venerdì, aprile 15, 2011

Miscellanea

Sono tre le cose che mi hanno colpito oggi, in modo particolare.

La prima, e più dolorosa, è la morte assurda di Vittorio Arrigoni a Gaza, provocata da un gruppo di subumani senza cervello nè ragione.
Quel che raccontava e quel che faceva (lo scudo umano per contadini e pescatori palestinesi, per difenderli dalla violenza militare israeliana) era importante e prezioso.

La seconda è questa cosa qui: ma il motivo per cui mi ha colpito non sta nella notizia in sè.
Il giornalista (?) Marco Pasqua di Repubblica decide di scrivere, sulla cronaca milanese, un articolo a sensazione: il tono dell'articolo (titolato "La prof negazionista del Manzoni:"Basta con il mito dell'Olocausto"") fa venire i brividi. Mi puzza da subito. Un grande quotidiano nazionale si scaglia contro una persona, contro una blogger?
Si, è proprio così. L'articolo estrae, sceglie, decontestualizza, non fornisce link diretti, fa credere che questa persona - una insegnante - abbia espresso opinioni antisemite. Lascia il dubbio (senza dir nulla di preciso al riguardo) che lo faccia anche a scuola. Ed esprime il suo giudizio: assoluto, perentorio, definitivo. Condanna! Ludibrio! Vergogna!

E il peggio è che non solo c'è chi ci va dietro, ma anche chi pensa di correre ancor più veloce del prode giornalista. E' il senatore del PD Roberto della Seta, che sul suo blog pubblica questa dichiarazione:

LA DOCENTE NEGAZIONISTA NON PUO' INSEGNARE

“Notizie di stampa riportano che una docente del liceo Manzoni di Milano è autrice di un blog dai contenuti chiaramente antisemiti e negazionisti, che ad esempio definisce l’Olocausto ‘un mito’. Come ho avuto modo più volte di dire, sono convintamente contrario che venga introdotto nel nostro ordinamento penale il reato di negazionismo in merito all’olocausto ebraico.

Invece chi sostiene tali scelleratezze è palesemente incompatibile con la funzione di educatore pubblico.

Per questo chiediamo al Ministro Gelmini di adottare tutte le misure disciplinari possibili per evitare che degli alunni siano costretti ad apprendere la storia e la filosofia da unapersona di tal genere.”

Ma vi rendete conto? "Notizie di stampa riportano che" vuol dire che il senatore non si è nemmeno preso la briga di andarle a leggere, le opinioni in questione.

Se uno non sa, dovrebbe tacere. Ennò, siamo in Italia. Della Seta non sa, ma emette la sua sentenza: "chi sostiene tali scelleratezze (che lui non conosce, ma giudica senza fallo) è palesemente incompatibile con la funzione di educatore pubblico".

Traduzione: io non so cosa dice o scrive questa persona, ma se Marco Pasqua dice che è cattiva io vado oltre, e dico che bisogna anche licenziarla! E chiedo che intervenga la Gelmini!

Io ho scritto una educata mail al senatore Della Seta, molto più educata delle sue parole che chiedono la morte civile e professionale di una persona che non conosce e di cui non fa nemmeno lo sforzo di conoscere le opinioni in modo diretto:

"Egregio Senatore,
sono un iscritto piemontese del PD che ha letto sul suo blog questo post:
LA DOCENTE NEGAZIONISTA NON PUO' INSEGNARE (...)

E' evidente che la sua dichiarazione trae ispirazione da questo articolo di Marco Pasqua su Repubblica:

http://milano.repubblica.it/cronaca/2011/04/14/news/la_prof_negazionista_del_manzoni_basta_con_il_mito_dell_olocausto-14910024/

Posso dirle che mi terrorizzano entrambi, sia l'articolo che la sua dichiarazione?

Marco Pasqua compie un'operazione indecente. Usa la potenza di un articolo su un quotidiano nazionale per aggredire una persona per le idee che esprime, e non consente di verificarle direttamente: estrapola, riorganizza, decontestualizza, non fornisce link diretti ed esprime un giudizio perentorio, assoluto, senza permettere alla persona in oggetto di difendersi (certo, poi scrive un secondo articolo - http://milano.repubblica.it/cronaca/2011/04/15/news/prof_negazionista_arrivano_gli_ispettori_e_lei_tutta_colpa_della_lobby_sionista-14951637/?ref=HREC1-10 - in cui presenta sempre nello stesso modo - estrapolando poche frasi da un contesto ben più ampio - quel che la persona scrive nel suo blog in risposta all'attacco).

Lei, Senatore, compie un atto egualmente indecente quando in nome di "notizie di stampa (che) riportano che" si spinge a chiedere il LICENZIAMENTO (!!!!) di un'insegnante, chiedendo l'intervento del Ministro (ben lieto, peraltro, di intervenire tutte le volte che si può configuare un "reato di opinione") per opinioni espresse in un blog personale, fuori dal contesto scolastico, e assolutamente lontane dall'essere etichettate banalmente come "contenuti chiaramente antisemiti e negazionisti".

Non entro nemmeno nel merito: io sono andato a cercare il blog "incriminato", ho letto quel che c'è scritto, mi sono fatto una personale opinione. Come "opinioni", appunto, sono quelle espresse nel blog. Complesse, intense, forse discutibili: ma non banalizzabili come ha fatto Marco Pasqua.

Al di là del merito, è il metodo che indigna: è profondamente fascista.

Faccia un duplice sforzo, Senatore, la prego: vada a leggere - con la sua testa ed i suoi occhi - quel che quella persona scrive, visto che ha deciso di esprimere la sua personale opinione su questi fatti.

E modifichi o ritiri la sua dichiarazione, e chieda scusa pubblicamente a questa persona per l'avventatezza, per la superficialità, per la leggerezza con cui si è accodato - in nome di una indignazione completamente fuori luogo - a chiedere la sua condanna a morte sociale e professionale basandosi solo su un (assai poco professionale) articolo di giornale.

Mi restituisca l'orgoglio di essere di sinistra: si può sbagliare, prendere una cantonata, ma ciò che dovrebbe distinguerci è anche la capacità di avvedersene e ammettere i propri errori. Con umiltà ed umanità.

La ringrazio per la cortese attenzione."

Non so se mi risponderà: se lo fa, ve lo dico. Per il momento registro con dolore questa orribile tendenza (da parte di chi si definisce DI SINISTRA) a giudicare senza sapere, a chiedere l'intervento del POTERE contro una persona per le sue opinioni, questa voglia di condannare, cancellare, sopprimere: questo è fascismo, sant'iddio!!

Naturalmente, massima solidarietà all'insegnante presa nel mirino, le cui opinioni- e per verificarlo di persona basta andare sul blog collettivo Cloro al clero, e leggere con la mente sgombra da pregiudizi - non sono affatto banalizzabili come "antisemite".

La terza cosa che mi ha colpito oggi è uno spaventoso articolo su "Repubblica" edizione cartacea, a pagina 17, intitolato "Se la crescita non accelera al 2% tagli alle spese vive per 35 miliardi" (sottotitolo: Studio Bankitalia: ecco i sacrifici imposti da qui al 2016), a firma di Roberto Petrini.

Questo l'incoraggiante incipit:
"Una stangata colossale. Un vero e proprio massacro epocale."
Si riparla della famosa "regola del debito", che l'Unione Europea imporrà ai paesi europei per rafforzare il Patto di Stabilità: tutti i paesi che hanno un debito superiore al 60% del PIL (e noi siamo oggi al 120%) devono ridurre lo scostamento del 5 per cento ogni anno.
Per l'Italia, equivale ad una somma annuale di 45 miliardi di euro.
Draghi ha detto che l'unico modo per salvarsi è avere una crescita annua del 2% del PIL. Se la crescita è all'1%, che è la media degli anni 2000-2005 prima della crisi economica, bisognerebbe mettere in programma, negli anni 2011-2016, tagli alla spesa corrente per 35 milardi di euro.
"Si tratterebbe, in altri termini, di una riduzione del 5,3% delle spese vive, sociali e di welfare, al netto di interessi ed investimenti."

Ovvero: quel che conosciamo oggi in termini di tagli alla scuola, alla cultura, alla sanità, ai trasporti, ai servizi ai cittadini, è semplicemente un piccolo aperitivo rispetto a quel che ci aspetta nei prossimi anni.

Io, fossi nell'opposizione, col cavolo che mi candiderei a vincere le prossime elezioni politiche.
Un governo serio dovrebbe imporre una patrimoniale per recuperare 4-5000 miliardi di euro, facendosi nemici tutti i poteri forti, e convincere i cittadini che la loro vita futura sarà come quella dei greci (di cui non si parla più per non deprimersi), e per farlo dovrebbe mandare i blindati per le strade, spararci addosso, gestire una probabile guerra civile.
Nessuno sano di mente può assumersi un simile compito in un paese dalle intelligenze devastate dalla TV.

Fossi nel PD, mi scioglierei: subito, adesso. Ma non per le ansie di purezza delle anime belle: bensì perchè pensare di governare un paese in bancarotta (morale prima che economica) , che continua a credere alle favole, ed è disposto ad ammazzare chiunque chieda un minimo di responsabilità e rispetto per le regole, è follia, follia pura.

Questo governo Titanic, che è disposto a sacrificare il futuro del 95% degli italiani per salvare il culo di uno solo, andrà avanti a raccontarci che gli unici problemi che esistono sono quelli del signor B: poi, quando arriverà il giorno del giudizio - tra due, tre, cinque anni- , scapperanno tutti, come i topi dalle navi che affondano, e ci lasceranno soli, soli a contemplare le macerie di quella che una volta era una nazione.

Si, forse beccheremo qualche piccolo topo in trappola e gliela faremo pagare cara.
Ma la vendetta mutilata sarà una gran misera soddisfazione.

giovedì, marzo 31, 2011

Povera gente


Lo spettacolo di Paolo Rossi e della Compagnia di Teatro Popolare è tratto da "El nost Milan" di Carlo Bertolazzi.

Riporto alcune note tratte dal sito rivoltaonline.it
"...Carlo Bertolazzi nasce a Rivolta d'Adda, in una casa sita in fondo alla via che oggi porta il suo nome, nel 1870. Giornalista e critico teatrale del "Guerin Meschino" e del quotidiano "Sera", di estrazione borghese, per un certo periodo esercita l'attività forense, per dedicarsi in seguito a quella notarile. Bertolazzi è autore di numerose commedie dialettali di stampo verista, nelle quali anticipa un modo moderno di fare teatro e pone l'accento, insistendovi, su temi sociali di ampio respiro. L'ambientazione nel mondo dei meno abbienti della Milano di fine Ottocento ha quale conseguenza logica la scelta linguistica del vernacolo milanese. Sarà proprio nel teatro in dialetto che Bertolazzi darà il meglio di sè, mentre i successivi tentativi in lingua risulteranno sbiaditi e di maniera. Domina nei suoi drammi la coralità ed epicità della rappresentazione, nella quale si inseriscono varie vicende individuali: in questo senso e per questo motivo Strehler ed il Piccolo Teatro ne sono gli interpreti più attenti. Il suo esordio come autore avviene con il dramma "Mamma Teresa" nel 1888; segue "La trilogia di Gilda" l'anno dopo e "La lezione per domani" del 1890. La sua opera più importante, “El nost Milan", divisa in due parti ("La povera gent" e "I sciori"), ha le sue prime rappresentazioni rispettivamente nel 1893 e nel 1895. Conosciuta ancor'oggi in tutto il mondo teatrale, questa commedia viene rappresentata dal Piccolo Teatro di Milano nel 1955, nel 1963 e nel 1980. Di queste rappresentazioni, Giorgio Strehler scrive: «Un tentativo di ridare voce alla cultura e al sentimento di una città».
(...)
Muore a Milano nel 1916."

La storia è ambientata a Milano tra barboni e malavitosi, e parlata in un milanese imbastardito a sufficienza per farlo comprendere (d'altra parte, dice Rossi, "Milanesi ghe n'è pù, si son sposati tutti con i cinesi: e i cinesi son gli unici a parlare il milanese, ormai. Ci sono cinesi in sala? Qualcuno? No? Bene, allora nessuno contesterà il milanese che parleremo durante lo spettacolo...":-))
Non mancano i riferimenti all'attualità, sufficientemente lievi da risultare simpatici e non invasivi rispetto allo spettacolo-canovaccio.
Molta improvvisazione, come è usuale in Rossi, ma anche solido mestiere.
Poi c'è questa grande attrice (e autrice dello spettacolo, ed inventrice di questo grammelot milanese spagnoleggiante) che si chiama Carolina De La Calle Casanova, bravissima, strepitosa ed inquietante nella parte di Marylin, una povera donna sciatta, che ha perso un marito ed un occhio ed ora è succube del malavitoso El Togasso: parla solo dialetto, dice "Porco Digheeeelll" ogni due per tre, confessa la sua ignoranza e semplicità da barbona ma ogni tanto si lascia andare a considerazioni sulla vita di una profondità sconvolgente...

Alla fine, applausi a scena aperta a tutta la compagnia!
A maggio lo spettacolo verrà riproposto al Piccolo di Milano, dove lo rappresentò Strehler negli anni '50...

Povera Gente

teatro carignano, TORINO

dal 22/03/2011 al 03/04/2011

testo e drammaturgia Carolina De La Calle Casanova
con Paolo Rossi
e
Carolina De La Calle Casanova, Paolo Faroni, Marco Ripoldi, Valentina Scuderi,
musiche dal vivo Emanuele dell’Aquila
scenografie realizzate da Gian Luca Albertin, Chiara Arsini e Olivia Fercioni – Accademia di Belle Arti di Brera
regia Paolo Rossi

La maledizione di Alex Drastico...

..che colpisce da sempre questo Governo, in questi ultimi giorni sta picchiando duro!
"...farti sordo, muto, ma non per sempre, minchia! Che la voce ti venga sporadicamente e per pochi secondi nei quali tu spari delle cazzate immani..."

Millecinquecento euro a tutti i migranti tunisini che accettano di tornare a casa.
Bisognerebbe allestire una tendopoli in Val Padana.
Mi sono attaccato ad Internet, l'altra notte, ed ho comprato una casa in un posto bellissimo. Per meno di due milioni di euro. Ora sono lampedusano anch'io.
Una nave sarà sempre disponibile al largo di Lampedusa per portare via chi è sbarcato.
Proporrò l'isola per il premio Nobel per la Pace.
Basterebbe diramare il seguente comunicato: "al fine di prevenire squilibri demografici e prevedibili reati sessuali, le Autorita' italiane, nei luoghi degli sbarchi, hanno allestito presidi sanitari, per l'immediata castrazione chimica dei migranti".
Foera d'i ball.
In 48-60 ore Lampedusa sarà abitata solo dai lampedusani.
Ma vaffanculo! (gestuale).
Il Governo concederà a Lampedusa una moratoria fiscale, previdenziale e bancaria per un anno.
Abbiamo incaricato Rai e Mediaset di produrre servizi in tv per promuovere Lampedusa.
Ve ne dico una variopinta: abbiamo comprato pescherecci affinché non possano essere utilizzati per le traversate. Così quando sarò fuori dalla politica li userò io per mettere in piedi un'attività per il pesce fresco.
Suggerisco al sindaco di dotare l'isola di un po' più di colore e di verde.
Ho notato anche un degrado del verde, mi impegno per un piano del verde e di rimboschimento della vostra isola.
(Barzelletta) Durante un'indagine si chiede ad un campione di donne se vogliano fare l'amore con Berlusconi. Il 30% risponde 'Magari...', l'altro 70%, 'Di nuovo?"
Su quest'isola ritengo indispensabile un campo di golf. Ma anche un casinò: lo ritengo una mossa utile allo sviluppo del turismo sull'isola.


lunedì, marzo 21, 2011

Non poteva durare

Tre giorni in cui mi sono sentito italiano...e poi la GUERRA.
Dai fuochi d'artificio ai bombardamenti.
Incomprensibile.
Raccontano che serve a difendere i civili, e poi bombardano Tripoli.
Raccontano che si tratta di una no-fly zone, ed invece intervengono in una guerra civile schierandosi con una parte, contro l'altra.
Nessuno ci ha ancora spiegato chi siano "i ribelli", chi li armi: i nostri governanti dicono di conoscerli, di averli già riconosciuti. Di più non è dato sapere: c'è il cattivo, ci sono i buoni. Basta così, si apran le danze e le pance dei bombardieri.

Il Presidente Napolitano dice che "non siamo in guerra". Forse l'intenzione non era quella, ma in guerra ci siamo eccome. Pessimo modo per festeggiare il 150°.

In Parlamento, quasi tutti d'accordo tranne la Lega. Possibile che non si trovino altri che possano rappresentare i miei dubbi? Cos'è, il tricolore richiama sentimenti interventisti a cui è impossibile opporsi?

Non c'è nulla da fare. Fuorchè ammainare tristemente il tricolore.

venerdì, marzo 18, 2011

Torino, diciassettemarzoduemilaundici



Eravamo in duecentomila, nella notte tricolore di Torino, sotto la pioggia battente.
Quel fiume umano ed immenso, che sciamava con entusiasmo e gioia verso piazza Vittorio Veneto, aveva l'energia di una esondazione: travolgeva la città, la fertilizzava di suoni e risate, dissetava le piazze inaridite.
La miseria umana della Lega, annullata da questa potenza popolare, defluiva calpestata nei tombini, verso le fogne: inconsistente, inutile, scema, stonata. Nulla più che piscio di cane.

Questa passione, questa voglia di esserci, di affermare una appartenenza oltre lo schifo in cui il paese versa, è qualcosa di straordinario e bellissimo.

Non so quanto duri, ma non importa: c'è, è reale, vera, palpabile.
Quando, dopo i fuochi d'artificio - quando era l'una e la notte ancor giovane- la fanfara degli alpini ha intonato l'inno di Mameli, ci siamo messi in decine di migliaia a cantarlo a squarciagola, il viso rigato da una pioggia incessante: e la piazza ha tremato, e la città ha tremato, ed i topi son scappati, a nascondersi nelle loro tane.

E poi abbiamo di nuovo affollate le vie e le piazze, e la metro, fino a tarda notte.

Oggi è arrivato il Presidente Napolitano: accolto da affetto sincero e popolare.

Il presidente Cota, ieri, non è andato all'alzabandiera: perchè "aveva da lavorare", il reggiposacenere.
Oggi è riuscito persino, al Regio, a suscitate il brusio in una platea di vip: non è riuscito ad evitare di dire che "qualcuno usa questa festa per strumentalizzarla": probabilmente a casa non ha nemmeno uno specchio.
Mentre il Presidente Napolitano veniva applaudito, andando ad inaugurare il rinnovato Museo del Risorgimento, il presidente Cota si recava là di soppiatto, strisciando contro i muri: ma l'abbiamo visto, ahilui, e gli abbiam detto le sue.

(Con i leghisti, ormai, è necessario esser leghisti: se non vi sentite italiani, allora - in quanto "padani" - siete extracomunitari: secondo le vostre stesse logiche, dovete AN-DAR-VE-NE da questo paese!)

lunedì, marzo 14, 2011

Pillole radioattive

Le 52 centrali nucleari giapponesi sono in genere decisamente vecchie. Quella di Fukushima I è dotata di un reattore di seconda generazione, ha più di 40 anni. Oltre ad essere uno dei più grandi, è anche uno degli impianti più vecchi del mondo. Si dice che da noi il problema non ci sarà, perchè costruiremo centrali "moderne", di terza generazione (anzi, III+).
Si, certo: ma quarant'anni dopo la costruzione, che ne sarà di esse?

Il nuovo programma nucleare italiano (avviato con l’approvazione della legge 99 del 23 luglio 2009 riguardante “Disposizioni per lo sviluppo e l'internazionalizzazione delle imprese, nonché in materia di energia” e con il relativo Decreto attuativo dell’art. 25 della medesima legge approvato nel 2010), prevede la messa in rete della prima centrale nucleare di III generazione all’orizzonte del 2020. (fonte: Enea).

Io pavento: i nostri discendenti si troveranno, nel 2060, alle prese con 10 centrali vetuste, che - temo - verranno forzatamente tenute aperte poichè nessuno, OGGI, affronterà il tema della dismissione e delle scorie, tema che verrà lasciato in eredità alle generazioni future (il ciclo di vita di una centrale nucleare è oggi valutato in circa 30 anni. Tra il 2020 ed il 2040 è possibile che venga resa disponibile la cosiddetta tecnologia nucleare di quarta generazione).

Credo che in questo paese, oggi, non ci siano NEMMENO LE CONDIZIONI per aprire un dibattito sul nucleare. Una classe dirigente corrotta, sospetta di collusione con le mafie, platealmente bugiarda, è sostanzialmente priva di affidabilità e di credibilità. Con gente del genere, impossibile pensare di ragionare sul futuro del paese, tantomeno sull'uso di una tecnologia intrinsecamente pericolosa. Persino i governi dei paesi normali raccontano balle sul nucleare, figuratevi il nostro.

Ricordo che negli anni '80, quando era attiva la centrale nucleare di Caorso, le misure di sicurezza erano copiate da quelle americane (i piani erano simili a quelli delle centrale di Three Mile Island, che ebbe un grave incidente nel 1979). Peccato che i raggi delle aree previste per le evacuazioni fossero stati ridotti di un fattore 10. I 30 km dei piani statunitensi erano stati ridotti a 3. Perchè? Beh, semplice: con i piani di sicurezza americani, in caso di incidente si sarebbero dovute evacuare entrambe le città di Piacenza e Cremona, che distano in linea d'aria una ventina di km dalla centrale. E dove le mettiamo 200.000 persone e passa? Impossibile.
E allora, dividiamo per 10. Questo è il modo serio in cui si affronta l'emergenza in Italia.

Uhm, la cosa fece scuola anche in altri campi: nel 1986 il Ministro della Sanità Donat Cattin moltiplicò per 10 il limite concentrazione di atrazina (un erbicida cancerogeno) ammesso nell'acqua potabile. L'ordinanza fu prorogata per tre anni, fino a quando le aziende si decisero ad eliminare l'atrazina dai diserbanti.

Ah, Donat Cattin...son giusto passati vent'anni dalla sua morte. Un grande democristiano di sinistra, davvero, di spessore. Partigiano e sindacalista, fu sempre vicino al mondo del lavoro e fu padre, con Gino Giugni, dello "Statuto dei Lavoratori". Quando il figlio Marco fu arrestato come appartenente a Prima Linea, lasciò la politica per 5 anni.
Come tutti coloro che fanno, sbagliò molto, e - visto il suo carattere deciso - sempre in modo molto clamoroso. Atrazina a parte, fecero scandalo la frase "L'AIDS ce l'ha chi se la va a cercare", e la sua posizione contro l'uso del preservativo in piena fase di diffusione del virus.

Fu sempre Donat Cattin, come Ministro dell'Industria, a varare il Piano Energetico Nazionale che, nel 1975, prevedeva la costruzione di 20 centrali nucleari da 1000 MW: il piano fu poi ridotto a 6 impianti, e ne furono effettivamente costruiti solo due (Caorso, 860 MW e Trino Vercellese, 260 MW), che si aggiunsero ai preesistenti di Latina e Garigliano. (Fonte: Aspo Italia).

giovedì, marzo 10, 2011

Una carta d'identificazione per i razzisti del Piemonte

di MARCO STRABUZZO

Una carta di identificazione, una "Piciu Card" per tutti i razzisti che transitano per la nostra regione che, dopo tre mesi di permanenza in Piemonte verranno posti di fronte alla scelta: o rinunciare al razzismo o andarsene. E incentivi economici, per favorire il rimpatrio dei deficienti. Sono due delle principali misure della proposta di legge che il Popolo Stufo di Questi Imbecilli si appresta a presentare in Consiglio regionale e che ha come obiettivo il contrasto all’idiozia nei territori del Piemonte. Primo firmatario della legge è Gianni Videtesto che ieri l’ha illustrata nel corso di un sopralluogo in alcune sezioni della Lega Nord e del PDL della periferia torinese.

"Le condizioni di vita in cui versano i razzisti e i problemi sociali che essi creano richiedono un intervento normativo che definisca linee di azione più adeguate " spiega Videtesto. Per questo il consigliere PSDQI propone alcune norme piuttosto dure, destinate a suscitare polemiche: ogni razzista dovrà essere identificato e potrà rimanere in un appartamento non più di tre mesi, oltre i quali bisognerà scegliere tra intelligenza o stupidità. E quindi in questo secondo caso, migrare in un'altra regione.

All’arrivo in Piemonte poi a ciascun razzista verrà consegnata una card di identificazione. E verranno ammessi solo quelli con documento di identità valido e senza condanne passate in giudicato. Chi, dopo 90 giorni di permanenza, non si sarà fatto furbo sarà, in base a una direttiva europea, immediatamente allontanato. Ogni razzista dovrà pagare al Comune in cui sosterà una quota giornaliera per la difesa dall’idiozia, che sarà assegnata nel bilancio comunale alla voce cultura. Ogni luogo di concentramento dei razzisti verrà sorvegliato da un nucleo di polizia dedicato e sarà istituito un Commissario regionale per la tutela dal razzismo e il contrasto all’imbecillismo, con il compito di monitorare la presenza razzista, identificare e segnalare irregolarità o situazioni di abusivismo e definire azioni di inserimento sociale dei razzisti. Infine saranno stanziati incentivi economici per il rimpatrio che stimolino i razzisti (anche privi di mezzi) a tornare in patria o ad andare comunque in altri territori.

"Sono norme indispensabili — dice Videtesto — per superare l’attuale emergenza razzista, causata da anni di miopia politica e che oggi porta a fenomeni di illegalità, insicurezza ma anche scontri e disagi sociali. È necessario ora affrontare il problema razzismo con misure strutturate e complesse che non risolvano la questione solo in modo momentaneo. È infatti evidente che di fronte a persone che ragionano, usano la testa e rispettano le regole, e hanno gli stessi diritti e doveri dei cittadini piemontesi non solo venga favorita l’inclusione sociale ma anche si vadano ad abbattere tutte quelle condizioni degradanti in cui oggi vivono i razzisti".

Ohhh...scusate, non ho saputo resistere. Purtroppo la notizia (vera e lurida) è questa qui (grazie a Daniele Sensi per averla segnalata).

lunedì, marzo 07, 2011

Domandina...

Ma come farà, la Lega, a sostenere come candidato alla carica di sindaco di Torino uno che si chiama COPPOLA?

(Qui sotto, la distribuzione del cognome Coppola in Padania e in Italia...)

Ciao Alberto!

Alberto (Granado) se ne è andato, anche lui. Nel sonno, dolcemente, a L'Avana.
Le sue ceneri, su sua richiesta, verranno sparse tra Cile, Perù e Venezuela, paesi percorsi nel famoso viaggio con il Che (iniziato sulla mitica Poderosa, che ben presto abbandonò i due per consegnarsi alla leggenda).
Per ricordarlo, riporto qui un pezzo di un post che scrissi un po' di tempo fa, quando ebbi la fortuna di ascoltare Granado dal vivo (che da Torino e dalle mie parti ci passava ancora spesso e volentieri, negli ultimi anni...)

(26 ottobre 2009)
E' un omino che ha superato abbondantemente gli ottanta (L. lo chiama "il nonno"), simpatico e consumato dal tempo (ed il suo tempo è stato molto più ricco del nostro...): è piccino, fa tenerezza.

Guardandolo, viene istintivo pensare: ma come sarebbe oggi il Che, se fosse ancora vivo?
Sarebbe un simpatico e lucido vecchietto alla Granado od alla Pertini, o continuerebbe a raccontare ai nipoti sempre lo stesso episodio di guerriglia, ormai obnubilato dal tempo?
Per fortuna il destino e la storia ci consentono di eludere la domanda...
Parte l'intervista (condotta da un giornalista di Repubblica) e la platea, che riempie la grande sala, si commuove ovviamente quando Granado, con semplicità, parla "dell'amico Ernesto", del socialismo, dell'uomo al centro dell'azione, del Che come essere umano in carne ed ossa, nè icona nè eroe, ma uomo che semplicemente faceva quel che pensava fosse giusto.
Racconta delle visite del Che a Santiago de Cuba, dove Granado dirigeva il centro di formazione per i medici cubani dopo la rivoluzione.
Narra aneddoti di quel viaggio avventuroso, racconta l'entusiasmo del Che conosciuto quando Granado aveva vent'anni e Guevara 14, dice che il viaggio, la rivoluzione ed il Che sono interconnessi, non ci sarebbero forse stati gli ultimi due senza il primo, in cui Guevara costrui la sua visione rivoluzionaria.
La conferenza dura quasi un'ora, nonostante l'età Granado è arzillo ed incontenibile, mette spesso in crisi la traduttrice perchè "ha troppe cose da dire ma poco è il tempo rimasto", e noi applaudiamo, lo sentiamo vicino, semplice ma grande.
Ci accoglie dicendo "grazie per essere venuti a sentire un vecchietto", ci lascia dicendo "ricordate che bisogna sempre percorrere la via del socialismo, e imparare a dire NOI invece di IO".

Ho la fortuna di appartarmi con il grande Alberto dopo la conferenza, mentre giovani e leggiadre fanciulle si recano a rendergli omaggio (e lui apprezza, sornione, persino quando i ruoli si rovesciano ed è lui che riceve il baciamano...).
Una ragazza romena, esplosiva per fisicità e comunicazione, gli chiede di parlare dell'amore. Granado è stanco ma non si ritrae e filosofeggia: "L'amore è pace, non può esistere senza la pace"; la ragazza gli regala una poesia.

martedì, marzo 01, 2011

(Miserrimi) deliri istituzionali

Il disprezzo per le istituzioni, manifestato quotidianamente dal Satrapo Contumace, si diffonde come un cancro, e raggiunge luoghi ameni e (si pensava) protetti dal contagio.

Ecco, ad esempio, cosa è accaduto nel piccolo comune della provincia di Torino in cui abito (1700 anime ai piedi della collina).

Un bel giorno di settembre dell'anno scorso, l'anziano rappresentante di una associazione locale scrive al sindaco una lettera di questo tenore.

"Il prossimo anno, 2011, si celebrerà il 150° anno delll'Unità d'Italia.
Per tale occasione Questa Amministrazione, per commemorare l'evento, potrebbe promovere una iniziativa in tal senso.
Ci permettiamo di suggerirne una: intitolare una via od una piazza ad Umberto II di Savoia, Re d'Italia, persona che riteniamo meritevole di questo omaggio."

E sin qui, nulla da dire: trattasi di opinioni. Uno può proporre anche di intitolare un viale a Gengis Khan, considerandolo simbolo della resistenza all'imperialismo occidentale: il mondo è bello perchè è vario. Ma il bello viene adesso:

Il referendum Monarchia/Repubblica, come ormai tutti sanno, fu taroccato; ciò nonostante il re Umberto II accettò il falso risultato, sacrificando non solo la Sua persona, ma anche la Dinastia per risparmiare al Suo popolo sangue e dolori.

Falso sarebbe affermare che non aveva altre possibilità. All'aereoporto di Ciampino il Comandante Generale dei Reali Carabinieri disse: “Maestà, i Carabinieri sono ai Suoi ordini” . Chiaro era ed è il significato della frase; ciò nonostante il re preferì ignorare la frase e sacrificarsi.

Tale atteggiamento vale bene una via”.

Ora, se io sono il Sindaco di un paesino e ricevo una missiva del genere, l'unica cosa ragionevole che posso fare è invitare l'anziano signore in questione al bar, offrirgli un bicchiere di rosso, dargli una pacca sulla spalla, spiegargli che, insomma, ha un po' esagerato...e poi magari anche scrivergli una cortese lettera di risposta, in cui ringrazio per la proposta, ma evidenzio che una Amministrazione della Repubblica non può accettare che la premessa a tale proposta sia l'illegittimità della Repubblica stessa...

Ecco, un Sindaco normale avrebbe fatto così.
Il nostro, no.

In data 14 febbraio 2011, un verbale di deliberazione della Giunta Comunale ad oggetto "Intitolazione piazza ad Umberto II di Savoia" accoglie la proposta, destinando un quadrato di terra (assai tristanzuolo, invero) per ricordare ai posteri il Re di Maggio.

OGGETTO: INTITOLAZIONE PIAZZA AD UMBERTO II DI SAVOIA.
LA GIUNTA COMUNALE
Premesso che l’Associazione XXX ha proposto, con nota acquisita al n. 4155 del 21/09/2010, in occasione delle Celebrazioni del 150° Unità d’Italia, l’intitolazione di una Via o Piazza ad Umberto II di Savoia Re d’Italia, persona ritenuta meritevole dell’omaggio;

Atteso che tale istanza è condivisibile, ed a tal fine viene individuata la Piazza antistante la Torre Civica esistente nel Borgo Antico alla confluenza tra Via YYY e Via ZZZZ;
Ritenuto opportuno approvare l’avvio delle procedere necessarie per arrivare a detta intitolazione;
VISTI:
- il D. Lgs. N. 267/2000;
- lo Statuto Comunale;
- il D.P.R. n. 223/1989 ed, in particolare, l’art. 41;
- il Regio Decreto-Legge 10 maggio 1923, n. 1158 convertito dalla Legge 17 aprile 1925 n.
473;
- la Legge 23 giugno 1927, n. 1188 e, in particolare, l’art. 4;
Con voti unanimi e favorevoli, legalmente espressi per alzata di mano
DELIBERA
1. di approvare l’intitolazione ad Umberto II di Savoia della Piazza posta in Borgo Antico alla
confluenza tra Via YYYY e Via ZZZZ antistante la Torre Civica;
2. di avviare la procedura per arrivare in tempi rapidi a detta intitolazione;
3. di inviare copia della presente deliberazione alla Prefettura di Torino per le procedure di
competenza.
Con successiva separata votazione unanime e favorevole, legalmente espressa per alzata di
mano
delibera di dichiarare, stante l’urgenza, la presente deliberazione immediatamente eseguibile ai sensi dell’art. 134, comma 4, del D. Lgs. N. 267/2000.
VISTO: si attesta la regolarità tecnica dell’atto;
IL RESPONSABILE DEL SERVIZIO
(Pinco Pallo)

Ora, a parte che questa delibera formalmente fa acqua da tutte le parti (manca la planimetria allegata, non si citano le norme più recenti, non si indica che - per legge - l'intitolazione di una via o piazza può avvenire solo dopo l'approvazione da parte del prefetto), la cosa drammatica è la frase in grassetto: atteso che tale istanza è condivisibile.

La Giunta dunque condivide che il referendum Monarchia/Repubblica "come ormai tutti sanno, fu taroccato"?
Condivide il fatto che Umberto II si sacrificò accettando "il falso risultato"?
La Giunta, emanazione della Repubblica e prevista dalle leggi Repubblicane, dichiara dunque di esser essa stessa illegittima?

Delirio. Delirio puro. La scuola del Satrapo Contumace, assai più della scuola pubblica, inculca ormai stronzate straordinarie nei cervelli dei tifosi.

(Oh, in paese abbiamo deciso che non gliela facciamo passare a nessun costo, questa porcheria: o la ritirano o si dimettono, in qualità di Rappresentanti Istituzionali di una Repubblica che non riconoscono).

lunedì, febbraio 28, 2011

Libia-Italia: altre cose che è bene sapere

Un articolo di Maurizio Simoncelli, Vicepresidente dell’Istituto di ricerche internazionali Archivio Disarmo, pubblicato il 22 febbraio sulla rivista scientifica online "Galileo".

Mentre continuano a pervenire dalla Libia drammatiche notizie sulla violenta repressione ad opera del regime, appare utile ricordare che Tripoli è un partner commerciale importante per l’Italia anche nel settore militare. Infatti in questo paese è diretto circa il 2% delle esportazioni totali dell’Italia, ponendosi come l’undicesimo paese importatore delle armi italiane.
Tra l’altro, dopo un leggero calo tra il 2005 e il 2007, nel 2008 il valore delle spese militari libiche ha ricominciato a crescere, raggiungendo la cifra di 1,1 miliardi di dollari nel 2008, aprendo quindi prospettive interessanti alle esportazioni di armi.
In base ai Rapporti del Presidente del Consiglio dei Ministri sui lineamenti di politica del Governo in materia di esportazione, importazione e transito dei materiali di armamento, il valore delle esportazioni di armi italiane alla Libia è in costante crescita a partire dal 2006, anno in cui riprendono i flussi commerciali tra i due Stati. Le autorizzazioni alle esportazioni italiane in Libia per il 2009 sono state pari a circa 111,8 milioni di euro, in aumento rispetto ai 93 milioni circa del 2008 (in particolare bombe, siluri, razzi, aeromobili e apparecchiature elettroniche).

E’ utile ricordare che negli ultimi dieci anni diversi sono stati gli accordi stipulati con il regime di Gheddafi:

• La Agusta Westlands, una società del Gruppo Finmeccanica, ha venduto 10 elicotteri AW109E Power tra il 2006 e il 2009, per un valore di circa 80 milioni di euro. L’azienda, inoltre, afferma di avere venduto quasi 20 elicotteri negli ultimi anni, tra cui l’aereo monorotore AW119K per le missioni mediche di emergenza e il bimotore medio AW139 per le attività di sicurezza generale.

• Joint-venture: la Libyan Italian Advanced Technology Company (LIATEC), posseduta al 50% dalla Libyan Company for Aviation Industry, al 25% da Finmeccanica e al 25% da Agusta Westlands. LIATEC offre servizi di manutenzione e addestramento degli equipaggi dei velivoli AW119K, AW109 e AW139, tra cui servizio di assistenza tecnica, revisioni e fornitura di pezzi diricambio.

• Nel gennaio 2008 Alenia Aeronautica, un’altra società del Gruppo, ha firmato un accordo con la Libia per la fornitura di un ATR-42MP Surveyor, un velivolo adibito al pattugliamento marittimo. Inoltre, nel contratto, del valore di 31 milioni di euro, sono compresi l’addestramento dei piloti, degli operatori di sistema, supporto logistico e parti di ricambio.

Itas srl, una società di La Spezia (secondo il Servizio Studi - Dipartimento affari esteri della Camera, doc.140-21/05/2010) cura il controllo tecnico e la manutenzione dei missili Otomat, acquistati a partire degli anni Settanta dal governo di Tripoli. L’Otomat è un missile a lunga gittata antinave.

• A seguito degli accordi contenuti nel Trattato di Bengasi, nel maggio 2009, la Guardia di Finanza ha proceduto alla consegna delle prime tre motovedette alla Marina libica per il pattugliamento nel Mar Mediterraneo, seguite nel febbraio 2010 da altre tre imbarcazioni (da una di queste sono state sparate raffiche di mitragliatrice contro un peschereccio italiano nel 2010).

La Finmeccanica ha stipulato accordi con società libiche:
• Nel 2009 ha firmato un Memorandum of Understanding per la promozione di attività di cooperazione strategica con la LIA (Libyan Investment Authority) e con la LAP (la Libya Africa Investment Portfolio).

• SELEX Sistemi Integrati, società del Gruppo Finmeccanica, ha firmato nell’ottobre 2009 un accordo del valore di 300 milioni di euro per la realizzazione di un grande sistema di protezione e sicurezza dei confini.

Solo ora, di fronte alla rivolta popolare che si sta diffondendo nei paesi nordafricani, si scopre che questi regimi sono illiberali, mentre i governi occidentali li hanno appoggiati a lungo, fornendo armamenti in cambio di materie prime e opportunamente “distraendosi” sui temi fondamentali del rispetto dei diritti umani e delle elementari libertà civili conculcate in questi paesi, come nel caso libico.

giovedì, febbraio 24, 2011

Quando il potere dà il numero dei morti provocati da un altro potere, andiamoci cauti

Leggo, ascolto, vedo.
Sento parlare di diecimila morti.
Guardo un video in cui, si annuncia, "su una spiaggia vengono scavate fosse comuni". E scorrono le immagini non di fosse comuni, ma dello scavo di buche singole, in alcuni casi ben rifinite con cemento e pietre: che razza di fosse comuni sono mai?
Mi aspetto almeno, nei pressi, cumuli orrendi di cadaveri. Nulla. Nemmeno un morto (e se ci fossero, lì, non li avrebbero inquadrati con dovizia di particolari?)
Mi aspetto (nell'era in cui le foto di Google Maps ti fanno vedere la tua auto parcheggiata sotto casa) foto dal satellite delle principali piazze delle città libiche: nulla.
Mi aspetto immagini dettagliate, dall'alto, delle piazze bombardate, degli edifici distrutti. Nulla.
Solo incerti, traballanti video fatti con il cellulare.
Piero Del Re di "Repubblica", da Bengasi, racconta di buche profonde un metro e mezzo nelle aiuole della piazza centrale di Bengasi: nelle aiuole??? E di 300 morti, in quella piazza, domenica scorsa. Ma nella sua cronaca non c'è, di nuovo, un solo cadavere visto con i suoi occhi. Un professore gli racconta che all'ospedale, nell'ultima settimana, sono stati realizzate "più di 200 operazioni per riparare ossa spezzate da pallottole o schegge di granata". 200 feriti in una settimana a fronte di 300 morti in un giorno solo? Vi quadra? A me, il dato dei morti, no.

E ancora. Sul TG di La7, ieri sera, Mentana fornisce questa notizia: "Gheddafi ha dato ordine all'aviazione di bombardare i pozzi petroliferi. Un pilota si è di sicuro rifiutato di farlo disertando, ma non sappiamo come si sono comportati gli altri piloti".
NON SAPPIAMO? Cioè, non riusciamo a sapere SE qualcuno in Libia ha bombardato un pozzo petrolifero? Non esiste nessun modo di vedere, filmare, fotografare quel tipico e denso fumo nero visibile a centinaia di km di distanza, come capitava in Irak? Siamo improvvisamente tornati al 1850?

Leggo, ascolto, vedo.
Ed improvvisamente mi ritorna in mente questa storia.
Ricordate? Romania, dicembre 1989. Il giorno 24 "La Stampa" (e non solo lei) pubblica un articolo di questo tenore.
Dodicimila morti nella rivolta della sola città di Timisoara.
Le fonti sono più certe di quelle di oggi che riguardano la Libia, perchè la dichiarazione arriva dall'allora agenzia di informazione jugoslava Tanjug.
Ricordate? Allora, per l'intera rivolta che portò alla fine di Ceasescu, si parlò di 60-70.000 morti.Sessanta-Settantamila.

Ceasescu cadde, e poi fu la libertà, e la democrazia ritrovata, evviva evviva.
Però...portate pazienza e leggete qui (tratto da Peacereporter):

Ricordando la strage di Timisoara, un impressionante esempio di falso giornalistico
(di Simona Tratzi)
“Il massacro di Timisoara” raccontato dai media di tutto il mondo è stato uno dei casi di disinformazione più eclatanti degli ultimi vent’anni.A pochi giorni dal Natale del 1989 gli spettatori del mondo intero si commossero di fronte al “vero” volto dell’oppressione comunista del regime di Ceausescu vedendo i corpi dei ribelli torturati e poi uccisi dalla polizia del dittatore.
Ancora oggi, nonostante la certezza che si trattò di una messa in scena, è difficile dimenticare l’impatto emotivo di quelle immagini toccanti che diventarono parte della nostra memoria storica.
La folla per le strade di Timisoara
La rivolta. Sono passati quasi vent’anni dalla svolta anticomunista dei Paesi che aderirono al Patto di Varsavia. Nel 1989 l’Europa dell’Est attraversò diverse rivoluzioni che portarono alla caduta dei regimi. In Ungheria, Bulgaria, Repubblica Democratica Tedesca e Cecoslovacchia si raggiunsero nuove forme di governo senza spargimenti di sangue. Il caso della Romania fu invece emblematico a causa del “conducator” Nicolae Ceausescu, fortemente odiato dalla popolazione. La rivoluzione che lo cacciò dal potere fu tutt’altro che pacifica. La prima città a ribellarsi fu Timisoara, capoluogo del distretto di Timis, al confine con l’Ungheria. Dal 17 al 22 dicembre 1989 si scatenò la reazione dell’esercito contro la popolazione in rivolta. La Securitate, la polizia segreta del regime, si impose con la forza contro la popolazione, attaccando i manifestanti con carri armati e lacrimogeni. Ceausescu ordinò di chiudere tutte le frontiere, soprattutto ai giornalisti che vennero tenuti lontani dalla città durante gli scontri. In particolare il 17 dicembre una folla immensa manifestò contro il regime, occupando il quartiere generale del partito Comunista e bruciando le immagini del dittatore.
Cadaveri disseppellitiIl ruolo delle agenzie di stampa. In seguito a questi scontri l’agenzia di stampa ungherese Mti raccolse la voce di un anonimo cittadino cecoslovacco che raccontava “di colpi di arma da fuoco sparati a Timisoara”. Un paio di giorni più tardi le fonti delle notizie per i giornalisti di tutto il mondo diventarono i cittadini che riuscirono a varcare la frontiera. L’agenzia Adn dell’ex Germania comunista fornì per prima la notizia della “tragedia”. “Ci sono 4.660 morti, 1860 feriti, 13.000 arresti, 7.000 condanne a morte”. Il giorno dopo la Tv di Stato ungherese diffuse la notizia del ritrovamento della prima fossa comune. Da tutte le televisioni del mondo occidentale cominciarono a provenire immagini di corpi mutilati, appena disseppelliti. Le notizie sulla strage causata dalla rivoluzione contro il regime di Ceausescu rimbalzarono di agenzia in agenzia, raggiungendo le case di milioni di persone. I racconti furono dettagliati e precisi: 4.362 morti e 13.214 i condannati a morte. Entrato nel circuito informativo nel periodo natalizio, il massacro di Timisoara fu mostrato in continuazione dalle televisioni e raccontato attraverso reportage dai toni appassionati da tutti i maggiori giornali (Corriere della Sera, Figaro, New York Times, Le Monde, Washington Post), commuovendo l’opinione pubblica occidentale.
I corpi, appena esumati, erano in parte ricoperti di terra: quasi tutti con una lunga ferita, dall’alto in basso sul torace, grossolanamente ricucita. In particolare l’immagine che commosse gli spettatori fu quella del corpo di una donna che giaceva supino e, sopra di lei, il minuscolo cadavere di una bimba, apparentemente appena nata, che la stampa si affrettò a identificare come madre e figlia.
Fossa comune
La verità. Solo a partire dal 24 gennaio 1990 cominciarono a circolare le prime smentite rispetto alla rivolta di Timisoara. Una rete televisiva tedesca trasmise alcune testimonianze oculari dalla cittadina, secondo cui le immagini di orrore e la scoperta delle fosse comuni erano una messa in scena. Anche l’agenzia di stampa France Presse scrisse che le immagini dei cadaveri mutilati mostrati dalle televisioni non erano altro che una messa in scena. Raccolse la testimonianza di tre medici di Timisoara che affermarono che i corpi di persone decedute di morte naturale furono prelevati dall’istituto medico legale della città ed esposte alle telecamere della televisione come vittime della Securitate. Quando si ebbe la certezza che la “strage di Timisoara” non aveva niente a che fare con la realtà e che si trattava di un falso giornalistico costruito attraverso la televisione, furono pochissimi gli organi di stampa a riferirlo ai lettori. Da indagini più approfondite emerse che quei corpi provenivano da un cimitero dei poveri: le ferite sul torace non erano i segni della tortura, ma dell’autopsia. Si rivelò, inoltre, che le salme riesumate erano in tutto 13: corpi di sventurati barboni sepolti nei mesi precedenti. Risultò che madre e figlia assassinati erano rispettivamente Zamfira Baintan, un’anziana alcolizzata morta a casa sua di cirrosi epatica l'8 novembre del 1989, e la bimba Christina Steleac, morta per una congestione, a casa sua, a due mesi e mezzo di età, il 9 dicembre 1989.
Nel caso di Timisoara i mass media non si preoccuparono mai di accertare i fatti e le fonti, che rimasero sempre anonime, anche quando i giornalisti riuscirono ad oltrepassare la frontiera e ad arrivare in Romania. I creatori di questa eccezionale manipolazione giornalistica non sono mai stati identificati con certezza, ma rimane l’illusione della storia in diretta, creata dalle immagini delle fosse comuni. L’evento mediatico riuscì a soppiantare la realtà e rimane ancora oggi vivo nella memoria storica della "civiltà occidentale". In verità nei disordini di piazza del dicembre 1989 a Timisoara ci furono 72 morti e 253 feriti distribuiti tra i manifestanti e gli agenti della Securitate."

72 morti, divisi tra manifestanti e poliziotti. Invece di 12.000.

Un'altra fonte francese:
"Timisoara, 350 000 habitants. Ville martyre. Le 23 décembre 1989, on chiffrait à plus de 10 000 morts le nombre des victimes de la Securitate, la police du régime. Selon l’envoyé spécial d’El Pais, " A Timisoara, l’armée a découvert des chambres de torture où, systématiquement, on défigurait à l’acide les visages des dissidents et des leaders ouvriers pour éviter que leurs cadavres ne soient identifiés. " On découvrit un charnier gigantesque. D’ailleurs, à titre d’exemple, mais seulement à titre d’exemple, on exposa devant les caméras dix-neuf corps, côte à côte, plus ou moins décomposés. Dont celui d’un bébé posé sur le cadavre d’une femme, qu’on imaginait être sa maman. Tous extraits d’une fosse commune. Le 22 décembre, les agences hongroise, est-allemande et yougoslave, qui seront reprises par l’AFP à 18h 54, parlaient de 4 632 cadavres de victimes des émeutes des 17 et 19 décembre, " soit par balles soit par baïonnette " (Tanjung), de 7 614 manifestants fusillés par la Securitate. Un chapeau du Monde annonçait 4 000 à 5000 morts.
...
Le bilan officiel des victimes pour toute la Roumanie est de 689 morts, pas 70 000. A Timisoara, il y aurait eu entre 90 et 147 victimes, pas 12 000. "

In questo caso, il disvelamento della menzogna mediatica fu inconfutabile, ma di sicuro non ebbe lo stesso rilievo dato alle cifre (emotivamente sconvolgenti) fornite nel Natale 1989. Di sicuro, chi ricorda quegli eventi sarà portato a dare più retta, nella propria memoria, all'idea della carneficina, del genocidio e del massacro, quando alla fine il bilancio fu certo drammatico ma ben lontano da quanto (volutamente) raccontato in modo falso.

Anche sulla (tristemente) famosa strage di Srebrenica, perpetrata dai serbi ai danni dei bosniaci musulmani nel 1995, i dubbi sull'effettiva consistenza delle vittime (tra 5000 e 8000 dichiarate) sono stati sollevati da più parti, ma forse la vicenda è ancora troppo vicina nel tempo per potervi fare pienamente luce.

Ora, Gheddafi è tutto quello che è.
Non mi unisco però al coro che è passato dal baciamano, ed all'apprezzamento per gli investimenti nelle nostre imprese, al dileggio ed all'esecrazione, o all'orrore: quel signore crudele e buffo ed i nostri clown locali, siano presidenti del consigli o esimi banchieri o nobili famiglie sabaude, si assomigliano molto più di quanto possa apparire ad uno sguardo disattento.
Chi ha il potere tende sempre ad essere bastardo, chi ha il potere desidera averne sempre di più, e chi ha il potere assoluto diventa (e si comporta da) tiranno, inesorabilmente. Il signor B, se potesse riscrivere la nostra Costituzione come pare a lui, probabilmente si limiterebbe ad un articolo solo: "La Repubblica Italiana è basata sui cazzi miei".

Di sicuro, in Libia, sta accadendo qualcosa di drammatico e orribile, di cui però non stiamo effettivamente capendo granchè.
Ma attenzione, attenzione, attenzione.
I numeri che vengono dati in questi giorni, gli orrori che vengono raccontati, prendiamoli con estrema, diffidente cautela, e non basiamo i nostri giudizi sull'emotività che deriva da qualcosa che ci raccontano, ma che NON SAPPIAMO.
Sembra quasi che, in situazioni come queste, il solco profondo tra chi ha il potere e chi non ce l'ha scompaia, e ci si ricompatti su basi "etniche": l'Occidente, "noi", la "democrazia".

Eh, no, signori miei potenti, andate pure a cagare, come prima, senza di noi.
Voi per me continuate ad essere i miei personalissimi Gheddafi, ed i miei fratelli continuano ad essere quelli che contro il potere e l'oppressione lottano, ovunque essi si trovino. Anche, temporaneamente, su un barcone affollato diretto verso la speranza.

giovedì, febbraio 03, 2011

"Laddove de' miei simili io non debba arrossire!"

La misantropia è una scelta o una condanna?

L'Alceste (o, secondo le versioni, Arcando) de "Il Misantropo" di Moliere è uomo di nobili principi, indisponibile ad adattarsi a qualsiasi cosa di meno della verità, anche se sgradevole; indisponibile a percorrere la palude del conformismo e della forma.
Atteggiamento eroico, senza dubbio. Che Alceste paga a caro prezzo, non solo nei rapporti con il prossimo o con il potere costituito, ma anche in amore.

La solitudine è l'inevitabile destinazione finale del Misantropo.
Così come lo è, in fondo, anche per chi decide di rimanere nel consesso umano, nella chiassosa frenesia di una socialità in cui poche volte si riesce ad essere veramente se stessi.

Al Teatro Carignano di Torino (piazza Carignano 6), dal 25 gennaio al 6 febbraio 2011
IL MISANTROPO
di
Molière
con la regia di Massimo Castri.
Con Massimo Popolizio (Alceste), Graziano Piazza
(Filinto), Sergio Leone (Oronte), Federica Castellini (Célimène), Davide Lorenzo Palla(Basco), Ilaria Genatiempo (Eliante), Andrea Gambuzza (Clitandro), Tommaso Cardarelli (Acaste), Laura Pasetti (Arsinoè), Miro Landoni (Guardia, Du Bois).

giovedì, gennaio 27, 2011

Aufffff...

«Non temo Berlusconi in sé, temo Berlusconi in me.» (Giorgio Gaber)


Che noia.

Che noia questa battaglia tra poteri, combattuta senza esclusione di colpi, in cui le uniche vittime sono coloro che il potere non ce l'hanno, o che non hanno un potere che li difenda.

Che il satrapo sia messo alle corde per motivi "moralistici", è deprimente: che ci si trovi a tifare per la magistratura, come ultimo baluardo di resistenza, e si riesca ad annoverare come temporanei alleati la gerarchia cattolica, o ambigui ex-democristiani, o pezzi ripuliti di neofascismo, è cosa che fa tristezza.

Che il satrapo e la sua corte si siano impadroniti della narrazione moderna della libertà sessuale, seppur mercenaria, e che l'opposizione non sappia usare altro che canoni simili a quelli che adottava Oscar Luigi Scalfaro nel 1950, quando si adirò contro una signora eccessivamente scollacciata, è drammatico.

Dopo decenni in cui abbiamo imparato ad accettare di tutto, incluso il patto con un paese che ci ammazza gli immigrati prima che giungano sulle nostre sponde, incluso il bombardamento di una capitale europea approvato da un governo di centrosinistra, inclusa la partecipazione a guerre di occupazione che non si ha il coraggio di chiamare tali, inclusa l'impossibilità di morire senza autorizzazione governativa o di vivere affetti senza la benedizione di qualcuno...beh, no, non chiedetemi di indignarmi per la solita vecchia storia di un uomo dal potere sconfinato che semplicemente ottiene quel che troppi son disposti a dargli.

Un vecchio aforisma anarchico diceva che il padrone è un'invenzione dello schiavo.
Ed io, in questa storia, non provo alcuna simpatia per gli schiavi.
Una discreta quantità di giovani donne ha incrociato i desideri di un vecchio ricco, che le copre d'oro affinchè lo soddisfino?
Non è cosa, a mio avviso, che debba destare il nostro interesse.
Se ha avuto rapporti sessuali con una minorenne è giusto che paghi il fio, trattasi di reato: il resto delle informazioni serve indubbiamente a rendere credibile il contesto e probabile il fatto che il reato sia avvenuto.

Ma, appunto, in solo ambito processuale.
Perchè mai dovremmo parlarne noi?
Dobbiamo giudicare quest'uomo per la sua distanza rispetto alla nostra vita ed alla nostra morale, cosa che non sopporteremmo qualcuno facesse con noi?
Dovremmo giudicare le ragazze che si prestano a qualcosa di probabilmente (ma temporaneamente) sgradevole, ma che in pochi mesi risolvono i problemi della propria vita, per sempre, facendosi dare dal satrapo l'equivalente di una vincita alla lotteria, quella che molti in questo popolo agognano?
Almeno loro hanno fatto qualcosa che ha un prezzo per se stesse, qualcosa che costa di più dell'andare semplicemente a comprare un biglietto al bar sperando che sia "la fortuna" a cambiare la nostra vita (solo la nostra).

Ci infastidisce l'idea che una ragazzina astuta (o mille di esse) spillino al vecchio satrapo, in pochi mesi, cifre astronomiche e bastanti per innumerevoli vite, mentre migliaia di ragazzi non avranno un reddito decente e sufficiente per costruire un futuro, nonostante ci mettano fatica ed impegno?

Beh, non possiamo prendercela nè con la ragazzina nè con il satrapo.
Ma con noi stessi, che non abbiamo vigilato, non abbiamo agito per evitare che il satrapo esistesse.
Abbiamo lasciato che il denaro ed il potere fossero considerati come giusta mercede per chi è astuto, furbo, vincente, "simpatico" come probabilmente vorremmo essere noi.
Tolleriamo che esistano i miliardari, i manager ultrapagati, i banchieri che guadagnano migliaia, milioni di volte quel che è reso disponibile non dico agli operai di Mirafiori, ma ai cinque sesti dell'umanità.
Tolleriamo che esistano persone di serie A, B, C...e Z.
Persone che possono non esistere, che possono essere cancellate, spazzate via senza rumore, senza un soffio.

Finchè accettiamo questo, finchè consideriamo accettabile il sistema che noi stessi abbiamo interiorizzato così profondamente da non riuscire nemmeno più a disgustarcene, ogni altra considerazione "morale" su eventi transitori è ipocrita ed inutile.

Che B. se ne vada o meno, e su quale "scandalo" possa cadere (un rapporto sessuale con un cavallo, un matrimonio gay con un boss della mafia, lo sgozzamento di una minorenne portatrice di handicap) è assolutamente indifferente, e non cambia il nostro destino.

Finchè non cambieremo noi, dentro e profondamente, al suo posto potrà arrivare di certo uno più furbo, ma difficilmente uno "migliore".

venerdì, gennaio 14, 2011

Logica ferrea

Silvio Berlusconi è indagato, dal 21 dicembre 2010, dalla procura di Milano che ha anche notificato al premier un ordine di comparizione. Le ipotesi di reato sono concussione e favoreggiamento della prostituzione minorile. Si ipotizza abbia avuto rapporti sessuali continuativi con l'ormai famosa Ruby, ad Arcore, nonostante fosse pienamente consapevole della sua minore età, in cambio di denaro od altra utilità economica.
Per i normali esseri umani, questo è un reato previsto dall'art.600 bis del Codice Penale.

Niccolò Ghedini afferma: "Si tratta di una gravissima intromissione nella vita privata del presidente del Consiglio che non ha precedenti nella storia giudiziaria del paese e che dimostra la insostenibile situazione dei rapporti con una certa parte della magistratura".

Ghedini ha assolutamente ragione. Se B. può violare tranquillamente le leggi ovunque, perchè mai dovrebbe rendere conto dei reati che commette A CASA SUA?
Se è già impunibile su tutto il territorio nazionale, perchè dovrebbe esserlo nell'unica porzione di Padania già indipendente di fatto dallo Stato Italiano?

giovedì, gennaio 13, 2011

Individuare il nemico...





















Il capo del governo (si, tutto minuscolo) che "tifa" per una impresa a scapito dei diritti dei suoi operai, cioè contro una parte dei cittadini dello Stato (che sono peraltro in condizioni di debolezza), cioè contro coloro di cui dovrebbe fare gli interessi, dà vita ad un evento abominevole.

Un Capo del Governo dovrebbe
  • convocare Tizio;
  • ricordargli, anzitutto, che è solo un manager che rappresenta gli interessi di un numero limitato di azionisti: non ha nessuna carica elettiva pubblica, non è nemmeno consigliere di circoscrizione;
  • ricordargli che il suo "potere" è subordinato ai poteri che governano lo Stato;
  • dirgli che si tolga dalla testa l'idea di "cambiare il Paese", visto che quello è un compito che spetta alla Politica e non al rappresentante di un grumo vischioso di interessi particolari;
  • esigere di visionare il piano industriale millantato da Tizio, visto che parla di venti miliardi di investimenti e sul piatto ne ha messo a mala pena uno;
  • confrontarlo con una idea di Piano Industriale del Governo che abbia al centro l'interesse del paese, e che potrebbe anche sostenere che non ce ne frega più nulla di produrre auto in Italia;
  • in caso di eventuale compatibilità tra gli interessi del paese e quelli di Tizio, se Tizio manifesta la volontà di ridurre la qualità della vita dei cittadini italiani che devono lavorare per lui, dicendo che altrimenti se ne va, attuare tutte le possibili ritorsioni - con modalità legali ed illegali - affinchè nel paese non venga più venduta nemmeno una Tiziovettura nei prossimi dieci anni, perchè l'interesse del paese (e dei suoi cittadini) E' SUPERIORE, SEMPRE, CHIUNQUE GOVERNI, all'interesse di Tizio e di chi rappresenta. Ritorsioni che possono iniziare, ad esempio, cessando subito di pagare la cassa integrazione con soldi pubblici (al posto degli stipendi che dovrebbe erogare Tizio) destinando gli stessi ad attuare l'indirizzo voluto dal Piano Industriale dello Governo, e dando agli operai l'indirizzo di casa di Tizio per andare a discutere con lui, con la massima serenità consentita dalla situazione, delle diverse visioni reciproche della vita. E proseguire, se necessario, con una indagine fiscale rigorosa e fastidiosa. E magari interessando i servizi segreti, che in questo genere di cose sanno bene il mestiere.
In realtà noi abbiamo un governo nemico dei cittadini e dello Stato, e dunque amico dei nemici dello Stato, contro cui dovremo combattere con una forza infinitamente superiore a quella con cui combattiamo un manager (che alla fine, sinceramente, può anche andarsene fuori da questo paese: alle condizioni volute da lui, tanto vale far aprire una fabbrica in Italia da qualsiasi altra casa automobilistica europea o straniera fornendo agevolazioni fiscali al posto della cassa integrazione).

Finchè non risolviamo questo problema, saremo indifesi e soggetti a continui attacchi alla dignità delle persone, soprattutto di quelle che hanno più bisogno di protezione e di tutela.

Ma non possiamo risolverlo, finchè abbiamo un popolo in gran parte disponibile a scegliere un governo nemico "di chiunque, purchè mi lasci fare quel che mi pare" e non un Governo che si assuma responsabilità ed OBBLIGHI ogni attore dello Stato a farlo.

Quanti tra gli operai che oggi voteranno SI all'accordo-ricatto su Mirafiori torneranno domani a votare di nuovo un capo del governo che considera giusta l'alternativa tra peggiori condizioni di lavoro ed assenza di lavoro?

La perdita della dignità operaia è figlia e conseguenza della perdita della dignità di un intero popolo.

Se ci sia possibilità di ritorno, sinceramente, non lo riesco ad immaginare.

PS: Forza FIOM!


martedì, gennaio 11, 2011

Non dovremmo permetterglielo...

Pare - dicono - che la fervida fantasia dei creativi al servizio del Satrapo stia partorendo nome e simbolo della nuova formazione che sostituirà il PDL.
Pare che si tratti di questo (ahò, so' creativi forti!!!):
Cioè, una cosa sua la vorrebbe chiamare uguale uguale ad una cosa che invece appartiene a tutti noi.
Non mi sembra giusto, dovremmo impedirglielo.
Al massimo potremmo accettare un più corretto "Pezzo di Italia", che è più onesto.
E poi si può abbreviare in "Pezzo di", che mi sembra ancora più consono.
Anzi, pensandoci bene "Pezzo di" mi sembra proprio il nome più indicato, per il nuovo partito e per il suo leader.

martedì, gennaio 04, 2011

2010 milioni di parole...

Copiando senza ritegno l'idea di un post di Chicca, e disponendo per la prima volta di dati (più o meno) affidabili tratti da Anobii su un intero anno di lettura, vi propino un po' analisi, statistiche e amenità varie sui libri che ho letto nel 2010. (post in update continuo, almeno per qualche giorno).
Anzitutto il numero: 114 libri per complessive 30.790 pagine. Sufficiente, direi. Devo dire che ho letto molto di più e camminato molto di meno dell'anno precedente, quindi ad ogni tot di pagine corrisponde anche un certo tot di etti messi su.

Autori più letti: Sandor Marai (8), Erri De Luca (5), Aarto Paasilinna (4), Georges Simenon (4), Josè Saramago (4), Jo Nesbo (3).

Il libro che ho preferito? A pari merito "La vita davanti a sè" di Romain Gary e "La lunga attesa dell'angelo" di Melania Mazzucco, senza dubbio. E poi, in ordine sparso, "Canale Mussolini" di Pennacchi, tutti quelli di Marai e di Saramago.
Fuori classifica, "La gioia di scrivere" di Wisława Szymborska: meraviglioso primo mio approccio alla poesia.

Le maggiori delusioni? "Il cinese" di Mankell, molto al di sotto dello standard a cui ci aveva abituati il buon Henning. E "Acciaio" della Avallone, una fredda collezione di stereotipi. "Caduta libera" di Lilin, una autentica schifezza dopo il curioso "Educazione siberiana".

I classici riscoperti? In testa sicuramente "Il maestro di Vigevano", di Mastronardi. "Le vite dell'altipiano" di Mario Rigoni Stern, che ci manca da morire. "Il giorno della civetta" di Sciascia.

Le piacevoli novità? "I Karivan", di Miljenko Jergović.

(...continua...)

Del nazicarognismo e dell'ipocrisia

Quasi due anni fa, scrissi un post che, riprendendo un articolo di Nadia Urbinati, segnalava il pericolo della costante e progressiva "perdita di ipocrisia" da parte della società.
Già, è paradossale, ma a mio avviso oggi avremmo un bisogno ancor maggiore di "ipocrisia".
Nel senso letterale di "simulazione di buoni sentimenti, di buone qualità o di buone intenzioni".
Perchè almeno la simulazione di queste cose, oggi, sarebbe già un bel passo avanti.

Che l'ipocrisia sia una caratteristica ineliminabile e connaturata all'individuo, è innegabile.
Tanto più cresce la complessità del proprio pensiero, tanto più aumenta - inevitabilmente - l'incoerenza tra i nostri comportamenti e le affermazioni che facciamo.
Proprio perchè "pensare" ci porta ad elaborare idee e opinioni molto distanti (nel tempo, nello spazio, nella sostanza) dal punto "fisico" in cui ci troviamo, nel momento in cui tendiamo a qualcosa che nella nostra vita ancora non esiste iniziamo a mettere in atto una serie di atteggiamenti imperfetti, approssimativi, dissonanti, che facilmente ci procurano l'etichetta di ipocriti.

Restiamo sostanzialmente ipocriti per tutta la vita, perchè difficilmente riusciamo ad essere all'altezza di quello che vorremmo davvero essere - se non per brevi attimi, se non - a volte - per puro caso.

E l'ipocrisia diventa un carattere distintivo non solo di una persona, ma di una collettività. Nel nostro paese, gli esempi sono infiniti e si trovano lungo l'intero arco della nostra storia di nazione, tanto per non andare troppo in là, o di sedicente comunità "cattolica": evito di farne, ma sicuramente ve ne vengono in mente parecchi.:-)

Ma l'ipocrisia è una cosa "buona" o "cattiva"?

Se si tratta di affermazioni che, sinceramente, disegnano un "noi" a cui vogliamo tendere ma per cui non siamo ancora pronti, direi che è un'ipocrisia "buona": ci stiamo provando, stiamo andando in quella direzione, non siamo ancora all'altezza delle nostre idee e dei nostri valori ma la vogliamo raggiungere, quell'altezza...

Se si tratta invece di affermazioni volutamente false, insincere, volte ad ingannare il prossimo sulle reali intenzioni di chi le fa...beh, mi sembra facile dare una connotazione negativa al concetto.

Però, negli ultimi anni, si stanno facendo strada due tendenze, in questo paese, che a mio avviso sono molto più pericolose dell'ipocrisia "negativa".

La prima è la riduzione della parola alla pura inconsistenza, tendenza praticata in modo assai più scientifico che in passato dall'attuale "versione" del potere.
Le parole, in questo caso, non hanno peso, non comportano responsabilità.
Quelle che vengono dette non sono nemmeno bugie: non si tratta di "affermazioni intenzionalmente contrarie alla verità", ma di affermazioni che della verità o falsità oggettiva semplicemente se ne fregano.
Sono parole che non vincolano a nulla chi le pronuncia. Parole dette per screditare le parole. Per trasformare i concetti in puro rumore, per rendere tutto uguale, indistinguibile ed in fondo inutile.
Il contenuto espresso dalle parole è indipendente dalla realtà, il tono con cui vengono pronunciate è sempre eccessivo, ultimativo. Grumi di suoni autistici, chiusi in un pacchetto non modificabile. Che non solo non consentono, ma non prevedono alcuna ipotesi di risposta od interazione con altri pacchetti di parole.

La seconda tendenza è quella del nazicarognismo. Assunta l'ipocrisia "buona" come nemico assoluto, si afferma che lo scopo del pensiero non è modificare l'uomo, ma giustificarne l'essenza. Che, per questa tendenza, è fondamentalmente essenza di carogna.
L'uomo è fondamentalmente, allo stato primitivo, una merda nei confronti dei suoi simili: con l'affetto e la cultura, però, PUO' diventare qualcosa di decisamente meglio di quello che è .
Il nazicarognismo non si preoccupa di come trasformare l'uomo da merda a UOMO, ma di giustificare con il pensiero (un pensiero intelligente, sofisticato, poggiato su basi oggettive) l'essenza della merda di cui è fatto l'uomo.
E quindi propugnerà non il cambiamento dell'uomo e della società, ma la giustificazione della sua essenza attuale su basi darwiniane.
I poveri ed i perdenti sono il risultato di una selezione naturale, secondo il nazicarognismo.
Mentre il "merito", la capacità di combattere ed abbattere, il farsi il culo soprattutto per farlo al prossimo sono gli elementi attraverso cui la società seleziona - sempre in modo "naturale" - i migliori, o comunque quelli adatti alla sopravvivenza.
Gli altri? Chi se ne fotte. Si possono, volendo, rinchiudere in città e territori appositi, dove tenerli a marcire riempiendoli di birra e televisione e sesso a buon mercato, senza alcuna speranza di elevarli dal loro stato subumano. Dei giganteschi campi nomadi, il modello in fondo è quello.
Il nazicarognismo è in questo senso più democratico del nazismo, perchè non prevede la Soluzione Finale su base etnica: chiunque può finir male, nessuno in questo senso avrà il privilegio di essere scelto per il luogo o la religione che si è trovato addosso quando è nato:-)

Il nazicarognismo si diffonde ormai come un cancro nella nostra società indebolita, fingendo di esserne la parte "forte".
Nella rete, ovviamente, dove capita di leggere frasi come "rispetto è uno dei nomi della codardia" o “argomentare con alterigia, controbattere con supponenza”.
Nelle affermazioni degli uomini di potere, che identificano con disprezzo intere categorie sociali.
Nelle affermazioni dei manager, dei "capitani coraggiosi" che portano posti di lavoro in cambio di rinuncia alla dignità, all'identità dei fantasmi che ieri erano operai e domani saranno servi.

Fino a qualche decennio fa, le aziende e lo Stato erano in fondo entità benigne. Protettive, forse cialtrone, ma benigne.

Tra le generalizzazioni che il nazicarognismo ama diffondere, c'è l'idea che TUTTE le aziende fossero collettori di fancazzisti coperti dal sindacato e dalla politica: milioni di esseri inutili (quelli di cui sopra, cui dare birraTV&sessoabuonmercato) che RUBAVANO lo stipendio, e che ora - sempre per via della selezione naturale - han perso il diritto al pasto gratis, e devono morire da qualche parte senza rubare risorse ai "migliori".

Inutile dire che gestire un'azienda significa gestire le risorse umane della stessa. Se quell'azienda serve come serbatoio di voti, non è solo colpa dei dipendenti-votanti se l'organizzazione serve solo ad erogare stipendi e non a produrre qualcosa. In un'organizzazione pensata per produrre, le cose vengono prodotte e la gente - usualmente - lavora, usando il giusto mix di motivazione e costrizione. Non esistono categorie di "fannulloni" in senso lombrosiano.

Alle grandi organizzazioni in cui "si perde il controllo della situazione" a causa di "potenze ostili" come il sindacato non ho mai creduto. La Fiat degli anni '80 non funzionava a causa dei suoi manager, dare la colpa al fancazzismo è stato assai stato semplice ma non onesto.
L'Olivetti, finchè era guidata da imprenditori e non dagli avvoltoi, funzionava alla grande, ed era un'azienda innovativa e geniale, senza nessuna necessità di frustare i dipendenti.

Se poi le aziende andavano in crisi, almeno un tempo lo Stato era disposto a dare una mano.

Oggi, le aziende sono generalmente ostili verso i propri dipendenti, quasi per principio, anch'esse affette - almeno nei manager che gestiscono il personale - da sintomi di nazicarognismo.
In genere il messaggio che adesso i megamanager inviano ai propri dipendenti in occasione delle feste comandate è "ricordatevi ogni mattina, quando venite a lavorare, che il vostro compito è soddisfare l'azionista, il cui profitto è Dio Supremo della nostra azienda e della vostra vita".

(Pensare agli "azionisti", grassi parassiti informi e impersonali che investono soldi e li ritirano a seconda del guadagno, così come si sale e si scende dal tram, è di certo il modo migliore per incentivare le persone a trovare un senso nel proprio lavoro, dopo che avranno ritrovato e raccolto le proprie sacche scrotali e le proprie ovaie sparse sul pavimento).

Il dato nuovo è che oggi, se ti è ostile la tua azienda, anche lo Stato sembra avercela con te (con te perdente, fesso, fannullone, inutile, destinato a birraTV&sessoabuonmercato) e sembra mostrare anch'esso i bubboni del nazicarognismo.

Ogni mattina ti svegli e ti chiedi: che cosa mi faranno oggi?
Le vie del sadismo nazicarognista dello Stato, ormai, sono infinite.

Possono - chessò - contemporaneamente lasciare che il "mercato" aumenti a livelli insostenibili il prezzo dei carburanti e delle strade a pagamento, e nel contempo aumentare le tariffe del trasporto urbano e tagliare il 30% del servizio (ah, lo faranno le Regioni e non lo Stato? vabbè, son sofismi: se la posizione in cui ti sodomizzano si chiama "centralismo" o "federalismo", non è che questo cambi granchè la tua percezione del dolore...), e quindi costringerti a svenarti andando al lavoro in auto senza trovare parcheggio, per poi dirti che devi cambiare auto perchè rendi irrespirabile l'aria della città...

Possono consentire che ci siano 100 miliardi di euro di evasione fiscale, e nel contempo avvisarti che ti faranno un culo così (si, a te, bastardo di un lavoratore dipendente perdente fesso ecc ecc) per ogni errore che farai nel 730: e intanto il tizio che evade ha messo la sua pargola all'asilo nido al posto della tua, che guadagni troppo.

Possono farti la multa per la veranda abusiva ed intanto concedere concessioni edilizie che scardineranno tutto l'assetto idrogeologico della zona in cui vivi, in cui tanto andrà tutto in merda lo stesso per la costruzione della nuova tangenziale o della linea a Velocità Mistica per collegare Ibiza con Istanbul in sole tre ore non stop.

Possono tagliare decine di migliaia di posti e otto miliardi di euro nella scuola pubblica e poi dirti: ehi, amico, questa scuola è proprio diventata una schifezza! Se arrivi dalla scuola pubblica un posto te lo scordi, se non hai i soldi per pagarti la privata affari tuoi...

Possono farti altre migliaia di cose brutte, stupide e cattive.

Il risultato finale è che - come la prima tendenza di cui parlavamo, che fa la stessa operazione con le parole - anche il nazicarognismo (aziendale e statale) finisce per farti perdere fiducia in tutto. Nessuno ti proteggerà, se non sei potente di tuo.
Nessuno ti darà una mano, un'opportunità, se non aderisci alla grande famiglia delle nazicarogne.
Solo birraTV&sessoabuonmercato, ecco quel che resta per te.

Ed allora, per tornare al concetto iniziale del post, l'ipocrisia "buona" è infinitamente meglio delle due tendenze descritte e dominanti.

Perchè cerca di immaginare un uomo migliore, un mondo migliore.
Perchè crea con l'immaginazione qualcosa di meglio di quel che c'è.
Perchè ne abbiamo bisogno, come antidoto a questa porcheria dilagante.
Perchè non possiamo accettarlo, un mondo così, nè rassegnarci all'idea che non c'è più nulla da fare, e che questa è la condizione naturale dell'umanità.
Perchè la birra ci piace, ma solo se la scegliamo noi.

Perchè, addirittura, l'ipocrisia buona pensa che uomini di potere e nazicarogne, in quanto uomini, siano "riformabili" e salvabili, e che non sia proprio necessario eliminarli.

(Si, lo ammetto: questa ultima frase era veramente MOOOLTO ipocrita:-)))

Perchè oggi, forse, - pensa te dove siamo arrivati! - son persino meglio le azalee ipocrite di cui parla Gaber rispetto a quei ghighi schifosi e bastardi indossati in permanenza da chi "ha capito tutto della vita"...

L'AZALEA (da "Un'idiozia conquistata a fatica")
Giorgio Gaber

Io credo che non ci sia stato un altro periodo della storia in cui gli uomini siano arrivati al nostro livello di cattiveria e di egoismo.
Un uomo oggi, non avendo remore di morale e di coscienza, tanto più gli conviene tanto più è carogna. È carogna coi più deboli, è carogna coi più forti... no, coi più forti è viscido... è carogna con la moglie, coi figli, con gli amici, è carogna con il mondo intero.
Però la domenica... un'azalea. Tutti che comprano un'azalea. Un'azalea per questo... per quest'altro... per quest'altro ancora... dato che non funziona niente si risolve tutto con le azalee.
E mi bussano alla porta, mi fermano per la strada, mi corrono dietro, col motorino, con la bicicletta, e io, stremato, che faccio? Compro un'azalea… per salvare bambini, animali, piante, ricerche varie, bacini idrici, le suore del Nicaragua, le foreste dell'Amazzonia... Devo fare tutto io!
L'azalea, oltre ad essere un arbusto ornamentale delle ericacee, è diventata il simbolo della purificazione. E siccome più uno più è sporco dentro, più ha bisogno di apparire buono, i più carogna hanno azalee dappertutto: nell'ingresso, in sala da pranzo, in camera da letto... vanno al cesso e... TRACK un'azalea. Che raffinati!
Secondo me a San Francesco non piacevano le azalee. Gli piacevano i lupi. Certo che anche avere una casa piena di lupi...
E Ghandi? E Madre Teresa di Calcutta? Ne han salvate di persone, eh! Oddio, se in India ci fosse stato un bravo statista anche un po' meno buono forse ne avrebbe salvati di più. Ma che c'entra…
Non c'è niente da fare, la bontà vera commuove, rassicura… quella finta… mi fa vomitare. E se ci fosse un Dio io credo che la condannerebbe. Ma basta con queste finzioni, queste ipocrisie, queste esibizioni fatte per abbellire l'anima... e anche l'immagine. Ma dentro, dentro cosa siamo, eh? Ve lo dico io che cosa siamo: siamo delle caramelle di merda ricoperte di cioccolato.
A proposito, ho fatto un sogno.
Si alza in volo un branco di mucche... VVVV... è un sogno ricorrente, pieno di effetti speciali... VVVV... un film, Spielberg regista, lui può... VVVV... e sulle azalee della domenica... VVVV... su Telethon... su 'Trenta ore per la vita'... VVVV... su 'We are the worid we are the children'... VVVV... su 'La partita del cuore'... 'Grazie Firenze!'... VVVV... su 'Pavarotti and friends'... 'lo conto perché non sono un conto'... VVVV...
E le mucche… SPLASCH!!!
Oooh!..
A questo punto scatta come sempre la solidarietà. Domenica prossima in tutte le piazze d'Italia, è in vendita a lire. quindici... facciamo centomila... una piantina di azalee. Il ricavato sarà devoluto alla ricerca... di quei poveri disgraziati che sono ancora sommersi sotto quella montagna di sterco bovino.
Dio esiste.