martedì, giugno 16, 2009

Percezioni e realtà: Kennedy versus Nixon

Io in genere guardo la televisione soltanto mentre stiro, quindi mi perdo probabilmente un sacco di roba interessante (sono pure vittima del digital divide ed a casa navigo a 56kB, quindi non posso nemmeno sognarmi di scaricare le puntate dei programmi interessanti per rivederle sul pc).
Questo superfluo incipit, degno della vecchia rubrica di Cuore "Chi se ne frega", mi serve solo ad introdurre il fatto che ieri sera ho visto - assolutamente per caso - una puntata di una trasmissione che si chiama "Correva l'anno" su RaiTre.
L'argomento della puntata era il confronto tra le vite e le carriere di John Fitzgerald Kennedy e Richard Nixon. Che nel mio (poco informato) immaginario erano collocati, fino a ieri, in due campi netti e distinti: Kennedy tra i buoni (democratico, giovane, simpatico, collocato nel mito da una morte tragica) e Nixon tra i cattivi (perchè antipatico, arrogante, bugiardo, e costretto ad umilianti dimissioni per evitare l'impeachment in seguito allo scandalo Watergate).
La sorpresa giunge fin dall'inizio: Nixon è l'ennesimo figlio di una famiglia contadina e quacchera indebitata fino al midollo, con i fratelli devastati dalla tubercolosi; Kennedy è figlio privilegiato di una delle famiglie cattoliche più ricche d'America, destinato sin dalla nascita al successo da un padre il cui motto è "per conquistare il potere servono tre cose: il denaro, il denaro ed ancora il denaro".
Il primo trova negli studi legali e nella politica, tra le fila del Partito Repubblicano, gli strumenti del riscatto e della promozione sociale: il secondo non ne ha bisogno, alla ricchezza si aggiunge una bellezza ed una capacità di suscitare empatia che gli aprono tutte le strade.
Dalla seconda Guerra Mondiale Nixon torna come un reduce qualunque, mentre Kennedy diventerà un eroe di guerra, dimostrando anche stoffa e coraggio. La morte in azione del fratello maggiore, Joe, fa sì che il padre metta il secondogenito sulla strada della politica.

Nixon, in quegli anni, si fa strada nel partito con un atteggiamento rude ed arrogante, che non lesina feroci attacchi personali agli avversari (democratici o di partito) che gli sbarrano la strada. Usa l'anticomunismo come arma strategica, facendosi eleggere nella commissione McCarthy. Così, dopo la prima elezione nel 1946 alla Camera dei rappresentanti, la sua carriera politica è così veloce da farlo diventare, nel 1952, il più giovane vicepresidente della storia degli Stati Uniti, al fianco di Eisenhower.
Accusato di aver stornato fondi elettorali per uso personale, va in televisione durante la campagna elettorale per difendersi pubblicamente, e si fa notare per l'uso sapiente di una comunicazione "personale" densa di elementi retorici che colpiscono gli americani; ed infatti salva la carriera e la candidatura.
Riveste la carica per 8 anni, vista le rielezione alla Presidenza dell'eroe della Seconda Guerra Mondiale, caratterizzandola con una intensa attività diplomatica che tenta, in piena Guerra Fredda, di allentare le tensioni con l'Unione Sovietica.
Nel 1960 si candida alla Presidenza, ma deve fare i conti con l'astro nascente di JFK.
Durante la campagna elettorale, Nixon cade vittima di seri problemi di salute, mentre Kennedy (che nel frattempo si è sposato con Jacqueline Bouvier, una bella ed elegante ragazza che gli permetterà di rappresentare appieno il "sogno americano") sembra aver risolti almeno in parte i suoi (era affetto dal morbo di Addison).
Quando i due si presentano al confronto televisivo, seguito da 70 milioni di americani, Kennedy è in splendida forma, e può contare su discorsi di forte impatto emotivo: Nixon è malrasato, troppo magro in abiti troppo grandi, stanco, impacciato, incerto.
A novembre, Kennedy vince le elezioni di misura. Nella notte degli scrutini, mentre Kennedy dorme, Nixon riconosce con serenità la sconfitta.
Mentre la carriera di Nixon sembra inabissarsi, Kennedy cerca di rappresentare l'America nuova e moderna di cui ha proposto l'immagine in campagna elettorale.
In politica estera, si segnalano le continue aggressioni contro Cuba, con il fallito tentativo di sbarco nella Baia dei Porci. Discusse le sue responsabilità nelle vicende che diedero l'avvio alla guerra del Vietnam, ufficialmente avviata dal suo successore Johnson: certo fu il suo avallo all'uccisione del presidente vietnamita Ngo Dinh Dime, per destabilizzare il paese con un colpo di stato. Kennedy si trovò anche di fronte all'avvio di un possibile conflitto nucleare, imponendo il blocco navali alle navi sovietiche che portavano missili nucleari a Cuba.
Sul fronte interno, sul tema dei diritti civili Kennedy non fu così coraggioso come si potrebbe pensare: la sua azione fu fortemente condizionata dai Democratici degli stati del Sud, non meno contrari dei repubblicani ad un riconoscimento dei diritti dei neri.

La sua morte a Dallas (spettacolare e tragica) lo ha consegnato al mito, dopo soli mille giorni di presidenza.

Nixon riemerge dal buio lentamente, e viene ricandidato alla Presidenza nel 1968, conquistandola con un margine risicatissimo: affiancato da Kissinger, durante una presidenza confermata anche per il mandato successivo, ascrive a suo merito il completamento del ritiro delle truppe USA dal Vietnam, la firma del trattato SALT1 con l'URSS di Breznev per la riduzione delle armi nucleari e la distensione con la Cina di Mao.

Ma Nixon verrà perduto dalla sua arroganza e dal suo delirio di onnipotenza: scoperto nel 1972 un piano di spionaggio da lui ordinato nel quartier generale democratico, tenterà di ostacolare le indagini, ma la investigazione condotta da due giornalisti del Washington Post rivelerà la verità ed avvierà il processo di impeachment, a cui Nixon si sottrarrà dando le dimissioni nel 1974.

Il mito positivo di Kennedy e quello negativo di Nixon sono dunque strettamente legati all'inizio (il confronto televisivo tra i due nel 1960) ed alla rispettiva fine del loro periodo di presidenza: ma di certo una rilettura più attenta della storia sfuma le percezioni "radicali" e riconsegna una realtà in cui entrambi i personaggi vivono, come tutti i personaggi di potere, al limite perenne della zona grigia.

9 commenti:

Chiara Milanesi ha detto...

Centro! Ho sempre fatto il tifo per Nixon....la fine della segregazione va infatti più ascritta alle pressioni di Robert (fratello buono) che al volere di John...

dario ha detto...

...e poi ti sei svegliato con il ferro che aveva bruciacchiato e bucato la camicia...

luposelvatico ha detto...

Eh, eh, eh...
Beh, nei passaggi più interessanti mi fermavo o mi limitavo a stirare i fazzoletti:-)))

Stefi ha detto...

...zone grigie..zone nere.. chi più chi meno,chi in un modo, chi in un altro.. ma alla fine sempre yankee !!

amatamari ha detto...

Anche io per caso ieri sera ho seguito la trasmissione e mi sono chiesta perchè questi programmi sono sempre collocati in fasce orarie proibitive per chi deve svegliarsi presto al mattino...
:-(

luposelvatico ha detto...

Eh, Amatamari, in quella trasmissione c'erano affermazioni sovversive: si parlava di un presidente bugiardo che, persa la fiducia del suo popolo e con una procedura di impeachment incombente, si dimise...non è bene che le menti del popolo sentano queste cose:-)

sileno ha detto...

Non ho mai fatto il tifo per Nixon, ma sapevo che sul conto dei Kennedy e particolarmente sul patriarca Ioseph Kennedy c'erano molte ombre fra le quali la sua simpatia per Hitler.
Sileno

Licia Titania ha detto...

Post davvero molto interessante. Non avevo mai colto queste profonde differenze, anche sociali, tra i due; le notizie che riporti gettano in effetti una luce nuova sulla percezione delle cose. Ah, e poche volte avevo "conosciuto", sia pure virtualmente, uomini che stirano .-)).

Artemisia ha detto...

Caspita, "Correva l'anno" è una delle mie trasmissioni preferite e questa puntata me la sono persa.
Nessun problema: la scaricherò dal sito. Ne hanno fatte diverse su varie coppie a confronto: Craxi-Berlinguer, Martin Luther-King-Malcom X, De Gasperi-Togliatti. Tutte molto interessanti.
Grazie per la segnalazione.

Ah, dimenticavo: avrei un paio di camicie da stirare qui... :-)