lunedì, aprile 06, 2009

Con Berlusconi, c'è sempre di peggio di quel che si vede

Ieri pomeriggio Lucia Annunziata ha segnalato una notizia presente sulla prima pagina del New York Times, chiedendosi se oggi sarebbe apparsa sui quotidiani nazionali.

Mentre verifico, intanto ve la do.

Dal New York Times (http://www.nytimes.com/2009/04/05/world/europe/05prexy.html?_r=1&scp=1&sq=erdogan%20berlusconi&st=cse):

"Efforts to sway Turkish officials over the leaders’ lavish dinner Friday at a casino in Baden-Baden, Germany, failed, as did a telephone call by Prime Minister Silvio Berlusconi of Italy to Turkey’s prime minister, Recep Tayyip Erdogan.

But behind closed doors, the deal was done. According to senior European diplomats, Turkey was given at least two NATO jobs, including a deputy to the deputy secretary general, who is an Italian."

Insomma: secondo la fonte del NYT, la Turchia ha accettato la candidatura di Rasmussen alla Segreteria della NATO non per la telefonata del Gran Giullare, ma in cambio di due posti nell'organizzazione, di cui uno tolto all'Italia:-)))

Ebbravo il telefonista!:-)))

PS: un applauso convinto ai ragazzi italiani che ieri, durante il discorso di Obama davanti al Castello di Praga, hanno innalzato lo striscione "Obama, sorry 4 Berlusconi!": l'ho visto apparire d'improvviso durante il servizio del Tg3, provando un moto di orgoglio (naturalmente la scena non si è vista su nessun altro telegiornale Rai...)

4 commenti:

Paolo ha detto...

come già ribadito: il giullare di corte ci sta irrimediabilmente trasformando nello zimbello del pianeta

Angela ha detto...

I due guerriglieri a Praga: Tirri e Soratti, credo siano: i loro nomi, che ricorderemo come Tiberio e Caio Cracchi, Mario e Silla...come Debora Serracchiani. Ci sono giovani che non vestono di nero e non pensano xenofobo. Piccoli grandi eroi del nostro paese bisognoso di normalità.

Anonimo ha detto...

..il solito TG3 comunista!!..
:-)
Stefi

Daniele Verzetti il Rockpoeta ha detto...

Lui ci prova sempre poi spesso lo sgamano ma non si da per vinto.