giovedì, agosto 11, 2011

I nemici dentro

Mi chiedevo assai retoricamente, in post precedenti, perchè lo Stato rinunciasse a difendere i cittadini dai nemici esterni (speculatori & affini).
La conferenza stampa di Tremonti, elencando le previste misure, fornisce la risposta esplicita: lo Stato ha deciso di assumersi in prima persona il compito di essere nemico dei suoi cittadini. Non li difenderà: li massacrerà. E' complice dei nemici.

Costi della politica
«Bisogna intervenire con maggior incisività sui costi della politica» ha spiegato Tremonti. «Dobbiamo tornare sulla materia non solo sui costi dei politici - ha aggiunto - non solo su quanto prendono ma anche su quanti sono. C'è un effetto di blocco, di manomorta».

Liberalizzazione dei servizi pubblici
Per rilanciare la crescita serve «la piena liberalizzazione dei servizi pubblici locali», dei "«servizi professionali e la privatizzazione su larga scala dei servizi locali».

Tassa sulle rendite finanziarie
«L'aliquota sulle rendite finanziarie potrebbe essere aumentata dal 12,5% al 20%».L'incremento progettato dal governo, ha spiegato, toccherà i titoli finanziari e non i titoli di Stato.

Lotta all'evasione
Allo studio del governo ci sono anche «forme più forti di contrasto all'evasione fiscale» in particolare nei casi di omessa fattura o scontrino.

Contributi di solidarietà
Dal lato delle entrate nel decreto che il governo varerà la prossima settimana possono essere previsti dei «contributi di solidarietà».

Diritto di licenziare
Sul mercato del lavoro ci sono le ipotesi di mettere in campo «una spinta verso la contrattazione a livello aziendale, il superamento di un sistema aziendale rigido e il licenziamento e la dismissione del personale compensato con meccanismi di assicurazione più felici», una «sorta di diritto di licenziare», ma «compensato con migliori posti di lavoro».

Pensioni d'anzianità e innalzamento dell'età minima delle donne
Il ministro dell'Economia ha elencato tutte le misure chieste dalla Bce, ma ha precisato che il governo non ha preso ancora nessuna decisione in merito. Tra queste ce n'è una che riguarda le pensioni d'anzianità e l'innalzamento dell'età di pensionamento delle donne nel settore privato.

martedì, agosto 09, 2011

Forse è meglio un (esplicito) dittatore?

Dunque, la nostra democrazia - già minata dalla legge elettorale porcata, che consente al potere di nominare i "rappresentanti del popolo" senza nemmeno più fingere di farli eleggere dal popolo stesso - sembra arrivata al capolinea.
La Banca Centrale Europea scrive una lettera al nostro governo (una lettera? su carta? scritta con la stilografica? con il francobollo? imbucata a Francoforte? diosanto, fatecela vedere...) , e la sera stessa esso si presenta in tivvù per dire "obbedisco".
Ieri Francia e Germania hanno "chiesto" al nostro Parlamento di approvare entro settembre le misure d'emergenza varate per riequilibrare i conti pubblici alla luce della crisi in corso sui mercati.

In condizioni normali, un Paese che si sente dire dagli altri che cosa deve fare, reagirebbe. Duramente. Ricordo che Maroni andò fuori di testa quando l'Europa osò dire che, insomma, sul problema della immigrazione seguita alle crisi nel Nordafrica ci stavamo comportando un po' da cialtroni.

Al governo, per l'appunto, c'è un partito politico che da anni ci frantuma i cabasisi con lo slogan "padroni a casa nostra". Gente che viene colta da crisi isteriche se vede pelli umane di colore non candido, o che stramazza epiletticamente alla vista di un kebab o di una scritta in cinese sulla vetrina di un negozio.

Se invece a darci ordini sono gli alieni (perchè è noto che gli speculatori e gli investitori non sono esseri umani, non hanno fisicità, nè nomi cognomi o indirizzi, e i "mercati" sono pianeti di un'altra galassia, al di fuori della giurisdizione terrestre) o altri europei di razza caucasica, si vede che non ci sono problemi: la nostra vocazione nazionale all'obbedienza ad un padrone, purchè si dimostri sufficientemente determinato, non può che rispondere prontamente e pronamente al richiamo ed alla catena.

Ed allora, pronamente, il Parlamento obbedirà (non fa altro da quando è fatto di nominati...chissenefrega da dove arrivano gli ordini?)
E allora, vai con le "misure".
Ricordiamo un attimo quali sono?
1) pareggio di bilancio e libertà economica nella Costituzione.
Il pareggio di bilancio è una ovvietà pericolosa. Ovvio perchè concetto "di buon senso", pericolosa perchè messa in pratica da questa classe dirigente significa macelleria sociale, macelleria sociale, macelleria sociale.
"Libertà economica" nella Costituzione. Come suona bene! Si, è giusto: che lo Stato lasci FINALMENTE libere le forze creative del mercato! Senza lacci e lacciuoli! Visto che il mercato fa del bene al mondo, e lo si vede proprio in questi giorni, è giusto che ognuno faccia quel cazzo che gli pare...sacrosanto! visionario!
2) riforma assistenziale e fiscale e contrasto all’evasione
"Riforma": leggasi tagli, tagli, tagli. Ma non per tutti. L'ultima vagheggiata riforma fiscale proponeva aliquote premianti per quei poveracci che avevano un reddito altissimo, a scapito delle risorse dello Stato. Qui cambieranno idea?
Contrasto all'evasione. Ehhh? Ah ah ah ah ah ah ah...
3) modernizzazione delle relazioni industriali e del mercato del lavoro
Nella neolingua liberista, è vecchio tutto ciò che è "diritto", è moderno tutto ciò che fa piazza pulita dei diritti (che, sempre nella neolingua, è d'obbligo chiamare "privilegi").
La prima arma contro la crisi che viene in mente a questi è sempre quella di renderti debole e licenziabile, per poi dare la colpa alla crisi che minaccia i posti di lavoro.
Quindi, ragazzi, il precariato non basta già più. Evidentemente i mercati reclamano già la schiavitù. Però sembra che il governo promuoverà una campagna di incentivi per l'acquisto delle catene.
4) finanze e reti di impresa con internazionalizzazione
Chissà che cazzo vorrà mai dire...
5) accelerazione opere pubbliche, delle reti energetiche e delle nuove reti di telecomunicazione
Eh si...l'impoverimento dei cittadini è doveroso, ma non sia mai che lasciamo a secco di affari gli amici...se la gente non avrà da mangiare non importa, ma potrà andare a vivere sotto il Ponte sullo Stretto o nelle stazioni della TAV...
6) privatizzazioni anche dei servizi pubblici locali e liberalizzazioni
Evvai!!! Vendiamo tutto, visto che dobbiamo ridurre le tasse ai ricchi!
7) costi della politica e semplificazione della politica della burocrazia e delle funzioni pubbliche e sociali centrali e locali
"Semplificazione"...si, qui mi vedo bene il gesto simbolico di Calderoli, quando bruciò gli scatoloni di leggi inutili (nessuno ha mai saputo quali fossero, peraltro): però con il lanciafiamme girato al contrario magari diventa più efficace, la semplificazione...
8) diffusione delle nuove tecnologie, fondi strutturali europei e Mezzogiorno.
La solita fuffa, iniziata dai tempi di Stanca, che stanca sempre di più.

Insomma, i padroni ci chiedono di velocizzare l'applicazione di queste misure.
Io, in queste misure, vedo la dichiarazione, da parte del governo, di una lotta di classe CONTRO buona parte dei cittadini di questo stato.

Lo Stato Italiano contro i suoi cittadini, agli ordini di potenze straniere e forze contrarie all'interesse della collettività.

A questo punto, non è forse meglio un dittatore?
Se ci fosse uno che...
  • si ponesse come obiettivo la difesa dei cittadini di questo paese, e non la loro riduzione oggettiva in povertà e schiavitù;
  • considerasse come atto ostile ogni attacco al paese sotto qualsiasi forma, e considerasse la speculazione al pari del terrorismo, e promulgasse a tal fine opportune leggi speciali;
  • prendesse iniziative severe nei confronti della finanza (chiudendo immediatamente le borse a tempo indeterminato, prevedendo l'arresto immediato di chiunque procura un danno economico al paese);
  • stabilisse dei diritti minimi e dei livelli di prestazioni socio-assistenziali ed educativi predefiniti e uguali per tutti (eliminando contributi e fondi erogati a strutture private);
  • eliminasse i privilegi riconosciuti alla Chiesa Cattolica (esenzioni fiscali, esenzioni ICI per le attività non legate direttamente all'esercizio del culto, 8 per mille);
  • imponesse una tassa sostanziosa sulle rendite ereditarie e finanziarie, con cui finanziare la ricerca e la cultura;
  • prevedesse l'arresto per gli evasori fiscali, considerati nemici del paese...
beh, se uno del genere si presentasse con autorevolezza a proporre un programma del genere (e solo un dittatore lo può fare, perchè nessun democratico condizionato dal consenso potrebbe mai farlo), io sarei disposto anche a rinunciare, per qualche anno, a tutte le libertà fittizie che ci restano...si tratta di dare delle priorità, in fondo.

Ma state tranquilli, la mia provocazione non ha alcuna possibilità di porsi nemmeno come ipotesi: se uno così ci fosse, lo farebbero fuori i servizi segreti internazionali in un paio di settimane, in nome della democrazia.:-)

Quindi ci terremo semplicemente quelli di adesso, sapendo già cosa accadrà.
Si salveranno tra di loro, e quando vedranno che gira male semplicemente scapperanno...

*

Ci sono ancora due cosette che mi stanno sul gozzo, nella cronaca degli ultimi giorni...

La prima riguarda il fallimento della società Arenaways.
Si tratta di una compagnia ferroviaria che ha tentato di far concorrenza a Trenitalia sulla tratta Torino-Milano, con treni "a normale velocità" ma puliti, decorosi ed a tariffa ragionevole.
Una di quelle cose sane che dimostrerebbero la capacità di autoregolamentazione del mercato, neh?
Peccato che, a furia di "bastoni tra le ruote", i "campioni del liberismo italiano" siano riusciti a farla fallire. (I responsabili sono quelli di RFI, Rete Ferroviaria Italiana, società di Ferrovie dello Stato).
Impedendo, ad esempio, di fare fermate intermedie tra Torino e Milano (e quindi tagliando fuori una considerevole fetta di potenziale utenza).
Nel paese che scriverà a lettere maiuscole "LIBERTA' ECONOMICA" nella Costituzione, si dice ad una impresa ferroviaria che, peccato, E' PROIBITO far fermare i suoi treni nelle stazioni di Torino Lingotto, Torino Porta Susa, Santhià, Vercelli, Novara, Rho Fiera, Rogoredo, Pavia, Voghera, Alessandria ed Asti.
Da giugno, poi, Arenaways ha istituito i "Treni del Mare", per collegare Torino con Genova e Livorno fermando in tutti i paesi della Riviera di Levante.
Prima RFI ha costretto Arenaways a orari di partenza folli, per non "disturbare" le FS: 5 e 20 del mattino da Torino, 6,30 il sabato e la domenica. Poi, FS ha cercato di intervenire sulla Regione Liguria per invocare l'esclusività del contratto regionale di trasporto rispetto alla presenza di altri concorrenti. Respinta la richiesta, Moretti ha minacciato di sospendere le agevolazioni per i pendolari previste in Liguria (la storia in dettaglio la racconta qui il Fatto Quotidiano).
Questa non è "una storia": è LA storia tipica che accade tutte le volte che qualcuno cerca di sfidare davvero un monopolio, in questo paese. E' la storia che ci autorizza, come cittadini, a sputare in faccia a tutti quelli che blaterano rispetto alla "libertà d'impresa", alla capacità del mercato di "autoregolarsi", eccetera eccetera. E dimostra soltanto che gli spazi di taglieggiamento non ancora occupati dalla criminalità organizzata vengono sempre più volentieri occupati dallo Stato.

*
La seconda vicenda-rospo che non mi è andata giù (ma è scivolata via dalle pagine dei giornali senza lasciare traccia) è l'accordo tra il gruppo bancario Intesa-San Paolo e le 17 sigle sindacali della galassia bancaria riguardo agli esuberi del gruppo, firmato la settimana scorsa.
L'azienda ne aveva dichiarati fino a 10.900, di esuberi, su un totale di circa 80.000 (1), poi ci si è accordati sul fatto che "gli inutili" fossero soltanto 8.000.
2500 di essi dovrebbero maturare il diritto alla pensione entro il 2014, altri 500 verranno gentilmente accompagnati alla porta con incentivi.
Gli altri 5000 verranno riconvertiti a "mansioni commerciali":"i lavoratori, dopo il necessario iter formativo, saranno adibiti allo sviluppo di prodotti assicurativi e di mutui e ai ruoli di promotori finanziari e gestori di clienti famiglie."
Cioè, andranno a (tentare di) vendere merda finanziaria casa per casa, e fottere i risparmi di anziani e famiglie. Diventeranno dei rapinatori di reddito, per mantenere il proprio.
E quello che fanno adesso? Completamente inutile, è evidente, se da un giorno all'altro possono smettere di farlo.

Ah, ma non è finita. A 2000 di questi 5000 sarà proposta un'alternativa: invece di tentare di mettere a rischio i risparmi del prossimo, possono andarsene in pensione mediante un lungo "scivolo". Cioè, pagati per stare a casa, piuttosto che stare al lavoro a continuare a fare qualcosa che non serve più.

Se questi 2000 accettassero, allora ci sarebbero 5000 pensionamenti e 3000 riconversioni: e l'azienda sarebbe così felice che - SOLO IN QUESTO CASO - "verrebbero assunti 1000 giovani, con due formule: 750 assunzioni ordinarie e ulteriori 250 attraverso un innovativo progetto di «solidarietà generazionale» con cui gli anziani lasceranno spazio ai più giovani, secondo uno schema in voga nei Paesi scandinavi." (2)

Questi i commenti all'accordo:
Marco Vernieri, responsabile delle Risorse umane del gruppo: «È un accordo innovativo e di grande importanza per tutto il settore. Consolida un sistema concertativo di relazioni industriali che in questo momento è un assoluto “plus” a livello di settore e di sistema. Un accordo che riduce il costo del lavoro come richiesto dal piano industriale ma che mantiene alta l’attenzione alle persone».

L’intesa è stata firmata dai sindacati Dircredito, Fabi, Fiba-Cisl, Fisac-Cgil, Sinfub, Ugl e Uilca del gruppo Intesa Sanpaolo. «Quello raggiunto» commenta il segretario generale aggiunto del sindacato Fabi, Mauro Bossola, «è un accordo che guarda al futuro, perché garantisce un giusto equilibrio tra uscite incentivate e nuova occupazione stabile». Per Fisac-Cgil il segretario generale Agostino Megale parla di «accordo buono e positivo che insieme alla volontarietà nelle uscite e alla riconversione professionale definisce l’assunzione di 1000 giovani».

Io, personalmente, allibisco. Un accordo di merda E', semplicemente, un accordo di merda. Butti via 8000 posti di lavoro (siiii, perchè spiegami oggi come si fa a mandare allo sbaraglio sul mercato 5000 piazzisti di prodotti finanziari...è già tanto se non gli sparano a sale quando si presentano alla porta...), e "forse" ne riporti a casa 1000.

Potevi dire, caro segretario, che non potevi fare altrimenti, che son tempi terribili, che nessuno è più sicuro di nulla, che nessun posto di lavoro è davvero tutelabile, che ogni accordo sotto cui si mette la firma oggi è sempre una sconfitta, un cedimento, un arretramento; che se non ricostruiamo un tessuto di relazioni umane solidale e consapevole, in futuro, sarà sempre peggio; che la crisi di oggi la pagheraranno senza dubbio i più deboli, se non sapranno organizzare qualche forma di resistenza: ma se me lo spacci per buono e positivo, allora oltre a farmi del male stai anche tentando di buggerarmi.

Perchè il sindacato firma cose del genere?
Che cosa ci guadagna a condividere la perdita di 8000 posti di lavoro? Qual è la contropartita di un simile "sforzo di responsabilità"?
Perchè non ha lasciato alla sola azienda la responsabilità di decidere che, dall'oggi al domani, il 15% delle sue risorse sono diventate "inutili"?
Forse perchè è d'accordo con questa idea, forse perchè era già corresponsabile del fatto che in realtà da anni l'impresa forniva in buona misura redditi, e non posti di lavoro?

Ma perchè mai, in un momento come questo, il sindacato si schiera con Confindustria e ne condivide in toto la visione e l'analisi della realtà?
La visione è questa: la crisi farà perdere inesorabilmente posti di lavoro, non ci sono vie d'uscita e l'unica cosa da fare è "recuperare la credibilità nei confronti degli investitori" e - udite udite - rilanciare il mito della "crescita".

Queste cose sono anche scritte, purtroppo, nero su bianco nel documento congiunto delle parti sociali reso noto il 27 luglio:
“Per evitare che la situazione italiana divenga insostenibile occorre ricreare immediatamente nel nostro Paese condizioni per ripristinare la normalità sui mercati finanziari con un immediato recupero di credibilità nei confronti degli investitori.
A tal fine si rende necessario un Patto per la crescita che coinvolga tutte le parti sociali; serve una grande assunzione di responsabilità da parte di tutti ed una discontinuità capace di realizzare un progetto di crescita del Paese in grado di assicurare la sostenibilità del debito e la creazione di nuova occupazione”.

"Recuperare la credibilità nei confronti degli investitori": oh, non è poi così difficile. Basta firmare accordi come quelli con Intesa SanPaolo, o quelli con Marchionne su Pomigliano e Mirafiori. Buttiamo via, dunque, migliaia di posti di lavoro, e peggioriamo la condizione di quelli esistenti, così verranno gli investitori (attratti da qualunque luogo dove si riducano i diritti dei lavoratori), che rilanceranno la crescita, che creerà migliaia di posti di lavoro... a me sembra un ragionamento astuto per un padrone, ma idiota per un sindacato.

"Un progetto di crescita del paese": dunque più cultura, più welfare, più istruzione, più ricerca?
Ma noooo...più infrastrutture, più megaopere, più appalti...che cosa si può condividere, con la visione di Confindustria? Per loro crescita significa taglio dei salari, più tasse per i soliti, attacco alle pensioni e riduzione dei diritti.

Ma quando la piantiamo di baloccarci con questo mito della "crescita"?
Continuiamo a considerare "crescita" l'aumento della ricchezza di pochi, e "sviluppo" il consumo dissennato di risorse esauribili.
Non c'è bisogno di essere Latouche o Pallante, ma nemmeno di credere nel mito della "decrescita felice", per capire che i parametri dello sviluppo del mondo non possono più essere basati sulla quantità di cazzate tecnologiche che noi occidentali possiamo acquistare ogni giorno, ma sulla crescita del benessere e della salute della maggior parte possibile dei cittadini del mondo.

Questo vuol dire, ad esempio, porsi il problema delle risorse energetiche del futuro (sia di quello prossimo prossimo, che di quello che verrà tra trent'anni, o cinquanta...).
Vuol dire coltivare l'innovazione e la ricerca - ed i talenti non si trovano tagliando le risorse alla scuola, ma aumentandole: le operazioni di scouting delle intelligenze vanno fatte laddove è possibile che esse si manifestino, non nelle discariche sociali.
E le intelligenze devono essere messe a disposizione della comunità, non buttate nel cestino della indifferenziata (possibile, per dire, che tra gli 8000 rottamati di Intesa non ci siano competenze ed intelligenze utili all'azienda?)

E invece no: anche il sindacato si appiattisce sul darwinismo sociale ("chi ha un posto di lavoro è perchè se lo merita, chi non ha è giusto che soccomba").
E' evidente che l'emergenza annebbia i cervelli, fa sbagliare rotta.

E, sbagliare per sbagliare, forse è davvero ora che incominciamo a farlo da soli. Senza più deleghe e rappresentanze.


(1) da vent'anni, ogni supermanager che entra in una azienda dichiara che circa il 15% del personale è in esubero: eccheppalle!!!

(2) si può dire che quando un'azienda parla di "innovativo progetto di solidarietà generazionale" c'è sempre puzza di fregatura? Anche se sa di aringa e di "socialdemocrazia del nord", puzza lo stesso...

venerdì, agosto 05, 2011

Vogliamo Perel'man come presidente del mondo!!

Di Grigorij Jakovlevič Perel’man abbiamo già parlato qui.
E' stato l'unico matematico al mondo a dimostrare un complesso problema di topologia, la cosiddetta Congettura di Poincarè.
Inserisci linkMa questo probabilmente sarebbe rimasto un merito circoscritto ai matematici e sconosciuto ai più, se Perel'man non avesse deciso di rifiutare il premio di un milione di dollari previsto per la risoluzione del problema con questa motivazione:
"Per me è del tutto irrilevante. Se la soluzione è quella giusta, non c'è bisogno di alcun altro riconoscimento."
Ora, si riporta qui, Perel'man sembra aver rilasciato una intervista "al quotidiano russo Komsomolskaya Pravda, a cui ha annunciato le sue chiare e lucidissime intenzioni: «voglio scoprire come fece Gesù a camminare sulle acque»."

Scrive S.P:
"A quanto si legge nell’intervista, Perelman incontrò questo avvenimento (l’evangelica camminata sull’acqua) da giovane e sin da piccolo fu sopraffatto dal fascino della cosa. «E poi – ha dichiarato – se la leggenda ha resistito fino ai giorni nostri, vuol dire che non mi sbagliai a esserne così impressionato, e che vale la pena studiare matematicamente il modo in cui fu possibile quel fenomeno». Attualmente, alcuni animali possono realmente camminare sull’acqua. Distribuendo il peso in una maniera che la tensione superficiale non si spezzi, ci sarà sufficiente resistenza da impedire di affondare sotto la superficie – un effetto sfruttato da alcuni insetti (come le Gerridae) e alcuni ragni. Questi animali hanno una struttura corporale ottimizzata e un distribuzione dei pesi adattata all’acqua proprio per questo scopo. Il Basiliscus può inoltre correre su delle brevi distanze sulla superficie dell’acqua usando un meccanismo differente. Riguardo alle origini del racconto biblico, in altre culture sono narrati episodi simili. Ad esempio, nell’antica mitologia egizia il dio Horus camminò sull’acqua, mentre in quella greca Orione, cacciatore di giganti e figlio di Poseidone, compì la stessa impresa. E le tradizioni indù, buddiste e greche presentano storie in cui dei personaggi camminano sull’acqua. Noi comunque rivolgiamo un sentito in bocca al lupo a Grigorij." (16/05/2011 S.P. – CodiCS)

Noi abbiamo bisogno di tanti Perel'man, in questo mondo.
La sua scelta di occuparsi di un tema del genere va accolta in modo completamente scevro da qualsiasi ironia. Di fronte al suo cervello, ed alla portata (immensa e dimostrata) dei suoi risultati, non possiamo assolutamente permettercelo.

I pazzi, quelli di cui sorridere, oggi sono altri.
Sono quelli che hanno smesso di sognare, e ci raccontano che "non ci si può fare nulla, il mondo è sempre stato così ingiusto!"
Quelli che allargano le braccia, e dicono "Oh, ci attaccano gli speculatori...oh, dobbiamo conquistare la fiducia dei mercati...oh, dobbiamo rilanciare la crescita...oh, dobbiamo fare le riforme, anticipare la manovra, decidere, fare, muoversi...il momento è difficile...il rischio è alto...il paese è in bilico...dobbiamo agire TUTTI INSIEME, superare le divisioni, essere responsabili..."

E basta, su. Smettetela.
Che palle. Continuate a sostenere che sto mondo non si può cambiare, e contemporaneamente dite che siamo nei guai, e sempre contemporaneamente dite che "è doloroso, lo sappiamo, ma bisogna che VOI facciate sacrifici...a cosa serve che rinunciamo noi alla ricchezza ed ai privilegi? siamo pochi, anzi sempre di meno, e non facciamo volume..."

Mica vi chiediamo di fare quello che fa Grigorij: ma usate almeno un treppercento di quel cervello che avete in testa, diobonino.

Abbiamo un signore con i capelli di plastica, che sembra il nonno di Big Jim, che dice che non c'è affatto da preoccuparsi: e tutti gli intelligentoni che rappresentano le opposizioni e le parti sociali che invece dicono che tutto va a ramengo.
E, per evitare di andare a ramengo, bisogna che si vada a ramengo comunque tagliando servizi, welfare, scuole, ospedali, trasporti, vendendo pezzi di stato, privatizzando: ma bisogna farlo subito, perchè E' IMPORTANTE andare subito a ramengo così adesso, piuttosto che cosà tra qualche mese.
E si candidano a governare per andare a ramengo subito.

Che noia. Che totale mancanza di fantasia, di immaginazione, di intelligenza. Se il Rinascimento fosse stato fatto da gente così, avrebbe prodotto al massimo l'invenzione della fotocopiatrice.
Se il Risorgimento avesse avuto motivazioni così forti, nel paese oggi ci sarebbero 723 granducatini.

Che razza di classe dirigente siete, capace di dirigere la nave solo quando va tutto bene?
Oggi, l'unica cosa che sapete fare è blindare il treno su cui siamo tutti, e che corre a gran velocità verso Cassandra Crossing (dopo esservi accertati, ovviamente, che i vostri vagoni siano stati staccati in tempo...)


Invece dovreste fermarlo, il treno. E farci scendere. E darci tempo e risorse per ragionare, per inventare. Per ripensare i significati delle parole "ricchezza" e "felicità", perchè fino ad oggi non è che le abbiamo coniugate granchè bene.

Dobbiamo creare ricchezza, sì, ma una ricchezza diversa dalle menate che voi intendete per "crescita": valanghe di nuove merci inutili ed energivore che vengono ad occupare ogni spazio della nostra vita. Dobbiamo creare salute, speranza di vita per tutti: e dentro quella vita, contenuti che nascano dall'interazione tra la cultura ed i talenti individuali.

Dobbiamo creare tempo libero, che non sia tetro tempo di insicurezza e povertà: e dentro questo tempo lasciare che le idee inizino di nuovo a germogliare. E creino risorse nuove: energetiche, filosofiche, materiali e morali, a sostituire quel che abbiamo consumato in modo abnorme e che non lasceremo ai nostri figli e nipoti.

Tirate fuori 'sti soldi di merda che avete nascosto dentro i caveau, investito nelle azioni, buttato nei SUV, nelle vacanze esotiche, nella case blindate, nell'esclusività, nel "lusso che è un diritto" (come recita una delle vostre idiote pubblicità), nella vostra alterità spocchiosa.

Buttateli per le strade, a pioggia: se anche un solo frammento di questa inutile ricchezza finisse in mano ad un Grigorij Perel'man, per tentare di capire come si possa camminare sulle acque, sarebbe impiegato mille volte meglio, per la collettività, di tutti i vostri averi messi insieme.

Darebbe la speranza, finalmente, che il mondo abbia smesso di essere in mano a mucchi di cervelli mummificati dalla più arida avidità.

PEREL'MAN FOR PRESIDENT!

venerdì, luglio 29, 2011

Waiting for a Forking Class hero...

Se il Parlamento approverà nei prossimi giorni, come sembra, il disegno di legge sul cosiddetto "processo lungo" (che consente alla difesa di presentare il numero di testimoni che desidera, togliendo di fatto al giudice la possibilità di determinare in qualche modo la durata del processo), il messaggio fornito al "popolo" mi sembra chiaro: "se un potente commette reato contro di te, fatti giustizia da solo, perchè non potrai mai più averla da un Tribunale dello Stato".

C'è il piccolo problema che una giustizia fatta senza l'intervento dello Stato (o comunque di un soggetto terzo che garantisca una visione imparziale del conflitto tra le parti) si chiama semplicemente "vendetta", il che non mi sembra un grosso passo avanti in tema di civiltà.

E' evidente però la coerenza di fondo tra lo stabilire una giustizia "di classe" (chi può pagarsi più avvocati e testimoni può garantirsi l'impunità, facendo andare in prescrizione il processo) e la progressiva estensione della stessa logica di classe a tutto il welfare.

Il servizio pubblico resta, restano la sanità e l'istruzione, restano i trasporti, ma la qualità offerta diminuirà nel tempo a fronte di un aumento dei costi per l'utenza (con ticket e contributi vari).

Sicchè si rischia che l'alternativa, in futuro, non sia più tra due sistemi - uno scadente ma gratuito ed uno efficace ma costoso: ma che la costosità dei servizi pubblici induca lo stesso "popolo", in futuro, a non usarli più.

*
Con i tempi che corrono, e soprattutto con quelli che si annunciano, se fossi un potente incomincerei a cagarmi un po' sotto, quando esco di casa.

Avrei il timore crescente di cogliere, d'improvviso, un doloroso impatto tra la morbida pelle delle mie natiche avvolte in tessuti di pregio e la scintillante, rozza metallicità di un forcone proletario.

lunedì, luglio 11, 2011

Alcuni semplici quesiti

In queste ore tutti i soloni nostrani sono concordi nel ritenere che vi sia un "attacco" contro il nostro paese.
La Marcegaglia sembra Vittorio Emanuele II durante le guerre di indipendenza:
"In un momento difficile come questo, in cui tutti i paesi europei e ovviamente anche l'Italia devono gestire momenti complessi legati alle turbolenze dei mercati finanziari, penso che unirsi attorno ai simboli del nostro Paese, della nostra patria, dalla bandiera al Viminale, sia molto importante, così come lo è lavorare tutti nella stessa direzione per difendere il nostro Paese e costruire un futuro migliore per i nostri figli".
La patria, la bandiera, difendere il paese...
Ma chi è il nemico, esattamente?
"Sappiamo che ci sono molti investitori che aspettano la contingenza per sfruttare una situazione in cui ci sia un default mal gestito e non gestito. Questa è la lezione che abbiamo imparato dalla Lehman, che è stato il fallimento più caro della storia e non vogliamo ripeterlo". (Mario Draghi, 14 giugno 2011).
Gli "investitori", dunque?
Sembra proprio di sì:
«Consob ha approvato un nuovo regime di trasparenza in materia di vendite allo scoperto. A partire da domani (lunedì 11 luglio, Ndr) gli investitori che detengano posizioni ribassiste rilevanti sui titoli azionari negoziati sui mercati regolamentati italiani sono tenuti a darne comunicazione» alla Commissione. Il provvedimento ha efficacia dall'11 luglio e resterà in vigore fino al 9 settembre 2011. È quanto ha annuncia la Commissione con una nota diffusa al termine della riunione tenutasi nel pomeriggio. »
Ovviamente, secondo altre fonti, la denominazione del nemico è più impersonale e connotata negativamente (leggasi "la speculazione internazionale"), ma direi che il nemico, colui che conduce l'attacco contro il nostro paese, è riconducibile a entità o persone che tentano di ricavare il massimo vantaggio economico giocando sulla "fiducia" che i mercati (cioè essi stessi, in fondo) accordano agli Stati.
Ora, come ci si difende da un nemico dello Stato, e quindi dei cittadini che lo abitano?
C'è chi al proposito manifesta idee bizzarre, come Oscar Giannino:
"Come si deve muovere il governo? Per bloccare la speculazione internazionale, deve fare tre cose. Primo, non diluire i saldi della manovra, com’è avvenuto nel Consiglio dei ministri, ma rafforzarli in Parlamento: per esempio ripristinando l’aumento dell’età pensionabile per le lavoratrici del privato a 65 anni già disposto per il pubblico, ma a cominciare gradualmente dal 2013 e non dal 2020. Secondo, approvarla in fretta. Terzo, evitare ridicoli autogol, come i battibecchi tra ministri e quelli del premier al ministro dell’Economia."
Insomma, secondo Giannino (e anche secondo Tremonti) il sistema più adatto è...identificare un nemico più debole (i cittadini) e massacrare quello. Ci si difende dai pescecani internazionali tenendo le donne più a lungo al lavoro, parbleu!. (Questo fa il paio con Marchionne, che pensa che per sfondare sui mercati non sia necessario produrre auto più appetibili degli avversari, ma tagliare le pause agli operai).

Io penso che si debba adottare, invece, una legislazione speciale come quella adottata per combattere, a suo tempo, il terrorismo.
Sono gli investitori/speculatori NEMICI del nostro Paese? Provocano con le loro azioni un danno allo Stato, ed ai cittadini tutti?
Se la risposta è SI, si agisca senza indugio. Il Parlamento si riunisca e promulghi leggi "ad-paesem", per una volta.
Li si identifichi, questi nemici (non dovrebbe essere difficile), li si arresti, si proceda al sequestro dei beni, come si fa per legge nei confronti di chi è ritenuto "nocivo" e pericoloso per la collettività. Questo è DIFENDERSI. Si impedisca per legge che chiunque possa portare attacchi al Paese.
O sennò...dateci i nomi, gli indirizzi, le sedi legali. Ci difenderemo da soli.
Altro che il "pericolo per la democrazia" rappresentato dal movimento NO TAV: sono gli speculatori in giacca e cravatta ad ammazzarci il futuro. E il nostro Stato non sembra aver intenzione di difenderci, anzi.

mercoledì, giugno 29, 2011

Guerra al futuro

Rileggo senza emozione alcuna quel che (NON) ha deciso ieri il Governo: e non mi stupisco nemmeno.
Il governo del "fare" ha deciso che è meglio... non fare nulla, e lasciare ai prossimi sfigati (che difficilmente saranno loro) il compito di gestire la macelleria sociale richiesta dai mercati (e quindi, figuriamoci, indiscutibile e non negoziabile!) e quel che ne deriverà.

Ha dunque, il governo, dichiarato guerra al futuro dei miei, dei nostri figli (che, dal punto di vista del governo ben rappresentato da Brunetta, son davvero considerati "la parte peggiore del paese", meritevole di odio e persecuzione): cancellando la gran parte delle speranze di trovare un lavoro che sia degno e non schiavizzato e precario, di un welfare decente, di una vecchiaia tranquilla. Tutto questo non apparterrà più ai nostri figli, e forse nemmeno più a noi.
Forse è meglio così: la situazione è ora estremamente chiara, e non c'è nemmeno più bisogno di spiegarla. Da una parte il "governo", perfettamente allineato (o meglio ancora rigorosamente prono) con le camarille finanziarie mondiali, dichiara guerra alla gran parte dei cittadini del proprio Stato, come ha fatto in Grecia (e il fatto che molti cittadini, in fondo, se lo meritino, non cambia la questione).
Dall'altra c'è una massa informe, privata negli anni di una coscienza collettiva, che assiste sgomenta al progressivo scivolamento dalla tavola imbandita del privilegio al pavimento di terra dello sfruttamento e dell'indifferenza che colpisce l'80% della popolazione mondiale.
Non c'è modo di aggrapparsi a qualcosa, in questo piano inclinato, e non si è nemmeno più capaci di darsi la mano per tentare di salvarsi insieme: ognuno scivola da solo.
Tanti piccoli "io" che urlano da soli, anche se dicono le stesse parole, non bastano a fare un "noi" che diventi un punto di resistenza.
Può darsi che questo capiti, occasionalmente: che un "noi" che unisca sulla base della difesa di qualcosa di comune che si sente davvero importante - e non sulla base di sole paure comuni - nasca qui e là, come sta capitando in Valle di Susa da anni.
Ma temo che non ci siano le condizioni (storiche ed etiche) perchè ciò avvenga oggi in modo massivo.
Siamo rimasti soli con i nostri stupidi ed inutili "io", di fronte ad un attacco concentrico di forze spaventosamente grandi e difficilmente individuabili a cui abbiamo dato l'oscuro nome di "crisi", e siamo piccoli come gli Hobbit di fronte al Male.
Perchè è una GUERRA, questa. Guerra a tutto quello che conoscevamo fin qui, guerra ai miti dolci in cui abbiamo sinceramente creduto ed in cui siamo cresciuti: un mondo in cui lo sviluppo avrebbe portato sicurezza, tranquillità per il futuro, pace.
Lo sapevamo che non era esattamente vero, ma l'illusione era piacevole.
Credo che con la fine di questa illusione saremo costretti, individualmente, a fare i conti, molto prima di quanto avrei pessimisticamente ritenuto possibile qualche mese fa.
E' probabile che ci faremo del male (da soli, e gli uni con gli altri): molto male. Tireremo fuori da noi il peggio, e inevitabilmente anche il meglio.
Quel che resterà di noi dopo questo passaggio sarà molto diverso da quel che conosciamo oggi: eppure, non so perchè, ho la certezza che SARA' MEGLIO di quel che vediamo oggi.
Individuare il nemico (il VERO nemico: chi detiene il potere economico, prima ancora che politico), saperlo odiare e combattere sarà ineludibile: perchè oggi siamo GIA' nel suo mirino, e DOVREMO difenderci, che lo vogliamo o no, al di là di qualsiasi considerazione etica.
In questo processo, sceglieremo anche cosa AMARE e cosa DESIDERARE, e cosa BUTTAR VIA di tutte le cazzate a cui disperatamente ci aggrappiamo per distrarci dalla cosa più seria dell'esistenza - VIVERE, anche con la forza della disperazione, se serve.
Saremo costretti ad una ridefinizione profonda della nostra vita.
Spezzeremo catene, ma costruiremo e rinsalderemo vincoli umani su basi nuove. Scopriremo cosa siamo davvero - i nostri talenti, le nostre capacità, denudati dal simulacro delle merci che ci ossessionano : e non è detto che ne saremo felici, ma di certo saremo più veri.
E forse, allora, potrà davvero rinascere qualcosa a cui dare orgogliosamente, di nuovo, il nome "NOI".

sabato, giugno 11, 2011

Pausa...

Il blog si prende una pausa...ci si rilegge dopo il 27 giugno.

martedì, giugno 07, 2011

Pidiellate

Da qui:

Pdl: "Libertà di voto" - Il Pdl [...] sul referendum nucleare [...] annuncia libertà di voto. Il vice presidente della Camera Maurizio Lupi ha spiegato che sarebbe sbagliato caricare il referendum di significato politico. E nella serata di mercoledì 1 è il presidente del Consiglio a dare la linea del partito: "Abbiamo deciso di lasciare libertà di voto agli italiani, non abbiamo posizioni preconcette. Sono argomenti su cui vogliamo sentire l'opinione degli italiani".

Ah-ha. "Non abbiamo posizioni preconcette".
Allora, sentite, fate così. Tirate fuori dalle casse di quel vostro simpatico partito i 300 e passa milioni di euro che ci avete fatto buttar via separando i referendum dalle amministrative, giusto per non far andare a votare la stessa gente di cui ora "volete sentire l'opinione".

Potete versarli in contanti o fare un bonifico. Al riguardo, "non abbiamo posizioni preconcette".

*

Da qui:

"MILANO - Il ministro della Giustizia Angelino Alfano è il segretario del Pdl.
[...]Alfano è stato nominato all'unanimità dall'Ufficio di presidenza, tenuto a palazzo Grazioli ed è la mossa con la quale il Pdl risponde alla sconfitta elettorale trovando una guida unica che viene collocata «sopra» i tre attuali coordinatori. [...]Nel partito non ci sarà più soltanto un triumvirato - Bondi (dimissionario) Verdini e La Russa che, nonostante l'esito negativo del voto amministrativo, restano al loro posto, almeno fino al congresso nazionale -, ma anche un segretario politico in aggiunta al presidente Berlusconi. Angelino Alfano era già da tempo indicato dallo stesso Cavaliere come suo possibile successore alla guida del Popolo della Libertà. E il Consiglio nazionale del Pdl che dovrà modificare lo Statuto? Sarà convocato entro il mese di giugno. Il segretario, spiegano fonti della maggioranza, avrà la prerogativa di assegnare le deleghe ai tre coordinatori. Risulterebbero quindi di fatto confermati i tre coordinatori e quindi anche il dimissionario Sandro Bondi."

Dunque, riepiloghiamo: Angiolino Alfano è stato nominato, da un organismo di un partito, in un ruolo che nel partito stesso non esiste. Ma come cazzo hanno fatto? Sulla base di cosa?
Sarebbe bello leggere quei verbali.
A valle della sua "nomina", pare, un futuro Congresso modificherà lo Statuto del Partito per prevedere il ruolo che oggi ricopre Alfano. Si suppone che, introducendo il ruolo, il Congresso definirà anche le competenze del ruolo stesso e le regole per eleggerlo. Che però sono state già applicate. Ad insaputa dello Statuto. Scajola docet: è il trionfo dell'insapienza.
Peccato che Calvino sia morto, perchè questa storia andrebbe aggiunta alla famosa trilogia che comprende "Il cavaliere inesistente", "Il visconte dimezzato" ed "Il barone rampante", e potrebbe chiamarsi "Il segretario insussistente".
Sono straordinari, costoro, davvero. Non conoscono il senso del ridicolo.
Sono assurdi anche i giornali che hanno accettato la definizione. Se accettiamo che Alfano sia segretario del PDL, da domani possiamo aspettarci anche la nomina di un Magnifico Rettore della Repubblica, o un Gran Maestro dell'Ente Locale: tanto poi a fine mese modifichiamo la Costituzione ed il Testo Unico sugli Enti Locali, che problema c'è?.

Immaginatevi ora questi creativi della politica che si mettono a far le primarie. La prima cosa che faranno, per coerenza, saranno come minimo le schede con il voto prestampato.

lunedì, giugno 06, 2011

La Mercedes per i disabili

Gli spot pubblicitari delle automobili colpiscono in genere per la loro assurdità: si vedono spesso gipponi colossali scorrazzare isolati su strade deserte della Scandinavia, quando il loro unico utilizzo possibile qui da noi è la seconda fila o il parcheggio sul marciapiede.
In quanto a "modello di vita fighetto", poi, fanno il paio con gli spot sui profumi, dove pezzi di gnocco/a ambosessi, generalmente su barche a vela o dentro castelli lustri e disabitati, mostrano fisici torniti, lucidi ed inverosimili prima che un incomprensibile motto rigorosamente in francese introduca il nome del profumo.
Il top è il nuovo spot della Lancia Ypsilon dove un Vincent Cassel, in evidente stato di alterazione da cocaina (niente da fare di meglio, a casa, con Monica Bellucci?), sbraita e strepita sul concetto di lusso fino al parossistico slogan finale "Il lusso è un diritto!!".
Si, e tu vedi di andare a cagare, va...(1)
Da segnalare inoltre questo spot della Mercedes: guardatelo, poi lo commentiamo insieme.


Ci sono, dunque, due fighetti tipici da pubblicità "di classe": lei, biondona standard, si rotola sul letto, lui legge (molto strano...ma dev'essere una rivista da fighetti, senza dubbio).
La cosa curiosa, in questo caso, è che i due sono evidentemente disabili. Quando lei dice "forse potremmo andare in montagna", infatti, lui non pensa ad un sentiero, ad una vetta, ad un paesaggio bucolico con il lago e gli stambecchi, ma a loro due che sgommano urlando come tamarri su una strada di montagna.
Stessa cosa per "che ne dici del mare?": niente immersioni in acque cristalline, scogli, spruzzi, spiagge, sabbia...ma di nuovo sgommamento tamarro ed urlante su una strada costiera.
Il culmine del dramma si raggiunge infatti quando la biondona dice "non sono mai stata a Venezia": lui, disperato, non pensa infatti a calli, ponti e canali, ma ad un gelido parcheggio di cemento armato dove i due sarebbero confinati con la loro Mercedes...e con la voce rotta dall'emozione è costretto a dirle "scordala.".
Ecco, è uno spot davvero molto triste. Evidentemente, anche se non si vede, i due (o almeno lui, visto che lei le sbatacchia sul letto) hanno evidentemente le gambe paralizzate, o perlomeno seri problemi di deambulazione: è l'unico motivo evidente per cui non possono mai scendere da quella cazzo di automobile e muoversi nel mondo sui propri piedi, come fanno tutti gli essere umani.
Insomma, Mercedes vuol farci vedere che "anche i ricchi piangono": ma io credo che, con quel che costa quel coupè, potrebbero anche includere due sedie a rotelle pieghevoli di serie per aumentare la mobilità e l'autonomia di questi due poveri sventurati.

(1) E poichè non c'è mai limite al peggio:
"Da oggi sul mini-sito luxuryisaright.com, Lancia offrirà a ogni utente l’opportunità di comunicare in un video-messaggio la propria idea di lusso e diventare così Ambassador of Luxury. Una giuria selezionerà poi tra gli ambasciatori i cinque protagonisti della prossima campagna di comunicazione digitale della nuova Ypsilon, che sarà diffusa sulle più importanti testate nazionali. Inoltre, tra tutti coloro che effettueranno la registrazione al sito, verrà assegnata ad estrazione, una Lancia Ypsilon Platinum."

venerdì, giugno 03, 2011

La saggezza sui muri di Venezia

Alzheimer avanzato

Giugno 2011...
Berlusconi: "Referendum inutili e senza conseguenze sul governo"

ROMA - Silvio Berlusconi torna a parlare del risultato delle amministrative. Intervenendo a La telefonata di Maurizio Belpietro su Canale5, il presidente del Consiglio ripete quanto aveva già detto: "Abbiamo subito un gol ma continuiamo a vincere e a condurre per 4-1". E continua riassumendo quello che a suo parere è stato l'esito delle elezioni degli ultimi anni: "Riconosciamo la sconfitta. L'abbiamo fatto anche nel '96, quando avvenne a seguito del ribaltone propiziato da Scalfaro, l'abbiamo fatto nel 2006 quando siamo stati battuti per 25 mila voti dai brogli della sinistra. Poi gli elettori hanno capito e dal 2008 abbiamo sempre vinto".

Il premier ribadisce poi la sua opinione sulle eventuali primarie nel Pdl: "Io non sono contrario, purché si arrivi ad essere certi che i votanti siano davvero sostenitori del nostro partito e non infiltrati della sinistra". Quanto alla scelta del nuovo nuovo segretario politico, Berlusconi assicura che Angelino Alfano avrà pieni poteri. "Alfano avrà tutti i poteri che gli verranno delegati attraverso la modifica dello statuto dal presidente (del Pdl, ndr), e sarà lui a dare ai tre coordinatori i compiti che riterrà opportuno conferire a ciascuno di loro", spiega il premier.

Al centro della conversazione, anche i prossimi referendum. Quello del 12 e 13 giugno sul nucleare , sostiene il presidente del Consiglio, sarà un voto "inutile" e in ogni caso "il governo rispetterà il
volere dei cittadini". "Non daremo nessuna indicazione ai nostri sostenitori che avranno anzi libertà di scelta - spiega - anche se questi referendum nascono da iniziative demagogiche". "Il quesito sull'acqua - prosegue - è del tutto fuorviante perché non è vero che la legge che si vuole abrogare voglia privatizzarla ma solo porre fine a sprechi. E sul nucleare - dice ancora - le norme sulla localizzazione delle centrali sono state già abrogate e quindi si chiede ai cittadini di votare sul nulla".

Ad ogni modo, assicura Berlusconi, "ci asteniamo dal prendere posizione e ci adegueremo alla volontà dei cittadini". E l'esito della consultazione "non avrà nulla a che vedere sul governo". Nessun problema, secondo il premier, neppure nei rapporti con il ministro dell'Economia Giulio Tremonti. "Dovremmo fargli un monumento - dice - perché stiamo uscendo dalla crisi senza adottare le misure che hanno invece adottato gli altri paesi europei". "Noi - aggiunge - non abbiamo aumentato nessuna imposta e non abbiamo messo mai, mai le mani nelle tasche degli italiani". "Abbiamo il dovere di arrivare al 2013 per onorare il patto con gli elettori del 2008 e dobbiamo arrivarci perchè è l'unico esecutivo in grado di garantire la governabilità", afferma ancora il Cavaliere.

(03 giugno 2011)



e Giugno 2006...


Referendum, l'attacco di Berlusconi
'Dare una lezione al governo Prodi'


<B>Referendum, l'attacco di Berlusconi<br>'Dare una lezione al governo Prodi'</B>

Silvio Berlusconi

ROMA - "Votare Sì per dare una lezione al governo Prodi, al governo con undici ministri comunisti, in cui ci sono ministri che vanno in piazza assieme ai centri sociali e con gli omosessuali, che mettono ex terroristi a capo delle commissioni parlamentari e che rappresentano il partito delle tasse". Per Berlusconi la campagna elettorale non è finita. Dai microfoni di Gr1, il leader della Casa della libertà getta benzina sul referendum costituzionale di domenica. Una raffica di accuse alle sinistra che ricalcano i toni accesi di tre mesi fa quando gli elettori erano chiamati a rinnovare il Parlamento.

"Il governo delle sinistre - ha attaccato ancora l'ex premier - si è rivelato essere quello che avevamo detto in campagna elettorale: lo schieramento dell'invidia sociale delle tasse. In questo senso il referendum acquista un valore politico che va al di là dei suoi contenuti".

"Dialogare con la maggioranza?", si è domandato il presidente di Forza Italia. "Se vincono i No sarà impossibile. Il dialogo per migliorare la riforma potrà cominciare solo se vinceranno i Sì".

Questo il messaggio di Berlusconi agli elettori e al governo della sinistra, quella sinistra "che usa sempre parole contrarie ai fatti".

(20 giugno 2006)

mercoledì, giugno 01, 2011

L'ennesimo rigurgito fascistoide

E ci risiamo. Di nuovo. Questa volta è il PDL a presentare una proposta di legge per equiparare i repubblichini ai partigiani.
Se cliccate qui, vedrete come ci provarono già nel gennaio 2006 e nel gennaio 2009: non aggiungerei una parola di più a quanto già detto allora. Ed allo schifo conseguente.

giovedì, maggio 26, 2011

Gli occhi di Ueshiba

Stumf!

Rimango sempre stupito del modo leggero in lei cui riesce a proiettarmi sul tatami.
Non riesco neppure a rendermi conto della traiettoria del volo: vedo solo il suo sorriso calmo, la sua mano che si avvicina alla mia e poi sento, un attimo dopo, la carezza soffice del tappeto, e vedo il mondo sottosopra.

Mi rialzo, rapido, e riassetto il keikogi.
Rieseguo l'attacco, levando e calando la mano destra a mo' di pugnale verso il suo capo - shomenuci! - , e di nuovo volo, verso il fondo della palestra, questa volta.

"Hatè!", urla secco il Maestro. E' finita, per oggi.
Ci allineiamo rapidi di fronte a lui, in posizione di seiza.
Chiudo gli occhi, respiro profondamente, ed immagino la mia energia vitale che entra ed esce dal mio KI, tre dita sopra l'ombelico, come una nebbia azzurra.
Ma lei è accanto a me, e il suo profumo leggero mi inonda le narici, mi solletica i sensi.
"Doumo arigatou gasteimazta", grazie per ciò che ci hai insegnato, sussurriamo collettivamente inchinandoci verso il ritratto del Grande Vecchio.
La lezione è finita.
Arretriamo a piedi nudi fino alla estremità più lontana del tatami.
Un ultimo inchino verso il ritratto del Fondatore, e poi si va.

Infilati i sandali, ci dirigiamo verso gli spogliatoi. Inspiro profondamente.
Adoro il profumo del cotone grezzo e spesso del keikogi impregnato del mio sudore, dopo due ore di fatica.

La seguo con lo sguardo, fino a quando scompare dietro la porta dello spogliatoio femminile.

Apro la porta del nostro, siamo in sette, entriamo silenziosi e dolcemente svuotati di tutte le tensioni.
Ci spogliamo e ci infiliamo sotto le docce - sensazione assolutamente meravigliosa.

La schiuma scivola via, portandosi nello scarico le tossine espulse dallo sforzo fisico.
Mi accarezzo il corpo con vigore e voluttà, pensando ad un racconto sensualissimo che ho letto di recente: mi fa sorridere, il contrasto tra questi corpi sudati e (spesso) tatuati e la sensualità di una doccia femminile preceduta da uno strip molto più eccitante del nostro.

Penso ad un sacco di cose, sotto la doccia.
Penso ad una vecchia canzone di Gaber, "Shampoo", e la canticchio tra me.
Penso a ciò che farò dopo.
Penso a lei. Che in questo momento, a pochi decine di centimetri da me, oltre questa parete, sta facendo la doccia.

Chiusa l'acqua. Accappatoio indossato(soffice).
Mi rivesto lentamente, sto bene da dio.

Saluto i compagni, esco e mi inebrio di luce crepuscolare e di frizzante aria di primavera.
Torno verso casa a piedi, solo.

Un sorriso mi increspa le labbra. La mente è vuota, libera.
So che ora potrei dirle tutto, se l'avessi qui di fronte a me: in silenzio, senza pronunciare nemmeno una parola.

Una di quelle parole che ci intossicano, ci avvelenano, ci zavorrano, quando cerchiamo disperatamente di tradurre in suoni e frasi e concetti le emozioni più elementari e naturali.

Mi siedo su una panchina, lo sguardo rivolto verso la collina. Le braccia rilassate sullo schienale, dietro a me. Gli occhi chiusi, a sentirmi.
No, non parlerò più. Non ne sento più il bisogno.

Non mi accorgo neppure che lei mi passa davanti e, come ogni lunedì pomeriggio, mi saluta gioiosa con un cenno e prosegue sconsolata di fronte alla mia indifferenza.

(Maggio 2003)

mercoledì, maggio 25, 2011

Fatemi capire.

Tremonti, di fronte a non so che genere di platea (giornalisti? funzionari?), per contestare il rapporto ISTAT di cui parlavo nel post di ieri afferma testualmente (qui la prova video):

"Leggo: un italiano su quattro è povero. Alzi la mano chi di voi è povero. Nessuno."

Tra una frase e l'altra non ci sono pause nè attese, ovviamente.

(Vieni, Tremò, vieni in un quartiere operaio a far lo stesso numero. Vedi come te le alzano, le mani. Addosso.)

E' come se io entrassi in un bar e dicessi:
"Leggo: un italiano su tot evade le tasse. Alzi la mano chi è evasore fiscale. Nessuno."
Quindi non esistono gli evasori fiscali. Se lo facessi, mi prenderebbero giustamente a schiaffi.

Ma io sono un pirla qualunque, e quello DOVREBBE ESSERE un ministro.

*

Dunque: nel decreto omnibus approvato ieri alla Camera c'è anche la moratoria sul nucleare. Lo scopo dichiarato è quello di evitare il referendum, perchè il disastro di Fukushima porterebbe gli italiani a votare con uno stato d'animo "troppo emotivo".
(In effetti i sardi sono stati assai "emotivi", sull'argomento).

Poi, nella Milano di questi giorni, è tutto un richiamo all'emotività più becera, cianciando di paure di zingari e islamici e terroristi e furti d'auto e annullamento della diversità di genere sessuale.

Allora, ci vorrebbe un provvedimento per sospendere anche il ballottaggio, no, visto che i milanesi stanno andando a votare con uno stato d'animo "troppo emotivo"?

martedì, maggio 24, 2011

Almeno tacete, perdio.

Non mi risulta che nessun esponente del governo (ma posso sbagliarmi) abbia commentato finora i terrificanti dati forniti dal rapporto annuale ISTAT sulla situazione del paese riferita al 2010.

(UPDATE 14.00 - Tremonti boccia il rapporto ISTAT: "So che ci sono i poveri ma francamente credo che quella rappresentazione sia discutibile. Tutte le statistiche dicono che in questo decennio la ricchezza non è scesa ma è salita" dice il titolare dell'Economia.)




Se la rappresentazione del paese fornita dalle cifre ISTAT è veritiera, costituisce la certificazione oggettiva del fallimento della classe dirigente, ed uno spietato atto d'accusa verso coloro che, con le proprie scelte (o non-scelte) stanno deliberatamente "uccidendo" una intera generazione di giovani (e, di conseguenza, le speranze di futuro di questo paese).

Traggo alcuni passi delle dichiarazioni del Presidente dell'Istat, dal comunicato stampa di ieri:
“l’occupazione sta ora crescendo prevalentemente nei servizi a più basso contenuto professionale, a fronte della riduzione del numero delle posizioni più qualificate. Ciò implica, a parità di altre condizioni, un sottoutilizzo del capitale umano, guadagni più bassi, minori prospettive di sviluppo”.

I giovani e le donne hanno pagato in misura più elevata la crisi, con prospettive sempre più incerte di rientro sul mercato del lavoro, le quali ampliano ulteriormente il divario tra le loro aspirazioni, testimoniate da un più alto livello di istruzione, e le opportunità. Una quota sempre più alta di giovani scivola, non solo nel Mezzogiorno, verso l’inattività prolungata, vissuta il più delle volte nella famiglia di origine, e verso bassi livelli di integrazione sociale, soprattutto per quelli appartenenti alle classi sociali meno agiate.
Oltre il 40 per cento dei giovani stranieri abbandona prematuramente la scuola, alimentando un’area di emarginazione i cui costi non tarderanno a diventare evidenti.
Le donne vivono una inaccettabile esclusione dal mercato del lavoro.
Per di più, il carico di lavoro familiare e di cura gravante su di loro rende più vulnerabile un sistema di ’welfare familiare’ già debole, nel quale esse hanno cercato di supplire alle carenze del sistema pubblico. Peraltro, le donne sono ancora troppo spesso costrette a uscire dal mercato del lavoro in occasione della nascita dei figli. Ad essere investiti da una vulnerabilità crescente, insieme ai giovani e le donne, sono gli anziani. Povertà e deprivazione riguardano spesso le famiglie di ultrasessantacinquenni.
Inoltre, molti anziani con gravi limitazioni non sono aiutati né dalle reti informali, né dai servizi a pagamento, né dalle strutture pubbliche. La carenza di queste ultime produce così non solo un costo aggiuntivo per le famiglie, ma rischia di mettere in concorrenza la cura dei bambini con l’assistenza degli anziani, i cui bisogni crescono con l’allungarsi della vita. I necessari interventi volti al controllo della finanza pubblica non devono andare a discapito della capacità dei Comuni di svolgere interventi socio-assistenziali”.

Direi che non ci sono possibilità di equivoci.

I dati del rapporto ve li propongo riassunti in questo articolo a firma Galapagos, sul Manifesto. Uniti a queste considerazioni di Irene Tinagli sulla Stampa sul fatto che tre milioni di persone potenzialmente attive, nel nostro paese, non fanno più semplicemente nulla. Non cercano lavoro, non studiano. Sono socialmente morte, perchè esser vivi è sempre più umiliante.

Ed oggi, la Corte dei Conti dice che "per rispettare i nuovi vincoli europei sul debito occorrerà un intervento "del 3% all'anno, pari, oggi, a circa 46 miliardi nel caso dell'Italia".
46 miliardi di euro all'anno che saranno ovviamente inflitti (come sta accadendo in Grecia) a quella parte di paese che è già sfibrato, esausto, sfinito, a terra.
Sappiamo benissimo che non si toccheranno gli evasori fiscali, che sottraggono 100 miliardi di euro di gettito l'anno, nonostante gli sforzi della Guardia di Finanza, o la "tassa occulta" relativa alla corruzione, valutata in 60 miliardi l'anno, nè si vareranno patrimoniali per minimizzare almeno in parte la vergogna di una forbice di divaricazione tra ricchi e poveri che si fa sempre più ampia man mano che il paese va in rovina.
Si andrebbero a toccare i ceti di riferimento di chi governa adesso (molto meglio, come sempre, identificare ed additare come nemico chi ha etnie e religioni diverse, piuttosto che esecrare il comportamento del cumenda della porta accanto).

Mentre attendiamo di sapere chi sarà il prossimo nemico a cui addebitare la colpa del proprio fallimento (sono prossimi candidati gli alieni, alcune tribù indiane molto cattive, quelli che indossano calzini rossi e i suonatori di oboe), saremmo davvero molto grati a coloro che governano se avessero almeno il buon gusto di tacere, invece di sparare ogni giorno desolanti cazzate da cabaret.
Esse sono come sale versato sulle dolorose ferite del futuro assente, della povertà imminente, del disastro del territorio, della svendita di tutto (non potremo nemmeno andarci a suicidare in mare, perchè l'accesso alle spiagge privatizzate sarà rigorosamente vietato ai poveracci).

Perchè morire, come paese, è già abbastanza difficile, anche senza avere i potenti intorno che sghignazzano e ti prendono per il culo.

martedì, maggio 17, 2011

Emotional recorder (racconto inedito)

Nel giorno d’inverno in cui Diego Arvezzi riuscì finalmente a mettere a punto il suo registratore di emozioni, la prima cosa che fece fu incidervi la sua felicità.

Dopo sette lunghi anni di lavoro, lo strumento era finalmente pronto.

Prese la scatola grigia dal tavolo del laboratorio, e si recò in salotto, dal lato opposto della sua vecchia casa con giardino: aveva bisogno di un’atmosfera tranquilla per la prova definitiva.

Si sedette comodo sull’ampio divano, di fronte al camino; si mise una coperta sulle ginocchia – adorava farlo, nella stagione fredda - e appoggiò lo strumento al suo fianco. Prese e collocò delicatamente i contatti di gomma sulle tempie, collegati al registratore, poi sfiorò docilmente con l’indice destro il tasto “REC” e si lasciò andare, cercando di distillare quello che provava ripulendolo da ogni distrazione ed emozione di disturbo.

Rimase così per alcuni minuti, in silenzio: perfettamente felice. Quando ritenne sufficiente la quantità di registrazione, premette “STOP” e si tolse i contatti dal viso.

Aveva lavorato duro, in quegli anni, per incorporare nel suo strumento due funzioni che aveva sognato sin dall’inizio della ricerca. Il registratore poteva registrare e replicare, verso un soggetto umano, una emozione; ma poteva anche trasformare l’emozione registrata in una sequenza audio, che poteva essere diffusa in pubblico su una frequenza non udibile dall’orecchio umano.

L’idea dello scienziato era che si potesse trasferire ed infondere speranza, fiducia, felicità tra singoli esseri umani; ma che si potessero anche diffondere in modo massivo emozioni positive, da utilizzare ad esempio in luoghi di conflitto e di dolore.

La sua idea era che si potesse, ad esempio, bombardare un paese in guerra con sequenze di emozioni di amore, di pace, di solidarietà, per far giungere queste emozioni in modo massivo al maggior numero possibile di persone.

L’idea era anche quella di produrre apparecchi simili per uso personale e famigliare: per recuperare, nei momenti più difficili della vita delle persone, emozioni non sbiadite dal ricordo, per superare l’angoscia e la paura di non farcela.

Ora, il ricercatore era pronto per provare la prima funzionalità rivoluzionaria del suo strumento: il Ripristino delle Emozioni.

Per farlo, decise di abbassare in modo deciso il suo livello di felicità. Prese il quotidiano che aveva acquistato la mattina, prima di iniziare l’esperimento, e lo lesse a fondo.

Dopo una approfondita ed ostinata ingestione di violenze, corruzioni, guerre, catastrofi climatiche, scandali, recensioni di programmi TV, Arvezzi si sentì deluso, amareggiato, depresso al punto giusto per continuare l’esperimento.

Si rimise comodo: premette il tasto “INDEX”, poi il tasto “1” e, dopo aver riposizionato i contatti di gomma sulle tempie, sfiorò il tasto “PLAY”.

Appena un attimo dopo, senti fluire dentro di sé una sensazione di calore crescente; presto, questa lasciò il posto ad una euforia che si consolidò, negli istanti successivi, in quella felicità che Arvezzi riconobbe subito, senza alcun dubbio.

Spense lo strumento e staccò i contatti dal proprio corpo:chiuse gli occhi, e si lasciò andare, sul divano, ad un irrefrenabile pianto di gioia.

Quando si riprese, e l’effetto della felicità registrata finì, si fece spazio in lui una felicità nuova e diversa: il pensiero che la sua creazione, per la prima volta nella storia, poteva rendere gli esseri umani sorridenti e felici lo fece traboccare di gioia. Il mondo poteva finalmente cambiare, diventare più bello ed umano, e lui ne sarebbe stato l’artefice.

*

Soltanto una settimana dopo, in un pallido pomeriggio invernale, Arvezzi era seduto in attesa su un divano rosso, con la scatola grigia tra le mani, in un vasto salone al secondo piano del nobile palazzo romano in cui risiedeva il Ministero della Salute Pubblica.

La porta del Sottosegretario presso cui aveva appuntamento era ancora inesorabilmente chiusa: Arvezzi aveva mobilitato le sue conoscenze in ambito universitario, i suoi docenti e baroni, che gli avevano consentito di giungere fin lì ed ottenere un appuntamento; ma nessuno di essi se l’era sentita di spingersi fino a sponsorizzare apertamente la sua invenzione.

Sentiva il clima pesante di scetticismo che circondava la sua creatura, ma era certo che una dimostrazione pratica – se gliela avessero consentita – avrebbe dissipato ogni dubbio.

Dopo un’ora abbondante, il cigolio della pesante porta alla sua sinistra lo distrasse dal corso dei suoi pensieri. Un tizio grassoccio e vestito in modo costoso ma volgare lo squadrò con freddezza e lo invitò con un cenno ad entrare.

Arvezzi si alzò ed entrò, e subito la porta si chiuse alle sue spalle.

*

Camminando per le strade di Roma, distratto dal flusso di pensieri che lo attraversavano dopo quel pomeriggio al ministero, si dirigeva meccanicamente verso la stazione, urtando i passanti.

Era andato tutto malissimo.

Arvezzi aveva proposto al Sottosegretario di provare egli stesso il meccanismo, garantendogli che non ci sarebbero stati problemi di sorta, ma il funzionario lo aveva guardato come si guarderebbe un pazzo, affatto rassicurato dalle sue afffermazioni (“Guardi, l’ho provato più volte su di me, non c’è pericolo…”).

Nemmeno l’assistente aveva voluto sottoporsi al test. Non era rimasto altro da fare che provare su Saetta, il gatto del Ministero – avvistato nei corridoi ed attirato vigliaccamente nell’ufficio con la promessa di cibo.

Arvezzi aveva anticipato di non aver mai sperimentato il meccanismo su animali, ma il Sottosegretario non volle sentir ragioni.

Il felino reagì con morsi e graffi all’idea di farsi applicare due pezzi di gomma alle tempie, e dovettero tenerlo fermo in due mentre Arvezzi accendeva la macchina.

Ma Saetta non mostrò, né subito né in seguito, alcun sintomo di felicità: dopo alcuni secondi si divincolò al punto da sfregiare con gli artigli la mano del Sottosegretario, il quale - bestemmiando - comunicò a Arvezzi che il tempo dedicato a questo sciocchezza poteva ritenersi esaurito.

*

“Non poteva funzionare”, si diceva Arvezzi ripensando alla scena, consapevole dell’occasione perduta.

Presto fu al treno, dove salì e posò la preziosa valigetta con il registratore sopra i sedili di fronte al suo. Non le staccò gli occhi di dosso per tutto il lungo viaggio di ritorno a casa…

*

“Mooolto, molto interessante!” gli disse, qualche settimana dopo, il Responsabile delle Innovazioni nella sede milanese di Confindustria. Arvezzi non riuscì a trattenere un sorriso.

“Si, pensiamo che sia una invenzione interessante ed utile. Diffusa nelle fabbriche e negli uffici, potrebbe incrementare il livello di produttività generale eeee…ehi, ma dove diavolo va?”

Arvezzi uscì senza salutare, e sbattendo la porta. Pensò a suo padre, vecchio operaio comunista, ed alle occasioni di felicità che aveva avuto nella vita: tutte conquistate a fatica, strappate con i denti, e non certo diffuse gratis dai padroni per fregargli anche il diritto di essere incazzato!

*

“Mio caro”, gli disse mesi dopo l’Arcivescovo con la sua caratteristica pronuncia strascicata, “Lei ha creato qualcosa di veramente bello, di veramente vicino a Dio! Anzi, è sicuramente Dio che ha guidato la sua mente.

Perché questo nostro mondo ha un gran bisogno di serenità e di pace. Perché troppe cose strane turbano il cuore e le menti delle nostre pecorelle, che troppo spesso si perdono cercando la strada verso una felicità fasulla, vuota, lontana dalla retta via.

Questa sua invenzione di certo ci aiuterà a proporre il giusto, retto modello di felicità di cui gli uomini hanno bisogno. Di certo il Santo Padre…”

L’Arcivescovo si fermò, perché Arvezzi non lo ascoltava più. Aveva richiuso lo strumento nella valigia, aveva rispettosamente salutato con un inchino e si era diretto verso la porta.

*

Si diresse verso Piazza Duomo. Da lì veniva, sgradevole, lo strepito del Grande Comizio del Grande Presidente. Prima ancora che dalle parole aggressive, Arvezzi fu colpito dall’onda di rancore che saliva dalla folla, prima ancora di vederla.

Non era poi molta, quella adunata di fronte al palco, ma emanava una sorta di afrore odioso, che sembrava quasi riverberare sopra le teste in quel pomeriggio di primavera, caldo e morente.

Arvezzi ne fu colpito, come da uno schiaffo.

Si avvicinò cautamente al mixer. L’uomo che controllava il suono sembrava assente, semiaddormentato a causa del calore e stordito dalla valanga di parole.

Si mise a terra, alle sue spalle, ed estrasse la scatola grigia dalla valigetta. La accese, la mise in modalità di riproduzione, la posò a terra: prese dalla valigetta un cavo di connessione, lo collegò alla scatola e – con naturalezza – lo innestò su un canale del mixer.

Dopo pochi secondi, chiunque si trovasse ad osservare la folla ebbe la netta sensazione che su quei volti induriti, aspri e incattiviti si facesse largo un rilassamento generale, e fiorisse qualcosa che sempre più chiaramente assomigliava ad un sorriso.

Si percepì chiaramente che la voce iraconda che sovrastava la folla perdeva, progressivamente, il controllo su di essa.

Le persone iniziarono a guardarsi intorno, come a chiedersi perché diavolo fossero lì, e a mostrare segni di fastidio per lo sgradevole rumore che li avvolgeva.

Così, sorridendosi e scambiandosi frasi che divennero sempre più fitte, iniziarono ad allontanarsi verso gli angoli della piazza, sfuggendo all’asprezza di un suono ormai intollerabile.

Arvezzi sorrise, amaramente.

Quando la piazza fu quasi completamente svuotata, ed il Grande Presidente progressivamente incespicò e si inceppò, furente, per quello che ritenne un oltraggio – per il quale chiese im-me-dia-ta-men-te ai suoi uomini di trovare il colpevole -, Arvezzi incrociò lo sguardo interrogativo dell’uomo del mixer, al suo fianco, e sorrise anche a lui.

Con un improvviso colpo di tacco, sfasciò la scatola grigia che stava a terra; poi si girò e se ne andò, con le mani in tasca, fischiettando una stupida canzone dei tempi del liceo.

lunedì, maggio 02, 2011

Morto chi?

Accidenti. NON CREDO PIU' A NULLA.
Alla morte (e persino alla vita) di Bin Laden.
A quel che sento sulla Libia, e sulla Siria (perchè sull'Egitto e sulla Tunisia non sento più nulla).
Ma anche a quel che non sento, non leggo, non ascolto (qualche giorno fa non passava una banda rossa sotto un TG che diceva "50 morti nel Sud Sudan"? L'ho sognata?)
A quel poco che ricordo, ed a quel troppo che non si riesce più a ricordare (Lampedusa...il problema dell'immigrazione...la disastrosa situazione dell'economia italiana...la catastrofe di Fukushima...ah, si, ma è successo almeno un matrimonio reale fa, almeno una beatificazione fa, almeno un referendum fottioperai fa...)

E se restringo il campo (geografico e temporale) non sembra andar meglio.
Ieri, alla manifestazione del Primo Maggio a Torino, un pezzo di corteo ne butta fuori un altro e festeggia la vittoria con lo scalpo in mano. Anche in coda se le danno e si scambiano velenose accuse di reciproco carognaggio.
La folla approva, plaudente (la folla approva sempre gli atti di vendetta, e spesso anche la violenza come puro momento di spettacolo).
Molti amici approvano: io stesso mi trovo a pensare con piacere - sempre più spesso - alla morte del Satrapo, per pura vendetta (perchè so bene che nulla cambierebbe: il virus che da diciassette anni si è diffuso nel cuore e nella mente di questo paese non può scomparire con un semplice trauma; è necessario un processo di guarigione che durerà generazioni - ammesso che abbia mai inizio).

Insomma, ci si incarognisce, giorno dopo giorno. E si perde fiducia non solo in "verità collettive" di una certa dimensione, ma anche in piccole verità, quelle relative ad eventi che abbiamo sotto gli occhi e sulle quali DOVREMMO trovare una visione condivisa.

La miscela di queste due cose, secondo me, è esplosiva.

mercoledì, aprile 20, 2011

Vedere il futuro...

Domenica ho visitato, per l'ennesima volta (la quinta) la Fortezza di Fenestrelle, la "Piccola Muraglia Piemontese" che si erge lungo 635 metri di dislivello, dal XIX secolo, a difendere l'alta Valle Chisone dagli attacchi (mai avvenuti) dei nemici transalpini.

E' un'opera che colpisce per la sua dimensione, e per la sua complessità: un capolavoro di ingegneria non solo militare, ma anche civile.

Per costruirla ci sono voluti 122 anni di lavoro, a partire dal 1727.

Un piccolo stato "de coccio", stretto tra potenti e avversi vicini, in perenne crisi economica, è riuscito a condurre a termine un progetto di lunghezza incredibile passando attraverso il regno di un discreto numero di sovrani e la conduzione di decine di progettisti ingegneri civili e militari.

E' vero: trattavasi di monarchia retrograda e non democratica. Bastava ordinare affinchè venisse eseguito. Bastava tartassare i sudditi per recuperare (spietatamente) le risorse per un'opera miltare ciclopica.

Ma restan sempre 122 anni di continuità progettuale, boja fauss! Vorranno pure significare qualcosa, in termini di organizzazione dello stato...

Ora, quasi tre secoli dopo, tutta la capacità di "fare" sembra essersi trasferita esclusivamente nella politica degli annunci.

Abbiam visto posare infinite "prime pietre". Abbiam sentito annunciare infinite megaopere: il Ponte sullo Stretto, un discreto numero di centrali nucleari. In buona parte cazzate galattiche, inutili e dispendiose, per fortuna mai partite davvero.
La distruzione del territorio ed il consumo di suolo, negli ultimi decenni, hanno galoppato, ma con una quantità di microopere, di vandalismi individuali, di piccoli miserabili deturpamenti che non hanno mai assunto - nemmeno per sbaglio - il rango di "utilità pubblica".

Forse l'ultima opera di rilievo in questo senso sono stati i 1000 km di Alta Velocità ferroviaria, tra la fine degli anni '80 ed il 2009, costruiti tra Torino e Salerno. (Discutibili, inevitabilmente devastanti sotto molti punti di vista, e alibi per attuare una divisione "di classe" tra gli utenti: ma indubbiamente opera di rilievo ed utilità pubblica).

Il nucleare, che solo un mese fa era dato come scelta scontata e certa, si è sgonfiato come un palloncino, scomparendo nel nulla: forse tornerà tra sei mesi, quando non ci saranno più urne aperte nei dintorni, ma con le crescenti vocazioni "federaliste" di questo paese è assai improbabile che si dia il via ad una operazione di tale complessità (e ne sono contento, lo dico forte: ma c'è una bella differenza tra non fare le cose per scelta e non farle per ignavia...)

Anche dal punto di vista politico, l'approssimazione e la superficialità sono la regola.
I 75 componenti della Commissione per la Costituzione che, all'interno dell'Assemblea Costituente, redassero il testo della nostra Carta nel 1946, lavorarono per sei mesi: il testo fu poi discusso in aula per altri nove mesi.

Oggi, il primo cretino che passa si alza la mattina e propone di riscrivere un articolo della Costituzione (quanti articoli ha già proposto di riscrivere il solo Signor B.? Si è perso il conto, in questi anni).
Più rare (nel 2001, approvata da referendum, e nel 2005, respinta) le proposte di modifica più organiche e più ponderate (anche se, a posteriori, non troppo felici come esito).

Oggi, le leggi vengono scritte da tre maggiordomi in croce al servizio del Satrapo, in brevi riunioni, e hanno lo scopo di risolvere problemi contingenti, immediati, quasi sempre personali.
Usa e getta, a scadenza come lo yogurt.

Anche nella maggior parte delle imprese non è che vada molto meglio: il "vantaggio immediato" (per l'azionista) e la "velocità di azione" guidano le scelte, determinate da un ansiogeno "stare sul mercato globale" che produce effetti paradossali (come considerare "bravo manager" un amministratore delegato col maglioncino che continua a perdere da mesi quote di mercato e posti di lavoro nell'ordine che preferite).

L'unica nostra speranza, visto che non siamo più in grado di costruire cose complesse come la Fortezza di Fenestrelle, è che qualcuno venga ad invaderci :-) e ci reinsegni la lentezza, la pazienza, il modo di affrontare la complessità, di costruire le cose guardando finalmente al futuro - un futuro qualsiasi, purchè sia collocato finalmente più in là della prossima settimana o del prossimo mese.