lunedì, dicembre 22, 2008

Filumena Marturano, o del riscatto necessario

Venticinque anni di silenzio, di umiliazioni e di sottomissione a don Mimì Soriano, che l'ha portata via dalla casa di appuntamento in cui lei lavorava (e di cui lui era cliente assiduo, ovviamente).
Senza però darle mai dignità di moglie.
Filumena, bella e ruvida popolana, tace e sopporta, ma giunge il giorno del riscatto, anche se lo strumento adottato è l'inganno.
Si finge morente, e con l'aiuto di un prete costringe don Mimì a sposarla sul letto di morte.
Poi risorge, e la commedia (o meglio, il dramma) inizia da qui.
Dal furore di Mimì per essere stato ingannato; e dal lungo monologo di Filumena che spiega la sua scelta, rivendicando il dovere di emanciparsi da una realtà umiliante e insostenibile.
E gli rivela dei tre figli (ormai grandi) allevati rubando il denaro, giorno dopo giorno, al ricco pasticcere Soriano.
Uno solo è figlio di Mimì, concepito nell'unica notte in cui Filumena, nella sua triste vita precedente, si diede a lui per vero amore (senza che lui lo capisse: e pagò, come sempre, quel che invece era un dono).

Mimì, a questa rivelazione, è doppiamente furente: ha buon gioco, con il proprio avvocato, a rendere invalido il matrimonio, generato dall'inganno. Filumena, che ha convocato nella casa che credeva finalmente sua i figli fino ad ora ignari delle proprie origini, se ne va per essere accolta presso uno di loro (colui che ha il presente più precario e difficile: un lavoro operaio, una famiglia numerosa).

Ma Soriano è costretto poi a capire, ad arrendersi, a piegarsi alla caparbietà di questa donna disperata ma orgogliosamente inflessibile.
La cerca, la implora, si umilia.
E' costretto ad accettare il matrimonio, che questa volta si svolgerà alla luce del sole, e dare a Filumena la dignità che esige.
Si rassegna a non poter conoscere mai quale, tra i tre figli di Filumena, sia il suo: lei non glielo dirà mai per evitare che lui ignori e disprezzi gli altri due.
"I figli so' figli", e basta: senza condizioni. Dovrà voler bene a tutti e tre (e vani saranno i suoi comici tentativi di identificare suo figlio sulla base delle attitudini dei tre: e irresistibile sarà il suo commento desolato dopo una straziante versione corale di "Munasterio 'e Santa Chiara": "Dio, non è possibile: non credevo esistessero dei napoletani che non sanno cantare!").

E alla fine, Mimì si inginocchia di fronte a questa donna - esausta - che lo ha vinto, e ne riconosce la grandezza: e le dichiara, finalmente, l'amore che merita.

Luca De Filippo, invecchiando, evoca sempre di più il padre (anche se non avrà mai l'impressionante e scavata magrezza): la sua recitazione è asciutta e sorniona, brillante e doverosamente cinica (nel corso del primo confronto con questa donna che esce dal suo ruolo di decennale sottomissione).
Lina Sastri è una Filumena che lotta, rivendica i suoi diritti generati dall'amore e rivela l'ingiustizia della vita (anche delle leggi, che non tengono conto dei sentimenti): commovente e struggente, ma purtroppo spesso impenetrabile per chi napoletano non è, a causa della durezza e della velocità dell'eloquio autenticamente popolano.
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Filumena Marturano

di Eduardo De Filippo
con Lina Sastri, Luca De Filippo
e con Nicola Di Pinto, Antonella Morea, Giuseppe Rispoli
Gioia Miale, Daniele Russo, Antonio D’Avino
Chiara De Cresenzo, Carmine Borrino, Silvia Maino
regia Francesco Rosi
scene Enrico Job
luci Stefano Stacchini
costumi Cristiana Lafayette
Teatro di Roma

4 commenti:

Angela ha detto...

Che le grandi passioni, autentiche e liberatorie, ti accompagnino sempre e facciano luce sulla tua umanità!
Buon Natale, lupo caro!

Daniele Verzetti, il Rockpoeta ha detto...

Recensione strepitosa. Lucida, asciutta, chiara ed emotivamente coinvolgente.

Grazie!
Daniele

Buon Natale!!!!

Artemisia ha detto...

Bello. Mi sa che lo faranno anche a Firenze. Ci faccio un pensierino. Il teatro era una mia passione diversi anni fa. Ora ho un po' perso il gusto, ma forse dovrei riprenderlo.
Un abbraccio, Lupo!

Anonimo ha detto...

Appassionato come sempre, mi fai venire una gran voglia di rivedere le commedie di Eduardo, quelle che una volta davano alla Tele. Grazie e auguri di Buon Natale!
Mimmo