giovedì, novembre 16, 2006

Le capriole di una informazione isterica

Nota: la foto che correda questo post è ripresa dall'edizione online della rivista Piemonte Parchi (cliccare qui per raggiungere la pagina originale)

Mi riallaccio idealmente al post precedente con un esempio concreto.
Una delle più sciocche "tempeste emozionali" dell'estate 2006 ha sicuramente riguardato la "strage dei caprioli nell'Alessandrino". Ne ho parlato diffusamente in questo post.
Non dovremo mai dimenticare il cumulo di stupidaggini dette in quell'occasione, in particolare da persone che dovrebbero avere una forte consapevolezza del proprio ruolo pubblico (e parlo esplicitamente di Frattini, Pecoraro Scanio, Sgarbi e Loiero).
Come tutte le sciocchezze, ha prodotto alla fine solo un risultato: il blocco dell'abbattimento di tutti gli ungulati (inclusi cinghiali e cervi) sul territorio regionale piemontese a tempo indeterminato, a causa del "normale" ricorso al TAR del Piemonte da parte del WWF (qui maggiori dettagli sulla sospensione, qui la prima sentenza sospensiva del TAR, qui il commento del Consigliere Regionale dei Verdi Enrico Moriconi, sulla stessa linea dei quelli espressi da Rifondazione Comunista e LAV Piemonte) e di una riscrittura della delibera regionale (DGR n.3973 del 6 ottobre 2006) decisamente poco accorta.
Ora, ovviamente, nessuno parla più dei caprioli (alessandrini o bolzanini che siano): la notizia è passata di moda, anche se il problema è lì, inalterato (e anzi peggiorato dal fatto che i piani di attuazione faunistica sugli ungulati, a differenza degli anni in cui il popolo emozionato non ci metteva il naso, sono stati sospesi).
Per una breve frazione dell'estate, migliaia di italiani sono improvvisamente diventati esperti faunistici: è bello sapere che sono tornati tutti ad essere, come fanno di solito, Ministri delle Finanze o Commissari Tecnici della Nazionale di calcio.
E' un bene che il disinteresse popolare su questo tema abbia ripreso il sopravvento: significa che chi ha competenza sull'argomento può tornare ad occuparsene, ed affrontare il problema come si conviene.
A questo proposito, segnalo un articolo di Caterina Gromis di Trana sulla versione cartacea di Piemonte Parchi ( qui una versione online di sintesi) che contribuisce alla discussione con toni e argomentazioni adeguate.

2 commenti:

dario ha detto...

Caro Lupo,
Ho letto con attenzione questo post e il precedente, anche se non sono andato a leggere i vari link (per mancanza di tempo).
Mi perdonerai per questo. Anzi, a voler ben guardare, quei link sembrano quasi una sfida ai contenuti dei tuoi post. "Meglio non essere informati, infatti informati qui e qui e la' e la' le cazzate che dicono per indurci a credere le falsita'".

Non sono d'accordo.

Sono d'accordo che l'informazione e' pilotata. Che ci vogliono far credere delle cose non vere, e che le nostre reazioni emotive su queste cose che in realta' dovrebbero essere viste con piu' distacco ostacolano chi invece dovrebbe (ed avrebbe piu' numeri per farlo) davvero occuparsi di certe faccende.
Ma non credi che la cosa sia un po' pericolosa?

Il tuo e' un urlo contro la Politica (nota, non contro la politica intesa come i battibecchi politici mediati dai media - scusa la cacofonia - ma contro la Politica con la P maiuscola, quella che, per citare di nuovo Gaber, "e' partecipazione").
Non serve a niente marciare contro la guerra? (be'.... io non credo che non serva a niente, ma ammettiamolo...). Allora deduci che non bisogna marciare contro la guerra? Bene. Allora vediamo di fare un merge tra i tuoi post.
Il problema degli ungulati non deve essere affrontato dalla gente comune come noi. Anzi, e' meglio che non ne siamo del tutto a conoscenza. Perche' la nostra conoscenza, con il peso politico delle masse spinte dall'emotivita' che la notizia induce, ostacolerebbe i piu' competenti addetti ai lavori.
Il problema della guerra, parimenti, non dovrebbe essere affrontato dalla gente comune. E dovremmo lasciare che i "competenti" decidano per noi.

Eh, no, mio caro Lupo. Io voglio avere una mia opinione, e per farlo devo informarmi.... certo, con tutto lo spirito critico nei confronti di qualunque forma di informazione (scusa anche questa cacofonia). E una volta che ho una mia opinione, voglio gridarla forte. Perche' non mi fido di chi decide a mio nome. Perche' voglio avere il diritto di partecipare. Perche' sono un animale sociale, e non voglio rinchiudermi in una societa' che non interagisce composta solo da me e da una mia ipotetica figlia della cui carezza non potrei ipoteticamente fare a meno.

Quindi, quell'episodio di bullismo non mi riguarda. Be', lo conosco per puro nozionismo. Ma il fenomeno del bullismo mi riguarda eccome, perche' riguarda questa societa', di cui io faccio parte, e vorrei che questa parte sia attiva. Non voglio subire il mondo: voglio viverlo.

Luposelvatico ha detto...

"Eh, no, mio caro Lupo. Io voglio avere una mia opinione, e per farlo devo informarmi..."

Dario, in fondo il problema è tutto qui. O le opinioni sono informate, o non SERVONO assolutamente a nulla (che poi CONTINO, è un problema che viene dopo).
Il mio grido di dolore non era contro l'essere informati, ma contro l'"essere informati" tra virgolette.
Surfare sugli argomenti trendy della settimana, parlare e scrivere di tutto, confondere la realtà con questo insieme di merci impacchettate con cura che chiamano notizie, e che contengono emozioni a comando.
In tutto questo scambio di cose inutili, che non lasciano tracce proprio perchè superficiali, noi consumiamo energie e tempo che potremmo impiegare per migliorare il mondo vero, che è quello in cui interagiamo fisicamente.
Il tema caprioli è sintomatico. Tutti han detto la loro, basandosi sul fatto che un'emozione provata deve essere per forza comunicata, senza doverla sottoporre almeno al vaglio di un confronto con la realtà.
Realtà che esiste nel mondo fisico, fatta di germogli mangiati da un eccesso di popolazione e di boschi che non nasceranno mai più.
I link che ho messo nel post in oggetto ed in quello originario rimandano a dati che sono indispensabili per costruire un contesto oggettivo, necessario per parlare di qualsiasi cosa.
Mi dirai che ci sono cose che esigono un'espressione "a prescindere". Non so se la esigono, so che l'espressione di chi non capisce di cosa parla (qualunque sia l'argomento) è solo inutile rumore e non sposta la realtà di un solo millimetro. Basta esserne consapevoli, eh...:-)