede l'avvio alla storia).

Dapprima si torna al 1975, al termine della storia tra i due amanti.
Dopo sette anni di evidentissima noia, di pomeriggi sempre uguali passati con lei che cucina, loro che mangiano, loro che scopano, loro che parlano dell'ultimo libro dell'ultimo autore scoperto da lui, i due si ritrovano per l'ultima volta nell'appartamento che ormai frequentano di rado.
Si vedono poco, perchè lui - sempre più quotato come talent scout letterario - va sempre più spesso in America, e lei - udite udite- adesso lavora: ha aperto una galleria d'arte! (e te pareva, volevi mica che si trovasse un posto di commessa da Harrods...) e quindi - sventurata - non ha più TUTTI I POMERIGGI FERIALI LIBERI.
E' di certo un buon motivo per cessare di amarsi: così, come girando un interruttore, più o meno nello stesso lasso di tempo che lei ci mette a far districare da lui la chiave dell'appartamento incastrata nel portachiavi e dirgli, andandosene: "abbiamo preso la decisione migliore" (yawn...)

Son due persone perbenino, e quindi girato l'interruttore...fine, si riconsegnano alle famiglie e non si vedono per due anni.Pinter non ci illumina su eventuali tormenti, ripensamenti, maceramenti seguiti alla decisione.
Macchè: con un nuovo colpo di scena (dio che noia) ci riporta indietro di altri due anni.

1973. Robert ed Emma sono in vacanza a Venezia. Per l'indomani è prevista una gita a Torcello, dove erano stati dieci anni prima e a lei era piaciuto da matti (yawn...)
Lei, in albergo, sta leggendo un libro - ovviamente di un autore brillantissimo scoperto da Jerry! E il libro le piace, ossissì, moltissimo: è più o meno a metà, ma quando Robert le si avvicina dicendo "non credo mi piacerebbe, parla di tradimenti", lei dice "nooooo...", e quando lui chiede - giustamente - "di cosa parla, allora?", lei, l'intellettuale della famiglia, risponde "quando ho finito di leggerlo te lo dico" (!!!!!).

Ma il dramma è in agguato (yawn...).
Lei continua a leggere, e lui la prende alla lontana..."sai, ieri sono andato alla reception, e questi faciloni di italiani volevano darmi una lettera per te, solo perchè abbiamo lo stesso cognome!"
(Ohhhh those italians...!)
"Pensa, potevo essere uno qualunque, prendere la lettera indirizzata a te e gettarla nel canale! tsk tsk tsk..." (yawn...) "Sei andata poi a prenderla, quella lettera, ieri sera?"
"Si, amore", cinguetta lei sempre leggendo il favoloso libro, ma iniziando leggermente a turbarsi.

(ah, tra l'altro questo sarebbe il famoso "momento mozzafiato" di cui parla Billington, non so se mi spiego...)

"Ho riconosciuto la calligrafia..." dice lui.
"Era di Jeeeeerryyy" anticipa lei squittendo, come se nulla fosse.
"E...sua moglie sta bene?"
"Cerrrrto!"
(com'è che dicevano? "uno dei maggiori testi del premio Nobel inglese"...'sticazzi, di fronte a sta roba fan bella figura pure i fratelli Vanzina...ma procediamo, coraggio.)
"E i bambini, dice come stanno?"
"Nooo, non ne parla..."

(Occhio, siamo quasi al climax, sentite che la tensione cresce?)

Lui cazzeggia ancora un po' con domande assolutamente cretine, al punto che persino lei si stufa - come noi del pubblico - e gliela butta là senza giri di parole:
"Siamo amanti!"
Lui, che non se l'aspettava (ah ah ah ah), in assoluta coerenza con quelle precedenti pone la domanda cretina che gli uomini fanno in questo caso: "E da quando?"
"Quattro anni", butta lì lei con nonchalance, mentre ancora finge di cercare di capire di cosa mai parlerà il favoloso libro che tiene tra le mani.
Lui sbianca, e getta lì la successiva domanda cretina: "Mahhhhh...e nostro figlio???"
(il pargolo ha un anno, il dubbio è lecito)
"Noooo, tranquillo, è tuo, è successo quando Jerry è stato in America due mesi..."

Alla scena successiva, i due sono tornati a Londra.
Emma e Jerry si trovano nel solito pomeriggio nel solito appartamento per il solito dinner cucinato da lei, dopo le settimane di lontananza di lei che, davvero, devono essere state terribili (yawn...)
Lei gli racconta le vacanze a Venezia, che bello che bello, ho comprato anche questa tovaglia per noi (yawn...), e dice che dovevano andare anche a Torcello ma c'era lo sciopero dei traghetti e quindi nisba, non se n'è fatto nulla.
Sono così eccitati da questo racconto che subito dopo corrono a completare il solito pomeriggio con la solita scopata (yawnnn...)

Qualche giorno dopo, Jerry va a pranzo con Robert.
Che sbevazza parecchio - solo bottiglie di Corvo Bianco che gli arrivano misteriosamente aperte e già svuotate per un quarto (io sospetto del cameriere!)- , e racconta, di fronte ad un Jerry assai perplesso, di quel meraviglioso giorno che ha trascorso a Torcello da solo leggendo Yeats sulla spiaggia ("Ed Emma?" "Ah, non so, penso sia rimasta a dormire". !!!!)

Mentre la noia (e le balle raccontate da sti 'deficenti) hanno ormai completamente ottenebrato il cervello dello spettatore, Pinter tenta di svegliarlo con un altro spettacolare balzo all'indietro (yawn...)
(E' possibile che mi sia perso qualche pezzo, lo confesso...ma sono certo che questo non abbia minimamente influito sulla comprensibilità della vicenda).

Di nuovo nel solito appartamento, nel solito pomeriggio, dopo il solito dinner e (mi pare) prima della solita scopata, Emma comunica a Jerry che è incinta, ma che stia tranquillo che il figlio è di Robert e quindi non ci sono problemi (yawn...)
Jerry, non si capisce se deluso o immensamente sollevato, si lancia con un ardito "sono felice quando tu sei felice!" (non ricordo se abbia detto altro, è possibile che mi sia addormentato all'istante).

E, occhio al colpo di scena!, ecco che Pinter conclude il suo geniale percorso del gambero riportandoci al momento in cui questa irresistibile vicenda ebbe inizio.
Una festa di famiglia a casa di Robert ed Emma: ci sono tutti, inclusi Jerry con la moglie ed i bambini (che non vedremo mai, fantasmagoriche presenze: forse per fortuna, oserei dire).
Lui, il miglior amico del marito di lei, si imbosca - ubriaco fradicio - in una camera della casa dove, chissà come mai, lei dopo un po' arriva davvero! (geniale, l'autore!).
Qui Jerry, dopo averci elargito una delle più belle battute del copione ("Sapevo che saresti venuta qui a pettinarti!"), inizia a sciorinare frasi avvolgenti quasi come le sue mani, che si abbarbicano piovrescamente attorno al corpo di lei, che però ancora resiste (ma si vede bene che cederà, eccome se si vede!).
In un attimo in cui i due sono fortunosamente non avvinghiati, appare sull'uscio, con uno sguardo ebete, il buon Robert (che già dall'inizio, è evidente, dimostra di non avere nemmeno una briciola di intuito).
Jerry se lo liscia dicendo "hai una moglie meravigliosa e bellissima, sono contento per te, sono felice di essere stato il tuo testimone di nozze, sono felice di essere il tuo migliore amico..." (yawn...decisamente stronzo, il tipo...)
Robert, completamente rintronato da questa serie di cazzate, e senza essere nemmeno minimamente sfiorato da una sensazione di pericolo che qualunque cretino avrebbe percepito, gongola, si ebetizza ancora di più e - errore gravissimo! - esce dalla stanza lasciando soli i due.
Che immediatamente si toccano un braccio a vicenda e si guardano in modo inequivocabile: in quello sguardo ci sono già, scritti a chiare lettere, centinaia di pomeriggi, di dinner e di scopate.

Sipario. Si accendono le luci in sala.

Il pubblico tace, immobile per qualche secondo, e tutti sembrano pensare: "beh, adesso andiamo a prenderci un caffè, poi nel secondo tempo finalmente succederà qualcosa di interessante, in questa cazzo di commedia...".

E invece il sipario si riapre, le luci si accendono in scena ed accorrono gli attori per i saluti.
A questo punto il pubblico capisce, e parte un applauso che è inequivocabilmente liberatorio ... ("E' finita! E' finita per davvero! Wow! che culo! sono solo le dieci, per fortuna è durata poco, magari riusciamo ancora a raddrizzarla questa serata di merda...")

Il pubblico torinese è giustamente falso e cortese, ed allora applaudiamo e sorridiamo, evviva evviva, che bravi che siete, soprattutto grazie per averla piantata lì...

E poi si esce tutti, si sciama fuori in piazza Carignano nella tiepida sera novembrina, tutti lieti, chi di potersi fare ancora qualcosa al bar, chi di tornare a casa presto per dormire un po'...

...

Come dite?

...

Ah, già. Dimentico qualcosa, è vero.
Gli attori.

Volete proprio che ne parli, eh?
Si?

...

Vabbè, non c'è nessun problema da parte mia a far questo. Davvero. Nessun problema.
Anche perchè Tony Laudadio, che faceva Robert, ed Enrico Iannello, che interpretava Jerry, sono davvero bravissimi, recitano molto bene.
E' stato un vero piacere assistere alla loro performance, e pensate che avevano un copione così scalcinato ed insostenibile...penso che in una commedia vera rendano benissimo, molto meglio di quanto potessero dare in questo coso di Pinter.

E poi...
Ah, si...anche Nicola Marchitiello, che faceva il cameriere, è bravo. Una parte piccola, ma brillante, se l'è cavata bene. Potrebbe essere interessante rivederlo.

Ecco, mi sembra di aver detto tutto.
No?

...

Dimenticato ancora qualcosa?

...

Eh?

...

Emma?
Emma cosa?

Ah,capisco. Capisco cosa intendete dire. Emma...Si, cioè... volete sapere dell'attrice che faceva Emma.
Ecco, sapete, io ero in prima fila: non è che l'ho vista molto bene.

No, eh? Non posso cavarmela così?

...

E vabbè, parliamone. Se proprio volete, se proprio lo ritenete necessario, parliamone.

Emma era interpretata dalla Braschi.
Si, Nicoletta Braschi.
Si, lei, cosa...la moglie di Benigni.

Ecco...io prima di ora l'avevo sempre vista solo al cinema. Si, nei film di Benigni.
E devo dire...si, devo confessare che mi son sempre detto..."madonna mia, questa proprio non sa recitare. Ma è negata proprio!".

Però, a mia discolpa, mi sono anche sempre detto: "Dai, se Benigni racconta che si è innamorato di lei vedendola recitare, si vede che è solo al cinema che non rende. Si vede che invece, a teatro, è tutta un'altra cosa".

Ecco, adesso a teatro l'ho vista.
E...dio mio...è esattamente la stessa cosa che al cinema.
Negata. Completamente negata.

Anzitutto il modo di recitare. Di porgere la battuta.
Al cinema sembra sempre monocorde e monotona, neh?

Beh, anche a teatro è uguale. Anzi, no: è peggio.
Possiede un modo di recitare così artefatto e forzato che è...letteralmente insopportabile.

Avete presente la tipica fluidità dei mostri sacri del teatro, la loro flessibilità e versatilità nel cambio di registro, di tono?
Ecco, con la Braschi scordatevela proprio. L'aria, evidentemente, gli esce dai polmoni come quando si rompe il tubo del compressore con cui gonfiate le gomme dell'auto, per cui la voce è sempre sparata a forza in un tono solo, sia che dica "siamo amanti" sia che dica "passami il sale" o "abbiam fatto la scelta migliore" o "sono incinta" o "a Venezia ho comprato questa tovaglia" (yawn...)

Ecco, la recitazione sua è così.

Cioè, ero in prima fila, non era un problema di audio. Giuro, ce l'avevo lì.

Ecco.

...

Ah.
Volete sapere cosa?

...

Ah.
Come è fisicamente.

Beh, come detto, ce l'avevo lì davanti, a pochi metri. Ero in prima fila.
Siiii, bella donna, lo ammetto.
Un bel corpo. Belle gambe, certo. Il viso un po' così, ma...va a gusti.
Comunque, si, nel complesso una bella donna.
Però, come dire...un po' statuaria, ecco. Avete presente le statue del Museo Egizio che son proprio lì a due passi dal Carignano? Ecco, non proprio così, ma quasi.
Solo "quasi", perchè lei non è che sia marmorea: più che altro è legnosa, ecco.
E il risultato finale è una sensualità...ecco, la stessa che troveresti in un manichino dell'UPIM, più o meno (con la sola differenza che se ti porti via quello, il manichino intendo, Benigni non si incazza, ecco).

Però...piace al Robertone nazionale, lui è uno simpatico, e quindi può anche darsi - è probabile - che sia simpatica anche lei.

Poi, perchè mai una che è "probabilmente simpatica" debba anche mettersi in testa di essere un'attrice...beh, questo è tutto un altro paio di maniche, e poi non è neanche l'oggetto di questo post.

Lo spettacolo c'è ancora per un paio di giorni al Carignano, ma non affrettatevi, perchè correreste il rischio di trovare ancora un sacco di biglietti, e poi se li comprate vi tocca davvero andarlo a vedere.

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(1) Il tennis

di Gaber - Luporini

1976 © Edizioni Curci Srl - Milano
...tof... tof... il paese è in una fase delicata... tof... tof... sì, in un periodo di transizione... tof...

"Oggi al Parlamento".
Una mozione... L'avversario si alza, mette lì la sua... Una differenza leggerissima e... (azione di pugilato corpo a corpo) Dopodiché: tutti al tennis... tof... tof... Sì, giocano tutti al tennis!
E qui mi incazzo.
Perché gli piacciono a tutti le stesse cose, mica per altro. E i gusti sono tutto. C'è chi gioca al tennis, e c'è chi gioca al calcio. Certo, la vera cortina di ferro è lì, nei gusti. Le questioni ideologiche? Roba da ridere fra gusti uguali.
I gusti... sono la vera sostanza politica!
E loro hanno scelto il tennis: tof... tof...
No! Panatta non può fare il comunismo! Qualsiasi economista lo sa. Invece loro: belli, puliti, tutti bianchi, impostati, il rovescio, bello, la volè... Ma giocate al calcio, deficienti! Ci cago, io, sulla vostra terra battuta! È la rivincita estetica del giocatore di calcio
Tutte le notti me la sogno. Chiudo gli occhi... un film: Valverde, meraviglioso, campi da tennis, sole... tof... tof... vvvvff... Un film. Buñuel regista... si alza in volo un branco di mucche, lui può! Vvvvff... e su quei bellissimi ragazzi abbronzati, con le mandibole giuste e i denti bianchi... vvvvff... su quella scelta di donne assolutamente belle, così assolutamente da non arrappare nessuno... vvvvff... su quei signori eleganti e raffinati, su quelle signore dai piccoli cagnolini, sulle bibite ghiacciate, sulle Adidas, sulle magliette bianche col coccodrillino, sugli arbitri con la erre francese: quaranta a trenta... tof... tof... parità.
E le mucche: pllaaff... Un lago di merda.
Parità.
Niente, un sogno, tutto pulito. I miracoli non li fa neanche Buñuel.
E Il tennis avanza, e i coccodrillini dilagano, perché è giusto espandere le cose. E beccati un coccodrillino anche te, così si corre con la stessa maglietta.
E il tennis avanza, e non gli resiste nessuno. E ora tutte le fabbriche ci hanno i loro campi da tennis, e si capisce chiaramente che è la base che ha imposto i suoi gusti. Praticamente la proletarizzazione: "Op, bella palla!... Grazie, grazie... Scusa..." Siamo anche educati... "Scusa..."
Ma giocate al calcio, deficienti!
Macché!... "Op, scusa... op... Bellissima la volè vincente di Brambilla!... Op, scusa... op, scusa..."
Scusa un cazzo!
Intendiamoci, non ce l'ho mica con Guido Oddo, io. Ma perché i figli di Rizzoli non giocano al calcio??? Perché non abbiamo imposto i nostri gusti??? Ecco, Agnelli centravanti del Torino e Andreotti al Giro d'Italia. Questa è la proletarizzazione!
Devo aver detto una cazzata!
Sì, sì, lo so che sui gusti non c'è più lo scontro frontale. Ma allora dov'è?
Bisognerà pur decidere.
O avere dei nemici... o, giocare a tennis!
...tof... tof...

giovedì, novembre 19, 2009

Non riescono neanche a rendere coerenti le balle che raccontano!

Secondo le prime stime del Ministro della Giustizia Angelino Alfano, il decreto legge sul processo breve influirà su circa l'1 per cento dei processi.
"Senza pretese di definitività, si può stimare cha nella forma ad oggi presentata al Senato, il ddl provocherà la prescrizione di circa l'1 per cento del totale dei processi pendenti oggi in Italia, senza calcolare naturalmente l'incidenza delle assoluzioni", ha affermato il ministro nel corso del "question time" alla Camera.

L'UN PER CENTO...il che vuol dire che, secondo Alfano, il 99% dei processi oggi finisce nei sei anni.
E' una balla, perchè sappiamo che i processi in Italia durano in media oltre sette anni e mezzo.

Ma se fosse vero, caro Angelino, spiegaci allora CHE FRETTA C'E' e a CHE CAZZO SERVE.
Fino alla prossima balla.
Quella di domani.

O già stasera?

mercoledì, novembre 18, 2009

"Fumone di persecuzione"

Dichiarazioni di Nicola Cosentino, Sottosegretario all'Economia, possibile candidato del PDL alla presidenza della Campania. Per lui è stata chiesta l'autorizzazione all'arresto per concorso esterno in associazione di stampo camorristico.

"Io rimango al mio posto. L'unico che può decidere sul mio destino e su quello della regione Campania è Berlusconi".

"Quello che dice il gip - sbotta Cosentino - non è il vangelo. Il provvedimento verrà certamente cassato nei diversi gradi di valutazione: c'è il tribunale del Riesame e c'è la Cassazione. E poi c'è ancora da decidere sulla candidature alle regionali".

"Contro di me - sostiene - c'è un fumone di persecuzione. I magistrati non mi hanno mai voluto ascoltare".

FUMONE DI PERSECUZIONE.
Probabile traduzione "in Cosentinese" della locuzione latina "fumus persecutionis".
Che vuol dire "indizio, parvenza di persecuzione".

Questi magistrati rossi stanno proprio esagerando.
Tutto possiamo ammettere, ma i fumoni no.
Urge un disegno di legge sul processo limpido.
Ghedini, prenda nota.

martedì, novembre 17, 2009

"Un miliardo di persone muore di fame." "Mmm...vuoi un caffè?"


Mi ha davvero impressionato la velocità con cui la notizia che un abitante del mondo su sei muore letteralmente di fame è scomparsa dall'orizzonte informativo: oltre un miliardo di persone, cento milioni in più che nel 2008. E che ogni sei secondi muore un bambino per ragioni connesse alla denutrizione.

Transitate velocemente nel cervello come mere statistiche, queste informazioni sono subito state espulse dal rumore di altre cazzate assolutamente futili, che trattano di premier spiritosi e di leader beduini che pontificano a centinaia di ragazze e fanno impazzire il traffico della capitale.

Proviamo a riprenderle, a ragionarci su.
Se uno legge i documenti della FAO (questo, ad esempio) può notare come la notizia venga considerata un accidente, una disgrazia che "allarma" i capi di stato.

Non c'è alcuna assunzione di responsabilità. Non è colpa di chi governa, non è colpa del modo in cui si governa. E poi c'è stata la crisi economica, eh: anche noi abbiamo dovuto rinunciare ad un sacco di cose, tipo la macchina nuova, e quindi è naturale che cento-milioni-di-persone-in-più-in-un-solo-anno soffrano la fame.

Nelle discussioni tra persone normali, invece, penso che questo dato sia così enorme ed impossibile da accettare che l'unica cosa da fare sia non affrontarlo.
Perchè di fronte ad un'ingiustizia del genere, così spaventosa, bisognerebbe mollare immediatamente tutto quello che stiamo facendo, e correre tutti insieme davanti alle sedi dei nostri governi e chiedere: "ma come è possibile che accada questo? e cosa state facendo per porvi rimedio?"

E invece no, non ce la facciamo. Sorseggiando il caffè, abbandoniamo appena possibile lo sgradevole argomento, e torniamo a parlare - chessò - del processo breve. Mostruoso, ma ancora collocabile in un ambito che possiamo comprendere.
E dentro di noi, ci diciamo "Che culo essere nati qui. Che culo esser nati dalla parte di quelli che affamano il mondo, invece che dalla parte del mondo affamato".
Qualcuno, più vicino alle logiche che governano il mondo, la pensa in termini di darwinismo sociale: "Non è culo: è che loro sono inferiori, incapaci di evolvere verso sistemi in grado di sfamarli, o almeno di difendersi dalla politica di rapina del mondo evoluto...è giusto che periscano loro, è giusto che noi si viva, accumulando cose inutili e superflue mentre c'è chi non ha il necessario per vivere."

Poi, comunque la pensiamo, qualunque sia il nostro pensiero ed il nostro livello di turbamento sull'argomento, torniamo alle nostre cose. Inevitabilmente complici della morte dell'uomo.

giovedì, novembre 12, 2009

Riaffilare i forconi!/3 - il comunicato dell'ANM (comunistiiiiii!)

La lettura del disegno di legge sul cd. “processo breve”, presentato al Senato, conferma e aggrava le forti perplessità già espresse ieri dall’Anm nell’incontro con la Consulta per la giustizia del Pdl, pur in assenza di testi e di particolari. Oggi sentiamo il dovere di dire che questa riforma avrebbe effetti devastanti sul funzionamento della giustizia penale in Italia.

Gli unici processi che potranno essere portati a termine saranno quelli nei confronti dei recidivi e quelli relativi ai fatti indicati in un elenco di eccezioni (articolo 2, comma 5 del disegno di legge) che pone forti dubbi di costituzionalità. È impensabile, infatti, che il processo per una truffa di milioni di euro nei confronti dell’imputato incensurato si estingua, mentre debba proseguire il processo per una truffa da pochi euro, commessa da una persona già condannata, magari anni prima, per altro reato.

Saranno invece destinati a inevitabile prescrizione tutti i processi per reati gravi, quali

  • abuso d’ufficio,
  • corruzione semplice e in atti giudiziari,
  • rivelazione di segreti d’ufficio,
  • truffa semplice o aggravata,
  • frodi comunitarie,
  • frodi fiscali,
  • falsi in bilancio,
  • bancarotta preferenziale,
  • intercettazioni illecite,
  • reati informatici,
  • ricettazione,
  • vendita di prodotti con marchi contraffatti;
  • traffico di rifiuti,
  • vendita di prodotti in violazione del diritto d’autore, sfruttamento della prostituzione,
  • violenza privata,
  • falsificazione di documenti pubblici,
  • calunnia e falsa testimonianza,
  • lesioni personali,
  • omicidio colposo per colpa medica,
  • maltrattamenti in famiglia,
  • incendio,
  • aborto clandestino.

Per tutti questi reati sarà impossibile arrivare a una sentenza di primo grado entro due anni dalla richiesta di rinvio a giudizio, quindi sarà sempre impossibile accertare i fatti.
Più che di una amnistia, si tratta di una sostanziale depenalizzazione di fatti di rilevante e oggettiva gravità.
Truffatori di professione, evasori fiscali, ricettatori, corrotti e pubblici amministratori infedeli, che non abbiano già riportato una condanna, avranno la certezza dell’impunità.
Infine la norma transitoria, che estende ai processi in corso l’applicazione delle nuove disposizioni, è destinata a determinare l’immediata estinzione di decine di migliaia di processi, anche per fatti gravi.
Per limitarci a qualche esempio, la legge provocherà l’immediata estinzione di gran parte dei reati nei processi per i crac Cirio e Parmalat, per le scalate alle banche Antonveneta e Bnl, per corruzione nel processo Eni-Power.


Luca Palamara, presidente dell’Associazione nazionale magistrati
Giuseppe Cascini, segretario generale

Riaffilare i forconi!/2 - il testo del DDL-vergogna

Il testo del disegno di legge d'iniziativa dei sen.
GASPARRI, QUAGLIARIELLO, BRICOLO, TOFANI, CASOLI, BIANCONI, IZZO, CENTARO, LONGO, ALLEGRINI, BALBONI, BENEDETTI, VALENTINI, DELOGU, GALLONE, MAZZATORTA, MUGNAI, VALENTINO

(Vergogna, vergogna, vergogna, vergogna, vergogna, vergogna, vergogna, vergogna, vergogna, vergogna, vergogna, vergogna, vergogna, vergogna, vergogna, vergogna, vergogna ad ognuno di voi ed a chi lo voterà.)

Misure per la tutela del cittadino contro la durata indeterminata dei processi, in attuazione dell'articolo 111 della Costituzione e dell'articolo 6 della Convenzione europea sui diritti dell'uomo.

(ma pensa...per la questione crocefisso la Convenzione Europea è merda, per salvare il capo dalla giustizia diventa un faro...)

Schema di disegno di legge contenente misure per la tutela del cittadino contro la durata indeterminata dei processi, in attuazione dell’articolo 111 della Costituzione e dell’articolo 6 della Convenzione europea sui diritti dell’uomo.

(Bugiardi, ipocriti, mendaci fino al midollo: perchè non la chiamate "per la tutela del nostro padrone contro la durata necessaria dei processi"?)

Articolo 1
(Modifiche alla legge 24 marzo 2001, n. 89)
1. All’articolo 2 della legge 24 marzo 2001, n. 89, sono apportate le seguenti modificazioni:
a) al comma 1, le parole “Chi ha subito” sono sostituite dalle seguenti: “In attuazione dell’articolo 111, secondo comma, della Costituzione, la parte che ha subito”;
b) al comma 3, la lettera b) è abrogata;
c) dopo il comma 3, sono aggiunti i seguenti:
«3-bis. Ai fini del computo del periodo di cui al comma 3, il processo si considera iniziato, in ciascun grado, alla data di deposito del ricorso introduttivo del giudizio o dell’udienza di comparizione indicata nell’atto di citazione, ovvero alla data del deposito dell’istanza di cui all’articolo 8 del decreto legislativo 17 gennaio 2003, n. 5, ove applicabile, e termina con la pubblicazione della decisione che definisce lo stesso grado. Il processo penale si considera iniziato alla data di assunzione della qualità di imputato. Non rilevano, agli stessi fini, i periodi conseguenti ai rinvii del procedimento richiesti o consentiti dalla parte, nel limite di 90 giorni ciascuno.
3-ter. Non sono considerati irragionevoli, nel computo di cui al comma 3, i periodi che non eccedono la durata di due anni per il primo grado, di due anni per il grado di appello e di ulteriori due anni per il giudizio di legittimità, nonché di un altro anno in ogni caso di giudizio di rinvio. Il giudice, in applicazione dei parametri di cui al comma 2, può aumentare fino alla metà i termini di cui al presente comma.
3-quater. Nella liquidazione dell’indennizzo, il giudice tiene conto del valore della domanda proposta o accolta nel procedimento nel quale si assume verificata la
violazione di cui al comma 1. L’indennizzo è ridotto ad un quarto quando il procedimento cui la domanda di equa riparazione si riferisce è stato definito con il rigetto delle richieste del ricorrente, ovvero quando ne è evidente l’infondatezza.
3-quinquies. In ordine alla domanda di equa riparazione di cui all’articolo 3, si considera priva di interesse, ai sensi dell’articolo 100 del codice di procedura civile, la parte che, nel giudizio in cui si assume essersi verificata la violazione di cui al comma 1, non ha presentato, nell’ultimo semestre anteriore alla scadenza dei termini di cui al primo periodo del comma 3-ter, una espressa richiesta al giudice procedente di sollecita definizione del giudizio entro i predetti termini, o comunque quanto prima, ai sensi e per gli effetti della presente legge. Se la richiesta è formulata dopo la scadenza dei termini di cui al comma 3-bis, l’interesse ad agire si considera sussistente limitatamente al periodo successivo alla sua presentazione. Nel processo davanti alle giurisdizioni amministrativa e contabile è sufficiente il deposito di nuova istanza di fissazione dell'udienza, con espressa dichiarazione che essa è formulata ai sensi della presente legge. Negli altri casi, la richiesta è formulata con apposita istanza, depositata nella cancelleria o segreteria del giudice procedente.
3-sexies. Il giudice procedente e il capo dell’ufficio giudiziario sono avvisati senza ritardo del deposito dell’istanza di cui al comma 3-quinquies. A decorrere dalla data del deposito, il processo civile è trattato prioritariamente ai sensi degli articoli 81, secondo comma, e 83 delle disposizioni per l’attuazione del codice di procedura civile e disposizioni transitorie, di cui al regio decreto 18 dicembre 1941, n. 1368, con esclusione della deroga prevista dall’articolo 81, secondo comma, e di quella di cui all’articolo 115, secondo comma, delle medesime disposizioni di attuazione; nei processi penali si applica la disciplina dei procedimenti relativi agli imputati in stato di custodia cautelare; nei processi amministrativi e contabile l’udienza di discussione è fissata entro novanta giorni. Salvo che nei processi penali, la motivazione della sentenza che definisce il giudizio è limitata ad una concisa esposizione dei motivi di fatto e di diritto su cui la decisione si fonda. Il capo dell’ufficio giudiziario vigila sull’effettivo rispetto di tutti i termini acceleratori fissati dalla legge»;
d) In sede di prima applicazione, nei giudizi pendenti in cui sono già decorsi i termini di cui all’articolo 2, comma 3-ter, della legge n. 89 del 2001, l’istanza di cui al comma 3-quinquies dello stesso articolo 2 è depositata entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge.».
Articolo 2
(Estinzione del processo per violazione dei termini di durata ragionevole)
«1. Nel codice di procedura penale, dopo l’articolo 346 è inserito il seguente: Art. 346-bis - (Non doversi procedere per estinzione del processo). 1. Il giudice nei processi per i quali la pena edittale determinata ai sensi dell’art. 157 del codice penale è inferiore nel massimo ai dieci anni di reclusione dichiara non doversi procedere per estinzione del processo quando:
a) dal provvedimento con cui il pubblico ministero esercita l’azione penale formulando l’imputazione ai sensi dell’articolo 405 sono decorsi più di due anni senza che sia stata
emessa la sentenza che definisce il giudizio di primo grado;
b) dalla sentenza di cui alla lettera a) sono decorsi più di due anni senza che sia stata pronunciata la sentenza che definisce il giudizio di appello;
c) dalla sentenza di cui alla lettera b) sono decorsi più di due anni senza che sia stata pronunciata sentenza da parte della Corte di cassazione;
d) dalla sentenza con cui la Corte di cassazione ha annullato con rinvio il provvedimento oggetto del ricorso è decorso più di un anno senza che sia stata pronunciata sentenza irrevocabile.
2. Il corso dei termini indicati nel comma 1 è sospeso:
a) nei casi di autorizzazione a procedere, di deferimento della questione ad altro giudizio e in ogni altro caso in cui la sospensione del procedimento penale è imposta da una particolare disposizione di legge;
b) nell’udienza preliminare e nella fase del giudizio, durante il tempo in cui l’udienza o il dibattimento sono sospesi o rinviati per impedimento dell’imputato o del suo difensore,
ovvero su richiesta dell’imputato o del suo difensore, sempre che la sospensione o il rinvio non siano stati disposti per assoluta necessità di acquisizione della prova;
c) per il tempo necessario a conseguire la presenza dell’imputato estradando.
3. Nelle ipotesi di cui agli articoli 516, 517 e 518 in nessun caso i termini di cui al comma 1 possono essere aumentati complessivamente per più di tre mesi.
4. Alla sentenza irrevocabile di non doversi procedere per estinzione del processo si applica l’articolo 649.
5. Le disposizioni dei commi 1, 2, 3 e 4 non si applicano nei processi in cui l’imputato ha già riportato una precedente condanna a pena detentiva per delitto, anche se è
intervenuta la riabilitazione, o è stato dichiarato delinquente o contravventore abituale o professionale, e nei processi relativi a uno dei seguenti delitti, consumati o tentati:
a) delitto di associazione per delinquere previsto dall’articolo 416 del codice penale;
b) delitto di incendio previsto dall’articolo 423 del codice penale;
c) delitti di pornografia minorile previsti dall’articolo 600-ter del codice penale;
d) delitto di sequestro di persona previsto dall’articolo 605 del codice penale;
e) delitto di atti persecutori previsto dall’articolo 612-bis del codice penale
f) delitto di furto quando ricorre la circostanza aggravante prevista dall’art.4 della legge 8 agosto 1977, n.533, o taluna delle circostanze aggravanti previste dall’articolo
625 del codice penale;
g) delitti di furto previsti dall’articolo 624-bis del codice penale;
h) delitto di circonvenzione di persone incapaci, previsto dall’articolo 643 del codice penale;
i) delitti previsti dall’articolo 51, commi 3-bis e 3-quater, del codice di procedura penale;
l) delitti previsti dall’articolo 407, comma 2, lettera a), del codice di procedura penale;
m) delitti commessi in violazione delle norme relative alla prevenzione degli infortuni e all’igiene sul lavoro e delle norme in materia di circolazione stradale;
n) reati previsti nel testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell’immigrazione e norme sulla condizione dello straniero, di cui al decreto legislativo 25 luglio 1998, n.286;
o) delitti di attività organizzate per il traffico illecito di rifiuti previsti dall’art. 260, commi 1 e 2, del decreto legislativo 3 aprile 2006, n.152.
6. In caso di dichiarazione di estinzione del processo, ai sensi del comma 1, non si applica l’articolo 75 comma 3. Quando la parte civile trasferisce l’azione in sede civile, i termini a comparire di cui all’art. 163 bis del codice di procedura civile sono ridotti della metà, e il giudice fissa l’ordine di trattazione delle cause dando precedenza al processo relativo all’azione trasferita.
7. Le disposizioni del presente articolo non si applicano quando l’imputato dichiara di non volersi avvalere della estinzione del processo. La dichiarazione deve essere formulata
personalmente in udienza ovvero è presentata dall’interessato personalmente o a mezzo di procuratore speciale. In quest’ultimo caso la sottoscrizione della richiesta deve essere autenticata nelle forme previste dall’articolo 583, comma 3.».
Articolo 3
(Entrata in vigore)
1. La presente legge entra in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale.
2. Le disposizioni dell’articolo 2 si applicano ai processi in corso alla data di entrata in vigore della presente legge, ad eccezione di quelli che sono pendenti avanti alla Corte d’appello o alla Corte di cassazione.».

"RELAZIONE
Il provvedimento intende attuare il principio della ragionevole durata dei processi, sancito sia nella convenzione europea dei diritti dell’uomo (art.6), che nella Costituzione (art.111). L’articolo 1 contiene misure per razionalizzare le procedure di equo indennizzo previste nella legge 24 marzo 2001 n.89 (cd. legge Pinto), che trovano applicazione allorquando sia stato violato il diritto alla ragionevole durata del processo civile, penale o amministrativo.
L’obiettivo è quello di rendere più certi i presupposti, la procedura e la quantificazione dell’equo indennizzo, nel quadro di un generale contenimento degli effetti, anche economici, derivanti dalla durata non ragionevole dei processi.

(non vi crediamo, non vi crediamo, non vi crediamo,non vi crediamo,non vi crediamo,non vi crediamo,non vi crediamo,non vi crediamo,non vi crediamo...)

Lo Stato italiano è, infatti, quello che subisce il maggior numero di condanne da parte della Corte europea sui diritti dell’uomo per l’eccessiva durata dei processi. A fronte di tali condanne, sono stati corrisposti indennizzi pari a 14,7 milioni di euro, nel 2007, a 25 milioni di euro, nel 2008, e a 13,6 milioni di euro nel primo semestre del 2009.

(Ah, estinguendo i processi si risparmia pure...)

Questi dati sono ancor più preoccupanti se si considera che, per lo stesso titolo, erano stati pagati, nel 2002, indennizzi per 1,26 milioni di euro, e che essi si riferiscono a
somme erogate direttamente dal Ministero della Giustizia, cui devono aggiungersi i pignoramenti che le parti operano presso le singole Tesorerie Provinciali (ad esempio, nel biennio 2007-2008 sono stati pignorati presso la tesoreria di Roma 7,2 milioni di euro). Altrettanto preoccupante è l’incremento del numero dei procedimenti di equa riparazione, pari al 42% all’anno: erano 5051 nel 2003; 28.383 nel 2008; 17.259 nel primo semestre del 2009 (con una proiezione finale di oltre 34.000 procedimenti, per il corrente anno).
Ai danni finanziari, si aggiunge il rilevante danno di immagine che l’Italia subisce per le ripetute condanne dinanzi alla Corte di Strasburgo.

(Pazzesco!!!!!! questo ddl è mille volte più devastante, per l'immagine del paese, di qualsiasi lungo processo!!!!)

Si tratta di una vera e propria emergenza, come riconosciuto anche dal Presidente della Corte di Cassazione nel corso della inaugurazione dell’anno giudiziario 2009.
Tanto premesso, l’articolo 1 del disegno di legge modifica e integra l’articolo 2 della legge 89/2001. In primo luogo, è previsto che la domanda di equa riparazione sia subordinata a una specifica istanza di sollecitazione, che la parte deve presentare nel processo (civile, penale o amministrativo) entro sei mesi dalla scadenza dei termini di non irragionevole durata, previsti dal nuovo comma 3-ter dell’articolo 2 l.n.89-2001. In questo modo, il meccanismo potrà assumere una funzione non solo risarcitoria, ma anche acceleratoria e, dunque, virtuosa. Presentata l’istanza di sollecitazione, i processi godranno, infatti, di una corsia preferenziale, sotto la vigilanza del capo dell’ufficio interessato, e la sentenza che definisce il giudizio potrà essere sinteticamente motivata (ad eccezione delle sentenze penali).
In secondo luogo, il comma 3-ter dell’articolo 2 della legge 89-2001, introdotto dall’art.1, comma 1, lettera c), del disegno di legge, stabilisce una presunzione legale di non irragionevole durata dei processi nei quali ciascun grado di giudizio si sia protratto per un periodo non superiore a due anni (un anno per il giudizio di rinvio). Non si tratta si una presunzione assoluta, in quanto il giudice che decide sulla domanda di equa riparazione – vale a dire, la corte d’appello competente ex articolo 3 l.n.89-2001, non modificato dal d.d.l. – potrà aumentare il termine fino alla metà nei casi di complessità del caso e valutato pure il comportamento delle parti private e del giudice.

Inoltre, per valorizzare la speditezza, ma anche la lealtà processuale, dal termine di ragionevole durata del processo sono esclusi i periodi relativi ai rinvii richiesti o consentiti dalla parte, nel limite di 90 giorni ciascuno. In terzo luogo, è previsto che, nella liquidazione dell’indennizzo il giudice deve tener conto del valore della domanda proposta, o accolta, nel procedimento nel quale si è verificata la violazione del termine di ragionevole durata. Anche questa previsione è in linea con la giurisprudenza della Corte europea, che ha fissato dei criteri generali per la liquidazione riconoscendo ai giudici nazionali la possibilità di uno “scostamento ragionevole” da essi. Nella stessa ottica si spiega la riduzione di un quarto dell’indennizzo quando il procedimento, cui si riferisce la domanda di equa riparazione, è stato definito con il rigetto delle richieste del ricorrente, ovvero quando ne è evidente l’infondatezza.
In quarto luogo, con una disposizione transitoria, si prevede che nei giudizi pendenti alla data di entrata in vigore della legge in cui siano già decorsi i termini di ragionevole durata, l’istanza di sollecitazione deve essere depositata entro sessanta giorni. L’articolo 2 prevede l’estinzione dell’azione penale e, quindi, del processo, per violazione dei termini di ragionevole durata. La norma intende adeguare il sistema processuale alla convenzione europea dei diritti dell’uomo (art.6) e alla Costituzione (art.111, comma 2) e contenere entro limiti fisiologici il contenzioso derivante dalle procedure di equa riparazione (cd. legge Pinto).
Da molti anni, gli analisti registrano come in Italia il principio della ragionevole durata dei processi è sistematicamente violato, al punto che il nostro Paese è quello che subisce il maggior numero di condanne da parte della Corte europea dei diritti dell’uomo, con conseguenze molto severe, sia in termini finanziari che di immagine.
Peraltro, il processo penale, oltre ad essere irragionevolmente lungo, è anche in molti casi privo di reale sostanza, come dimostra il numero sempre maggiore di reati dichiarati estinti per prescrizione.

(MA PROVARE VERGOGNA MAI???)

Ciò significa che l’organizzazione giudiziaria occupa una parte delle proprie risorse per celebrare processi privi di reale utilità, generando sfiducia nella certezza della pena e indebolendo la capacità della norma penale di operare come un deterrente.

(CERTO, SONO INUTILI TUTTI I PROCESSI CHE VI RIGUARDANO, NEVVERO?)

In tale contesto, si colloca il meccanismo di estinzione del processo, espressione di una moderna sensibilità giuridica e destinato ad attuare il principio della «durata ragionevole» nel processo penale.

(Capito? non punire i colpevoli è "espressione di una moderna sensibilità giuridica". E noi che pensavamo fosse una cosa spregevole...)

In alcuni casi, il diritto dell’imputato a non restare sotto la soggezione del processo per un periodo di tempo troppo lungo può esser pienamente soddisfatto prevedendo ex lege termini massimi di durata dei diversi gradi di giudizio, il cui superamento obbliga il giudice della fase a pronunciare una sentenza di non doversi procedere.

(Certo, il giudice deve essere obbligato a indagare meno, a non fare le rogatorie, ad emettere sentenze meno approfondite e -dunque- più attaccabili...)

In questo modo, il processo sarà definito prima che si verifichi la violazione del diritto alla ragionevole durata, sul presupposto dell’inattuabilità, o sopravvenuta carenza, dell’interesse all’esercizio dell’azione penale e, attraverso di essa, alla pretesa punitiva dello Stato.

Questo meccanismo soddisfa, da un lato, l’aspettativa dell’imputato a che il processo si concluda entro una certa misura di tempo; dall’altro, l’aspettativa dell’apparato giudiziario a concludere i processi senza subire altri effetti che non siano la propria scarsa sollecitudine.

(Eh, si, soprattutto l'aspettativa di UN PARTICOLARE imputato...)

Quando, però, il processo riguarda reati gravi o di allarme sociale, la sua durata massima non può essere determinata ex lege. Pertanto, il disegno di legge prevede che l’estinzione processuale opera solo nei processi relativi a reati puniti con pene inferiori nel massimo ai dieci anni di reclusione e sempreché non si proceda nei confronti di imputati recidivi o delinquenti o contravventori abituali o professionali (articolo 2, commi 1 e 5). Al di fuori di questi casi, l’estinzione processuale non può operare in quanto prevale l’interesse all’accertamento delle responsabilità e all’applicazione della sanzione. Il rimedio al protrarsi del processo potrà, quindi, consistere soltanto nell’equo indennizzo. Il meccanismo dell’estinzione processuale si basa sulla previsione di termini di durata di ciascun grado del giudizio e di cause di sospensione, che fermano l’«orologio», premiando i «tempi attivi» del processo e neutralizzando quelli passivi o «di attraversamento» dovuti a rinvii forzati, imputabili a scelte delle parti, o a cause esterne, come quando sia necessario acquisire una condizione di procedibilità (ad
esempio, l’autorizzazione a procedere). Il comma 1 dell’articolo 2 stabilisce che, a partire dall’assunzione della qualità di imputato, ciascun grado del processo deve esser definito entro un termine massimo di due anni (un anno per il giudizio di rinvio), scaduto il quale il giudice della fase deve dichiararne l’estinzione. La previsione di un termine di eguale durata per i diversi gradi di giudizio è giustificata dalla diversa distribuzione degli organici e dei carichi di lavoro presso tribunali, corti d’appello e corte di cassazione, che non consente di prevedere tempi più brevi per i processi che pendono in grado di appello o avanti alla Corte di cassazione.
Nel comma 2, si indicano i casi in cui il corso dei termini è sospeso, tra cui i periodi di sospensione del processo previsti dalla legge e il tempo in cui l’udienza o il dibattimento sono sospesi o rinviati per impedimento dell’imputato o del suo difensore. La scelta delle cause di sospensione si fonda sull’articolo 159 del codice penale. I termini di fase restano, quindi, sospesi in ogni caso in cui la sospensione del procedimento é imposta da una particolare disposizione di legge (ad es., articoli 3, 47, 71, 477, 479, 509 del codice di procedura penale; articolo 23 della legge 11 marzo 1953, n. 87; articolo 35 del decreto legislativo 28 agosto 2000, n. 274; articolo 343 del codice di procedura penale, in tema di autorizzazione a procedere; articolo 16 della legge 22 maggio 1975, n. 152). Il termine è, altresì, sospeso in conseguenza di un impedimento dell’imputato o del suo difensore o quando il rinvio è stato disposto su loro richiesta.
A queste ipotesi, è doveroso aggiungere quelle in cui il blocco del procedimento si verifica per una causa esterna, non imputabile agli organi giudiziari, come quando sia in
atto l’estradizione dell’imputato. Il comma 3 prevede che, quando in dibattimento vengono effettuate nuove contestazioni dal pubblico ministero, il termine di fase non può essere aumentato complessivamente per più di tre mesi. Nel comma 4, si specifica che la sentenza di non doversi procedere, per estinzione del processo, una volta definitiva, produce l’effetto preclusivo previsto dall’articolo 649 del codice di procedura penale. Pertanto, rispetto ai fatti oggetto del processo dichiarato estinto opera il principio del ne bis in idem.
Il comma 5 prevede un ampio numero di eccezioni. L’estinzione processuale non opera nei processi a carico di imputati recidivi, delinquenti abituali o professionali, in quelli relativi ai reati di mafia, terrorismo e agli altri delitti ad essi assimilati (articolo 51, commi 3-bis e 3-quater) e in quelli ritenuti di allarme sociale. In questi casi, sull’interesse dell’imputato alla ragionevole durata del processo prevale l’interesse della collettività all’accertamento della responsabilità penale e all’applicazione della pena. Questo “doppio binario” è in linea con le scelte già compiute dal legislatore e già più volte sottoposte al vaglio della Corte costituzionale, che ne ha riconosciuto la ragionevolezza e legittimità. Il comma 6 prevede che la parte civile costituitasi nel processo colpito dalla estinzione, quando trasferisce l’azione in sede civile, ha diritto sia alla riduzione della metà dei termini a comparire di cui all’art. 163 bis del codice di procedura civile, sia alla trattazione prioritaria del processo relativo all’azione trasferita. Infine, il comma 7 sancisce la facoltà per l’imputato di rinunciare alla estinzione del processo, secondo un principio affermato dalla Corte costituzionale con sentenza 23
maggio 1990, n. 275. L’articolo 3 del disegno di legge contiene disposizioni relative all’entrata in vigore della legge e all’applicazione delle norme sull’estinzione processuale.
In particolare, nel comma 2 è specificato che le nuove norme si applicheranno nei processi in corso alla data di entrata in vigore della legge, ad eccezione dei processi che pendono avanti alla Corte d’appello o alla Corte di cassazione."

mercoledì, novembre 11, 2009

Riaffilare i forconi?

Nel processo di disfacimento del vivere civile di questo paese, ieri si è raggiunta una nuova, importante tappa.
Pur di rendersi improcessabile ed ingiudicabile, B. costringerà a imporre una durata massima dei processi che il suo stuolo di avvocati saprà bene - per ogni evenienza - come far superare.
L'idea innovativa che, superato un certo limite di tempo, il processo penale semplicemente finisca nel nulla, e mandi tutti a casa come se il reato non fosse accaduto, è grottesca prima ancora che oscena: e, a mio avviso, autorizza la vittima a farsi giustizia da sè, per evitare, oltre al danno subìto, la beffa che tutto finisca nel nulla.
Sei anni, indipendentemente dalla complessità e dal lavoro necessario.
Indipendentemente dalle condizioni in cui la magistratura deve operare: indipendentemente da tutto, perchè tanto quel che importa è che "lui, in quanto eletto dal popolo, non deve essere sottoposto ad alcun giudizio": e chi se ne fotte della giustizia in sè, dei cittadini, della vostra sorte rispetto a chi vi ha offeso.
Non serve aver ragione ed esser parte lesa: anzi, è più vantaggioso aver torto ed essere dalla parte della colpa, se avete un buon avvocato.
Ah, la notizia buona è che, per adesso, l'impunità - perchè di questo si tratta - riguarda solo i reati "minori", quelli per cui è prevista una condanna entro i dieci anni.
Tra questi abbiamo delle sciocchezze come il peculato, la corruzione, la falsa testimonianza, l’associazione a delinquere (anche quella di stampo mafioso), l’omicidio colposo, il furto, la rapina e l’estorsione.
E I QUATTRO QUINTI dei processi, oggi, non riescono a concludersi entro i sei anni.:-(

Per gli omicidi volontari e la violenza contro la persona, evidentemente, l'impunità non è ancora necessaria. Per ora. Fino a quando qualcuno che se ne fotte delle regole, di tutte e soprattutto di quelle che tendono a limitare il suo potere, non deciderà che possa essere utile per mantenerlo, il potere.

Incrociate questo disegno di legge con l'intenzione di separare le carriere tra PM e giudici, e con le conseguenze pratiche della riforma letale della giustizia come la intendono costoro: come spiega bene l'ex magistrato Bruno Tinti nel suo blog in questo post ed in questo,

"Il problema allora è che, se il cliente del PM è il Governo, i processi finiscono con il diventare politici. Il PM avvocato (il PM che sostiene l’accusa) viene incaricato di fare questo e quell’altro processo; e soprattutto, di non fare questo o quell’altro."

Quindi, nel futuro possiamo essere SICURI che per qualsiasi uomo di potere che si macchi di reati come il peculato, la corruzione, la falsa testimonianza, l’associazione a delinquere (anche quella di stampo mafioso), l’omicidio colposo, il furto, la rapina e l’estorsione, non solo il processo NON terminerà in tempo, ma saremo anche SICURI che - combinando le due iniziative - NON INIZIERA' NEMMENO, perchè non sarà più la Magistratura ad agire di propria iniziativa, ma sarà obbligata a fare SOLO i processi indicati dal potere stesso.

Dunque, vista dalla nostra parte di cittadini, che già oggi soffrono per una giustizia che non funziona, lo scellerato patto di ieri tra Mimì & Cocò non fa che seppellire per sempre l'idea che esista LA giustizia.

Io credo che, a chi subisce un'offesa violenta (pensiamo al nonno in bicicletta ucciso dal solito automobilista ubriaco, che con un avvocato infame e scaltro ha l'80% di possibilità di rimanere impunito), ormai non resti che affilare i coltelli ed i forconi, e contare sulla vendetta anzichè su una giustizia che appartiene al ricordo di un tempo che fu.

Avanti, avanti, signori miei: pur di mantenere un gruppo di pazzi al potere, si dia via libera alla barbarie.

Qui non è più, ormai questione di maggioranza ed opposizione.

Qui è questione di capire quanti ancora credono nella possibilità di un sistema di convivenza civile, e quanti invece pensino che sia arrivato il momento di lasciar liberi i peggiori istinti animali del "popolo", per meglio guidarli verso i propri fini.

Come fece in fondo un artista fallito di origine austriaca, un'ottantina d'anni fa, con la complicità di una società profondamente malata e disponibile all'odio, senza che nessuno lo prendesse abbastanza sul serio da decidere di fermare - sino a quando fu troppo tardi - la sua pericolosità sociale.