venerdì, giugno 13, 2008

Avviso di incendio

Ripubblico l'editoriale di Parlato e Rossanda sul "nuovo" manifesto uscito in edicola il 6 giugno, perchè le loro riflessioni sono in gran parte le mie (e non posso qui non esternare la mia nostalgia per il grandissimo Luigi Pintor, la cui mente lucida e realista sarebbe oggi estremamente utile per chiedersi almeno insieme "che fare").
Ma c'è l'invito a non mollare nonostante il comune senso di smarrimento.
E quello, nonostante mi manchino le parole, lo accolgo con tutto il mio essere.
Salviamoci: ma poi facciamogliela vedere, a questa gente.
(Il caso della clinica privata di Milano, dove avidi epigoni di Mengele mutilavano la gente per rubare i soldi della collettività, mi sta scatenando dentro una indignazione ed un furore che non immaginate, uguale e contrario a quello del popolo stupido che odia i poveri e i diversi: al punto da farmi dire che se fossi una delle persone violentate da questi bastardi, da questi infami, da questi farabutti, che subito vengono difesi e coperti dalla casta di appartenenza invece di essere accompagnati in cella per buttar via subito dopo le chiavi, assumerei la vendetta - feroce e spietata, perchè qui si è valicata ogni umanità, ogni normalità - come obiettivo di vita.
Rovinarli, come già lo sono dentro, indegni di condividere i nostri stessi spazi, la nostra stessa vita, il nostro stesso tempo, la nostra stessa aria).




Avviso d'incendio
Valentino Parlato
Rossana Rossanda

Oggi il manifesto si è vestito di nuovo, più pulito, più ordinato, più elegante. Non che a indossarlo sia un bel ventenne, abbiamo i nostri 37 anni, difficile definirci splendidi quarantenni, abbiamo più che rughe qualche livido. Viviamo nell'incubo di un debito pesante e siamo persino in «stato di crisi» con la cassa integrazione a rotazione. Ma siano inossidabili, questo è certo. E rilanciamo. Diceva un adagio spagnolo che un gentiluomo dev'essere sempre in condizione di incontrare il suo amore, la sua morte, il suo re. Eccoci pronti. Il nostro amore lo abbiamo un poco perduto di vista ma sta qui intorno da qualche parte. Con la nostra morte siamo avvezzi a batterci un paio di volte all'anno. L'attuale re si tratta di sbalzarlo da cavallo prima che lui sbalzi noi. Non ce la faremo da soli, ma dobbiamo metterci più sprint. A questo ci attrezziamo.
L'Italia va incontro ai tempi più oscuri da quando è nata la repubblica. Ha mandato spensieratamente a Palazzo Chigi un governo di fascistoidi, bugiardi e corruttori. Fascistoidi non solo perché siamo il solo paese in Europa la cui Camera è presieduta da un ex missino e la capitale idem, ma perché il peggio della destra - razzismo, superomismo, arroganza, disprezzo per la democrazia, vaghe idee ma ostili alla Costituzione, populismo, «noi tireremo diritto», balle tipo trecentomila fucili pronti a sparare, il ricatto come metodo dei rapporti - sta dilagando senza fare scandalo, come se un po' di fascismo quotidiano fosse ovvio e comunque disinnescato. E poi, bugiardi, una cosa dicono oggi e ritirano domani, nella persuasione che basti affermarla due volte ergendo il petto perché sia vera. E corruttore il loro leader, scampato alla giustizia solo in grazia alle prescrizioni perseguite dai suoi avvocati, il più vanesio e ridicolo dei capi di stato del continente - e non è che ne manchino.
Al potere da poche settimane, questo governo ogni giorno ne tira fuori una - ha già ridetassato chi ha una casa per ingraziarsi chi qualcosa possiede e va strillando in tv che le pensioni costano il 60 per cento della spesa pubblica mentre sono pagate dai lavoratori fino all'ultimo euro. Agita la galera per l'affamato che riesce ad aggrapparsi fino alle nostre sponde e per chi non si presenta al lavoro nel pubblico impiego. Il premier vagheggia l'uso dell'esercito per le popolazioni del sud strette fra la discarica sotto casa e le forze armate che gli impongo di lasciarvela mettere, mentre dopo la prima devastazione voluta da Veltroni delle povere baracche di un campo romeno, abbiamo un pogrom spontaneo alla settimana. Alemanno ha giurato di far fuori da Roma tutti gli immigrati clandestini, cioè tutti quelli che non sono venuti con un contratto in mano, e Maroni insiste che chi non lo ha vada dentro da sei mesi ai quattro anni. Già succede in Francia, ha detto - e tutti zitti. Finché Sarkozy ha spiegato a Berlusconi che questa è una disposizione mai applicata una volta, non essendosi trovato un Pm che abbia la faccia di chiederla. E poi, osservano coraggiosamente i democratici, è più facile cacciare gli immigrati senza processo che con, e cacciarli in fretta è quel che conta. Con l'amico Sarkozy il nostro presidente avrebbe già cambiato a fine settimana le nostre cosiddette missioni di pace in esplicite missioni di guerra per far contento l'amico Bush se proprio l'altro ieri Obama non avesse vinto le primarie dei democratici e va a capire se non lascia Iraq e Afghanistan per primo. E sempre Berlusconi avrebbe già fissato il viaggio dall'amico Olmert se questi non fosse sulla via dell'uscita anche lui per corruzione.
Sarebbe un governo pessimo come altri, se ci fosse una opposizione come altre, che non si felicitasse con il premier ogni due giorni, ricevendo in cambio congratulazioni per le sue buone maniere. Ratzinger, che da giovane ne ha viste altre, fa sapere di essere tutto contento per il «clima» che vige oggi in Italia. Trovarne uno che alle prodezze della Lega sbotti: Ma questa è una vergogna! No, uno c'è, Massimo Cacciari, ora che i serenissimi vogliono impedire un quartiere per i sinti, ancorché siano italiani e paghino le tasse da decenni. Ma non c'è una società civile che scenda in piazza a dire: Questo è troppo. Basta qualche decina di leghisti a Mestre per bloccare un cantiere, perché Venezia dorme, non vede, non sente.
Questo è il guasto profondo, e in atto da tempo. La tempesta elettorale ha solo reso evidente un processo di egoismo, e incarognito, che ha portato l'Italia a essere il solo paese d'Europa che ha tutta la destra al governo e tutta la sinistra fuori dal parlamento. Non ce ne sono altri. E se questo è successo, qualche responsabilità l'avremo avuta pure noi nel nostro piccolo. Per distrazione, per sufficienza, perché «rivoluzione o niente», per stanchezza - siamo in campo da quasi quarant'anni, troppo modesto distributore di contravveleni.
Il peggio che avviene nelle situazioni simili alla nostra è il pensare di non farcela, che tanto tutto è inutile, vero motivo della disaffezione di chi scrive e di chi legge, mentre le piccole ferite che ognuno si sente bruciare sulla pelle a forza di tirare la carretta non aiutano a liberarsi dai vecchi vizi e dai vecchi vezzi. Come potrebbe essere diverso con l'aria che tira? Anche il manifesto ha avuto le sue linee d'ombra, i suoi momenti di spleen.
Ma non c'è più tempo per lo spleen. Si sente puzza di fuoco, mettiamo fuori il cartello «Avviso di incendio!» come Walter Benjamin nella repubblica di Weimar, era il 1926. Non fu molto ascoltato. Noi abbiamo meno genialità ma più lettori di quel profetico infelice. E avvertiamo compagni ed amici - si diceva una volta - che chi ha adesso le redini del paese non farà prigionieri, come ebbe a dire Previti. A lui non è andata bene. Perché non vada bene ai suoi consoci, il manifesto riparte ancora una volta.
Dateci una mano.

10 commenti:

Max ha detto...

Sacrosante parole, lette volentieri e piene di significato.
E' dura sopravvivere in mezzo ad una informazione lottizzata e manipolata. E dura ma gli auguro tantissimi auguri nella speranza che la speranza che le cose possano e debbano cambiare (in meglio) non muoia mai.

Anonimo ha detto...

paola-che-non-ha-un-blog dice che: l'incendio c'è. eccome se c'è. Sentite la puzza di fumo che viene per esempio dalla mia scuola, dove un collegio docenti vecchio, invigliacchito, perso nelle sue meschinità e totalmente distaccato da una popolazione scolastica di poveretti, figli di un quartiere brutto brutto, incontra un presidente di commissione che - a suon di ammuffite citazioni letterarie - riesce a tuonare in pochi minuti contro gli alunni stranieri profittatori, i privatisti paraventi, i ragazzi "scarsi" che dovevano essere fermati da una sciocca scuola elementare, persa purtroppo in vacui psicologismi. E pensare che bocciare un ragazzo significa offrirgli la possibilità di "riprendersi" e di poter aspirare ad un buon liceo, invece che doversi rassegnare a un isituto professionale... e nessuno che mi venisse dietro a dirgli che la scuola non serve a questo, che sono idee vecchie e discriminatorie, che non mi sono sbattuta tanto per finire a fare il secondino.
Hai ragione Lupo, la voglia di vendetta cresce anche in me, non meno feroce. E' vero, qui non si fanno a fette le persone come al Santa Rita, ma la differenza è poi tanta? si tratta pur sempre di gente che usa il suo schifosissimo, infimo potere per sovrastare gli altri, rinforzare le proprie sicurezze, mettere la maggiore distanza possibile tra sè e i fastidi del mondo impoverito e degradato. Degradato da loro...
Qui brucia tutto e il mio unico debole secchietto d'acqua dovrò usarlo non per la bella utopia di cui c'è bisogno, ma per promuovere dei ragazzini rincoglioniti dalla sottocultura a contrastare la quale la scuola non ha offerto niente. ovvero: lo sforzo della rivoluzione usato per la sopravvivenza della comune dignità. Parlatemi dei vostri secchietti d'acqua, amici, non disertate la blogosfera, voi che sapete usarla: ancorchè stanchi abbiamo bisogno di continuare a pensare, ad arrabbiarci, a prendere forza l'un l'altro dai piccoli gesti di resistenza quotidiana. paola

luposelvatico ha detto...

@paola: hai ragione tu, accidenti. Non si può smettere di pensare, di star vicini, di resistere proprio adesso. Alterno depressione profonda e furore mistico come il Dio di Gaber, vorrei radere al suolo questo mondo per rifarlo da capo, ma non si può: possiamo solo sentire, per ora, che esistiamo ancora, piccole isole di essere pensanti, che sanno emozionarsi, amare, indignarsi, sognare, e non sono disposti a cedere le armi del pensiero e dell'emozione. Hai ragione tu.

Artemisia ha detto...

Interessante e condivisibile l'articolo che ci proponi. E ancor piu' interessante l'esperienza che ci racconta Paola (bisognerebbe ripartire da Don Milani, mi e' venuto subito da pensare).
Pero' poi penso al congresso di rifondazione dove ci sono piu' mozioni che partecipanti dove ascoltando le mozioni di Vendola e di Ferrero e non c'ho capito nulla meno che mai ho capito la differenza tra loro, e mi chiedo: "Ma su cosa o su chi poter riporre le speranze?"
Certo, noi teniamoci in contatto, non buttiamoci giu', non smettiamo di indignarci, NON CHIUDIAMO I BLOG, pero' c'e' bisogno di una qualche organizzazione nella societa' civile, nelle associazioni o che cavolo ne so per ripartire altrimenti ci limitiamo alle pur importanti piccole resistenze private.
Per esempio, cosa propone il Manifesto oltre che leggere il proprio giornale?

Anonimo ha detto...

non è facile, anzi: ¡no es facil! per dirla alla cubana..
mi spiace dirlo ma non credo che, allo stato attuale, i partiti (nessuno escluso) ed i loro dirigenti, siano in grado di offrire nemmeno "gocce d'acqua" con cui far finta di spegnere questi incendi...
La politica, ormai da parecchi anni, è solo più un mestiere che offre stipendi e pensioni garantiti ad impegno poco più che zero...
e lor signori passano il tempo a farsila guerra al proprio interno per garantirsi posti eleggibili....altro che pensare seriamente al Paese Italia...
Poi sicuramente ci sono anche persone che, all'interno dei partiti si fanno un mazzo tanto, seriamente e credendoci ancora e con loro mi scuso non volendo generalizzare.
Quindi, dal mio limitato punto di vista, dobbiamo rimboccarci le maniche in proprio, senza aspettare leader (questi sconosciuti) o linee politiche risolutive e partire dal nostro quotidiano per ritrovare le sorgenti..
la rabbia, l'incazzatura, l'indignazione devono essere gli strumenti che ci danno la forza di pensare che ancora un altro mondo è possibile!!..
Io non sono un'ottimista, ma tendo a non arrendermi, tendo a resistere e, non appena ho un pò di forze tendo a reagire...sarà una questione di carattere più che di ideologia.
Effettivamente, come dice Paola, credo che sia assolutamente importante trovare un pezzettino d'acqua individuale e provare a comunicarlo, per lo meno per non sentirsi così soli ed isolati.
L'unione fa la forza! (sia ben chiaro che mi riferisco unicamente al proverbio :-) )
La mia goccia d'acqua l'ho allargata con un recente viaggio a Cuba, giusto per ricordare come si fa a resistere da quasi 50 anni all'assedio dei peggiori fascisti della Storia (le prime persecuzioni degli zingari sono state effettuate negli USA, i nazi le hanno applicate cronologicamente dopo..)e in questi giorni ho avuto modo di allargare ancora il mio pezzettino d'acqua alla dimensione di una piccola pozzanghera, in occasione di uno sforzo collettivo (una festa regionale) per raccogliere fondi per finanziare un progetto colà. Bene vi racconto che per me è stata una piccola conquista lavorare al fianco di persone (compagni)che per la prima volta, dopo le elezioni, non litigavano perchè di un partito o dell'altro o dell'altro ancora, ma tutti concentrati su un unico obiettivo, chiaro per tutti. Per la prima volta non si è usata la "solidarietà internazionale" per dare battaglia per affermare chi è più solidale, chi è più compagno, chi ha tradito, ecc. ecc., ma proprio perchè l'obiettivo era esclusivamente "solidarietà internazionale con Cuba (in questo caso)" forse questa volta la batosta perlomeno a livello di "base" sta servendo a dare un pò più di consapevolezza??
Credo che ognuno possa trovare il proprio pezzetto d'acqua in ciò che gli è più consono, più affine, ripartendo dai rapporti umani prima di tutto. Riprovando a dare fiducia agli altri (per il momento la mia fiducia provo a riservarla ad altri semplici cittadini come me...ed anche qui non è così facile, ma questo è un altro e forse ancor più complesso discorso).
Vabbè io ci sto provando così, è la mia ricetta personale che invento tutti i giorni con gli ingredienti che incontro sul mercato al prezzo più basso...:-)
Un solidario saluto a tutti
Stefi

luposelvatico ha detto...

Stefi, parto dalla fine del tuo commento: la fiducia tra le persone. E' proprio da lì che bisogna ripartire. Se ti fidi costruisci, condividi, non hai paura. E se non hai paura metti in circolo fiducia.
E' da qui, giustamente, che occorre ripartire, perchè è proprio il rapporto di fiducia (tra noi e gli altri, tra noi e chi ci governa) che si è rotto in modo che sembra irreparabile. Senza fiducia non si va da nessuna parte. Senza DARE fiducia non si va da nessuna parte.
La rivoluzione della fiducia, è quello di cui abbiamo bisogno. Una volta resisi conto che non abbiamo nulla da perdere (le cose materiali vanno e vengono, possiamo possederle ma non dobbiamo esserne posseduti), una volta che possiamo fare a meno di tutte le cazzate inutili di cui ci hanno inculcato il bisogno, non c'è più nessuna ragione per nascondere quel che siamo, come siamo fatti.
Non ci vuole coraggio ad essere se stessi, a rivendicare se stessi, se si riesce finalmente a scoprire chi diavolo siamo: diventa naturale, ovvio, scontato.

viviana ha detto...

@artemisia
è vero, fa molta tristezza anche a me seguire il congresso di Rifondazione.
Riesco abbastanza bene a leggere 'tra le righe' delle mozioni e nel corpo vivo del partito il senso di quello che vi succede e quale sia l'argomento del contendere, perché è stato molto a lungo il mio partito, praticamente dalla sua nascita fino a poco più di un anno fa. Ma anche così trovo inutile, folle, fuori dalla storia questo dividersi (anche accoltellarsi, se capita) su questioni che non hanno nulla a che vedere con l'urgenza del reale. Non credo che abbia senso dividersi sulla risposta quando è la domanda che è sbagliata. Perché è troppo enorme la sconfitta, troppo evidente la prolungata cecità perché si possa pensare che - quegli stessi organismi, quelle stesse organizzazioni sociali - possano trovare in sé la risposta.
Sì, bisogna non stancarsi, tenere aperti i blog, leggere il Manifesto, creare legami, conoscersi, tessere reti.
Non basta, non può bastare. Ma è indispensabile e credo profondamente che adesso non sia possibile fare di più; che ci vorrà tempo perché una qualche forma di organizzazione (partito o altra) ma anche una qualche forma di utopia nasca a proporre risposte, a 'tenere', ri-creare una cultura condivisa e una vera opposizione nel paese, perché sarà meglio che non nasca in laboratorio (vedi sinistra arcobaleno, ma anche PD, tanto per non fare esempi...) ma che nasca naturalmente, dalle cose. E ci vuole il suo tempo.

@paola
il tuo secchietto d'acqua è il più difficile, forse, ma pure il più prezioso. Nella scuola dell'era Gelmini, vorrei ringraziare per ogni goccia di dignità difesa con le unghie e con i denti.

@lupo
la prima vendetta sarà non dimenticare, perché arriverà a breve il momento in cui i giornali smetteranno di parlarne, ci saranno altri mostri da sbattere in prima pagina, ma io voglio sapere e raccontare come andrà a finire, la storia di questi perfetti campioni della logica del successo, dove i corpi degli sconfitti, dei deboli, dei malati sono oggetto e strumento.

Scusate, quanto ho scritto!

Artemisia ha detto...

Cara Viviana, io non sono mai stata di Rifondazione nè l'ho mai votata però ho sempre guardato con speranza e simpatia la "vera" sinistra (e il PD non è sinistra, su questo siamo d'accordo). Però mi cascano le braccia nel vedere che non si si sono capiti per niente i motivi della batosta elettorale. E' inutile dire "dobbiamo riavvicinarci alla gente", se si continua a parlare in gergo da addetti ai lavori. La gente comune non si mette lì a "leggere tra le righe delle mozioni", la gente comune o capisce subito o vota Lega, che almeno propone delle cose chiare! (Non è la mia posizione, sia chiaro!)
Vi invito a leggere questo post scherzoso di un altro amico blogger:
Le ragioni di una sconfitta. Vi giuro che quando l'ho letto ho pensato che il buon tempone del mio amico si fosse inventato di sana pianta l'articolo di Bertinotti, ed invece esiste davvero! Ma come si fa? Ma si pensa che la gente lo voti perchè c'ha la erre moscia che fa tanto fino!?!
Scusate se banalizzo.

Anonimo ha detto...

non desidero entrare in polemica con nessuno nè tantomeno esprimere un giudizio, ma credo che se continuiamo con certi condizionamenti che ognuno di noi ha acquisito attraverso la propria esperienza personale non si vada da nessuna parte se non quella di provare ad affermare una propria "verità". E siamo punto a capo.
Ognuno ha una sua storia personale, ognuna rispettabile, c'è chi ha/ha avuto più dimestichezza con le dinamiche dei partiti (congressi, mozioni, direttivi, segreterie, comitati centrali, ecc. ecc.) e chi no, ma il dato di fatto è che alla fine tutti, per lo meno quelli che si esprimono in questo o in altri affini blog, hanno lo stesso senso di disagio, di sconfitta di impotenza, ma anche la stessa rabbia e tutti ci chiediamo "che fare?"..
Da qualche parte ho letto che "Bertinotti ha perso perchè non c'erano abbastanza principesse a votarlo...".
A mio avviso siamo un popolo abituato a delegare, e forse già il PCI ha avuto la sua responsabilità storica nell'abituare i suoi militanti a non discutere e a non criticare, perchè già i vertici sapevano cos'era più giusto per le masse... o mi sbaglio?? Se è così chiedo scusa. Così un popolo abituato a delegare poi forse "giustamente" tende a linciare a colpevolizzare il "Leader" del momento che sente che ha tradito, qualunque nome abbia. Questo vale per i Bertinotti, per i Diliberto, ma anche per i Prodi, i Veltroni, ma ancora prima per i Dalema e prima ancora per gli Occhetto...ci avevano già traditi e forse nessuno o pochi se n'erano accorti. O no??
Dal mio punto di vista, considerando che in Italia c'abbiamo il Vaticano in mezzo "ai piedi" da sempre (salvo breve pausa Avignonese...magari se lo fossero tenuti..altro che Rivoluzione Francese...o no?.., siamo inoltre la 52° o 53° (non ricordo) stellina sulla bandiera degli USA che ci "avrebbero liberati" dal dominio nazi-fascista. C'abbiamo avuto, ed è ancora attivo un Andreotti... e dico solo le prime tre cose che mi sono venute in mente, penso che la Storia non avrebbe potuto essere diversa. Poi non sono una storica, ma una semplice disillusa, come molti altri, che cerca di buttarsi alle spalle i propri condizionamenti e vedere come vivere o, per ora sopravvivere, o meglio iniziare a difenderci, trovare modi di farci le nostre ragioni, partendo proprio da un contatto con perfetti sconosciuti con i quali mi pare di poter condividere lo stesso senso di smarrimento, di delusione, la stessa rabbia.
Scusate lo sfogo, vi sento comunque così simili, nonostante le diverse sfaccettature, da aver osato tanto. Poi fra il tentativo di sintesi e la necessità di provare a spiegarmi forse non sarò stata chiara come avrei voluto..
Alla fine la sostanza è: esprimersi, confrontarsi,reagire nel resistere. Le idee, i pensieri non potranno mai essere fermati.
Stefi

Artemisia ha detto...

Sara' che stamani ho un gran sonno e non ho ancora preso un caffe', ma il commento di Stefi non l'ho capito.
Una cosa pero' l'ho capita e la condivido in pieno: al di la' delle analisi CHE FARE?