lunedì, maggio 03, 2010

venerdì, aprile 30, 2010

Rapida apparizione

Son tre giorni che provo a scrivere un post per ricominciare, ed anche un po' per raccontarvi che cosa ho fatto in questo mese (tutte cose serie ed importanti), ma è risultato impossibile per alcuni motivi:
  1. c'è troppa roba da ficcarci dentro, ed io sono notoriamente pigrissimo;
  2. il tempo e le parole perdute, nei blog, non si recuperano più, quindi vattelapesca;
  3. quel che ho provato a scrivere è venuto fuori così noioso e pesante e saccente che rileggendolo mi sono annoiato da solo, e visto che vi voglio bene figuriamoci se ve lo voglio infliggere.

Rassegnatevi, dunque, non saprete mai cosa ho fatto in questo mese...(ehhh? chi è stato il birbante che ha detto "e chi se ne frega?":-))
Sappiate che ho lavorato parecchio per il mondo e la collettività, soprattutto per quelle poche migliaia di collinari per i quali dispiego il mio impegno politico, e la ricompensa è stata (come al solito) una sonora pernacchia.
Però, lavorando su temi locali, sono stato molto distante da tutte le sciocchezze che hanno come sempre intossicato la vita quotidiana di questo paese: e questo è stato bellissimo!
Pensate, non ho nemmeno un'opinione da scodellarvi su Fini o sul PD, nessun commento da fare sulla Chiesa, nessuna voglia di esprimermi su vulcani, catastrofi ambientali, default di paesi dove si balla il sirtaki... Nulla di nulla.
Quindi ho deciso che per qualche giorno mi faccio esclusivamente i fatti miei. In toto. Come se il resto del mondo (con pochissime, esclusivissime deroghe) non esistesse.
(Visto però che il comune di Torino ha concesso la deroga per l'apertura dei negozi il Primo Maggio, io che son bastian contrario mi concedo solo per il Primo Maggio una immersione nel mare della assai ristretta parte di umanità a cui ancora concedo il privilegio di una vicinanza, visto che a Torino per ora quel giorno lì ci riprendiamo ancora la città: poi, dal due maggio, chi s'è visto s'è visto, anche perchè la città è occupata militarmente da Paparatzinger e dai suoi, e la città è troppo piccola per ospitarci entrambi).
Ho un sacco di roba da leggere, la fisa mi chiama aspettando che evolva dal dannato esercizio 43 del manuale, la primavera esige che io corra fuori a camminare e perder peso e raccogliere fragole di bosco...
'nzomma, non so proprio quando arriverà un altro post, però sappiate che anche se non ci sono sto bene e sono felice.

Per scusarmi vi regalo una poesia di questo matto qui, che ho appena scoperto e mi fa morire dal ridere.

dentro la tele

la cosa che più mi ha colpito dentro la tele
è quando una ragazza mi si è avvicinata
e mi ha chiesto se avevo qualcosa da stirare
ho pensato che manco mia madre
la tele invece sì
mi son detto, la prossima volta porto una valigiata di roba
che io stirare non stiro
e se la gentile ragazza mi fa sto favore
io approfitto

alla tele ci sono andato in treno
quello superveloce quattro ore torino roma
confortevolissimo e velocissimo
roba da novantacinque euro a botta seconda classe
roba che io non ci ho i soldi
ma paga la tele

ad aspettarmi alla stazione c’era l’autista della tele
con un cartello con scritto il mio nome
mi ha portato all’automobile
mi chiamava dottò
l’automobile era come le auto blu che ho visto alla tele
con i vetri scuri che tu vedi ma gli altri da fuori no
roba di livello
l’autista era simpatico
abbiamo chiacchierato
l’autista poi doveva andare a prendere l’autieri
lui mi ha detto che non sapeva chi era
io gli ho detto che era fortunato
lui mi ha chiesto perché
io gli ho detto perché è una gran bella donna
lui mi ha chiesto se era sposata
io gli ho detto non lo so
poi siamo stati zitti

alla tele le donne che lavorano alla tele son tutte belle
anche quelle che non devono apparire davanti la telecamera
tutte belle
ci son ragazze bellissime alla tele
anche quelle che si devono occupare di cose che non c’entra
son belle
e son vestite sexi con i tacchi
che nei momenti di tensione vedi ‘ste ragazze molto belle coi tacchi
che corrono per il corridoio coi tacchi ché correre coi tacchi
non penso sia facile ma loro ci riescono
oltre che belle le donne che lavorano alla tele son gentili
voglio dire, ti propongono di stirarti la roba
ti portano cibi
ti sorridono
praticamente è come avere tante mamme che si occupano di te
tante giovani e belle madri
roba che l’incesto è dietro l’angolo, alla tele

gli uomini no
non son tutti belli
alcuni sono gay
ma non tutti
però non ho visto uomini grassi alla tele
in effetti gli uomini della tele sono in forma
magari belli no, ma in forma
sarà lo stress
non so

poi ci sono le ballerine della tele
le ballerine della tele sono una categoria a parte
sono come degli extraterrestri spaziali
hanno dei costumi meravigliosi
anche loro corrono per i corridoi
seminude con tacchi lunghissimi
volano più che correre
le ballerine della tele volano lungo lunghi corridoi illuminati al neon
hanno i seni e le cosce
hanno i glutei di marmo
e tutti le ammirano
ma di nascosto

poi ci sono i vips
i vips della tele hanno un disturbo della vista
che non consente loro di vedere tutto
a me, ad esempio, non mi vedono i vips della tele
il loro sguardo mi passa attraverso
è fichissimo perché è come essere invisibili
per dire, se c’è un vip che ti sta sui coglioni
tu puoi avvicinarti a lui, silenziosamente, e tirargli un calcio nel culo
lui si gira e non ti vede
oppure metti che c’è una vippa strafica
tu la segui nel camerino e la guardi che si spoglia
lei non ti vede
ti puoi anche fare una sega se vuoi

il rovescio della medaglia è che siccome non ti vedono
è pericoloso
tipo ti possono investire con la macchina senza volere
essere invisibili ha i suoi pro e i suoi contro

dentro la tele tutti parlano con l’accento de roma
uomini, donne, bambini
tutti
e tu stesso
dopo che sei stato un paio di volte dentro la tele
è inutile
ti viene da parlare in romanesco
è tutto un aò, anvedi, sti cazzi, me cojoni
non ne esci
anche se sei torinese da sette generazioni
tu a un certo punto ti viene troppo
da parlare come loro
che ti dà un senso di appartenenza
di sicurezza
il romanesco è la lingua ufficiale della tele

nella mia esperienza alla tele
a un certo punto
sono uscito da una botola nel pavimento
in diretta
davanti a qualche centinaio di migliaio di teleutenti
forse meno
in effetti io pensavo che se stavi dentro la tele
ti vedevano almeno cinquanta milioni di teleutenti
ma non è sempre così
dipende dal tipo di tele in cui sei dentro

nel tipo di tele in cui ero dentro io
un po’ meno di cinquanta milioni
forse cinquantamila
ma forse anche di più
ma non lo so
che comunque io sta roba dell’auditel
mi sembra una roba misteriosissima

comunque sono uscito da una botola
e ho visto ‘sti due tipi
sconosciuti
uno dentro una vasca da bagno
mi guardavano spaesati

sembravano chiedersi chi cazzo fossi
cosa ci facevo lì
ma sembrava si chiedessero anche
cosa ci facessero loro lì

trenta secondi dopo sono stato risucchiato dentro la botola
nel buio e nel silenzio
mi sono risvegliato in una stanza d’albergo
ho fatto la cacca
ho fatto la doccia
ho fatto colazione accanto alla PFM

son tornato a casa
e per tutto il viaggio
non ho fatto altro che chiedermi
come quei bastardi dell’hotel
siano riusciti a nascondere il frigo-bar in quel buco di cazzo di stanza

perché il frigo-bar c’era
l’ho saputo solo dopo
ma c’era

giovedì, aprile 01, 2010

Sono straricco o strafesso?

Non parlo della parte emozionale della mia vita: di quella, la ricchezza la conosco:-)
Parlo di quella finanziaria. Io ero convinto di essere sull'orlo della bancarotta, ma come al solito ero solo male informato:-)
I dati pubblicati ieri sulle dichiarazioni IRPEF del 2009 dicono quanto segue:
  • i contribuenti italiani sono circa 41,8 milioni;
  • metà di essi dichiarano una cifra imponibile entro i 15.000 euro;
  • solo il 13% dei contribuenti dichiara redditi superiori ai 35.000 euro, versando complessivamente il 52 % delle imposte;
  • meno dell'1% dei dichiaranti, 418 mila, supera i 100mila euro, pagando il 18% del totale dell'imposta.
Rientro quindi nel 13% più ricco degli italiani. Per logica, per tutelare i miei interessi dovrei votare il centrodestra. Ma visto che lo votano al mio posto masse immense di poveracci:-), mi sa che continuerò a fare il ricco snob.

mercoledì, marzo 31, 2010

La Provincia di Torino...


...l'ultima riserva Sioux del Nord DaCota: resisteremo!:-(


(grazie a Stefi per la battuta...:-)))

C'è qualcosa di peggio...

...del perdere le elezioni: ed è il dibattito sui motivi per cui si sono perdute.
Il momento catartico ha inizio subito dopo che si ha consapevolezza dell'irrimediabile, e può durare da giorni a mesi...
Da perditore abituale di elezioni, ne sono perennemente coinvolto (oh, guarda, anche stasera al nostro circolo PD: "analisi e riflessioni sul voto"...nooooooo!!!).
Ma, ogni volta, ci porto solo il mio corpo e lascio che la mente vaghi pensando agli affari suoi (il che è molto più produttivo): confortato dal fatto che non è mai esistita una analisi post-sconfitta che abbia in sè consentito di vincere la volta successiva.
Ogni momento elettorale, come ogni momento della vita, è in sè unico ed irripetibile: non si ricreano mai le stesse condizioni, non valgono mai le stesse ragioni di una sconfitta e/o di una vittoria.
Il ripensamento su quel che si fa deve essere costante, ma poi le scelte sono autentiche scommesse, vista la quantità delle variabili in campo: per cui vincere o perdere un'elezione è alla fine il risultato di miliardi di microeventi che si può contribuire a produrre, ma non illudersi di controllare.

E qui ci sta benissimo il finale di una grande canzone del rimpianto Giorgio, della cui assenza sentiamo sempre più il peso.

La realtà è un uccello (1995)
...
Noi crediamo ancora ai grandi ideali, ai grandi schieramenti…
La realtà è più avanti!
Noi crediamo ancora alla gente onesta, agli uomini efficienti…
La realtà è più avanti!
Noi crediamo ancora alle facce nuove, ai partiti giusti…
Siamo di destra, siamo di sinistra
siamo democratici, siamo progressisti…
La realtà è più avanti!
Siamo sempre indietro.
La realtà è più avanti!
Siamo sempre indietro…

La realtà è un uccello che non ha memoria
devi immaginare da che parte va.

(Se poi un po' di memoria ce la mettiamo, dobbiamo ricordare che nelle regionali del 1995 il centrodestra vinse Piemonte, Lombardia e Veneto; che nel 2000 vinse Piemonte, Lombardia, Veneto e Liguria...quindi nel ventennio 1995-2015 il Piemonte è stato governato dal Centrosinistra solo per 5 anni, con la Bresso. Intendo dire...siamo sopravvissuti allora, ce la faremo anche questa volta...)

venerdì, marzo 19, 2010

La freccia azzurra e Scarafoni

Leggo qui che 2500 pidiellini piemontesi andranno domani al grande raduno nazionale promosso dal nostro Grande Perseguitato Politico.
(Qui sopra la rappresentanza piemontese del partito, assieme ad un ex picchiatore fascista che assomiglia incredibilmente ad un Ministro della Repubblica.)
La notizia non è questa (chissenefrega), ma il fatto che i due treni con cui partiranno i militanti verranno ribattezzati "freccia azzurra".
E qui mi sento di darvi un consiglio, signori miei.
Perchè "La freccia azzurra" è il titolo di una filastrocca di Rodari , da cui Enzo D'Alò trasse nel 1997 uno splendido film di animazione con lo stesso titolo.

Questa è la trama del film (leggermente diversa dalla filastrocca):

La befana si è ammalata proprio durante le feste di fine anno e non potrà, per la prima volta, consegnare i giocattoli ai bambini. Si affida alle cure del suo vecchio segretario, Scarafoni, che in realtà sta avvelenando la vecchina per poter mettere in atto il suo piano malvagio: arricchirsi, vendendo i giocattoli ai soli bambini ricchi, lasciando i bambini poveri a mani vuote. Ma i giocattoli non approvano questo tipo di comportamento e decidono improvvisamente di ribellarsi e di mettersi in viaggio da soli per trovare i propri destinatari e quindi auto-consegnarsi, impedendo al segretario di continuare il suo commercio.

Allora, cari pidiellini, sentite a me: visto lo scopo per cui li usate, 'sti treni, chiamateli SCARAFONI: mi sembra un nome assai più azzeccato:-)

Si può perder tempo ad ascoltare le balle del neoduce e dei suoi sgherri...

...o, con un po' di pazienza, ascoltare Bersani che riepiloga nel dettaglio il disastro di questo governo.

giovedì, marzo 18, 2010

Perdendo i pezzi

E dopo Angela, Toni.
In due mesi due pezzi di me che se ne vanno, egualmente preziosi anche se diversi.
Angela è l'amicizia che esplode in una età (che dovrebbe essere) saggia e matura: l'amicizia in cui ritrovi la sintesi di quello che sei diventato, in cui specchi il tuo bisogno di essere solido, definitivo e (al contempo) in continuo divenire.

Toni è un percorso che dura da metà della vita. Da quando non c'erano ancora le famiglie ed i figli, ma le fidanzate sì:-).
Da quando si andava insieme in Olanda per tre giorni, correndo su una utilitaria rossa, all'unico scopo di vedere l'irripetibile mostra per il centenario della morte di Van Gogh.
Da quando si lavorava divertendosi, in un clima rassicurante e al contempo fervido, ed ancora si poteva immaginare che i nostri sogni diventassero un giorno realtà.
Un mondo giusto, che non avrebbe esaltato i suoi orrori per sempre ma avrebbe prima o poi iniziato a vergognarsene, a risolverli, a superarli.

Da allora, tutto è stato in salita. La responsabilità (sociale e familiare) come un fardello sempre più pesante e sempre più doloroso.
I sogni, e le chitarre, appesi progressivamente al chiodo.
Il tempo rubato dal lavoro, e la trappola del "senso del dovere" che continua a chiudersi, inesorabile, fino a lasciarti senza fiato. Irrimediabilmente.

Mi piace immaginarti, adesso, da qualche parte, a riprenderti il tuo tempo e la tua vita – un tempo ed una vita infiniti e liberi, finalmente – e staccare la chitarra dal chiodo per riprendere a suonare, seduto davanti a Franti (*) e ad Ishi (*) che ti stanno ad ascoltare.

(*) Franti , Environs, Ishi sono alcuni degli storici gruppi/progetti torinesi in cui Toni suonò la chitarra negli anni ‘80.

ISHI: Canzone Urgente (con la chitarra di Toni e la voce di Lalli)

Compagno è col tuono delle onde che canto
dentro le notti più nere,
sulle spiagge vendute al cemento
false parole false chiese,
dentro il sonno di lavoro operaio
nelle marce barriere,
io canto la morte nei cessi in stazione
Canto le mille africane sui tram
vestite con un destino
comprato a poco da un signore nascosto
dietro ad un finestrino,
comandando un mercato da solo
porta cristo e il vaiolo,
io canto la pace portata a Bagdad
Compagno canto degli occhi de un nino
seduto in mezzo a due sbirri
Mirafiori Bovisa Rebibbia
San Paolo del Brasile
lo porto via, lo prendo per mano
accendere un fuoco e poi sparire

giovedì, marzo 11, 2010

Ditegli sempre di sì

Impossibile il definitivo ritorno dalla follia, soprattutto se si viene a contatto con un attore da strapazzo che fa della parola uno strumento di scardinamento continuo della realtà.
Il ragionamento non fila più liscio, l'irritazione per l'illogicità e le concessioni poetiche portano ad un immenso mal di testa, e di nuovo sembra di non poter più stare tranquilli, soprattutto se l'attore strepita e urla come colui che al manicomio non ti lasciava dormire...
Fedelissima al testo eduardiano, salvo l'italianizzazione e alcuni piccoli dettagli, questa rappresentazione di "Ditegli sempre di sì" fa del buon Michele un personaggio che ci piace, perchè tenta disperatamente con la sua logica di matto di riordinare la follia dei sani: e non capisce le ipotesi, le metafore. Ha bisogno di chiarezza, tant'è che verrebbe voglia di mandarlo alle conferenze stampa di Berlusconi per sentirlo esclamare: "avete fatto casino, è o' vè? se le parole per le cose ci sono, usiamole! usiamole!"...
Geppy Gleijeses, dopo "Io, l'erede", si conferma grande interprete eduardiano; ottime spalle gli altri attori della compagnia. Impressionante la somiglianza del figlio Lorenzo, il cui essere perennemente sopra le righe è eccessivo rispetto al personaggio e lo rende troppo caricaturale.

Al Teatro Carignano, fino al 14 marzo 2010

lunedì, marzo 08, 2010

Da che parte staranno le forze armate?

Credo che quel che è accaduto venerdì notte (l'emanazione da parte del governo e la firma da parte del Presidente della Repubblica del cosiddetto decreto salvaliste) renda definitivamente questa democrazia qualcosa di molto diverso da quella disegnata dalla Costituzione.
La trasformazione è avvenuta e continua ad avvenire sotto i nostri occhi, e la rapidità degli eventi ci sconcerta e ci lascia (drammaticamente) annichiliti.
Dopo il pasticcio delle liste accaduto la scorsa settimana, ognuno di noi si è rassicurato dicendo "ma dai, mica avranno il coraggio di...".
Temevamo, si, paventavamo, ma non potevamo immaginare che avessero il coraggio di farlo davvero.
Eppure, quando solo dieci giorni fa esplose lo scandalo Bertolaso, e il "sistema" parve vacillare sotto l'effetto di un eccesso di fango che avrebbe potuto mettere a repentaglio il risultato elettorale, mi dissi che da lì alle elezioni sarebbe accaduto qualcosa di brutto e di cruento: uno scandalo montato ad arte contro l'opposizione, o peggio ancora una strage.
Un evento abbastanza clamoroso, insomma, da spostare di nuovo l'attenzione dagli scandali: una nuova, potente arma di distrazione di massa.
Non so se questo casino sulle liste sia stato costruito ad arte: penso di no, ma sono letteralmente ammirato dal modo in cui costoro sono riusciti, in pochi giorni, a passare rapidamente dal ruolo di incapaci, deficienti, maneggioni, a quello di vittime, ed ora - alla faccia degli ingenui come me che pensavano dovessero chiedere scusa - a quello di difensori della democrazia e del fare a fronte di avversari "sleali" e che "insultano".
E ha funzionato: gli scandali della Protezione Civile, la figura di Bertolaso sono già scomparsi in secondo, terzo piano, nonostante le indagini rivelino ogni giorno di più la vastità dell'infezione.
E' facile, direte voi, quando si possiedono quasi tutti i mezzi di comunicazione che contano, e soprattutto che sono la principale ed unica fonte di informazione per il 70% di un popolino rintronato.
Però ormai è evidente che c'è un'altra cosa che dobbiamo capire: quella che adottano loro è, di fatto, una strategia militare. Sono in guerra contro di noi (intendo, il resto del paese).
E la nostra convinzione di poter combattere lealmente richiedendo il "rispetto delle regole" è ormai assai peregrina: in guerra, le regole sono invocate solo da chi è sconfitto.

Lo dimostra il fatto che, dopo il decreto, anzichè tacere sobriamente per festeggiare il fatto di averla scampata bella, hanno iniziato un nuovo attacco violento e spietato contro l'opposizione.
Gli altri poteri costituzionali - Parlamento e Magistratura - sono attaccati anch'essi senza pietà con l'intento di svuotarli o distruggerli; anche l'arbitro - il Presidente della Repubblica - è messo sotto scacco, come dimostra la lettera pubblicata sul sito del Quirinale: a leggerla con attenzione fa venire i brividi, si può leggere come "non potevo fare altrimenti, perchè questi sono davvero pericolosi".
Peraltro l'aggettivo corretto del decreto emesso la scorsa notte non è "interpretativo", ma "intimidatorio": provate ad interpretare la legge in modo diverso da come la intende il Governo, e vedrete cosa vi capita.
Ormai credo non ci sia più bisogno di ulteriori dimostrazioni: questi, il potere, non lo lasceranno mai più per via "democratica".

Potete immaginare cosa accadrà nel caso in cui perdano le elezioni: ovvero, che non riescano a conquistare la maggioranza delle Regioni. Oggi, la conferenza Stato-Regioni rimane l'unico baluardo contro le imposizioni "centraliste", visto che la maggioranza delle regioni è di centrosinistra.
La "riforma" della scuola, il delirio edificatorio dei piani casa, le scelte energetiche, oggi vengono almeno in parte arginate - negli effetti e nelle intenzioni - dalla autonomia delle regioni "non allineate" al potere centrale: cosa che per questi è intollerabile.
Andare a votare e conservare la maggioranza delle regioni con una guida di centrosinistra, in questo momento, conservando per tempi migliori i mal di stomaco e digerendo anche alleanze poco simpatiche, è cosa indispensabile.
Ma non stupiamoci se, nel caso questo avvenisse, assisteremo ad un nuovo attacco contro tutto e tutti: inizieranno a contestare i risultati, ventileranno l'ipotesi di brogli ed irregolarità, renderanno "normali" interventi ad hoc del Ministro dell'Interno, decreteranno altre cose assai bizzarre da un punto di vista costituzionale...qualcuno di noi può pensare che, se perdono le elezioni, questo non avverrà? Devono ancora dimostrarci qualcosa, da questo punto di vista?

Ed allora, alla fine di questo ragionamento, forse vi sembrerà meno peregrina la domanda posta a titolo del post.
Quando arriverà il redde rationem (questione di mesi?), da che parte staranno le forze armate?

UPDATE: vedo con estrema preoccupazione il fatto che la mia analisi sia di fatto condivisa dal Presidente Ciampi, ma soprattutto ormai esplicitata con sfrontata franchezza dai nostri nemici.
La situazione è gravida di conseguenze assai pericolose.

UPDATE 2 (AVER LA FACCIA COME IL CULO!):

"Smettetela di mettere in scena l'ennesimo massacro delle istituzioni, della democrazia, della Costituzione. Non vi accorgete che in questo modo state davvero martoriando questo povero Paese?". E' quanto scrive in una nota il coordinatore nazionale del Pdl, Sandro Bondi rivolto all'opposizione.

giovedì, marzo 04, 2010

Andate, andate avanti così...

Continuate pure a dire "è un complotto", per nascondere che non siete nemmeno capaci di rispettare le regole più banali.
Continuate pure a dire che "conta la sostanza e non la forma", come un cretino da bar, mentre portate a casa ogni mese lo stipendio che spetta alla seconda carica dello stato.
Continuate pure a blaterare "se ci impediscono di correre siamo pronti a tutto": ma chi, razza di decerebrati, vi impedisce qualcosa, se avete fatto tutto da soli?
Continuate pure a strepitare "vogliono la prova di forza della piazza e domani gliela daremo": vogliono chi? con chi cazzo ce l'avete? a quali fantasmi volete dare la colpa, questa volta?


La realtà è che ormai avete superato ogni confine dell'indecenza.
La realtà è che non siete più capaci nemmeno a convivere con le regole più elementari.
La realtà è che ogni limite alla vostra arroganza vi sta così sui coglioni che osate persino invocare la "democrazia" quando i vostri errori diventano colossali (e dovreste sciacquarvi la bocca col sapone, prima di pronunciare quel concetto che avete ormai sputtanato senza ritegno).
La realtà è che fate ormai così senso, siete così lontani dal nostro limite di tolleranza, dalla nostra idea di convivenza civile, che non vi rendete nemmeno conto di quanto le punte dei forconi si stiano pericolosamente avvicinando alle vostre natiche.

Perchè, in questo caso, il punto di partenza sarebbe semplicissimo.
Chiedere scusa. Ammettere di avere sbagliato. Agire con l'umiltà di chi ha fatto una sciocchezza e deve farsi perdonare da chi ha agito correttamente, prima di poter chiedere di trovare una soluzione.
Ma voi non lo farete mai, nevvero?

venerdì, febbraio 19, 2010

"Fuori dal PDL chi commette reati"

Ed il mattino seguente, svegliandosi, non trovarono più nessuno.

giovedì, febbraio 18, 2010

Meno male...

...che non c'è un tempo massimo per stare in cabina a votare, perchè 'sto simbolo ci va un quarto d'ora a leggerlo:-)

lunedì, febbraio 15, 2010

Mignottazione comunista


Il sito "Comunicazione di genere" segnala questo splendido esempio di modernità comunista.
Questo bel manifesto lo potete trovare ovviamente sul sito di Rifondazione.
Il tentativo (lo comprendo) è quello di emulare l'ironia del Manifesto e di essere simpatici, ma il risultato mi sembra decisamente catastrofico:-).

Complimenti, cumpà.
Diteci poi quanti voti avrete raccolto tra veline ed escort, e quanti ne perderete tra le donne "non di classe".

PS: certo, da un lato questo è meno grave del manifesto razzista del PD di una sezione romana, segnalato dal blog del Russo, ma dall'altro è molto peggio perchè questo è stato vagliato ed approvato dalla direzione nazionale del Partito...

PS2: perchè parlo del sessismo di Rifondazione e non dico nulla sulla ennesima porcheria sessista pronunciata da B. in Albania? Perchè quest'ultima non è una notizia, è semplicemente vomito su vomito...e poi la miglior risposta ad una simile cosa si trova qui... ed a noi non resta che vergognarci per l'ennesima volta, perchè continuiamo a farci rappresentare da costui senza potercene affrancare.

giovedì, febbraio 11, 2010

A Bertolaso

"Come un branco di lupi che scende dagli altipiani ululando
o uno sciame di api accanite divoratrici di petali odoranti
precipitano roteando come massi da altissimi monti in rovina.
Uno dice che male c'è a organizzare feste private
con delle belle ragazze per allietare Primari e Servitori dello Stato?

Non ci siamo capiti
e perché mai dovremmo pagare anche gli extra a dei rincoglioniti?
Che cosa possono le Leggi dove regna soltanto il denaro?
La Giustizia non è altro che una pubblica merce...
di cosa vivrebbero ciarlatani e truffatori
se non avessero moneta sonante da gettare come ami fra la gente."

(Franco Battiato)

No, non è l'usuale disprezzo per le donne, degne al massimo di "una ripassata", che mi indigna.
E neppure l'abuso di potere.
Costoro si drogano di potere e ritengono di essere dio, ma la colpa non è loro.
La colpa è di chi glielo lascia credere.
Il padrone è sempre un'invenzione del servo, ed il potente un'immagine creata da chi non ha abbastanza dignità per riconoscere se stesso.
Non è Bertolaso il problema, ma chi in Bertolaso vede qualcosa di diverso da un uomo, e neppure dei migliori.

La tempesta


"Siamo fatti anche noi della materia di cui son fatti i sogni; e nello spazio e nel tempo d’un sogno è racchiusa la nostra breve vita."
(Prospero)

Teatro Carignano, Torino, fino al 14 febbraio.

venerdì, febbraio 05, 2010

Vorresti non finisse mai


Perchè questo libro mi è piaciuto così tanto?
Credo sia perchè gronda amore, letteralmente, da ogni pagina.
E mentre scorri avidamente le pagine, e assapori con gusto quella scrittura così vicina a te, così spontanea e che rifiuta di prendere le distanze da quel che racconta, ti chiedi quale sarà il prossimo guaio, ma soprattutto quale sarà l'atto d'amore con cui lo si affronterà.
Gary scrive di un mondo che farebbe inorridire qualsiasi bravo borghese per la sua irregolarità e la sua distanza da qualsiasi modello di vita moralmente accettabile,: ma in questo mondo l'amore permea ogni angolo, lo illumina, e ce lo rende paradossalmente invitante, caldo, accogliente, vitale.

Oh, intendiamoci.
Qui l'amore non ha nulla a che vedere con quel che intende un certo nostro satrapo buffone, o quel che si intende nel mondo di plastica che cercano di spacciarci per autentico. Qui si parla di amore vero, che sa di fatica, di cacca e di piscio. Di fisicità, di attenzione vera. Di disgusto e di rabbia verso le "leggi naturali". Qui si racconta come ci si prende davvero cura di coloro che si amano. Anche se stanno andando in sfacelo, se sono brutti e ripugnanti. Perchè l'amore vero non è attrazione verso modelli seducenti e scintillanti, l'amore non è uno spot.
L'amore è non mollare chi si sta perdendo, l'amore è cura di chi ha raggiunto il suo momento di avere, l'amore è gratitudine, attenzione, pazienza, tempo.
L'amore raccontato qui devasta e fa a brandelli ogni idea di maternità e paternità "normali", di famiglia: il libro andrebbe fatto leggere a forza a chiunque si ostini a molestarci con stupidaggini dementi sul legame tra la famiglia tradizionale e l'amore.
L'amore raccontato qui ti porta a piangere senza vergogna.

C'è qualcosa, in questa Belleville multietnica degli anno sessanta (a cui Pennac è evidentemente debitore), che ci fa ardentemente desiderare di andarci a vivere, e fare di corsa quei sei piani senza ascensore per afffiancare l'amore che vi arranca con tenacia, fregandosene di avere il fiatone.

Questa mescolanza di ebrei, musulmani e francesi, bianchi e neri, che semplicemente vivono insieme, punto e basta, ed usano, sì, un certo razzismo di maniera per semplificare la comprensione del mondo, ma non per giudicare chi hanno intorno: per quello usano il loro cuore, e giudicano sempre quel che si fa, non quel che si appare.

Questi vecchietti adorabili che lottano contro la perdita di sè, ma che son sicuri di avere sempre qualcuno che dà loro una mano. E dispensano vita, saggezza, innocenza.
Questi personaggi che tracciano semplici ed immensi gesti d'amore, senza nessun bisogno di condirli con dichiarazioni altisonanti: la grande Madame Lola, il dottor Katz, il signor Waloumba ed i suoi tribuni, e poi i vicini, i negozianti, le puttane...

Questo meraviglioso gesto di Momò, che per più volte nel libro getta via soldi e merci, perchè semplicemente non contano un fico secco se hai qualcuno da amare.

Questa straordinaria Madame Rosa: un personaggio che ti vien voglia di abbracciare per perderti nella sua immensità corporea e affettiva, ed alla fine vorresti esser lì insieme a Momò a combattere con profumi e trucchi contro le schifose leggi di natura, o attivare tu stesso la macchina magica che fa andare il tempo al contrario.

Ecco: di tutto questo amore tra le persone - pulito e disinteressato- abbiamo bisogno, di tutta questa umanità - solare e semplice - abbiamo bisogno, e questo libro ci regala la speranza che esistano davvero. Non l'amore tra due soli esseri, badate bene, ma l'amore tra le persone.
Le più diverse, improbabili, "impresentabili": ma amabili semplicemente perchè vive, vere, presenti.
E in virtù di questa speranza, questo libro si fa amare anch'esso, e non vorresti lasciarlo più: e non ci si può far nulla.

Un ulteriore appunto lo merita la scrittura: la senti amica, popolare, vicina.
Sa di buono, di luoghi amici e odori conosciuti.
Ed ogni tanto, lungo la strada che porta all'epilogo, Gary semina - come se nulla fosse, come un dono lasciato lì per caso - alcune frasi che sono autentici gioielli: e quando ne scopri una, è un piacere fermarsi e starsene lì ad ammirarla, a farsela risuonare un po' nella mente ripetendola piano, a godersela.

(No, non vi faccio alcun esempio: così come la bellezza di un fiore ha senso solo nel prato in cui è cresciuto, e perde vita e senso se lo strappo e me le porto a casa, così le frasi-gioiello di Gary devono apparirvi lungo il sentiero della lettura mentre siete guidati dalle altre sue parole: riportarle qui sarebbe una mancanza di rispetto all'opera).

Nota: ormai le recensioni dei libri che leggo le posto soltanto su Anobii, ma in questo caso Gary meritava un'eccezione.

martedì, febbraio 02, 2010

La coda e la testa

IL TG3 delle 19 di ieri presenta un servizio su una scuola primaria romana.
Dove ci sono 40 posti disponibili per il tempo pieno, e le richieste delle famiglie sono 50.
Ed i genitori che fanno?
Passano la notte davanti a scuola. Dalle 2 alle 9.
Organizzati in turni, con i contrappelli ogni ora.
Ed alle 9, quando apre la segreteria, i primi 40 vincono: gli altri si attacchino.

Ora, che si sia giunti a questo (un'offerta non adeguata alle richieste) è delirante, e la catena di responsabilità - dal duo Tremonti-Gelmini alle dirigenze scolastiche - è ben individuabile.
Ma la risposta che viene data a questo problema dai genitori qual è?
"Chi tardi arriva, male alloggia". Mio Dio.

Se una delle famiglie che ha chiesto il tempo pieno ha il padre che lavora di notte e la madre che deve accudire un altro essere umano, piccolo od anziano che sia, e non può partecipare a questa assurda maratona, è FUORI.

Possibile che al Consiglio di Circolo o di Istituto o al Comitato Genitori non sia venuta una idea migliore di questa?
Possibile che a queste persone non sia venuta l'idea di trovare un sistema diverso dalla competizione, per risolvere la questione?

Persino il sorteggio, a mio avviso, era più equo di questa selezione basata sulla disponibilità di tempo da passare di notte davanti alla scuola.

Ma ci voleva molto a metter giù quattro dati sulle famiglie interessate (composizione, necessità legate al lavoro dei genitori, necessità di assistenza, situazione organizzativa degli altri figli) e INSIEME valutare chi aveva più bisogno, riconoscendo semplicemente che non tutti partono dalla stesse condizioni e c'è chi ha più bisogno e chi ne ha meno degli altri?
Che ci sono situazioni in cui è più semplice organizzarsi in modo alternativo ed altre in cui, oggettivamente, è impossibile?

La cosa più triste di questa storia (che non è unica nè isolata) non è il disagio dei genitori che fanno la coda al freddo, come sembra suggerire il servizio: ma l'assenza totale di una visione solidaristica, umana, che parta dal riconoscimento dell'altro e dei bisogni che ha.
Ed il fatto che, nelle difficoltà, persone che hanno lo stesso problema tendano a sposare sempre - ahimè - un modello di soluzione competitivo, che preveda vincenti e sconfitti (ed i sconfitti son sempre gli stessi: sempre).

UPDATE (grazie a Roberto Longo):
Per realizzare i tagli decisi con la l. 133/08, si è prodotta con il Regolamento sul primo ciclo, DPR 89/09,una sperequazione ancora maggiore di quanto non ce ne fosse prima tra scuola a tempo pieno e quella che ormai viene definita ex modulo, dato che i tagli stessi si sono concentrati particolarmente su quest'ulima, ma ciò che riporti testimonia di una "barbarie" molto grave e preoccupante perchè è del tutto illegale disporre l'accoglimento delle domande di iscrizione sulla base dell'ordine di presentazione delle stesse (pratica invece regolare nelle scuole private).

La stessa Circolare Ministeriale 4/10 sulle iscrizioni afferma:

Accoglimento della domanda

"Nella previsione di domande di iscrizione in eccedenza, le scuole procedono alla definizione dei criteri di precedenza nella ammissione, mediante apposita delibera del consiglio di circolo/istituto, da rendere pubblica prima delle iscrizioni, con affissione all'albo e, ove possibile, con la pubblicazione sul sito web dell'istituzione scolastica.

Le domande di iscrizione sono accolte entro il limite massimo dei posti complessivamente disponibili nella singola istituzione scolastica. Resta inteso, comunque, che l'Amministrazione scolastica deve garantire in ogni caso, trattandosi di istruzione dell'obbligo, il diritto allo studio attraverso ogni utile forma di coordinamento e di indirizzo a livello territoriale.
L'esperienza dimostra che una aperta ed efficace collaborazione tra le scuole e gli Enti locali permette di predisporre in anticipo le condizioni per l'accoglienza delle domande, pur con le variazioni che di anno in anno si verificano.

Le scuole hanno l'obbligo di acquisire al protocollo le domande presentate e di comunicare, periscritto, agli interessati il mancato accoglimento delle stesse.

La comunicazione di non accoglimento, debitamente motivata, deve essere effettuata con ogni possibile urgenza per consentire l'opzione verso altra scuola."

Cosa fanno i genitori eletti nel Consiglio di Istituto? Deliberano i bivacchi notturni? Quando la Circolare parla di criteri da definire per la precedenza nell'ammissione non può che riferirsi a condizioni in essere nella famiglia dell'alunno o alunna all'atto dell'iscrizione e non certo al chi arriva prima.

In ogni caso se non c'è delibera del CdI in materia quelle assegnazioni possono essere impugnate.

lunedì, febbraio 01, 2010

Storia di una lotta (lungi dal terminare)




Tremila morti. Non è l'effetto di una catastrofe naturale, ma della lavorazione dell'amianto - o meglio, della produzione di quella miscela di cemento e amianto nota sotto il nome commerciale di "Eternit" - eseguita tra gli anni '60 e la fine degli anni '80 tra le province di Alessandria, Torino, Reggio Emilia e Napoli.

Di questa strage moderna si è parlato in una intensa serata, venerdì scorso a Cavagnolo (un piccolo paese di 2300 abitanti in provincia di Torino: qui la presenza di uno stabilimento Eternit, chiuso nel 1982, ha prodotto la morte accertata di 108 persone e la malattia di 46, come risulta dal documento di rinvio a giudizio della Procura della Repubblica di Torino).

Ma è stata la città di Casale Monferrato (AL) a pagare all'amianto il tributo più pesante, come racconta il documentario "Seicentomila fibre in un respiro", di Michele Ruggiero, proiettato durante la serata.
Il locale stabilimento dell'Eternit, chiuso definitivamente nel 1986 e abbattuto di recente, impiegò nei momenti più floridi della produzione quasi mille persone, che si erano ridotte a circa trecento alla fine della storia della fabbrica.
L'Eternit per Casale rappresentava il posto sicuro, la certezza del reddito, il futuro dei figli, la possibilità di costruire casa: ed a questo si pagava il prezzo della salute, del rapido invecchiamento, della morte "da giovani".
Nel documentario, il sindacalista della CGIL Nicola Pondrano (che con Bruno Pesce sarà il coordinatore ed il motore della Vertenza Amianto, sin dagli anni '80) racconta del suo stupore quando, entrato all'Eternit nel 1974, vedeva rinnovarsi con eccessiva frequenza sui muri dello stabilimento gli annunci mortuari dei suoi colleghi, ben pochi dei quali superavano i sessant'anni.
E racconta di come lo colpì la visione di un magazziniere, di nome Marengo, che durante una pausa, seduto su un sacco di polverino d'amianto, lo apostrofò in piemontese dicendo: "Ma che sei venuto a fare, qui? A morire anche tu?"
(I magazzinieri furono ovviamente tra le categorie più colpite, a causa della vicinanza continua con l'amianto: i sopravvissuti furono pochissimi).
La pericolosa polvere dominava ogni parte dello stabilimento: senza alcuna protezione, senza alcun sistema di aspirazione, gli operai giunsero - come ricorda il titolo del documentario - ad aspirare seicentomila fibre di amianto con ogni respiro.
Un prete operaio, che lavorava a Casale ed aveva libero accesso ai vari reparti dello stabilimento, iniziò a creare una "mappa della malattia", che passò a Pondrano quando fu - ovviamente - allontanato dall'Eternit.
Da quel momento, il sindacato (con Pondrano e Pesce) intraprese una vertenza, lunga e complessa, che servì a far entrare nella fabbrica medici e ricercatori, e pian piano iniziò a delinearsi il quadro (tragico) della situazione.
Si scoprì, ad esempio, che le vittime non erano limitate all'ambito dei lavoratori dell'Eternit: perchè questi portavano a casa sui loro abiti e sulla loro pelle la temibile polvere d'amianto, che peraltro si diffondeva anche nel cielo e sul suolo di Casale.
Negli anni '80 fu costituita la Associazione Familiari della Vittime dell'Amianto, che proseguì insieme al sindacato la lotta per il riconoscimento della pericolosità di quella lavorazione - e della responsabilità di chi, conoscendo il rischio a cui erano sottoposti lavoratori e popolazione, non aveva fatto nulla per eliminarlo.
Non fu facile, per il sindacato, unire la lotta per la salute, e la tutela dei singoli operai che pagavano il prezzo della situazione, con la necessità di salvare comunque il reddito, il salario della gente - non meno indispensabile della salute.
Non fu facile andare contro l'opinione pubblica, convinta che il solo sollevare il problema avrebbe provocato la perdita di posti di lavoro, la crisi economica del territorio.

Quando senti parlare - con semplicità e autorevolezza - un sindacalista come Bruno Pesce o Nicola Pondrano, hai la piacevole sensazione di sentir parlare la parte più bella e vera (e con un orgoglio da rivendicare) della esperienza sindacale italiana: quella lontana dagli intrighi di palazzo e dalla burocrazia scaldasedie, e vicina alle persone, al lavoro, al territorio, alla realtà. E capisci quanto di buono e di importante ci sia ancora oggi in un'esperienza di impegno, di vicinanza, di lotta a favore del prossimo, che nella base del sindacato è viva e opera ogni santo giorno in condizioni di estrema difficoltà per salvare i posti di lavoro, e la dignità di quel posto.

Ma torniamo alla serata.
Per dire che la tragedia dell'Eternit, in questo territorio, non è una questione del passato: solo lo scorso anno, nel casalese, si sono registrati una cinquantina di decessi per mesotelioma pleurico o asbestosi, che sono le classiche conseguenze dell'esposizione alle fibre d'amianto; e che il picco dei decessi non è stato probabilmente nemmeno raggiunto, visto che il tempo di latenza di questo genere di tumore arriva a 40 anni.

E che il tema "bonifica" è soltanto all'inizio, nonostante le determinate azioni delle amministrazioni locali che si sono succedute a Casale e Cavagnolo negli anni, e nonostante la Regione abbia fornito, con la legge 30 del 2008, un valido strumento per affrontare il problema.
L'Assessore all'Ambiente della Regione, durante la serata, ha stimato che in giro per il territorio ci siano ancora 40 milioni di metri quadri di amianto, figli del favoloso successo commerciale dell'Eternit tra gli anni '60 ed '80: ed il costo di una bonifica totale si aggirerebbe sul miliardo di euro.

Compresa la dimensione del problema, si capisce perchè ci siano voluti vent'anni di lotte, indagini e una caparbietà notevole per giungere al processo aperto a Torino nel dicembre 2009: un primo processo negli anni novanta a carico dell'Eternit si risolse con un nulla di fatto.
Come ha detto la Presidente dell'Associazione Familiari delle Vittime, Romana Blusotti Pavesi, "la giustizia va conquistata con la lotta", ed era una dichiarazione commossa e grata rivolta a tutti da parte di coloro che la lotta l'hanno condottta, con i mezzi (più o meno semplici) di cui disponevano: tra essi, i familiari delle vittime ed i malati presenti in sala.

Tra chi ha partecipato a questa azione di lotta, assume ovviamente un ruolo importante il Procuratore Raffele Guariniello.
Che ha condotto le indagini, con i suoi collaboratori, in modo capillare, seguendo fatti e verificando intuizioni, tessendo negli anni una tela complessa, intricata, che solo alla fine ha rivelato la sua trama: ha fatto il suo mestiere, ma lo ha fatto così bene e con tale competenza che non possiamo non essergli grati per questo modo di interpretare la giustizia.
Non è finita, ci avverte Guariniello all'esordio di questo processo che avrà rilevanza mondiale (è il primo in assoluto in tema di amianto): siamo solo all'inizio, anzi; il processo sarà lungo e difficile.
Ma essere arrivati qui è già un grande risultato collettivo.
Questa esperienza servirà non solo al nostro paese, ma anche al resto del mondo laddove (in Brasile, in Canada) la lavorazione dell'amianto continua, e continua a mietere vittime.

Le vittime, i familiari, il sindacato, la Sanità e le Amministrazioni Locali, la Regione, la Procura hanno fatto e stanno facendo la loro parte in questo complesso percorso verso la giustizia: è giusto supportarli, come cittadini, con la nostra attenzione e partecipazione.