venerdì, maggio 11, 2007

La sindrome dello sciacallo

Come dissi qualche tempo fa, sto tentando di disintossicarmi dall'"ansia da notizia": leggo i giornali evitando il più possibile i fatti di cronaca, seleziono le fonti di informazione in modo da non...essere distratto da una rappresentazione della realtà che è sempre più distorta, sfocata e lontana dai problemi reali (le diseguaglianze, il declino etico della società, l'uso abominevole delle risorse naturali).

Pur adottando queste precauzioni, è inevitabile essere colpiti dall'eco degli eventi che fanno "notizia".
Non entro nel merito degli eventi, ma del modo in cui sono trattati a giudicare dall'eco che me ne giunge. Quel che sento è, sempre più, che siamo pervasi e avvolti da un fortissimo invito ad odiare. Ed a cercare capri espiatori, untori, streghe, colpevoli, su cui riversare montagne di odio, di disprezzo, di paura.
Questo sentimento - che trabocca dagli organi di informazione, ma non si capisce bene se è causa od effetto delle pulsioni oscure che si muovono nella nostra società - si è ormai talmente autolegittimato che si esprime senza più pudori, attenzioni, tabù, reticenze.

Facciamo un esempio di questi giorni. Un tragico incidente in autostrada provoca la morte di due bambini, a causa della uscita di strada del pullman su cui viaggiavano, di ritorno da una gita scolastica.
"Si scopre" che l'autista aveva fumato cannabis, anche se non è dimostrabile alcun legame - per adesso - tra questo fatto e l'incidente.
In seguito a questa notizia, alcuni esponenti dell'opposizione dichiarano:
"Sono sporche di sangue le mani dei legalizzatori d'erba".
"L'incidente in cui sono morti i due bambini dimostra che questo governo sottovaluta il problema della cannabis. Se va avanti il progetto di depenalizzare le droghe leggere, questo è il rischio: molti più episodi di questo tipo, perchè a questo punto le droghe saranno legittime".


Uno si aspetta che persone che siedono in Parlamento o sono sindaci di grandi città (la seconda dichiarazione è di Letizia Moratti, Sindaco di Milano), siano responsabili, sappiano usare le parole con moderazione ed equilibrio, siano "classe dirigente", propongano valori. Invece parlano come il più ignorante e reietto dei cittadini, usano le parole come armi e la menzogna come metodo: diffondono sciocchezze, odio, intolleranza stupida (in questo caso verso chi usa droghe leggere), che seminata in questo modo darà frutti orribili.

Del caso della scuola materna di Rignano, non parlo, se non per sottolineare che non c'è stato un attimo di esitazione, da parte della stampa, a costruire un clima di indignazione e di odio verso i presunti responsabili di atti immondi, senza neppure attendere un riscontro, un approfondimento degli eventi rispetto ad accuse così pesanti.

Qui, non posso esimermi dal condividere quanto diceva Gaber in "Io se fossi Dio" rispetto ai giornalisti:

Io se fossi Dio,
maledirei davvero i giornalisti
e specialmente tutti,
che certamente non son brave persone
e dove cogli, cogli sempre bene.
Compagni giornalisti avete troppa sete
e non sapete approfittare delle libertà che avete,
avete ancora la libertà di pensare
ma quello non lo fate
e in cambio pretendete la libertà di scrivere,
e di fotografare immagini geniali e interessanti,
di presidenti solidali e di mamme piangenti.
E in questa Italia piena di sgomento
come siete coraggiosi, voi che vi buttate
senza tremare un momento:
cannibali, necrofili, deamicisiani e astuti,
e si direbbe proprio compiaciuti.
Voi vi buttate sul disastro umano
col gusto della lacrima in primo piano.
Sì vabbè lo ammetto
la scomparsa dei fogli e della stampa
sarebbe forse una follia,
ma io se fossi Dio,
di fronte a tanta deficienza
non avrei certo la superstizione della democrazia!
Ma l'incitamento all'odio non è solo una caratteristica del nostro Paese, anche se qui questo sentimento sembra prevalere su tutto il resto: ogni giorno siamo alla ricerca morbosa di nuovi colpevoli, di reati orrendi, quasi a dire che "c'è qualcosa peggio di noi": forse è un segno che non stiamo troppo bene, che non ci sentiamo a posto...

Basta vedere quel che sta accadendo in Estonia, dove il governo ha deciso, proditoriamente e senza motivo, di dare la stura ad un pericolosissimo sentimento antirusso, di coltivarlo tra la popolazione con atti ostili e stupidi (quale la rimozione della statua che ricorda i soldati sovietici caduti per cacciare i nazisti), e persino rivalutando uno dei periodi più oscuri e tragici della storia del paese (l'occupazione nazista ed il collaborazionismo).

O quel che accade in Polonia, dove gli inquietanti gemelli Kaczynski hanno intenzione di seguire le orme del governo estone, dopo aver lanciato la persecuzione di tutti coloro che "collaborarono con i comunisti" (la notizia che segue è di due giorni fa, e la trovate qui):

VARSAVIA - Via i monumenti, i nomi delle strade e altri simboli di epoca comunista ancora esistenti in Polonia. L'ex paese satellite dell'allora Urss si appresta a promulgare una legge ad hoc entro fine mese, ha annunciato oggi alla radio pubblica il premier conservatore Jaroslaw Kaczynski, che rispondendo a una domanda su quanto avvenuto in Estonia dopo la rimozione da centro di Tallinn di un monumento all'armata rossa, ha detto di essere solidale con le autorità estoni.
La nuova legge, ha spiegato Kaczynski, sarà preparata dal partito Diritto e giustizia (Pis, conservatore al governo) insieme al ministero della cultura e permetterà di cambiare i nomi delle strade dedicate a eroi comunisti e di spostare monumenti sovietici molti dei quali sono ancora in piedi nelle città polacche, sopratutto a Varsavia e Katowice.
Le nuove norme comunque "non riguarderanno in alcun modo" i mausolei e i cimiteri dei soldati sovietici caduti in battaglia in Polonia durane la Seconda guerra mondiale, ha da parte sua assicurato il ministro della cultura Kazimierz Ujazdowski.

Qualche anno fa, un candidato alla poltrona di sindaco di Torino (facciamo nomi e cognomi, per consegnare alla storia tale esempio di imbecillità: trattavasi di Roberto Rosso, candidato per Forza Italia) affermò: "la prima cosa che farò se verrò eletto sarà cambiare nome a Corso Unione Sovietica!". Naturalmente, al di là dei problemi pratici che questo avrebbe provocato agli abitanti di quel corso (lungo chilometri), l'idea di riscrivere la storia attraverso la toponomastica era talmente idiota che il Rosso fu trombato alle urne senza dignità (e mi piace pensare che lo sia stato ANCHE per questa stronzata).
Tanto più che a Torino la toponomastica risente della sua storia sabauda, ed è colma di re regine e principi, ma nessuno dopo il '46 fu così imbecille da pensare di cambiare i nomi delle strade solo perchè era arrivata la Repubblica al posto della Monarchia...

Che un governo "europeo" si accinga a fare questa cosa fa venire i brividi ai polsi. Io spero che l'Europa reagisca, che prenda le distanze dai
Kaczynski e dagli estoni di turno e dalle loro follie, e soprattutto si renda conto che questa incitazione all'odio (antirusso nell'est, antiest nell'ovest) porterà frutti amari e già colti più volte nella storia.

La politica torni responsabile: è la prima richiesta che noi cittadini dobbiamo fare, per non correre il rischio che l'odio, come un incendio, si estenda di nuovo sull'Europa.



2 commenti:

Andrea Rendi ha detto...

E' la "civiltà" del rumore, del frastuono delle parole che si rincorrono, si sovrappongono, si frammentano, hanno altri significati, ed hanno lo scopo di frenare la riflessione, e sollecitare solo istinti, emozioni. Siamo foglie al vento, un vento sapiente, che ci dice ogni volta dove guardare, a cosa "pensare", piuttosto che fermarci a riflettere su quello che noi possiamo ritenere più o meno importante.

Lo Scafo ha detto...

Bentornato Lupo!