martedì, luglio 28, 2009

Il mondo di Horten

Cosa ti può portare, in una splendida serata torinese dall’aria tiepida e pulita, a rinchiuderti in un cinema per vedere una storia ambientata nel desolante inverno norvegese?

Forse è il bisogno di storie “normali”, quasi banali, che raccontino di persone dalle vite tranquille, dalle emozioni controllate e dalle variazioni meditate, ponderate.

Forse è la nausea da clamore, da “istigazione al successo”, forse è il bisogno di distanziarsi da modelli di uomini e donne che tutto propongono meno che l’accettazione pacata di se stessi.

“Il mondo di Horten” racconta la storia di un ferroviere che, dopo quarant’anni di vita regolata dagli orari e dalle abitudini, va in pensione e si concede finalmente il lusso di guardare con curiosità alla vita, e sperimentare le piccole trasgressioni che possono portarlo su strade sconosciute.

Così, in una Oslo fredda e piovosa e quasi sempre notturna, Odd Horten – ancora protetto dalla sua divisa da ferroviere, e guidato dalla sua pipa – inizia le avventure della sua nuova vita.

Nella sera in cui i colleghi macchinisti ne festeggiano l’addio al lavoro, tradito dal codice errato di apertura di un portone, si avventura su un ponteggio e, per errore, nell’appartamento di un famiglia, dove un vispo fanciullo lo costringerà a vegliarlo fino al mattino – venendo meno per la prima volta, proprio in quello che sarebbe stato l’ultimo viaggio, ai suoi doveri di conducente.

E poi incontra persone curiose e strane.

Un tenero e sfigatissimo uomo che continua a perdere e farsi regalare scatole di fiammiferi dalla signora venditrice di tabacco e pipe.

Un curioso soggetto che asserisce di essere diplomatico ed inventore, confondendo la sua identità con quella del fratello, che ha sviluppato la inconsueta abilità di guidare ad occhi chiusi la sua vettura (una Citroen DS, pura aliena nella capitale della Svezia), e morirà d’improvviso mentre ne dà dimostrazione a Odd, all’alba, lungo le strade deserte ed innevate di Oslo.

Odd ha un conto aperto con la sua vita: sua madre, che lentamente svanisce e si spegne senza parole nel corso della vicenda, è stata una delle poche donne saltatrici con gli sci, ai suoi tempi, contro il parere del padre e della maggioranza della società.

Odd sente che anche a lui manca un “salto”, per chiudere serenamente i conti con il proprio passato e poter iniziare un futuro diverso e libero.

Risolto simbolicamente questo bisogno, Odd abbandonerà la sua vecchia divisa e sarà finalmente pronto per lasciarsi andare all’amore e ad altri nuovi viaggi.

Nel film, splendide le scene del treno che viaggia attraverso paesaggi candidi di neve e silenziosi, con rare tracce dell’uomo in un paesaggio segnato quasi soltanto dalle rotaie innevate.

Oslo è quasi sempre deserta, nelle sue notti gelide e spazzate dalla neve e dalla pioggia.

Bar, stazioni, strade sono il palcoscenico vuoto su cui il placido Odd, dal baffo enigmatico, è libero di esplorare se stesso in uno spazio urbano privo di disturbi e di distrazioni, cosa che dovrebbe esser concessa ad ogni uomo ogni volta che la sua "normalità" è nelle condizioni di dover essere cambiata.

2 commenti:

Stefi ha detto...

Grazie Lupo,
è un film che avevo intenzione di vedere ed ora sono ancora più incuriosita!
...e poi questa lettura mi ha dato un senso di freschezza nordica che oggi non guasta! :-)
Stefi

Licia Titania ha detto...

La tua recensione mi ha convinta a cercarlo, questo film. Grazie!