mercoledì, marzo 06, 2013

Storia di un (e)lettore

...non è un post che riguarda le elezioni, ma il titolo di un mio post su ebookreaderitalia.com che tratta di libri e lettura...


lunedì, marzo 04, 2013

Curiosità

«Ci sono stati momenti in cui la mia condotta sessuale è caduta al di sotto degli standard a me richiesti, in quanto prete, arcivescovo e Cardinale». 


(Ho cercato la dichiarazione originale, riportata ad esempio da The Guardian, e dice: "there have been times that my sexual conduct has fallen below the standards expected of me as a priest, archbishop and cardinal".)

Accidenti, adesso sono curiosissimo: quali sono gli standard attesi dalla condotta sessuale di un prete, arcivescovo e cardinale? :-)

domenica, marzo 03, 2013

Strumenti sbagliati


Il pessimo rapporto tra i miliardari egocentrici e la Costituzione.


Di Silvio Berlusconi, conosciamo benissimo l’insofferenza verso la Costituzione della Repubblica.
 In nome di una Costituzione “reale” contrapposta a quella scritta, non ha mai cessato di manifestare il proprio fastidio verso quasi tutto l’impianto di garanzie della nostra carta costituzionale, addebitando ad esso la sua “impossibilità di governare” nonostante l’amplissima maggioranza parlamentare.

Ora, è la volta di Beppe Grillo.
Nei giorni scorsi, ha manifestato la sua insofferenza per l’articolo 94, penso soprattutto per le due frasi iniziali:
Il Governo deve avere la fiducia delle due Camere.
Ciascuna Camera accorda o revoca la fiducia mediante mozione motivata e votata per appello nominale.

Grillo e Casaleggio hanno deciso che questo articolo a loro non interessa. Non vogliono dare la fiducia: che cosa vogliano fare in alternativa, non è ancora dato sapere.
Ieri è stata la volta di un furioso attacco all’articolo 67:
Ogni membro del Parlamento rappresenta la Nazione ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato.
Questo, scrive Grillo, consente la libertà più assoluta ai parlamentari che non sono vincolati né verso il partito in cui si sono candidati, né verso il programma elettorale, né verso gli elettori. Insomma, l'eletto può fare, usando un eufemismo, il cazzo che gli pare senza rispondere a nessuno. Per cinque anni il parlamentare vive così in un Eden, in un mondo a parte senza obblighi, senza vincoli, senza dover rispettare gli impegni, impegni del resto liberamente sottoscritti per farsi votare, nessuno lo ha costretto con una pistola alla tempia a farsi inserire nelle liste elettorali. La circonvenzione di elettore è così praticata da essere diventata scontata, legittima, la norma. Non dà più scandalo. Viene concesso al parlamentare libertà preventiva di menzogna, può mentire al suo elettore, al suo datore di lavoro, senza alcuna conseguenza invece di essere perseguito penalmente e cacciato a calci dalla Camera e dal Senato.
Dove in quel “fare il cazzo che gli pare senza rispondere a nessuno”, il nessuno sembra essere Grillo stesso.
Ma non entro nel merito: io penso che il mandato rappresentativo sia giusto, e che sia la orribile legge elettorale attuale a cozzare violentemente con l’articolo 67 della Costituzione, ma non è questo il punto.
Ora, la Costituzione non è scritta sulla pietra. Assolutamente. Si può discutere di essa, proporre cambiamenti (come è già avvenuto, anche in modo irresponsabile da parte del centrosinistra e come tentato dal centrodestra, ma senza superare l’approvazione referendaria). Esistono le regole per cambiare le sue regole, che sono racchiuse nell’articolo 138.
Quindi pensare di cambiarla e fare le proposte per cambiarla come previsto dalle regole è un fatto accettabile. Insultare la Costituzione, infastiditi perché la si considera ostacolo ai propri desideri, un po’ meno.
Il Presidente Napolitano, così sensibile da non andare all’incontro con il candidato della SPD perché costui aveva definito “clown” Berlusconi e Grillo, non sembra così attento agli insulti di costoro. Per par condicio, visti i continui insulti a Bersani, il Presidente non dovrebbe ricevere Grillo fino a quando non chieda scusa.
La realtà è che c’è il fortissimo pericolo che il berlusconismo stia lasciando il passo ad un fenomeno speculare, il grillismo, alimentato in parte dagli stessi elettori: un popolo incazzoso, indisposto ad assumersi responsabilità, pronto a trovare sempre nuovi nemici pur di non mettersi in discussione (a leggere i commenti ai post di Grillo, oggi peggio di ieri, c’è da spaventarsi per il tasso di violenza ed aggressività senza discernimento)-
I finanzieri, i banchieri, gli speculatori godono come ricci: la nuova arma di distrazione di massa è un miliardario che accende i riflettori sulla casta, e loro possono di nuovo agire nel buio accrescendo la disuguaglianza e l’ingiustizia.

sabato, febbraio 16, 2013

Il Berlu sopra Torino

In questi ultime settimane, la mia buca delle lettere vomita incubi.
Ieri, il volantino del PDL. Con questa immagine.
Orrore.
Schifo.
Raccapriccio.
Vomito.
Nausea.
Il simbolo della mia città assediato da un immenso Faccione Di.
Fassino, non si può far qualcosa? Chiedere il danno di immagine? Impedire a sto Godzilla di minacciare quello che amiamo?

La Mole mi è cara.
La vedo al mattino, quando vado al lavoro in auto, in rassicurante triangolazione con la Basilica di Superga e il quasi perfetto triangolo del Monviso: un trittico che mi riscalda il cuore.
E, da qualche giorno, in seguito ad un fortunato trasloco di ufficio, la vedo anche, ogni volta che ne ho voglia e bisogno, dalla finestra: 

La cara, vecchia Mole vista dalla finestra del mio ufficio
Grande Bugiardo, non era il caso che mi fornissi un nuovo motivo per detestarti...bastavano già le decine di migliaia precedenti:-)

venerdì, febbraio 15, 2013

Non è vero che i politici son tutti uguali...

...alcuni sono peggio!

Ma guarda un po'...mentre il loro grande capo Faccia di Plastica vende bubbole, questi sembra che vendano mutui...ma voi lo comprereste un mutuo, anche usato, da uno che fino a ieri reggeva posaceneri a Bossi?:-)



sabato, gennaio 12, 2013

Istanbul



(Appunti su un viaggio d'ottobre)


Oggi Istanbul conta tra i 16 ed i 20 milioni di abitanti (son raddoppiati negli ultimi 10 anni), quindi “conoscere Istanbul” non è ovviamente cosa che si possa fare in pochi giorni: ci si deve limitare a piccoli assaggi.
Si può scegliere la parte storica, che fu prima romana, poi bizantina, poi ottomana: tenendo conto che tra spoliazioni ed incendi (che distrussero fino al XIX secolo buona parte di una città costruita prevalentemente in legno) assai poco è rimasto di tutte queste epoche.
Istanbul è l’unica grande città del mondo che si sviluppa su due continenti diversi, separati dal Canale del Bosforo: l’Asia ad Est, l’Europa ad Ovest…
E’ una città, a prima vista, perennemente sveglia ed indaffarata, nonché intasata dal traffico (almeno in centro). Costruita su sette colline assai più erte dei colli di Roma, il centro è un dedalo di stradine strette e ripidissime, di scalinate che scendono vertiginosamente verso il mare, le une e le altre perennemente intasate di auto e di folla…
Il quartiere di Galata, ad esempio, è stato per secoli una colonia genovese (si, qui ci son stati tutti, compresi i veneziani): dominato da una bella torre, che svetta nel panorama di Istanbul e diventa subito riferimento, verso sud declina rapidamente verso il mare e verso il ponte omonimo che lo collega agli storici quartieri ottomani di Sultanhamet: sul ponte, dove passa ora il tram, decine di cittadini si mettono a pescare, la dove il Corno d’Oro (che è un fiordo) si apre sul Bosforo.
Stupisce pensare che, ai tempi dei bizantini e fin verso il XV secolo, il Corno d’Oro in quel punto era sbarrato da una colossale catena che univa le due rive (distanti circa 450 m); e che persino Maometto II il Conquistatore, che nel 1453 prese la città, non riuscì a violare la catena e fu costretto a far passare le sue 260 navi via terra, come Fitzcarraldo, su una passerella di legno lunga 2 km che risaliva e riscendeva la collina di Galata, facendole trascinare a mano dai suoi schiavi!
Quando gli Ottomani giunsero alle porte della città, Costantinopoli era ormai difesa da poche migliaia di bizantini, e da pochi genovesi giunti in soccorso (la Chiesa rimase sorda alle richieste di aiuto).
Edmondo De Amicis, che ha scritto una splendida guida “Costantinopoli” agli inizi del ‘900 (vi viaggiò per mesi in compagnia di un pittore, come inviato de “L’Illustrazione Italiana”) descrive quei momenti in modo palpitante. Patrizi, plebei, vergini, ecclesiasti, a decine di migliaia, si rinchiusero nella storica chiesa di Santa Sofia (fondata da Costantino nel V secolo), sperando fino all’ultimo che un angelo dalla spada fiammeggiante o la Madonna stessa li salvasse dalle orde infedeli.
Non giunse, ovviamente, nessun salvatore, ma arrivarono le orde asiatiche, guerrieri lordi di sangue e polvere, che sfondarono le porte e diedero il via al saccheggio di cose e persone, violentando, uccidendo, distruggendo, portandosi via schiavi e schiave.
Mehmet II giunse a cavallo dopo qualche ora, si affacciò sulla carneficina ancora in corso e proclamò che la chiesa sarebbe diventata la casa di Allah (e ridusse da 3 a uno i tradizionali giorni di saccheggio permessi alle truppe, affinchè rimanesse almeno qualche bizantino prigioniero…)
I primi Sultani ottomani, almeno fino al XVII secolo, furono guerrieri valorosi e terribili. Le loro truppe scelte e fidate, i Giannizzeri, erano costituite da ragazzi prelevati dalle famiglie cristiane dell’Impero ed educati all’Islam ed alla guerra.
Valorosi anch’essi, mieterono successi militari che parevano inarrestabili, mentre i sultani costruivano palazzi bellissimi, decorati di mosaici, dalle tinte pastello, con giochi d’acqua, raffinati e in grado di affascinare il mondo.
Poi, finite le guerre, i Sultani si fecero pingui e viziosi. Tra le centocinquante schiave dell’harem, tra cui spiccavano per bellezza le circasse, sceglievano la ristretta quindicina con cui concubinare regolarmente, e tra di esse la Sultana.
L’Impero si manteneva (e marciva) da solo, e non restava che amministrare – assai annoiati – la giustizia, con qualche eccesso di crudeltà non separabile dall’immensità del potere, e poi fornicare, mangiare e sperare di durare a lungo.
Perché anche i Giannizzeri, nei secoli, si erano fatti casta, acquisendo sempre più potere (e perdendo sempre più capacità militari di fronte ai sorgenti eserciti moderni delle potenze occidentali).
Non era raro che si recassero al Topkapi, il Palazzo Imperiale, a reclamare nuovi privilegi e mettendo in pericolo lo stesso Sultano, non prima di avergli sterminato visir e ministri, nonché tutto l’harem, per fargli capire che non scherzavano.
Fu anche per questo che nel 1826 un Sultano più accorto dei precedenti formò una nuova guardia scelta e, di fronte al protervio rifiuto dei Giannizzeri a confluirvi, colse il pretesto per “scioglierli” – facendoli letteralmente tutti a pezzi.
Sempre verso la fine del 1800, i Sultani decisero di abbandonare il meraviglioso Palazzo Imperiale in stile ottomano per costruire, sulla riva del Bosforo, un ricchissimo e decadente Palazzo Reale, il Dolmabahce, in stile occidentale.
In questo palazzo dalle infinite stanze, piene di ricchezza scintillante e spesso pacchiana, c’è un pazzesco salone della dimensione di 2000 mq, con un lampadario da 4,5 tonnellate, regalo della Regina inglese Vittoria.
(La guida ci ha tenuto a farci sapere quanto Silvio Berlusconi amasse questa specie di piazza d’armi al coperto, e ci sia venuto in visita ben quattro volte – forse a rubare spunti per l’harem…)

Ma, Sultani a parte, parliamo dei Turchi di oggi. Nel centro moderno, dietro la Torre genovese di Galata, Istanbul è di fatto una grande capitale europea.
La sua Via Roma, la Istiklal Cadesi, e percorsa giorno (per i negozi) e notte (per i locali) da masse spaventose di ogni età, ed i bellissimi palazzi barocchi e liberty dislocati fino alla piazza Taksim, cuore della Istanbul moderna, non hanno mai quiete.
Nella via, venditori di caldarroste, pani e succhi di frutta (soprattutto melograni, a ottobre), sono presenti a centinaia, con i loro carretti.
I turchi, pur dichiandosi per il 55% musulmani, sono secolarizzatissimi, e vestono all’europea e normalmente restano indifferenti ai cinque richiami quotidiani alla preghiera che le voci registrate dei muezzin fanno dagli altoparlanti dei minareti: appuntamenti peraltro utilissimi per sapere che ora sia:-)

Quando, dopo il crollo dell’Impero Ottomano, alla fine della Prima Guerra Mondiale, Kemal Ataturk rifondò la nuova Turchia come repubblica (nel 1923, negli angusti confini attuali) la rese laica, e per occidentalizzarla vietò l’uso del fez e dei caratteri arabi, sostituiti da quelli latini. Spostò poi la capitale ad Ankara, perché il passato di Istanbul era troppo ingombrante per la nuova giovane nazione.
Istanbul perse quindi rapidamente di importanza, tanto che negli anni Sessanta sembrava soggetta ad un declino inesorabile.  Salvo poi rinascere negli anni ’90 del XX secolo, moltiplicando per 10 la sua estensione e gli abitanti che le erano rimasti…
Se ci si sposta per qualche chilometro dal centro, però, si trovano i quartieri (come Fener), dove gli uomini indossano caffettani, barbe lunghe e turbanti, e dove le donne sono vestite di nero integralmente con quella inquietante retina a nascondere anche gli occhi.
Gironzolando per quei quartieri (poverissimi e tutti in salita), dove vivono ancora i discendenti degli ebrei espulsi dalla Spagna nel XV secolo e che parlano ancora spagnolo, dopo un po’ ci si sente, come occidentali, davvero a disagio: non per una evidente ostilità – che non si percepisce,  ma per la netta sensazione di essere qualcosa di altro e incompatibile rispetto all’ambiente.

Si mangia molto kebab, che qui si presenta normalmente nella forma di piatti di carne alla griglia, e si beve moltissimo tè (bevanda a cui è difficile sfuggire, viene venduta ovunque da chiunque passi con un thermos…) e tantissimo raki (liquore nazionale al gusto di anice, tipo pastis, che si usa anche pasteggiando, con molta acqua fresca…)

Si passano belle serate nei bar all’aperto, bevendo tè e giocando a backgammon (loro fanno entrambe le cose con una velocità che stordisce!).
Le moschee sono bellissime, in particolare la celeberrima Moschea Blu. Poiché il Corano impedisce rappresentazioni di esseri viventi (animali o umani), l’arte ottomana si è sviluppata soprattutto nel campo della calligrafia, e palazzi e moschee sono decorate da scritte di una bellezza da restare affascinati, a bocca aperta, a guardarle per ore.
Poi c’è il Gran Bazar (ci ha girato le scene iniziali di “Skyfall”, l’ultimo 007): turistico e poco interessante nei percorsi classici, è invece fantastico nelle sue estensioni “popolari”. Ci sono negozi che vendono esclusivamente manichini per negozi, o solo catene, o solo backgammon…

Il traffico del centro (sempre congestionato, e costituito all’80% da taxi gialli modello Fiat Albea (una sorta di Bravo a tre volumi) è stordente, soprattutto per l’incessante suono dei clacson: suonano SEEEEMPREEE!
La raccolta dei rifiuti (impossibile differenziare!) è attiva 24 ore al giorno.

Ci sono poi i taxi collettivi, i Dolmus, che intercetti solo alla partenza (l’orario di partenza è “quando è pieno”; le fermate sono a richiesta di chi c’è sopra, la destinazione è sicura ma il percorso imprevedibile per tempi, quindi non ci son certezze di orari e fermate…)

Poi ci sono le pasticcerie, stupende, con le piramidi di baclava – stucchevoli ma irresistibili ed ipercalorici dolci di miele e noci, e migliaia di caramelle gommose e colorate ad ogni gusto possibile – dal melograno alla rosa…

E poi le spezie colorate e profumate, in giganteschi sacchi di juta, e la birra “Efes”, e la pide che è una sorta di pizza, e l’Ayram che è yogurt acido e spumoso e bianchissimo servito in boccali da birra – nei locali “islamici” che non vendono alcool, ma Coca Cola…

Che dire ancora?
Che arrivati in Turchia, all’aereoporto di Istanbul, modernissimo e perfetto, ci abbiamo messo molto meno ad entrare nel paese rispetto ai tempi biblici riscontrati al controllo passaporti al rientro a Torino, grazie a due poliziotti indefinibili – guardavamo con imbarazzo la lunga fila di turchi maltrattati come “extracomunitari”.

Che in tutti gli alberghi (con camere ampie, pulite e dignitose) c’era il wifi gratis.

Che i turchi sono attivi ed entusiasti, costruiscono i grattacieli di notte e se entreranno in Europa…ci distruggeranno a colpi di modernità ed efficienza.

E, infine, che “fumare come un  turco” è ormai una leggenda, perché nemmeno lì va più di moda – e non hanno nemmeno bisogno di minchiate elettroniche.

Quelli che…
Quello con il carretto che fa le caldarroste, aprendole a mano una per una.
Quello con il carretto che vende quella specie di pane che si chiama…
Quello con il thermos che vende tè e caffè.
Quello che vende le bottiglie d’acqua fresca da 0,5 L a 0,50 lire turche.
Quello che porta pacchi di bottiglie d’acqua sullo scooter.
Quello che suona il corno in Istiklal Cadesi.
Quello che suona il clacson: sempre, ovunque.
Quella con il velo colorato, l’abito colorato, il trucco. Ed un viso bellissimo.
Quello che cerca di fregarti portandoti il resto, e ti porta 23 lire anziché 36; e quando glielo fai notare, ti riporta il resto giusto. E non fa un plisset.
Quello che conduce il tram rosso da Taksim a Tunnel e viceversa, sull’unico binario che passa giusto in mezzo a Istiklal Cadesi.
Quelli che hanno i locali finto francesi sulla salita di Cezyr.
Quelli che bevono l’Ayran e mangiano la pide.
Quelli che vendono la Efes a 50 CL a 8 lire turche, quella da 30 CL a 6 lire turche. E quelli che fanno i furbi e la vendono più chiara.
Quelli che all’ora della preghiera islamica diffondono dagli altoparlanti dei minareti i richiami dei muezzin.
Quello che porta a tracolla sulla spalla destra due voluminosi sacchi neri della spazzatura pieni di chissà cosa.
Quelli che trasportano le merci su e giù per le salite.
Quelli (ragazzini) che giocano a calcio sotto le arcate dell’Acquedotto romano di Valente.
Quelli (la famigliola) che costruiscono il gradino di casa, nella casa sotto l’Acquedotto romano di Valente.
Quelle che portano il velo, fumano e consultano l’iphone.
Quelli che fanno le spremute di melograna, arancia, carota (da 3,2,1 lire turche a bicchiere piccolo).
Quelli che, all’aperto, fanno la pasta per la baclava.
Quelli che fanno le piramidi di baclava.
Quelli che vanno in traghetto dall’Europa all’Asia e poi viceversa, in dieci minuti e per sole 3 lire turche.




giovedì, dicembre 20, 2012

'ntu culo alla speranza!

La scorsa notte, quando sono uscito con i miei pargoli dalla visione dell'ultimo film di Antonio Albanese, "Tutto tutto niente niente", eravamo tutti e tre un po' perplessi.
Si, certo, le battute e le gag erano divertenti, però... c'era qualcosa che non quadrava.

Poi, ragionandoci su, ci sono (ci siamo) arrivati.

Cavolo: è un film in cui mancano i buoni!!
Nel senso che tutti i personaggi sono carogne o imbecilli, sono tutti pervasi dal male e/o dalla stupidità, ma non c'è un solo personaggio che abbia un valore apprezzabile, che faccia un'azione che sia disinteressata o mossa da un ideale, che permetta una almeno parziale identificazione...

Ci sono questi tre pezzi da galera (che Albanese caratterizza benissimo) che vengono candidati al Parlamento, restano esclusi ma poi vengono ripescati (e tirati fuori dalle galere) al solo fine di tener su un governo fatto da vecchie carogne metallizzate (una chicca il piccolo cameo di Paolo Villaggio, un Presidente del Consiglio/Caligola rincoglionito e silente).
I palazzi del potere sono immensi, imperiali, e popolati da gente vestita come Cristiano Malgioglio, intenta a cazzeggiare perpetuamente, mentre l'aula del parlamento sembra uno stadio popolato da ultras (incluse le pubblicità scorrevoli del prossimo condono). 
Le donne sono solo prostitute, minus habens o iene in carriera.
I tre, ovviamente, risultano quasi meno peggio di chi li ha chiamati a Roma.

Tutta l'atmosfera è decadente, corrotta, volgare, insulsa, vuota.

Nel film precedente, quello su Cetto Laqualunque,  c'era almeno il poliziotto che chiedeva la ricevuta fiscale o cercava di arrestarlo: certo, era solo, ma C'ERA.
Qui, nulla si oppone al disastro. I tre ovviamente alla fine saranno talmente incapaci e maldestri da schifare pure il potere, ma sfuggiranno a qualsiasi punizione e continueranno beatamente ad essere se stessi.

Non c'è alcun gesto catartico, nessun atto di redenzione, di speranza, di promessa (chessò, il palazzo del potere che esplode per un attentato, o una eruzione vulcanica che seppellisca i tre: che una forza qualsiasi, anonima o naturale, dia un segno di reazione), e quindi si esce con le risate che si spengono in gola ed un senso di profondo malessere...

Albanese, tu sei un grande e sei simpatico, però ricordati...
Almeno al cinema, almeno nelle storie... abbiamo sempre bisogno, dei buoni!:-)

venerdì, dicembre 14, 2012

Fatica inutile

Tiziano: La punizione di Sisifo
Perchè dovremmo andare a votare, tra una sessantina di giorni?

C'è, in questo paese a sovranità mutilata, un candidato unto e benedetto dalle banche, dalla finanza, dal PPE, dall'Europa, dalla BCE, dalla Chiesa Cattolica, dalla vecchia piccola borghesia ("Com'è educato, com'è signorile...e poi, quei loden...")...

Perchè perder tempo con la "democrazia come paravento"?

Una bella letterina della BCE, e via: se il sistema funziona, perchè cambiarlo?


giovedì, dicembre 13, 2012

Una poesia di Wislawa Szymborska

Torno a mangiare, con lentezza e gusto, le parole altrui.

Le guardo con attenzione, le ammiro, le ricesello nella mente, lettera per lettera: per vedere come sono fatte, per scoprire di nuovo qual è la magia che - legandole insieme - le rende portatrici di emozioni.
Le trascrivo, ignorando le grida di dolore del cervello anchilosato e del polso disabituato: che la mano percorra goffamente le curve dei segni sulla carta, che il graffiare faticoso del pennino mi ricordi che non c'è umanità vera senza fatica, senza dolore, senza coinvolgimento, senza errore.
Vedo l'imprecisione, le scivolate, i cambiamenti di inclinazione, le dimensioni incoerenti, l'imperfetto controllo della mano.
Vedo il lavoro da compiere su me stesso (ci sarà da faticare, a lungo).
Vedo, in quei segni, la vita.


Torno a mangiare, con lentezza e gusto, le parole altrui.
Sperando che possano tornare a nutrire le mie.
Sperando che ancora, un giorno, "sappiano le mie parole di sale" (*).

(*) citazione volutamente parafrasata del titolo di un libro di Babsi Jones.

Una lettera di Mario Rigoni Stern all'ANPI



Scusate, ma avevo davvero BISOGNO di qualcosa di bello.:-)

martedì, dicembre 04, 2012

Questions...

Lo spread (bleah) è sceso sotto/attorno a quota 300, e tutta l'informazione mainstream esulta: "ecco, vedete, le politiche di rigore del governo producono finalmente risultati e rassicurano i mercati!!"
Ma io mi domando e dico...
se fossi uno speculatore, un avvoltoio, uno sciacallo della finanza (ovvero quel che si nasconde dietro la parola fintamente neutra "mercato") sarei solo rassicurato da quel che sta facendo il governo?
Noooo: sarei ENTUSIASTA!!!
Entusiasta di un gruppo di bocconiani, intimamente simili a me, che considerano "naturale" questo sistema di merda e sono disponibili ad affamare i propri governati, a ridurli alla miseria, pur di non scalfire nemmeno il sistema della diseguaglianza.
Entusiasta di chi sta apprestandosi a smantellare il welfare pubblico per regalare anch'esso ai famelici appetiti della finanza.
Entusiasta di chi promuove "accordi sulla produttività" che dicono alle imprese "non c'è bisogno di investire in ricerca ed innovazione, perchè vi procuriamo nuovi schiavi senza diritti e potete competere con questi..."
Entusiasta di chi vuol mettere mano ad uno dei sistemi sanitari pubblici più efficienti, solidali ed economici del mondo per dare i bocconi più golosi ai cani più avidi...

*

Uno spot della Chiesa Cattolica afferma:
"Se non ci fossero i sacerdoti, chi si occuperebbe degli ultimi? Nessuno".

Quindi, si afferma esplicitamente che i cattolici, ad esclusione dei sacerdoti, non si occupano degli ultimi; ergo, se ne fregano del vangelo e dei precetti del cattolicesimo.

Si tratta di una clamorosa gaffe comunicativa, o della confessione di un fallimento di proporzioni bibliche?

*

Beppe Grillo, la scorsa settimana, ha (come fa usualmente) gettato carrettate di letame sulle Primarie del Centrosinistra.

Oggi vara le "parlamentarie" del Movimento 5 Stelle: sostanzialmente, le persone che hanno diritto di votare guardano delle brevi presentazioni online dei possibili candidati alle elezioni politiche della propria zona e li scelgono con un click.

Fatemi capire: muoversi di casa propria per andare a votare tra un numero ragionevole di candidati (che in qualche modo han fatto ampiamente e pubblicamente sapere come la pensano) è da coglioni, mentre scegliere davanti ad un video degli emeriti sconosciuti che si autopresentano è democrazia reale?

*

Esiste al mondo, oltre ad Israele, un qualsiasi stato a cui sia permesso decidere ed applicare la pena di morte sul territorio di un altro stato, e che si offenda pure se si reagisce?

*

Dopo le armi di distruzioni di massa mai trovate in Iraq, voi ve la sentite di credere agli USA quando dicono che Assad in Siria sta usando le armi chimiche?

lunedì, novembre 19, 2012

Ah, si, certo...

...quel che ci mancava era davvero un altro miliardario, pronto a scendere in campo per salvarci.
Potendo scegliere, preferisco Rockerduck, che mi è più simpatico.

venerdì, novembre 16, 2012

Ma che razza di gente siete?/3

Questa mattina ho ascoltato una intervista telefonica al Ministro della Pubblica Amministrazione, Patroni Griffi, quello che twittava felice sulle 4200 eccedenze della P.A. (vedi post precedente).
Ha affermato che le "eccedenze" non sono ancora definitive, ed è prevedibile che le "teste" di troppo nella Pubblica Amministrazione, alla fine, potrebbero essere fino a 2000 di più.
Ha anche voluto sottolineare, con una inequivocabile nota di orgoglio nella voce, che quei posti verranno cancellati DEFINITIVAMENTE, e non saranno mai più ricoperti.

Agghiacciante.

Un Ministro della Repubblica di un paese in crisi che SI VANTA di distruggere in modo irreversibile migliaia di posti di lavoro e di rispettivi redditi. Che gioisce dell'angoscia, del panico, della paura altrui.

Un governo che si mette GIOIOSAMENTE a giocare allo stesso gioco assassino del Mercato.

Intanto, una indagine realizzata dal Censis rivela oggi che:

"Domina il pessimismo per il timore di avere troppo pochi soldi, regole che cambiano continuamente,
paura di perdere il lavoro e di non poter più versare i contributi
Timore per pensioni pubbliche troppo basse, regole che cambiano continuamente, paura di perdere il lavoro e di non poter versare i contributi: si tinge di nero l’orizzonte della vecchiaia degli italiani.
Già oggi la previdenza pubblica è fatta di pensioni basse. Degli 11,6 milioni di pensionati con pensione di vecchiaia, più di 4 milioni (oltre il 35%) beneficia di un assegno pensionistico inferiore a 1.000 euro. Di questi, 741mila (il 6,4%) ricevono meno di 500 euro al mese. E il futuro non sarà più roseo. I lavoratori italiani pensano che quando andranno in pensione riceveranno un assegno pari in media al 55% del proprio reddito attuale. Un quarto dei lavoratori crede che avrà una pensione inferiore al 50% del reddito da lavoro e il 43% che al massimo sarà compresa tra il 50% e il 60% del reddito. È quanto emerge da una ricerca realizzata dal Censis per la Covip 

In particolare, i dipendenti pubblici si aspettano una pensione pari al 62% del loro reddito, i dipendenti privati pari al 55% e gli autonomi al 51%. I giovani di 18-34 anni prevedono che avranno una pensione pari al 54% del reddito e i più anziani pari al 60%. Secondo l’opinione del 46% degli attuali occupati si va incontro a una vecchiaia di ristrettezze, senza grandi risorse da spendere: il 24,5% ritiene che non potrà vivere nell’agiatezza, anche se qualche sfizio potrà toglierselo, il 21,5% afferma che la situazione è molto incerta e non riesce a immaginare come sarà la propria vecchiaia. Solo l’8% pensa che potrà godersi un po’ di serenità anche grazie a buoni redditi. 

L’84% dei lavoratori italiani è convinto che le regole della previdenza cambieranno ancora. La loro variabilità genera inquietudine e, nella crisi, le pensioni diventano il catalizzatore delle paure. L’insicurezza riguarda anche il percorso previdenziale personale: il 34% dei lavoratori (percentuale che sale al 41% tra i dipendenti privati) teme di perdere il lavoro e di rimanere senza contribuzione, il 25% di dover affrontare una fase di precarietà con una contribuzione intermittente, il 19% di avere difficoltà a costruirsi, oltre la pensione pubblica, fonti integrative di reddito, come ad esempio la previdenza complementare. Lo «stop and go» normativo mina la fiducia nella certezza delle regole della previdenza e nella sua capacità di dare sicurezza alle persone in vista di una prolungata longevità. Nella crisi la previdenza, come sistema e come percorso personale, catalizza paure e incertezze, creando ansia piuttosto che sicurezza."

E Patroni Griffi, intanto, gioisce orgoglioso delle nostre paure.

Oh, certo: è veramente terribile la violenza che si vede nelle manifestazioni, eh?

La distruzione della speranza, della fiducia, dell'idea del futuro proprio e dei propri figli, invece, è un pranzo di gala. 

Il fatto che il 90% delle imposte in Italia sia ormai pagato dai lavoratori dipendenti e dai pensionati, è giustizia.

Il fatto che l'incidenza dei salari sul PIL sia diminuita del 9% tra il 1999 ed il 2007, è rispetto per il lavoro.
(Dati rilevati da "La lotta di classe dopo la lotta di classe", di Luciano Gallino).

In questi giorni si sente parlare di una possibile lista Monti, unica possibilità per "rassicurare i mercati".

Che bisogno c'è di rassicurarli ancora?

I governi ed i mercati ormai si confondono. Anzi, sono la stessa cosa: lavorano duro per la nostra infelicità, per l'arricchimento di pochi e l'impoverimento di tutti gli altri.
Usano lo stesso linguaggio ("merito", "competitività", "compatibilità", "debito") per mascherare e accrescere il privilegio.

mercoledì, novembre 14, 2012

Ma che razza di gente siete?/2

4028 persone  (oh, ma derubricate a "eccedenze", eh...) che bisogna far fuori: sono inutili.

E non è che glielo si dice in faccia, guardandole nelle palle degli occhi: noooo...

...con un messaggio su Twitter!!!

Io pensavo che questi tecnici al governo fossero delle brutte persone.

Ma non fino a questo punto.

giovedì, novembre 08, 2012

By your side (visto che il peggio deve ancora venire)

Senta, Mr. Obama.

Io condivido pienamente la Sua volontà di far uscire il Suo Paese dagli innumerevoli conflitti che ha sconsideratamente acceso nel mondo, e di evitare di accenderne di nuovi.

So che la cosa non è semplice, ma credo che Lei ci voglia provare davvero.

Però, se Lei decidesse di rispondere COLPO SU COLPO alla guerra che le agenzie di rating hanno deciso di dichiararLe ieri, dopo aver sentito nel Suo discorso gli accenni al tentativo di perseguire l'EQUITA' FISCALE, sappia che io sono dalla Sua parte, incondizionatamente.

Anche (e soprattutto) se Lei decidesse di usare il napalm.

martedì, ottobre 30, 2012

Wall Street chiusa...e il mondo continua ad esistere.

Il ciclone Sandy in questi giorni ha provocato e sta provocando vittime e danni a Cuba, Haiti e Stati Uniti.
New York ha dovuto fermarsi, per allagamenti, incendi e blackout.

Anche Wall Street è chiusa da due giorni. E - sorpresa - il mondo continua ad esistere.

Si, forse in questi due giorni qualche speculatore non ha guadagnato l'argent de poche per cambiare la Jaguar o comprare una villa, ma nessuna impresa ha chiuso per questo motivo e nessun essere umano normale è stato danneggiato dalla chiusura della Borsa.

Dovrebbero essere i governi, dunque, a chiudere le borse, invece di aspettare i cicloni.
E per sei mesi almeno, non per due giorni.

Potremmo accorgerci,  dopo, che siamo ancora tutti vivi.

E magari meno diseguali, e meno poveri, e meno stupidi.

giovedì, ottobre 25, 2012

Per conoscere e capire la questione ILVA

Quando un blog fornisce un "servizio pubblico di informazione" di qualità, è doveroso e piacevole segnalarlo.

L'amica Alessandra ha svolto un lavoro impressionante di raccolta e sistematizzazione dei materiali disponibili sul tema dell'ILVA, i cui risultati si trovano qui.

La lettura richiede tempo ed attenzione: concederle è la giusta ricompensa per la passione e la fatica messe da Alessandra a disposizione della collettività.

Girate con calma anche le altre pagine del blog: ne vale la pena.

mercoledì, ottobre 10, 2012

Ma che razza di gente siete?

Tecnici?
Delle merde, siete.

Che vi colpisca il dolore, la sfortuna, tutto il peggio che vi si possa augurare.
A voi ed ai vostri amici speculatori, banchieri, sfruttatori.
Che il disprezzo che dimostrate verso chi è più debole vi si ritorca contro, e vi travolga come uno tsunami.
Che il nostro odio possa farvi tutto il male che vi meritate, e anche di più.

 “Scandaloso e indecente. Non troviamo termini migliori per descrivere l'ennesimo taglio all'assistenza delle persone disabili. Con il dimezzamento della copertura finanziaria per i permessi per l'assistenza dei genitori disabili si colpiscono ancora una volta i più deboli”. Lo sostiene Nina Daita, responsabile dell'Ufficio disabilità della Cgil nazionale a proposito della norma contenuta nella Legge di stabilità che modifica la precedente legislazione (legge 104 del 1992, la legge quadro sulla disabilità).
“Siamo di fronte ad un arrogante atto di discriminazione che creerà ulteriori disparità tra i cittadini – spiega Daita – siamo sempre noi a pagare e ora , dopo gli interventi sulla riabilitazione e sugli ausili per l'autonomia, ora il governo passa direttamente al taglio della parte delle retribuzione che riguarda i permessi per l'assistenza”.  La disabilità viene colpita in tanti modi e non è un caso, ricorda Nina Daita, che l'occupazione delle persone disabili sia scesa del 38%.
“Di fronte a questo provvedimento – conclude – la Cgil esprime tutta la sua indignazione e ci tiene a sottolineare che a fare le spese di questa inqualificabile decisione politica saranno le famiglie e in particolare soprattutto le donne”.
STRETTA ASSISTENZA DISABILI - Stretta sui permessi previsti dalla legge 104/1992 per il disabile o per la cura di parenti affetti da handicap.

La retribuzione per i giorni di permesso (tre al mese) scende al 50% a meno che i permessi non siano fruiti per le patologie del dipendente stesso della P.A o per l'assistenza ai figli o al coniuge.
Sono esclusi dal pagamento intero quindi i permessi fruiti per prendersi cura dei genitori disabili.