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mercoledì, ottobre 16, 2013

Mi dò da pensare...

(UPDATE 21 ottobre 2013: vedi a fondo post...)

E' da un po' di tempo che mi trovo disallineato con il mondo.

Facciamo un esempio fresco fresco: il "negazionismo", all'unanimità, sta diventando reato.
A me sembra una cosa sbagliatissima.
Chi afferma che le camere a gas non sono mai esistite, o non sono state usate nel modo massivo che conosciamo, probabilmente si ostina a negare una realtà oggettiva.
Ma qual è il danno, qual è il bene offeso da una simile posizione, al punto tale da configurarlo come "reato"?

Chi sostiene questa posizione è minoritario, ed in termini storiografici direi irrilevante.
Potremmo definirla una posizione irritante, bugiarda, negatrice appunto di una realtà oggettiva.
Ma è di fatto un'opinione, che chiunque abbia un minino di conoscenza e di cultura considerà irrilevante.
Una opinione, per l'appunto. Che va combattuta con le prove, con la cultura, con i documenti.
Che chi la sostiene vada in galera per cinque anni, a cosa serve? A chi serve?

Perchè una cosa simile è accaduta e accade in qualsiasi sistema totalitario, no?
Chiunque affermi un'opinione diversa dalla opinione del potere dominante, viene perseguito. Perchè chi ha il potere decide qual è la verità.
Ora, che la verità del potere coincida a volte con la verità oggettiva può capitare, ma io ritengo sbagliato e pericoloso che si mandi in carcere qualcuno per un'opinione, fosse pure una opinione delirante.
Soprattutto se è lo Stato a decidere qual è la "verità". Non ho letto il meccanismo che porta a definire il reato, ma mi preoccupo.
Se si manda in galera la gente ANCHE per le opinioni, domani potremmo mandarla per QUALSIASI opinione che non piace al potere dominante: basta si faccia una legge al riguardo.

Poi, la trovo una dimostrazione di grandissima debolezza. Laddove non arriviamo con la cultura e l'informazione, usiamo la galera. Terribile.

Allo stesso modo, dissento dalle leggi che puniscono in modo più severo, rispetto alle altre offese alla persona, il femminicidio e l'omofobia.
Un'offesa è un'offesa rivolta contro la persona, ed il motivo per cui viene rivolta (che sta nella testa dell'offenditore) è assolutamente ininfluente.
Se uno mi picchia perchè a lui sta sui coglioni che io canti in bagno sotto la doccia, è MENO GRAVE del fatto che mi picchi perchè sono gay o sono donna?
Secondo me no. Non ne vedo la ragione.
Se uno mi usa violenza per un qualsiasi motivo, solo perchè lui detesta quello che sono o quello che penso, basta e avanza la legge che c'è, che punisce le offese alla PERSONA, non alla CARATTERISTICA DELLA PERSONA (il genere, la scelta sessuale...) che si ritiene motivo della OFFESA.
Anche in questo caso si tratta di leggi approvate sotto la spinta dell'emotività.
Una legge, a mio modesto avviso, non dovrebbe nascere su queste basi (sennò vengono fuori mostruosità come la Bossi-Fini...)

E, ancora - giusto per diventare antipatico ai più:-) - io non credo nella forza intrinseca della Costituzione.
Non fraintendetemi. La nostra Costituzione è bellissima, e colma di principi che condivido in toto.
Ma se non viene applicata, o è sotto attacco, è perchè sono sotto attacco (ed io ritengo anche minoritari, ormai) i valori sulla base della quale è stata costruita e scritta.
Quindi "difendere la Costituzione" è una parola d'ordine affascinante e seducente, che apparentemente non si può non condividere: ma in realtà dobbiamo chiederci per quale motivo i valori scritti nella Costituzione sono diventati (molti da subito) poco rilevanti e minoritari.
E' inutile chiedere di applicare la Costituzione se non ci chiediamo come mai i valori della Costituzione non sono nella testa della gente, ecco, e non sono più la base delle regole di convivenza in questo Paese.
E' il discorso che vale in genere per la legalità: perchè ormai è normale la sua violazione, quando una volta era fisiologica?
Cosa ha prodotto questo scollamento tra le regole ed i comportamenti individuali?
Qualunque cosa sia, è reversibile?
E, soprattutto, ha ancora senso immaginare il ritorno ad uno stato "ideale", dove le PERSONE vengono rispettate e le leggi sono conseguenza di questo, o bisogna rassegnarsi a un coacervo di leggi che tentano di imbrigliare una società fondamentalmente svuotata di valori collettivi a scapito di quelli individuali?

Ahimè, mi dò molto da pensare...

UPDATE 21 ottobre 2013: sul reato di negazionismo, ho trovato in rete opinioni simili alle mie, ma ben più autorevoli, che mi fanno sentire meno solo.
E sono anche contento che siano state pubblicate dopo la mia, perchè certifica che a questo ragionamento ci sono arrivato da solo, pur con i miei modesti mezzi: son soddisfazioni!
Qui l'opinione di Bruno Tinti, qui quella di Aldo Giannuli, qui un editoriale del Post, qui un intervento dell'Unione delle Camere Penali.

(Ecco i rispettivi link espliciti:
http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/10/19/negazionismo-lidiozia-non-e-reato/748961/
http://www.aldogiannuli.it/2013/10/negazionismo/
http://www.ilpost.it/2013/10/18/contro-il-reato-di-negazionismo/
http://www.camerepenali.it/news/5502/Al-negazionismo-si-risponde-con-le-armi-della-cultura-non-con-quelle-del-diritto-penale.html)


giovedì, luglio 26, 2012

15 milioni per un anno, duemila per una vita.

Uno che gioca bene a pallone viene pagato anche 15 milioni di euro l'anno.
La vita (mancata) di un ragazzo precario, invece, spezzata nel suo divenire dal crollo di una impalcatura,  in questo paese vale meno di 2000 euro.

Pare che sia colpa (o merito) del "mercato", bellezza.

Ah.

Lo stesso "mercato" che "dobbiamo convincere", che "imploriamo" di risparmiare il nostro paese, a cui sacrifichiamo energie, risorse, vite umane, per il quale vendiamo il culo a fettine e parti reali del nostro paese?

A quella stessa identica merda, dunque, dobbiamo chiedere rispetto, invece di riconoscerlo come nemico?

Ah.

Senti, Monti...

io non sarò un professore, 

ma nemmeno tu mi sembri molto intelligente.

Otto milioni di poveri in Italia

La povertà, dunque, riprende piede in Occidente ed è l'unica cosa davvero in crescita, oltre alla ricchezza spropositata di chi ricco lo è già in eccesso.
Casa, sanità e trasporti vengono tagliati a discapito di chi ha più bisogno, pur di non scalfire nemmeno i privilegi di chi ha troppo.

Le alternative sono solo due:
  • o il Sistema in cui viviamo ha FALLITO, e allora fa schifo e dobbiamo rifarlo da capo;
  • o il Sistema in cui viviamo è RIUSCITO, perchè proprio la disuguaglianza è il suo fine, ed allora fa schifo e dobbiamo rifarlo da capo.

Visto che tutto quello che esiste è il prodotto (sebbene stratificato e consolidato nei secoli) di una capacità di immaginazione UMANA, la cosa più stupida che si possa fare è cadere nella sindrome TINA (There Is No Alternative) e pensare che non ci siano alternative ad un mondo fatto così.

Le alternative ci sono eccome. Se possiamo PENSARE qualcosa di diverso, possiamo anche costruirlo.

venerdì, giugno 08, 2012

Bastian cuntrari

Sto proprio diventando insopportabile (a me stesso, in primo luogo:-)))
Le moltitudini che contengo, per usare un'espressione di Walt Whitman, sono sempre più incapaci non solo di parlarsi, ma assai spesso di tollerarsi:-)
E le mie reazioni al mondo sono sempre più schizofreniche.
Se qualcuno sostiene un'opinione, qualunque essa sia,  mi viene spontaneo (come se mi sgorgasse dal cuore) assumere un'opinione contraria - e fare pure sforzi per motivarla ed argomentarla.

lunedì, dicembre 05, 2011

Cautela


Trascorrerò i prossimi giorni, con la dovuta calma ed attenzione, a leggere le misure adottate dal governo (le misure, non i commenti: tenterò di farmi un'idea indipendente, visto che preferisco in questo momento non delegare più a nessuno, per quanto faticoso sia, il compito di capire).
Due enormi preoccupazioni che avevo (il taglio radicale del Trasporto Pubblico Locale ed il taglio lineare sulla Sanità, entrambi previsti dal governo precedente) sembrano attenuarsi - anche se vedrò meglio i dettagli, il che mi fa sentire colpevole per il post precedente:-)
Una cosa infatti è evidente: la natura di questo nuovo governo obbliga tutti a ripensare anche il proprio atteggiamento di cittadini.
La sguaiatezza, la superficialità, l'approssimazione, l'effetto annuncio sono qualcosa che fa parte di un'era che speriamo si possa cominciare a superare, sia da parte della classe dirigente che - cosa non meno importante - da parte nostra.
Da parte mia, prometto solennemente che su questo blog smetterò definitivamente di fare post con il tono "brutti bastardi, oseranno farci questo?". Era adattissimi alla massa di cialtroni precedente, ma da qui in poi risulterebbero sciocchi.
Il livello di confronto sembra essersi - fortunosamente - alzato, e questo impone obblighi a tutti.
Attenzione, non sto parlando solo di forma. Anche se la considero assai importante.
Non giudico il governo Monti "dallo stile". Direi che il comportamento di questo governo ci stupisce solo perchè, in quest'ultimo quindicennio, ci siamo abituati all'idea che chi governa debba essere come o peggio di noi.
In realtà, una "forma" normale come questa permette, finalmente di parlare delle cose - e di confrontarsi su di esse e sulla loro complessità, senza essere perennemente distratti dalla caotica pirotecnia degli annunci.
(Tra colleghi, in queste settimane, ricordavamo gli infiniti annunci che hanno contraddistinto le ultime "manovre" del governo B.: ed alla fine nessuno di noi è in grado di dire esattamente quali misure fossero state effettivamente adottate, dopo gli "strilli", le smentite, le retromarce...)
Anzi, non solo permette: OBBLIGA.

Obbliga a pensare che qualsiasi azione di governo (ma qualsiasi azione umana, in un mondo ad alto tasso di complessità) richiede tempo.
Ho apprezzato moltissimo il fatto che Monti, nella scelta dei ministri e nell'annuncio della manovra, si sia semplicemente preso il tempo che riteneva giusto e necessario, e non quello "atteso" dal mondo dei media.
Ho apprezzato moltissimo la scelta degli uomini e delle donne chiamate a fare i ministri: per quanto "tecnici", "bocconiani" e "papalini", (ed anche qui faccio ammenda per aver partecipato a una sorta di processo preventivo basato sulla appartenenza) si tratta di persone che hanno una profonda conoscenza delle materie per le quali sono state attribuite loro le funzioni di governo.
(Anche questa dovrebbe essere una cosa normale, ma il fatto che un po' ci stupisca indica che questa percezione ci ha fatto un po' difetto, negli ultimi tempi).
Ho apprezzato moltissimo che la ministra Fornero abbia espresso pubblicamente la propria emozione, nell'annunciare misure che incidono sensibilmente sulla vita reale e quotidiana delle persone: in tempi anche recenti, capitava più spesso di vedere tra i ministri ghigni sadici, maschere deformate dall'odio e dalla mancanza di rispetto verso le persone;  anche questo è un bel passo avanti rispetto "all'indietro in cui eravamo precipitati".

Nessun commento, dunque, per ora, sul contenuto della manovra. Ho ovviamente delle precise reazioni di tipo "emotivo", ma so che non sono più sufficienti nè adeguate al fatto che improvvisamente, nel giro di poche settimane, moltissime cose sono cambiate, e moltissime cambieranno nella nostra vita nel prossimo e nei prossimi anni.

Di fronte a un cambiamento così grande, ci vuole cautela.
E intelligenza, e conoscenza, e umiltà. Perchè tutto quel che c'è fuori sembra dover essere ricompreso, e di conseguenza sembra necessario riprendere le misure di se stessi nei confronti di un mondo che non si può più interpretare con gli strumenti usati fino ad ora.

mercoledì, novembre 09, 2011

La salma e Bartleby

La notizia che in un futuro (nemmeno troppo prossimo...ci sono ancora un sacco di cose da sistemare...processi, linee ereditarie...) si provvederà alla rimozione della salma che ancora si aggira per i corridoi di Palazzo Chigi, potrebbe sembrare positiva, a prima vista.
Diciamo che togliere quell'ingombro dalla nostra vita, questo macigno di cui (coscientemente o no) ci si è fatti scudo fino ad ora, può dare almeno la speranza che da domani l'orizzonte libero ci obblighi a parlare di altre cose: ad esempio della nostra vita, o del tema del futuro della stessa.
Elezioni? Governo Tecnico? Non mi appassiona il tema, nè la discussione al riguardo.
Se il progetto per il futuro di questo paese è quello scritto dalla BCE nella sua famosa lettera, tanto vale che resti il macigno: tra frizzi, lazzi, bugie, scorregge e dita nel naso, il suo immobilismo perlomeno rallenta l'avvento della macelleria sociale (che è già iniziata nel 2008 grazie a Tremonti, ad onor del vero, ma ora ci chiedono che tra i corpi emaciati scorra davvero il sangue).

Se il domani è la legge di stabilità imposta dall'Europa, io penso che il PD possa anche evitare di presentarsi alle elezioni.
Se ha condiviso il percorso neoliberista che il Paese ha compiuto negli ultimi anni, perchè accontentarsi di una fotocopia ora che c'è da pagare il prezzo più duro, quando l'originale dovrà finalmente assumersi tutte le responsabilità delle conseguenze di questo percorso?
E se questo percorso non lo condivide, se la lettera della BCE viene considerata da rispedire al mittente, ma "il senso di responsabilità" impone che la si applichi anche se non la si condivide, per quale motivo farlo?
Imporranno che le aziende chiedano scusa prima dei licenziamenti collettivi, o salveranno qualcosina della sanità e della scuola pubblica, o qualche monumento e qualche spiaggia?
Tanto il giudizio finale sarà sempre lo stesso: ed il "senso di responsabilità" servirà solo a dimostrare che il centrosinistra non può fare nulla di meglio di quelli che c'erano prima, e servirà solo a cancellare per altri decenni la speranza che si possa immaginare una società diversa.
Se il 1989 ha sancito la fine del sogno del comunismo, irrancidito in un incubo totalitario fatto di oppressione, stupidità e filo spinato, questi anni hanno dimostrato la inarrestabile putrefazione del capitalismo, che viene tenuto in vita più o meno come accadde al caudillo spagnolo Francisco Franco.

Lasci dunque perdere, il PD, se non ha di meglio da offrire che lo stesso menu' che abbiamo già letto e assaggiato; se ritiene di non avere corresponsabilità, non si faccia fregare dal "senso di responsabilità".
Dica coraggiosamente, come Bartleby lo scrivano, "Preferirei di no"; eviti di presentare liste ed inviti a votare PDL: è giusto che il lavoro lo finisca chi lo ha iniziato.
Usiamo almeno quel che resta degli strumenti della democrazia per fottere chi ci vuole male: e ricordiamoci che l'Europa  ha deciso che la democrazia non ha diritti rispetto alle sue scelte, facendo ritirare a Papandreu il referendum deciso sulle misure economiche.
Chi ci ha portato fino a qui, fino a questo punto, ci porti anche fuori.

E se non ce la fa, se non è in grado...eh, sono i rischi della vita:  si goda i dovuti forconi.





mercoledì, agosto 31, 2011

Senza neppure salvare le apparenze...


'cidenti, uno pensava che quando si creano le manovre funzionasse così:
  • ci sono tutti i cervelloni dei ministeri che stan rinchiusi dentro stanze fumose per settimane (anche quando in pubblico i ministri dicono che non succede nulla, non c'è nulla da preoccuparsi) e fanno brainstorming con i post it gialli, con le lavagne, i fogli di carta pieni di idee e di calcoli, i notebook che surriscaldano l'ambiente con finestre piene di calcoli...
  • e poi ogni idea viene sviscerata, approfondita, sottoposta a verifica, per verificarne la solidità, la resistenza ad ogni tipo di obiezione....
  • e poi finalmente, verificata solidità e incidenza economica di ogni singola misura, e verificata la coerenza generale delle misure individuate e scelte, si pensa a come comunicarla al paese, per convincerlo della sua necessità.

(Oh, non è che questo sia lo schema che si usa nel privato, eh. Almeno, non lo si fa più da parecchio tempo. Ma speravo che almeno nel pubblico si mantenessero le buone abitudini).

Invece no. Sembra che l'altro giorno due tipi si siano trovati a casa di uno dei due. L'ospitato tra l'altro ha qualche problema di dizione, bofonchia per gli esiti di un grave problema di salute e di quel che dice si capisce si e no una parola su tre (ed anche la sua gestualità non aiuta molto: ogni due parole su tre alza il dito medio, che alla fine non aiuta).
L'altro non è che sia proprio sordo, ma è afflitto da una curiosa sindrome per cui è in grado di ascoltare e comprendere solo le parole che pronuncia egli stesso: le altre le sente ma non le comprende.
E dunque, nell'arco di sette ore, sembra che questa strana coppia, questa minicorte dei miracoli abbia prodotto nientepopodimenoche una manovra.

Secondo me quei due (che per comprendere quello che dicono usano degli interpreti, magari Apicella che traduce cantando con la chitarra) si dicono più o meno cose di questo genere:
"...allora, per tirare fuori dei soldi bisogna trovare un pezzo di società da massacrare che sia numericamente poco consistente (in modo da poterlo indicare come "portatore di privilegi") e/o privo di rappresentanza/credibilità/vicinanza a noi. Gli statali van sempre bene, e quindi lasciamo che paghino solo loro il contributo di solidarietà, oltre a fottergli il TFR. Tanto li odiano tutti e nessuno darà loro solidarietà, e poi tra qualche mese - in nome dell'eguaglianza - potremo estendere le stesse bastonate ai privati. E poi, anche 130.000 laureati potrebbero andar bene. Tanto nel tuo partito di laureati veri mica ce ne sono, ah ah ah (risate di entrambi)..."

Ogni tanto toppano alla grande. E' vero, i laureati che si massacrano impedendo il ricongiungimento degli anni di università riscattati sono oggettivamente pochi, peccato che appartengano a settori sociali la cui influenza è cento volte più importante della loro consistenza numerica.
Cioè, se massacri tre milioni di operai si lamenta solo la CGIL, e chi se ne frega, ma se massacri cinquantamila medici non è la stessa cosa. Oh, tanto per dire si è lamentata pure la UIL, e sembra che anche Bonanni abbia, nell'intimità, sussurrato la parola "birichini" (ma la notizia non è certa).

Comunque, per dire pane al pane, non è che la release precedente della manovra sembrasse pensata più a lungo, o che i cervelloni si siano spremuti più dei due saltimbanchi di cui sopra.
Prendi la ventilata (ed ormai affossata) proposta di cancellare le province sotto i 300.000 abitanti, purchè di dimensioni inferiori ai 3000 kmq.
Se a uno viene un'idea del genere, prima di tutto dovrebbe mettersi lì con la mappa delle province italiane e fare delle simulazioni - cambiando i parametri - per vedere cosa ne viene fuori, no?
Così ti accorgi, ad esempio, che applicando quei parametri ci sono ben tre regioni (Liguria, Basilicata, Molise) che diventano "monoprovincia". Nell'unica altra regione in cui questo capita (la Valle d'Aosta) l'entità "provincia" proprio non esiste.
E allora devi decidere tu, cervellone, e subito, nella proposta iniziale, cosa fare delle province di Genova, Campobasso e Potenza: farle restare? Abolire anch'esse ed ipotizzare una nuova redistribuzione delle competenza tra regioni e comuni? E se regioni monoprovincia non hanno senso, non è il caso di pensare già da subito ad un ridisegno (con una legge costituzionale) delle Regioni?
In sintesi, son tutte cose a cui devi pensare quando progetti qualcosa: non è che devi aspettare che te lo facciano notare i giornali o gli amministratori locali.
Perchè sennò il risultato è quello che vediamo: per la seconda volta in pochi mesi, una proposta di riorganizzazione delle province va quasi immediatamente in putrefazione, così come la credibilità di chi l'ha avanzata.
Sui comuni sotto i mille abitanti, stessa zuppa: se ti metti lì con una cartina, te ne accorgi subito che - tanto per dire - in Piemonte, se applichi i parametri che hai ipotizzato, finisci per aggregare comuni che stanno in valli alpine diverse...e la cosa è insensata da ogni punto di vista, amministrativo, sociale ed economico. E, se ci ragioni anche solo mezz'ora, non arrivi fino al punto di presentare una proposta scema per farti subito prendere per il culo per la sua stupidità.

Insomma, la sensazione è quella di essere in mano a dei perfetti deficienti, a degli arraffoni, a gente che si fa venire le idee al bar, a persone incapaci non solo di approfondimento ed analisi, ma prive addirittura del basilare buonsenso che trovi nel meno istruito dei montanari della penisola.

A gente approssimativa, inaffidabile, a cui non presteresti non dico la tua bicicletta, ma nemmeno il triciclo di tuo figlio: figurati uno Stato aggredito da un nemico potente come la speculazione finanziaria.

Gente al confronto della quale il comandante del Titanic assume la stessa affidabilità di Mosè che conduce il popolo ebraico attraversando il Mar Rosso.

UPDATE: come era ampiamente prevedibile, la norma sulle pensioni (che riguardava il riscatto degli anni di laurea e del servizio militare) è data per morta dopo nemmeno un giorno e mezzo dalla sua brillante invenzione.

giovedì, agosto 11, 2011

I nemici dentro

Mi chiedevo assai retoricamente, in post precedenti, perchè lo Stato rinunciasse a difendere i cittadini dai nemici esterni (speculatori & affini).
La conferenza stampa di Tremonti, elencando le previste misure, fornisce la risposta esplicita: lo Stato ha deciso di assumersi in prima persona il compito di essere nemico dei suoi cittadini. Non li difenderà: li massacrerà. E' complice dei nemici.

Costi della politica
«Bisogna intervenire con maggior incisività sui costi della politica» ha spiegato Tremonti. «Dobbiamo tornare sulla materia non solo sui costi dei politici - ha aggiunto - non solo su quanto prendono ma anche su quanti sono. C'è un effetto di blocco, di manomorta».

Liberalizzazione dei servizi pubblici
Per rilanciare la crescita serve «la piena liberalizzazione dei servizi pubblici locali», dei "«servizi professionali e la privatizzazione su larga scala dei servizi locali».

Tassa sulle rendite finanziarie
«L'aliquota sulle rendite finanziarie potrebbe essere aumentata dal 12,5% al 20%».L'incremento progettato dal governo, ha spiegato, toccherà i titoli finanziari e non i titoli di Stato.

Lotta all'evasione
Allo studio del governo ci sono anche «forme più forti di contrasto all'evasione fiscale» in particolare nei casi di omessa fattura o scontrino.

Contributi di solidarietà
Dal lato delle entrate nel decreto che il governo varerà la prossima settimana possono essere previsti dei «contributi di solidarietà».

Diritto di licenziare
Sul mercato del lavoro ci sono le ipotesi di mettere in campo «una spinta verso la contrattazione a livello aziendale, il superamento di un sistema aziendale rigido e il licenziamento e la dismissione del personale compensato con meccanismi di assicurazione più felici», una «sorta di diritto di licenziare», ma «compensato con migliori posti di lavoro».

Pensioni d'anzianità e innalzamento dell'età minima delle donne
Il ministro dell'Economia ha elencato tutte le misure chieste dalla Bce, ma ha precisato che il governo non ha preso ancora nessuna decisione in merito. Tra queste ce n'è una che riguarda le pensioni d'anzianità e l'innalzamento dell'età di pensionamento delle donne nel settore privato.

martedì, agosto 09, 2011

Forse è meglio un (esplicito) dittatore?

Dunque, la nostra democrazia - già minata dalla legge elettorale porcata, che consente al potere di nominare i "rappresentanti del popolo" senza nemmeno più fingere di farli eleggere dal popolo stesso - sembra arrivata al capolinea.
La Banca Centrale Europea scrive una lettera al nostro governo (una lettera? su carta? scritta con la stilografica? con il francobollo? imbucata a Francoforte? diosanto, fatecela vedere...) , e la sera stessa esso si presenta in tivvù per dire "obbedisco".
Ieri Francia e Germania hanno "chiesto" al nostro Parlamento di approvare entro settembre le misure d'emergenza varate per riequilibrare i conti pubblici alla luce della crisi in corso sui mercati.

In condizioni normali, un Paese che si sente dire dagli altri che cosa deve fare, reagirebbe. Duramente. Ricordo che Maroni andò fuori di testa quando l'Europa osò dire che, insomma, sul problema della immigrazione seguita alle crisi nel Nordafrica ci stavamo comportando un po' da cialtroni.

Al governo, per l'appunto, c'è un partito politico che da anni ci frantuma i cabasisi con lo slogan "padroni a casa nostra". Gente che viene colta da crisi isteriche se vede pelli umane di colore non candido, o che stramazza epiletticamente alla vista di un kebab o di una scritta in cinese sulla vetrina di un negozio.

Se invece a darci ordini sono gli alieni (perchè è noto che gli speculatori e gli investitori non sono esseri umani, non hanno fisicità, nè nomi cognomi o indirizzi, e i "mercati" sono pianeti di un'altra galassia, al di fuori della giurisdizione terrestre) o altri europei di razza caucasica, si vede che non ci sono problemi: la nostra vocazione nazionale all'obbedienza ad un padrone, purchè si dimostri sufficientemente determinato, non può che rispondere prontamente e pronamente al richiamo ed alla catena.

Ed allora, pronamente, il Parlamento obbedirà (non fa altro da quando è fatto di nominati...chissenefrega da dove arrivano gli ordini?)
E allora, vai con le "misure".
Ricordiamo un attimo quali sono?
1) pareggio di bilancio e libertà economica nella Costituzione.
Il pareggio di bilancio è una ovvietà pericolosa. Ovvio perchè concetto "di buon senso", pericolosa perchè messa in pratica da questa classe dirigente significa macelleria sociale, macelleria sociale, macelleria sociale.
"Libertà economica" nella Costituzione. Come suona bene! Si, è giusto: che lo Stato lasci FINALMENTE libere le forze creative del mercato! Senza lacci e lacciuoli! Visto che il mercato fa del bene al mondo, e lo si vede proprio in questi giorni, è giusto che ognuno faccia quel cazzo che gli pare...sacrosanto! visionario!
2) riforma assistenziale e fiscale e contrasto all’evasione
"Riforma": leggasi tagli, tagli, tagli. Ma non per tutti. L'ultima vagheggiata riforma fiscale proponeva aliquote premianti per quei poveracci che avevano un reddito altissimo, a scapito delle risorse dello Stato. Qui cambieranno idea?
Contrasto all'evasione. Ehhh? Ah ah ah ah ah ah ah...
3) modernizzazione delle relazioni industriali e del mercato del lavoro
Nella neolingua liberista, è vecchio tutto ciò che è "diritto", è moderno tutto ciò che fa piazza pulita dei diritti (che, sempre nella neolingua, è d'obbligo chiamare "privilegi").
La prima arma contro la crisi che viene in mente a questi è sempre quella di renderti debole e licenziabile, per poi dare la colpa alla crisi che minaccia i posti di lavoro.
Quindi, ragazzi, il precariato non basta già più. Evidentemente i mercati reclamano già la schiavitù. Però sembra che il governo promuoverà una campagna di incentivi per l'acquisto delle catene.
4) finanze e reti di impresa con internazionalizzazione
Chissà che cazzo vorrà mai dire...
5) accelerazione opere pubbliche, delle reti energetiche e delle nuove reti di telecomunicazione
Eh si...l'impoverimento dei cittadini è doveroso, ma non sia mai che lasciamo a secco di affari gli amici...se la gente non avrà da mangiare non importa, ma potrà andare a vivere sotto il Ponte sullo Stretto o nelle stazioni della TAV...
6) privatizzazioni anche dei servizi pubblici locali e liberalizzazioni
Evvai!!! Vendiamo tutto, visto che dobbiamo ridurre le tasse ai ricchi!
7) costi della politica e semplificazione della politica della burocrazia e delle funzioni pubbliche e sociali centrali e locali
"Semplificazione"...si, qui mi vedo bene il gesto simbolico di Calderoli, quando bruciò gli scatoloni di leggi inutili (nessuno ha mai saputo quali fossero, peraltro): però con il lanciafiamme girato al contrario magari diventa più efficace, la semplificazione...
8) diffusione delle nuove tecnologie, fondi strutturali europei e Mezzogiorno.
La solita fuffa, iniziata dai tempi di Stanca, che stanca sempre di più.

Insomma, i padroni ci chiedono di velocizzare l'applicazione di queste misure.
Io, in queste misure, vedo la dichiarazione, da parte del governo, di una lotta di classe CONTRO buona parte dei cittadini di questo stato.

Lo Stato Italiano contro i suoi cittadini, agli ordini di potenze straniere e forze contrarie all'interesse della collettività.

A questo punto, non è forse meglio un dittatore?
Se ci fosse uno che...
  • si ponesse come obiettivo la difesa dei cittadini di questo paese, e non la loro riduzione oggettiva in povertà e schiavitù;
  • considerasse come atto ostile ogni attacco al paese sotto qualsiasi forma, e considerasse la speculazione al pari del terrorismo, e promulgasse a tal fine opportune leggi speciali;
  • prendesse iniziative severe nei confronti della finanza (chiudendo immediatamente le borse a tempo indeterminato, prevedendo l'arresto immediato di chiunque procura un danno economico al paese);
  • stabilisse dei diritti minimi e dei livelli di prestazioni socio-assistenziali ed educativi predefiniti e uguali per tutti (eliminando contributi e fondi erogati a strutture private);
  • eliminasse i privilegi riconosciuti alla Chiesa Cattolica (esenzioni fiscali, esenzioni ICI per le attività non legate direttamente all'esercizio del culto, 8 per mille);
  • imponesse una tassa sostanziosa sulle rendite ereditarie e finanziarie, con cui finanziare la ricerca e la cultura;
  • prevedesse l'arresto per gli evasori fiscali, considerati nemici del paese...
beh, se uno del genere si presentasse con autorevolezza a proporre un programma del genere (e solo un dittatore lo può fare, perchè nessun democratico condizionato dal consenso potrebbe mai farlo), io sarei disposto anche a rinunciare, per qualche anno, a tutte le libertà fittizie che ci restano...si tratta di dare delle priorità, in fondo.

Ma state tranquilli, la mia provocazione non ha alcuna possibilità di porsi nemmeno come ipotesi: se uno così ci fosse, lo farebbero fuori i servizi segreti internazionali in un paio di settimane, in nome della democrazia.:-)

Quindi ci terremo semplicemente quelli di adesso, sapendo già cosa accadrà.
Si salveranno tra di loro, e quando vedranno che gira male semplicemente scapperanno...

*

Ci sono ancora due cosette che mi stanno sul gozzo, nella cronaca degli ultimi giorni...

La prima riguarda il fallimento della società Arenaways.
Si tratta di una compagnia ferroviaria che ha tentato di far concorrenza a Trenitalia sulla tratta Torino-Milano, con treni "a normale velocità" ma puliti, decorosi ed a tariffa ragionevole.
Una di quelle cose sane che dimostrerebbero la capacità di autoregolamentazione del mercato, neh?
Peccato che, a furia di "bastoni tra le ruote", i "campioni del liberismo italiano" siano riusciti a farla fallire. (I responsabili sono quelli di RFI, Rete Ferroviaria Italiana, società di Ferrovie dello Stato).
Impedendo, ad esempio, di fare fermate intermedie tra Torino e Milano (e quindi tagliando fuori una considerevole fetta di potenziale utenza).
Nel paese che scriverà a lettere maiuscole "LIBERTA' ECONOMICA" nella Costituzione, si dice ad una impresa ferroviaria che, peccato, E' PROIBITO far fermare i suoi treni nelle stazioni di Torino Lingotto, Torino Porta Susa, Santhià, Vercelli, Novara, Rho Fiera, Rogoredo, Pavia, Voghera, Alessandria ed Asti.
Da giugno, poi, Arenaways ha istituito i "Treni del Mare", per collegare Torino con Genova e Livorno fermando in tutti i paesi della Riviera di Levante.
Prima RFI ha costretto Arenaways a orari di partenza folli, per non "disturbare" le FS: 5 e 20 del mattino da Torino, 6,30 il sabato e la domenica. Poi, FS ha cercato di intervenire sulla Regione Liguria per invocare l'esclusività del contratto regionale di trasporto rispetto alla presenza di altri concorrenti. Respinta la richiesta, Moretti ha minacciato di sospendere le agevolazioni per i pendolari previste in Liguria (la storia in dettaglio la racconta qui il Fatto Quotidiano).
Questa non è "una storia": è LA storia tipica che accade tutte le volte che qualcuno cerca di sfidare davvero un monopolio, in questo paese. E' la storia che ci autorizza, come cittadini, a sputare in faccia a tutti quelli che blaterano rispetto alla "libertà d'impresa", alla capacità del mercato di "autoregolarsi", eccetera eccetera. E dimostra soltanto che gli spazi di taglieggiamento non ancora occupati dalla criminalità organizzata vengono sempre più volentieri occupati dallo Stato.

*
La seconda vicenda-rospo che non mi è andata giù (ma è scivolata via dalle pagine dei giornali senza lasciare traccia) è l'accordo tra il gruppo bancario Intesa-San Paolo e le 17 sigle sindacali della galassia bancaria riguardo agli esuberi del gruppo, firmato la settimana scorsa.
L'azienda ne aveva dichiarati fino a 10.900, di esuberi, su un totale di circa 80.000 (1), poi ci si è accordati sul fatto che "gli inutili" fossero soltanto 8.000.
2500 di essi dovrebbero maturare il diritto alla pensione entro il 2014, altri 500 verranno gentilmente accompagnati alla porta con incentivi.
Gli altri 5000 verranno riconvertiti a "mansioni commerciali":"i lavoratori, dopo il necessario iter formativo, saranno adibiti allo sviluppo di prodotti assicurativi e di mutui e ai ruoli di promotori finanziari e gestori di clienti famiglie."
Cioè, andranno a (tentare di) vendere merda finanziaria casa per casa, e fottere i risparmi di anziani e famiglie. Diventeranno dei rapinatori di reddito, per mantenere il proprio.
E quello che fanno adesso? Completamente inutile, è evidente, se da un giorno all'altro possono smettere di farlo.

Ah, ma non è finita. A 2000 di questi 5000 sarà proposta un'alternativa: invece di tentare di mettere a rischio i risparmi del prossimo, possono andarsene in pensione mediante un lungo "scivolo". Cioè, pagati per stare a casa, piuttosto che stare al lavoro a continuare a fare qualcosa che non serve più.

Se questi 2000 accettassero, allora ci sarebbero 5000 pensionamenti e 3000 riconversioni: e l'azienda sarebbe così felice che - SOLO IN QUESTO CASO - "verrebbero assunti 1000 giovani, con due formule: 750 assunzioni ordinarie e ulteriori 250 attraverso un innovativo progetto di «solidarietà generazionale» con cui gli anziani lasceranno spazio ai più giovani, secondo uno schema in voga nei Paesi scandinavi." (2)

Questi i commenti all'accordo:
Marco Vernieri, responsabile delle Risorse umane del gruppo: «È un accordo innovativo e di grande importanza per tutto il settore. Consolida un sistema concertativo di relazioni industriali che in questo momento è un assoluto “plus” a livello di settore e di sistema. Un accordo che riduce il costo del lavoro come richiesto dal piano industriale ma che mantiene alta l’attenzione alle persone».

L’intesa è stata firmata dai sindacati Dircredito, Fabi, Fiba-Cisl, Fisac-Cgil, Sinfub, Ugl e Uilca del gruppo Intesa Sanpaolo. «Quello raggiunto» commenta il segretario generale aggiunto del sindacato Fabi, Mauro Bossola, «è un accordo che guarda al futuro, perché garantisce un giusto equilibrio tra uscite incentivate e nuova occupazione stabile». Per Fisac-Cgil il segretario generale Agostino Megale parla di «accordo buono e positivo che insieme alla volontarietà nelle uscite e alla riconversione professionale definisce l’assunzione di 1000 giovani».

Io, personalmente, allibisco. Un accordo di merda E', semplicemente, un accordo di merda. Butti via 8000 posti di lavoro (siiii, perchè spiegami oggi come si fa a mandare allo sbaraglio sul mercato 5000 piazzisti di prodotti finanziari...è già tanto se non gli sparano a sale quando si presentano alla porta...), e "forse" ne riporti a casa 1000.

Potevi dire, caro segretario, che non potevi fare altrimenti, che son tempi terribili, che nessuno è più sicuro di nulla, che nessun posto di lavoro è davvero tutelabile, che ogni accordo sotto cui si mette la firma oggi è sempre una sconfitta, un cedimento, un arretramento; che se non ricostruiamo un tessuto di relazioni umane solidale e consapevole, in futuro, sarà sempre peggio; che la crisi di oggi la pagheraranno senza dubbio i più deboli, se non sapranno organizzare qualche forma di resistenza: ma se me lo spacci per buono e positivo, allora oltre a farmi del male stai anche tentando di buggerarmi.

Perchè il sindacato firma cose del genere?
Che cosa ci guadagna a condividere la perdita di 8000 posti di lavoro? Qual è la contropartita di un simile "sforzo di responsabilità"?
Perchè non ha lasciato alla sola azienda la responsabilità di decidere che, dall'oggi al domani, il 15% delle sue risorse sono diventate "inutili"?
Forse perchè è d'accordo con questa idea, forse perchè era già corresponsabile del fatto che in realtà da anni l'impresa forniva in buona misura redditi, e non posti di lavoro?

Ma perchè mai, in un momento come questo, il sindacato si schiera con Confindustria e ne condivide in toto la visione e l'analisi della realtà?
La visione è questa: la crisi farà perdere inesorabilmente posti di lavoro, non ci sono vie d'uscita e l'unica cosa da fare è "recuperare la credibilità nei confronti degli investitori" e - udite udite - rilanciare il mito della "crescita".

Queste cose sono anche scritte, purtroppo, nero su bianco nel documento congiunto delle parti sociali reso noto il 27 luglio:
“Per evitare che la situazione italiana divenga insostenibile occorre ricreare immediatamente nel nostro Paese condizioni per ripristinare la normalità sui mercati finanziari con un immediato recupero di credibilità nei confronti degli investitori.
A tal fine si rende necessario un Patto per la crescita che coinvolga tutte le parti sociali; serve una grande assunzione di responsabilità da parte di tutti ed una discontinuità capace di realizzare un progetto di crescita del Paese in grado di assicurare la sostenibilità del debito e la creazione di nuova occupazione”.

"Recuperare la credibilità nei confronti degli investitori": oh, non è poi così difficile. Basta firmare accordi come quelli con Intesa SanPaolo, o quelli con Marchionne su Pomigliano e Mirafiori. Buttiamo via, dunque, migliaia di posti di lavoro, e peggioriamo la condizione di quelli esistenti, così verranno gli investitori (attratti da qualunque luogo dove si riducano i diritti dei lavoratori), che rilanceranno la crescita, che creerà migliaia di posti di lavoro... a me sembra un ragionamento astuto per un padrone, ma idiota per un sindacato.

"Un progetto di crescita del paese": dunque più cultura, più welfare, più istruzione, più ricerca?
Ma noooo...più infrastrutture, più megaopere, più appalti...che cosa si può condividere, con la visione di Confindustria? Per loro crescita significa taglio dei salari, più tasse per i soliti, attacco alle pensioni e riduzione dei diritti.

Ma quando la piantiamo di baloccarci con questo mito della "crescita"?
Continuiamo a considerare "crescita" l'aumento della ricchezza di pochi, e "sviluppo" il consumo dissennato di risorse esauribili.
Non c'è bisogno di essere Latouche o Pallante, ma nemmeno di credere nel mito della "decrescita felice", per capire che i parametri dello sviluppo del mondo non possono più essere basati sulla quantità di cazzate tecnologiche che noi occidentali possiamo acquistare ogni giorno, ma sulla crescita del benessere e della salute della maggior parte possibile dei cittadini del mondo.

Questo vuol dire, ad esempio, porsi il problema delle risorse energetiche del futuro (sia di quello prossimo prossimo, che di quello che verrà tra trent'anni, o cinquanta...).
Vuol dire coltivare l'innovazione e la ricerca - ed i talenti non si trovano tagliando le risorse alla scuola, ma aumentandole: le operazioni di scouting delle intelligenze vanno fatte laddove è possibile che esse si manifestino, non nelle discariche sociali.
E le intelligenze devono essere messe a disposizione della comunità, non buttate nel cestino della indifferenziata (possibile, per dire, che tra gli 8000 rottamati di Intesa non ci siano competenze ed intelligenze utili all'azienda?)

E invece no: anche il sindacato si appiattisce sul darwinismo sociale ("chi ha un posto di lavoro è perchè se lo merita, chi non ha è giusto che soccomba").
E' evidente che l'emergenza annebbia i cervelli, fa sbagliare rotta.

E, sbagliare per sbagliare, forse è davvero ora che incominciamo a farlo da soli. Senza più deleghe e rappresentanze.


(1) da vent'anni, ogni supermanager che entra in una azienda dichiara che circa il 15% del personale è in esubero: eccheppalle!!!

(2) si può dire che quando un'azienda parla di "innovativo progetto di solidarietà generazionale" c'è sempre puzza di fregatura? Anche se sa di aringa e di "socialdemocrazia del nord", puzza lo stesso...

venerdì, agosto 05, 2011

Vogliamo Perel'man come presidente del mondo!!

Di Grigorij Jakovlevič Perel’man abbiamo già parlato qui.
E' stato l'unico matematico al mondo a dimostrare un complesso problema di topologia, la cosiddetta Congettura di Poincarè.
Inserisci linkMa questo probabilmente sarebbe rimasto un merito circoscritto ai matematici e sconosciuto ai più, se Perel'man non avesse deciso di rifiutare il premio di un milione di dollari previsto per la risoluzione del problema con questa motivazione:
"Per me è del tutto irrilevante. Se la soluzione è quella giusta, non c'è bisogno di alcun altro riconoscimento."
Ora, si riporta qui, Perel'man sembra aver rilasciato una intervista "al quotidiano russo Komsomolskaya Pravda, a cui ha annunciato le sue chiare e lucidissime intenzioni: «voglio scoprire come fece Gesù a camminare sulle acque»."

Scrive S.P:
"A quanto si legge nell’intervista, Perelman incontrò questo avvenimento (l’evangelica camminata sull’acqua) da giovane e sin da piccolo fu sopraffatto dal fascino della cosa. «E poi – ha dichiarato – se la leggenda ha resistito fino ai giorni nostri, vuol dire che non mi sbagliai a esserne così impressionato, e che vale la pena studiare matematicamente il modo in cui fu possibile quel fenomeno». Attualmente, alcuni animali possono realmente camminare sull’acqua. Distribuendo il peso in una maniera che la tensione superficiale non si spezzi, ci sarà sufficiente resistenza da impedire di affondare sotto la superficie – un effetto sfruttato da alcuni insetti (come le Gerridae) e alcuni ragni. Questi animali hanno una struttura corporale ottimizzata e un distribuzione dei pesi adattata all’acqua proprio per questo scopo. Il Basiliscus può inoltre correre su delle brevi distanze sulla superficie dell’acqua usando un meccanismo differente. Riguardo alle origini del racconto biblico, in altre culture sono narrati episodi simili. Ad esempio, nell’antica mitologia egizia il dio Horus camminò sull’acqua, mentre in quella greca Orione, cacciatore di giganti e figlio di Poseidone, compì la stessa impresa. E le tradizioni indù, buddiste e greche presentano storie in cui dei personaggi camminano sull’acqua. Noi comunque rivolgiamo un sentito in bocca al lupo a Grigorij." (16/05/2011 S.P. – CodiCS)

Noi abbiamo bisogno di tanti Perel'man, in questo mondo.
La sua scelta di occuparsi di un tema del genere va accolta in modo completamente scevro da qualsiasi ironia. Di fronte al suo cervello, ed alla portata (immensa e dimostrata) dei suoi risultati, non possiamo assolutamente permettercelo.

I pazzi, quelli di cui sorridere, oggi sono altri.
Sono quelli che hanno smesso di sognare, e ci raccontano che "non ci si può fare nulla, il mondo è sempre stato così ingiusto!"
Quelli che allargano le braccia, e dicono "Oh, ci attaccano gli speculatori...oh, dobbiamo conquistare la fiducia dei mercati...oh, dobbiamo rilanciare la crescita...oh, dobbiamo fare le riforme, anticipare la manovra, decidere, fare, muoversi...il momento è difficile...il rischio è alto...il paese è in bilico...dobbiamo agire TUTTI INSIEME, superare le divisioni, essere responsabili..."

E basta, su. Smettetela.
Che palle. Continuate a sostenere che sto mondo non si può cambiare, e contemporaneamente dite che siamo nei guai, e sempre contemporaneamente dite che "è doloroso, lo sappiamo, ma bisogna che VOI facciate sacrifici...a cosa serve che rinunciamo noi alla ricchezza ed ai privilegi? siamo pochi, anzi sempre di meno, e non facciamo volume..."

Mica vi chiediamo di fare quello che fa Grigorij: ma usate almeno un treppercento di quel cervello che avete in testa, diobonino.

Abbiamo un signore con i capelli di plastica, che sembra il nonno di Big Jim, che dice che non c'è affatto da preoccuparsi: e tutti gli intelligentoni che rappresentano le opposizioni e le parti sociali che invece dicono che tutto va a ramengo.
E, per evitare di andare a ramengo, bisogna che si vada a ramengo comunque tagliando servizi, welfare, scuole, ospedali, trasporti, vendendo pezzi di stato, privatizzando: ma bisogna farlo subito, perchè E' IMPORTANTE andare subito a ramengo così adesso, piuttosto che cosà tra qualche mese.
E si candidano a governare per andare a ramengo subito.

Che noia. Che totale mancanza di fantasia, di immaginazione, di intelligenza. Se il Rinascimento fosse stato fatto da gente così, avrebbe prodotto al massimo l'invenzione della fotocopiatrice.
Se il Risorgimento avesse avuto motivazioni così forti, nel paese oggi ci sarebbero 723 granducatini.

Che razza di classe dirigente siete, capace di dirigere la nave solo quando va tutto bene?
Oggi, l'unica cosa che sapete fare è blindare il treno su cui siamo tutti, e che corre a gran velocità verso Cassandra Crossing (dopo esservi accertati, ovviamente, che i vostri vagoni siano stati staccati in tempo...)


Invece dovreste fermarlo, il treno. E farci scendere. E darci tempo e risorse per ragionare, per inventare. Per ripensare i significati delle parole "ricchezza" e "felicità", perchè fino ad oggi non è che le abbiamo coniugate granchè bene.

Dobbiamo creare ricchezza, sì, ma una ricchezza diversa dalle menate che voi intendete per "crescita": valanghe di nuove merci inutili ed energivore che vengono ad occupare ogni spazio della nostra vita. Dobbiamo creare salute, speranza di vita per tutti: e dentro quella vita, contenuti che nascano dall'interazione tra la cultura ed i talenti individuali.

Dobbiamo creare tempo libero, che non sia tetro tempo di insicurezza e povertà: e dentro questo tempo lasciare che le idee inizino di nuovo a germogliare. E creino risorse nuove: energetiche, filosofiche, materiali e morali, a sostituire quel che abbiamo consumato in modo abnorme e che non lasceremo ai nostri figli e nipoti.

Tirate fuori 'sti soldi di merda che avete nascosto dentro i caveau, investito nelle azioni, buttato nei SUV, nelle vacanze esotiche, nella case blindate, nell'esclusività, nel "lusso che è un diritto" (come recita una delle vostre idiote pubblicità), nella vostra alterità spocchiosa.

Buttateli per le strade, a pioggia: se anche un solo frammento di questa inutile ricchezza finisse in mano ad un Grigorij Perel'man, per tentare di capire come si possa camminare sulle acque, sarebbe impiegato mille volte meglio, per la collettività, di tutti i vostri averi messi insieme.

Darebbe la speranza, finalmente, che il mondo abbia smesso di essere in mano a mucchi di cervelli mummificati dalla più arida avidità.

PEREL'MAN FOR PRESIDENT!

venerdì, luglio 29, 2011

Waiting for a Forking Class hero...

Se il Parlamento approverà nei prossimi giorni, come sembra, il disegno di legge sul cosiddetto "processo lungo" (che consente alla difesa di presentare il numero di testimoni che desidera, togliendo di fatto al giudice la possibilità di determinare in qualche modo la durata del processo), il messaggio fornito al "popolo" mi sembra chiaro: "se un potente commette reato contro di te, fatti giustizia da solo, perchè non potrai mai più averla da un Tribunale dello Stato".

C'è il piccolo problema che una giustizia fatta senza l'intervento dello Stato (o comunque di un soggetto terzo che garantisca una visione imparziale del conflitto tra le parti) si chiama semplicemente "vendetta", il che non mi sembra un grosso passo avanti in tema di civiltà.

E' evidente però la coerenza di fondo tra lo stabilire una giustizia "di classe" (chi può pagarsi più avvocati e testimoni può garantirsi l'impunità, facendo andare in prescrizione il processo) e la progressiva estensione della stessa logica di classe a tutto il welfare.

Il servizio pubblico resta, restano la sanità e l'istruzione, restano i trasporti, ma la qualità offerta diminuirà nel tempo a fronte di un aumento dei costi per l'utenza (con ticket e contributi vari).

Sicchè si rischia che l'alternativa, in futuro, non sia più tra due sistemi - uno scadente ma gratuito ed uno efficace ma costoso: ma che la costosità dei servizi pubblici induca lo stesso "popolo", in futuro, a non usarli più.

*
Con i tempi che corrono, e soprattutto con quelli che si annunciano, se fossi un potente incomincerei a cagarmi un po' sotto, quando esco di casa.

Avrei il timore crescente di cogliere, d'improvviso, un doloroso impatto tra la morbida pelle delle mie natiche avvolte in tessuti di pregio e la scintillante, rozza metallicità di un forcone proletario.

lunedì, luglio 11, 2011

Alcuni semplici quesiti

In queste ore tutti i soloni nostrani sono concordi nel ritenere che vi sia un "attacco" contro il nostro paese.
La Marcegaglia sembra Vittorio Emanuele II durante le guerre di indipendenza:
"In un momento difficile come questo, in cui tutti i paesi europei e ovviamente anche l'Italia devono gestire momenti complessi legati alle turbolenze dei mercati finanziari, penso che unirsi attorno ai simboli del nostro Paese, della nostra patria, dalla bandiera al Viminale, sia molto importante, così come lo è lavorare tutti nella stessa direzione per difendere il nostro Paese e costruire un futuro migliore per i nostri figli".
La patria, la bandiera, difendere il paese...
Ma chi è il nemico, esattamente?
"Sappiamo che ci sono molti investitori che aspettano la contingenza per sfruttare una situazione in cui ci sia un default mal gestito e non gestito. Questa è la lezione che abbiamo imparato dalla Lehman, che è stato il fallimento più caro della storia e non vogliamo ripeterlo". (Mario Draghi, 14 giugno 2011).
Gli "investitori", dunque?
Sembra proprio di sì:
«Consob ha approvato un nuovo regime di trasparenza in materia di vendite allo scoperto. A partire da domani (lunedì 11 luglio, Ndr) gli investitori che detengano posizioni ribassiste rilevanti sui titoli azionari negoziati sui mercati regolamentati italiani sono tenuti a darne comunicazione» alla Commissione. Il provvedimento ha efficacia dall'11 luglio e resterà in vigore fino al 9 settembre 2011. È quanto ha annuncia la Commissione con una nota diffusa al termine della riunione tenutasi nel pomeriggio. »
Ovviamente, secondo altre fonti, la denominazione del nemico è più impersonale e connotata negativamente (leggasi "la speculazione internazionale"), ma direi che il nemico, colui che conduce l'attacco contro il nostro paese, è riconducibile a entità o persone che tentano di ricavare il massimo vantaggio economico giocando sulla "fiducia" che i mercati (cioè essi stessi, in fondo) accordano agli Stati.
Ora, come ci si difende da un nemico dello Stato, e quindi dei cittadini che lo abitano?
C'è chi al proposito manifesta idee bizzarre, come Oscar Giannino:
"Come si deve muovere il governo? Per bloccare la speculazione internazionale, deve fare tre cose. Primo, non diluire i saldi della manovra, com’è avvenuto nel Consiglio dei ministri, ma rafforzarli in Parlamento: per esempio ripristinando l’aumento dell’età pensionabile per le lavoratrici del privato a 65 anni già disposto per il pubblico, ma a cominciare gradualmente dal 2013 e non dal 2020. Secondo, approvarla in fretta. Terzo, evitare ridicoli autogol, come i battibecchi tra ministri e quelli del premier al ministro dell’Economia."
Insomma, secondo Giannino (e anche secondo Tremonti) il sistema più adatto è...identificare un nemico più debole (i cittadini) e massacrare quello. Ci si difende dai pescecani internazionali tenendo le donne più a lungo al lavoro, parbleu!. (Questo fa il paio con Marchionne, che pensa che per sfondare sui mercati non sia necessario produrre auto più appetibili degli avversari, ma tagliare le pause agli operai).

Io penso che si debba adottare, invece, una legislazione speciale come quella adottata per combattere, a suo tempo, il terrorismo.
Sono gli investitori/speculatori NEMICI del nostro Paese? Provocano con le loro azioni un danno allo Stato, ed ai cittadini tutti?
Se la risposta è SI, si agisca senza indugio. Il Parlamento si riunisca e promulghi leggi "ad-paesem", per una volta.
Li si identifichi, questi nemici (non dovrebbe essere difficile), li si arresti, si proceda al sequestro dei beni, come si fa per legge nei confronti di chi è ritenuto "nocivo" e pericoloso per la collettività. Questo è DIFENDERSI. Si impedisca per legge che chiunque possa portare attacchi al Paese.
O sennò...dateci i nomi, gli indirizzi, le sedi legali. Ci difenderemo da soli.
Altro che il "pericolo per la democrazia" rappresentato dal movimento NO TAV: sono gli speculatori in giacca e cravatta ad ammazzarci il futuro. E il nostro Stato non sembra aver intenzione di difenderci, anzi.

mercoledì, giugno 29, 2011

Guerra al futuro

Rileggo senza emozione alcuna quel che (NON) ha deciso ieri il Governo: e non mi stupisco nemmeno.
Il governo del "fare" ha deciso che è meglio... non fare nulla, e lasciare ai prossimi sfigati (che difficilmente saranno loro) il compito di gestire la macelleria sociale richiesta dai mercati (e quindi, figuriamoci, indiscutibile e non negoziabile!) e quel che ne deriverà.

Ha dunque, il governo, dichiarato guerra al futuro dei miei, dei nostri figli (che, dal punto di vista del governo ben rappresentato da Brunetta, son davvero considerati "la parte peggiore del paese", meritevole di odio e persecuzione): cancellando la gran parte delle speranze di trovare un lavoro che sia degno e non schiavizzato e precario, di un welfare decente, di una vecchiaia tranquilla. Tutto questo non apparterrà più ai nostri figli, e forse nemmeno più a noi.
Forse è meglio così: la situazione è ora estremamente chiara, e non c'è nemmeno più bisogno di spiegarla. Da una parte il "governo", perfettamente allineato (o meglio ancora rigorosamente prono) con le camarille finanziarie mondiali, dichiara guerra alla gran parte dei cittadini del proprio Stato, come ha fatto in Grecia (e il fatto che molti cittadini, in fondo, se lo meritino, non cambia la questione).
Dall'altra c'è una massa informe, privata negli anni di una coscienza collettiva, che assiste sgomenta al progressivo scivolamento dalla tavola imbandita del privilegio al pavimento di terra dello sfruttamento e dell'indifferenza che colpisce l'80% della popolazione mondiale.
Non c'è modo di aggrapparsi a qualcosa, in questo piano inclinato, e non si è nemmeno più capaci di darsi la mano per tentare di salvarsi insieme: ognuno scivola da solo.
Tanti piccoli "io" che urlano da soli, anche se dicono le stesse parole, non bastano a fare un "noi" che diventi un punto di resistenza.
Può darsi che questo capiti, occasionalmente: che un "noi" che unisca sulla base della difesa di qualcosa di comune che si sente davvero importante - e non sulla base di sole paure comuni - nasca qui e là, come sta capitando in Valle di Susa da anni.
Ma temo che non ci siano le condizioni (storiche ed etiche) perchè ciò avvenga oggi in modo massivo.
Siamo rimasti soli con i nostri stupidi ed inutili "io", di fronte ad un attacco concentrico di forze spaventosamente grandi e difficilmente individuabili a cui abbiamo dato l'oscuro nome di "crisi", e siamo piccoli come gli Hobbit di fronte al Male.
Perchè è una GUERRA, questa. Guerra a tutto quello che conoscevamo fin qui, guerra ai miti dolci in cui abbiamo sinceramente creduto ed in cui siamo cresciuti: un mondo in cui lo sviluppo avrebbe portato sicurezza, tranquillità per il futuro, pace.
Lo sapevamo che non era esattamente vero, ma l'illusione era piacevole.
Credo che con la fine di questa illusione saremo costretti, individualmente, a fare i conti, molto prima di quanto avrei pessimisticamente ritenuto possibile qualche mese fa.
E' probabile che ci faremo del male (da soli, e gli uni con gli altri): molto male. Tireremo fuori da noi il peggio, e inevitabilmente anche il meglio.
Quel che resterà di noi dopo questo passaggio sarà molto diverso da quel che conosciamo oggi: eppure, non so perchè, ho la certezza che SARA' MEGLIO di quel che vediamo oggi.
Individuare il nemico (il VERO nemico: chi detiene il potere economico, prima ancora che politico), saperlo odiare e combattere sarà ineludibile: perchè oggi siamo GIA' nel suo mirino, e DOVREMO difenderci, che lo vogliamo o no, al di là di qualsiasi considerazione etica.
In questo processo, sceglieremo anche cosa AMARE e cosa DESIDERARE, e cosa BUTTAR VIA di tutte le cazzate a cui disperatamente ci aggrappiamo per distrarci dalla cosa più seria dell'esistenza - VIVERE, anche con la forza della disperazione, se serve.
Saremo costretti ad una ridefinizione profonda della nostra vita.
Spezzeremo catene, ma costruiremo e rinsalderemo vincoli umani su basi nuove. Scopriremo cosa siamo davvero - i nostri talenti, le nostre capacità, denudati dal simulacro delle merci che ci ossessionano : e non è detto che ne saremo felici, ma di certo saremo più veri.
E forse, allora, potrà davvero rinascere qualcosa a cui dare orgogliosamente, di nuovo, il nome "NOI".

mercoledì, maggio 25, 2011

Fatemi capire.

Tremonti, di fronte a non so che genere di platea (giornalisti? funzionari?), per contestare il rapporto ISTAT di cui parlavo nel post di ieri afferma testualmente (qui la prova video):

"Leggo: un italiano su quattro è povero. Alzi la mano chi di voi è povero. Nessuno."

Tra una frase e l'altra non ci sono pause nè attese, ovviamente.

(Vieni, Tremò, vieni in un quartiere operaio a far lo stesso numero. Vedi come te le alzano, le mani. Addosso.)

E' come se io entrassi in un bar e dicessi:
"Leggo: un italiano su tot evade le tasse. Alzi la mano chi è evasore fiscale. Nessuno."
Quindi non esistono gli evasori fiscali. Se lo facessi, mi prenderebbero giustamente a schiaffi.

Ma io sono un pirla qualunque, e quello DOVREBBE ESSERE un ministro.

*

Dunque: nel decreto omnibus approvato ieri alla Camera c'è anche la moratoria sul nucleare. Lo scopo dichiarato è quello di evitare il referendum, perchè il disastro di Fukushima porterebbe gli italiani a votare con uno stato d'animo "troppo emotivo".
(In effetti i sardi sono stati assai "emotivi", sull'argomento).

Poi, nella Milano di questi giorni, è tutto un richiamo all'emotività più becera, cianciando di paure di zingari e islamici e terroristi e furti d'auto e annullamento della diversità di genere sessuale.

Allora, ci vorrebbe un provvedimento per sospendere anche il ballottaggio, no, visto che i milanesi stanno andando a votare con uno stato d'animo "troppo emotivo"?

martedì, maggio 24, 2011

Almeno tacete, perdio.

Non mi risulta che nessun esponente del governo (ma posso sbagliarmi) abbia commentato finora i terrificanti dati forniti dal rapporto annuale ISTAT sulla situazione del paese riferita al 2010.

(UPDATE 14.00 - Tremonti boccia il rapporto ISTAT: "So che ci sono i poveri ma francamente credo che quella rappresentazione sia discutibile. Tutte le statistiche dicono che in questo decennio la ricchezza non è scesa ma è salita" dice il titolare dell'Economia.)




Se la rappresentazione del paese fornita dalle cifre ISTAT è veritiera, costituisce la certificazione oggettiva del fallimento della classe dirigente, ed uno spietato atto d'accusa verso coloro che, con le proprie scelte (o non-scelte) stanno deliberatamente "uccidendo" una intera generazione di giovani (e, di conseguenza, le speranze di futuro di questo paese).

Traggo alcuni passi delle dichiarazioni del Presidente dell'Istat, dal comunicato stampa di ieri:
“l’occupazione sta ora crescendo prevalentemente nei servizi a più basso contenuto professionale, a fronte della riduzione del numero delle posizioni più qualificate. Ciò implica, a parità di altre condizioni, un sottoutilizzo del capitale umano, guadagni più bassi, minori prospettive di sviluppo”.

“I giovani e le donne hanno pagato in misura più elevata la crisi, con prospettive sempre più incerte di rientro sul mercato del lavoro, le quali ampliano ulteriormente il divario tra le loro aspirazioni, testimoniate da un più alto livello di istruzione, e le opportunità. Una quota sempre più alta di giovani scivola, non solo nel Mezzogiorno, verso l’inattività prolungata, vissuta il più delle volte nella famiglia di origine, e verso bassi livelli di integrazione sociale, soprattutto per quelli appartenenti alle classi sociali meno agiate.
Oltre il 40 per cento dei giovani stranieri abbandona prematuramente la scuola, alimentando un’area di emarginazione i cui costi non tarderanno a diventare evidenti.
Le donne vivono una inaccettabile esclusione dal mercato del lavoro.
Per di più, il carico di lavoro familiare e di cura gravante su di loro rende più vulnerabile un sistema di ’welfare familiare’ già debole, nel quale esse hanno cercato di supplire alle carenze del sistema pubblico. Peraltro, le donne sono ancora troppo spesso costrette a uscire dal mercato del lavoro in occasione della nascita dei figli. Ad essere investiti da una vulnerabilità crescente, insieme ai giovani e le donne, sono gli anziani. Povertà e deprivazione riguardano spesso le famiglie di ultrasessantacinquenni.
Inoltre, molti anziani con gravi limitazioni non sono aiutati né dalle reti informali, né dai servizi a pagamento, né dalle strutture pubbliche. La carenza di queste ultime produce così non solo un costo aggiuntivo per le famiglie, ma rischia di mettere in concorrenza la cura dei bambini con l’assistenza degli anziani, i cui bisogni crescono con l’allungarsi della vita. I necessari interventi volti al controllo della finanza pubblica non devono andare a discapito della capacità dei Comuni di svolgere interventi socio-assistenziali”.

Direi che non ci sono possibilità di equivoci.

I dati del rapporto ve li propongo riassunti in questo articolo a firma Galapagos, sul Manifesto. Uniti a queste considerazioni di Irene Tinagli sulla Stampa sul fatto che tre milioni di persone potenzialmente attive, nel nostro paese, non fanno più semplicemente nulla. Non cercano lavoro, non studiano. Sono socialmente morte, perchè esser vivi è sempre più umiliante.

Ed oggi, la Corte dei Conti dice che "per rispettare i nuovi vincoli europei sul debito occorrerà un intervento "del 3% all'anno, pari, oggi, a circa 46 miliardi nel caso dell'Italia".
46 miliardi di euro all'anno che saranno ovviamente inflitti (come sta accadendo in Grecia) a quella parte di paese che è già sfibrato, esausto, sfinito, a terra.
Sappiamo benissimo che non si toccheranno gli evasori fiscali, che sottraggono 100 miliardi di euro di gettito l'anno, nonostante gli sforzi della Guardia di Finanza, o la "tassa occulta" relativa alla corruzione, valutata in 60 miliardi l'anno, nè si vareranno patrimoniali per minimizzare almeno in parte la vergogna di una forbice di divaricazione tra ricchi e poveri che si fa sempre più ampia man mano che il paese va in rovina.
Si andrebbero a toccare i ceti di riferimento di chi governa adesso (molto meglio, come sempre, identificare ed additare come nemico chi ha etnie e religioni diverse, piuttosto che esecrare il comportamento del cumenda della porta accanto).

Mentre attendiamo di sapere chi sarà il prossimo nemico a cui addebitare la colpa del proprio fallimento (sono prossimi candidati gli alieni, alcune tribù indiane molto cattive, quelli che indossano calzini rossi e i suonatori di oboe), saremmo davvero molto grati a coloro che governano se avessero almeno il buon gusto di tacere, invece di sparare ogni giorno desolanti cazzate da cabaret.
Esse sono come sale versato sulle dolorose ferite del futuro assente, della povertà imminente, del disastro del territorio, della svendita di tutto (non potremo nemmeno andarci a suicidare in mare, perchè l'accesso alle spiagge privatizzate sarà rigorosamente vietato ai poveracci).

Perchè morire, come paese, è già abbastanza difficile, anche senza avere i potenti intorno che sghignazzano e ti prendono per il culo.

lunedì, maggio 02, 2011

Morto chi?

Accidenti. NON CREDO PIU' A NULLA.
Alla morte (e persino alla vita) di Bin Laden.
A quel che sento sulla Libia, e sulla Siria (perchè sull'Egitto e sulla Tunisia non sento più nulla).
Ma anche a quel che non sento, non leggo, non ascolto (qualche giorno fa non passava una banda rossa sotto un TG che diceva "50 morti nel Sud Sudan"? L'ho sognata?)
A quel poco che ricordo, ed a quel troppo che non si riesce più a ricordare (Lampedusa...il problema dell'immigrazione...la disastrosa situazione dell'economia italiana...la catastrofe di Fukushima...ah, si, ma è successo almeno un matrimonio reale fa, almeno una beatificazione fa, almeno un referendum fottioperai fa...)

E se restringo il campo (geografico e temporale) non sembra andar meglio.
Ieri, alla manifestazione del Primo Maggio a Torino, un pezzo di corteo ne butta fuori un altro e festeggia la vittoria con lo scalpo in mano. Anche in coda se le danno e si scambiano velenose accuse di reciproco carognaggio.
La folla approva, plaudente (la folla approva sempre gli atti di vendetta, e spesso anche la violenza come puro momento di spettacolo).
Molti amici approvano: io stesso mi trovo a pensare con piacere - sempre più spesso - alla morte del Satrapo, per pura vendetta (perchè so bene che nulla cambierebbe: il virus che da diciassette anni si è diffuso nel cuore e nella mente di questo paese non può scomparire con un semplice trauma; è necessario un processo di guarigione che durerà generazioni - ammesso che abbia mai inizio).

Insomma, ci si incarognisce, giorno dopo giorno. E si perde fiducia non solo in "verità collettive" di una certa dimensione, ma anche in piccole verità, quelle relative ad eventi che abbiamo sotto gli occhi e sulle quali DOVREMMO trovare una visione condivisa.

La miscela di queste due cose, secondo me, è esplosiva.

mercoledì, aprile 20, 2011

Vedere il futuro...

Domenica ho visitato, per l'ennesima volta (la quinta) la Fortezza di Fenestrelle, la "Piccola Muraglia Piemontese" che si erge lungo 635 metri di dislivello, dal XIX secolo, a difendere l'alta Valle Chisone dagli attacchi (mai avvenuti) dei nemici transalpini.

E' un'opera che colpisce per la sua dimensione, e per la sua complessità: un capolavoro di ingegneria non solo militare, ma anche civile.

Per costruirla ci sono voluti 122 anni di lavoro, a partire dal 1727.

Un piccolo stato "de coccio", stretto tra potenti e avversi vicini, in perenne crisi economica, è riuscito a condurre a termine un progetto di lunghezza incredibile passando attraverso il regno di un discreto numero di sovrani e la conduzione di decine di progettisti ingegneri civili e militari.

E' vero: trattavasi di monarchia retrograda e non democratica. Bastava ordinare affinchè venisse eseguito. Bastava tartassare i sudditi per recuperare (spietatamente) le risorse per un'opera miltare ciclopica.

Ma restan sempre 122 anni di continuità progettuale, boja fauss! Vorranno pure significare qualcosa, in termini di organizzazione dello stato...

Ora, quasi tre secoli dopo, tutta la capacità di "fare" sembra essersi trasferita esclusivamente nella politica degli annunci.

Abbiam visto posare infinite "prime pietre". Abbiam sentito annunciare infinite megaopere: il Ponte sullo Stretto, un discreto numero di centrali nucleari. In buona parte cazzate galattiche, inutili e dispendiose, per fortuna mai partite davvero.
La distruzione del territorio ed il consumo di suolo, negli ultimi decenni, hanno galoppato, ma con una quantità di microopere, di vandalismi individuali, di piccoli miserabili deturpamenti che non hanno mai assunto - nemmeno per sbaglio - il rango di "utilità pubblica".

Forse l'ultima opera di rilievo in questo senso sono stati i 1000 km di Alta Velocità ferroviaria, tra la fine degli anni '80 ed il 2009, costruiti tra Torino e Salerno. (Discutibili, inevitabilmente devastanti sotto molti punti di vista, e alibi per attuare una divisione "di classe" tra gli utenti: ma indubbiamente opera di rilievo ed utilità pubblica).

Il nucleare, che solo un mese fa era dato come scelta scontata e certa, si è sgonfiato come un palloncino, scomparendo nel nulla: forse tornerà tra sei mesi, quando non ci saranno più urne aperte nei dintorni, ma con le crescenti vocazioni "federaliste" di questo paese è assai improbabile che si dia il via ad una operazione di tale complessità (e ne sono contento, lo dico forte: ma c'è una bella differenza tra non fare le cose per scelta e non farle per ignavia...)

Anche dal punto di vista politico, l'approssimazione e la superficialità sono la regola.
I 75 componenti della Commissione per la Costituzione che, all'interno dell'Assemblea Costituente, redassero il testo della nostra Carta nel 1946, lavorarono per sei mesi: il testo fu poi discusso in aula per altri nove mesi.

Oggi, il primo cretino che passa si alza la mattina e propone di riscrivere un articolo della Costituzione (quanti articoli ha già proposto di riscrivere il solo Signor B.? Si è perso il conto, in questi anni).
Più rare (nel 2001, approvata da referendum, e nel 2005, respinta) le proposte di modifica più organiche e più ponderate (anche se, a posteriori, non troppo felici come esito).

Oggi, le leggi vengono scritte da tre maggiordomi in croce al servizio del Satrapo, in brevi riunioni, e hanno lo scopo di risolvere problemi contingenti, immediati, quasi sempre personali.
Usa e getta, a scadenza come lo yogurt.

Anche nella maggior parte delle imprese non è che vada molto meglio: il "vantaggio immediato" (per l'azionista) e la "velocità di azione" guidano le scelte, determinate da un ansiogeno "stare sul mercato globale" che produce effetti paradossali (come considerare "bravo manager" un amministratore delegato col maglioncino che continua a perdere da mesi quote di mercato e posti di lavoro nell'ordine che preferite).

L'unica nostra speranza, visto che non siamo più in grado di costruire cose complesse come la Fortezza di Fenestrelle, è che qualcuno venga ad invaderci :-) e ci reinsegni la lentezza, la pazienza, il modo di affrontare la complessità, di costruire le cose guardando finalmente al futuro - un futuro qualsiasi, purchè sia collocato finalmente più in là della prossima settimana o del prossimo mese.

venerdì, aprile 15, 2011

Miscellanea

Sono tre le cose che mi hanno colpito oggi, in modo particolare.

La prima, e più dolorosa, è la morte assurda di Vittorio Arrigoni a Gaza, provocata da un gruppo di subumani senza cervello nè ragione.
Quel che raccontava e quel che faceva (lo scudo umano per contadini e pescatori palestinesi, per difenderli dalla violenza militare israeliana) era importante e prezioso.

La seconda è questa cosa qui: ma il motivo per cui mi ha colpito non sta nella notizia in sè.
Il giornalista (?) Marco Pasqua di Repubblica decide di scrivere, sulla cronaca milanese, un articolo a sensazione: il tono dell'articolo (titolato "La prof negazionista del Manzoni:"Basta con il mito dell'Olocausto"") fa venire i brividi. Mi puzza da subito. Un grande quotidiano nazionale si scaglia contro una persona, contro una blogger?
Si, è proprio così. L'articolo estrae, sceglie, decontestualizza, non fornisce link diretti, fa credere che questa persona - una insegnante - abbia espresso opinioni antisemite. Lascia il dubbio (senza dir nulla di preciso al riguardo) che lo faccia anche a scuola. Ed esprime il suo giudizio: assoluto, perentorio, definitivo. Condanna! Ludibrio! Vergogna!

E il peggio è che non solo c'è chi ci va dietro, ma anche chi pensa di correre ancor più veloce del prode giornalista. E' il senatore del PD Roberto della Seta, che sul suo blog pubblica questa dichiarazione:

LA DOCENTE NEGAZIONISTA NON PUO' INSEGNARE

“Notizie di stampa riportano che una docente del liceo Manzoni di Milano è autrice di un blog dai contenuti chiaramente antisemiti e negazionisti, che ad esempio definisce l’Olocausto ‘un mito’. Come ho avuto modo più volte di dire, sono convintamente contrario che venga introdotto nel nostro ordinamento penale il reato di negazionismo in merito all’olocausto ebraico.

Invece chi sostiene tali scelleratezze è palesemente incompatibile con la funzione di educatore pubblico.

Per questo chiediamo al Ministro Gelmini di adottare tutte le misure disciplinari possibili per evitare che degli alunni siano costretti ad apprendere la storia e la filosofia da unapersona di tal genere.”

Ma vi rendete conto? "Notizie di stampa riportano che" vuol dire che il senatore non si è nemmeno preso la briga di andarle a leggere, le opinioni in questione.

Se uno non sa, dovrebbe tacere. Ennò, siamo in Italia. Della Seta non sa, ma emette la sua sentenza: "chi sostiene tali scelleratezze (che lui non conosce, ma giudica senza fallo) è palesemente incompatibile con la funzione di educatore pubblico".

Traduzione: io non so cosa dice o scrive questa persona, ma se Marco Pasqua dice che è cattiva io vado oltre, e dico che bisogna anche licenziarla! E chiedo che intervenga la Gelmini!

Io ho scritto una educata mail al senatore Della Seta, molto più educata delle sue parole che chiedono la morte civile e professionale di una persona che non conosce e di cui non fa nemmeno lo sforzo di conoscere le opinioni in modo diretto:

"Egregio Senatore,
sono un iscritto piemontese del PD che ha letto sul suo blog questo post:
LA DOCENTE NEGAZIONISTA NON PUO' INSEGNARE (...)

E' evidente che la sua dichiarazione trae ispirazione da questo articolo di Marco Pasqua su Repubblica:

http://milano.repubblica.it/cronaca/2011/04/14/news/la_prof_negazionista_del_manzoni_basta_con_il_mito_dell_olocausto-14910024/

Posso dirle che mi terrorizzano entrambi, sia l'articolo che la sua dichiarazione?

Marco Pasqua compie un'operazione indecente. Usa la potenza di un articolo su un quotidiano nazionale per aggredire una persona per le idee che esprime, e non consente di verificarle direttamente: estrapola, riorganizza, decontestualizza, non fornisce link diretti ed esprime un giudizio perentorio, assoluto, senza permettere alla persona in oggetto di difendersi (certo, poi scrive un secondo articolo - http://milano.repubblica.it/cronaca/2011/04/15/news/prof_negazionista_arrivano_gli_ispettori_e_lei_tutta_colpa_della_lobby_sionista-14951637/?ref=HREC1-10 - in cui presenta sempre nello stesso modo - estrapolando poche frasi da un contesto ben più ampio - quel che la persona scrive nel suo blog in risposta all'attacco).

Lei, Senatore, compie un atto egualmente indecente quando in nome di "notizie di stampa (che) riportano che" si spinge a chiedere il LICENZIAMENTO (!!!!) di un'insegnante, chiedendo l'intervento del Ministro (ben lieto, peraltro, di intervenire tutte le volte che si può configuare un "reato di opinione") per opinioni espresse in un blog personale, fuori dal contesto scolastico, e assolutamente lontane dall'essere etichettate banalmente come "contenuti chiaramente antisemiti e negazionisti".

Non entro nemmeno nel merito: io sono andato a cercare il blog "incriminato", ho letto quel che c'è scritto, mi sono fatto una personale opinione. Come "opinioni", appunto, sono quelle espresse nel blog. Complesse, intense, forse discutibili: ma non banalizzabili come ha fatto Marco Pasqua.

Al di là del merito, è il metodo che indigna: è profondamente fascista.

Faccia un duplice sforzo, Senatore, la prego: vada a leggere - con la sua testa ed i suoi occhi - quel che quella persona scrive, visto che ha deciso di esprimere la sua personale opinione su questi fatti.

E modifichi o ritiri la sua dichiarazione, e chieda scusa pubblicamente a questa persona per l'avventatezza, per la superficialità, per la leggerezza con cui si è accodato - in nome di una indignazione completamente fuori luogo - a chiedere la sua condanna a morte sociale e professionale basandosi solo su un (assai poco professionale) articolo di giornale.

Mi restituisca l'orgoglio di essere di sinistra: si può sbagliare, prendere una cantonata, ma ciò che dovrebbe distinguerci è anche la capacità di avvedersene e ammettere i propri errori. Con umiltà ed umanità.

La ringrazio per la cortese attenzione."

Non so se mi risponderà: se lo fa, ve lo dico. Per il momento registro con dolore questa orribile tendenza (da parte di chi si definisce DI SINISTRA) a giudicare senza sapere, a chiedere l'intervento del POTERE contro una persona per le sue opinioni, questa voglia di condannare, cancellare, sopprimere: questo è fascismo, sant'iddio!!

Naturalmente, massima solidarietà all'insegnante presa nel mirino, le cui opinioni- e per verificarlo di persona basta andare sul blog collettivo Cloro al clero, e leggere con la mente sgombra da pregiudizi - non sono affatto banalizzabili come "antisemite".

La terza cosa che mi ha colpito oggi è uno spaventoso articolo su "Repubblica" edizione cartacea, a pagina 17, intitolato "Se la crescita non accelera al 2% tagli alle spese vive per 35 miliardi" (sottotitolo: Studio Bankitalia: ecco i sacrifici imposti da qui al 2016), a firma di Roberto Petrini.

Questo l'incoraggiante incipit:
"Una stangata colossale. Un vero e proprio massacro epocale."
Si riparla della famosa "regola del debito", che l'Unione Europea imporrà ai paesi europei per rafforzare il Patto di Stabilità: tutti i paesi che hanno un debito superiore al 60% del PIL (e noi siamo oggi al 120%) devono ridurre lo scostamento del 5 per cento ogni anno.
Per l'Italia, equivale ad una somma annuale di 45 miliardi di euro.
Draghi ha detto che l'unico modo per salvarsi è avere una crescita annua del 2% del PIL. Se la crescita è all'1%, che è la media degli anni 2000-2005 prima della crisi economica, bisognerebbe mettere in programma, negli anni 2011-2016, tagli alla spesa corrente per 35 milardi di euro.
"Si tratterebbe, in altri termini, di una riduzione del 5,3% delle spese vive, sociali e di welfare, al netto di interessi ed investimenti."

Ovvero: quel che conosciamo oggi in termini di tagli alla scuola, alla cultura, alla sanità, ai trasporti, ai servizi ai cittadini, è semplicemente un piccolo aperitivo rispetto a quel che ci aspetta nei prossimi anni.

Io, fossi nell'opposizione, col cavolo che mi candiderei a vincere le prossime elezioni politiche.
Un governo serio dovrebbe imporre una patrimoniale per recuperare 4-5000 miliardi di euro, facendosi nemici tutti i poteri forti, e convincere i cittadini che la loro vita futura sarà come quella dei greci (di cui non si parla più per non deprimersi), e per farlo dovrebbe mandare i blindati per le strade, spararci addosso, gestire una probabile guerra civile.
Nessuno sano di mente può assumersi un simile compito in un paese dalle intelligenze devastate dalla TV.

Fossi nel PD, mi scioglierei: subito, adesso. Ma non per le ansie di purezza delle anime belle: bensì perchè pensare di governare un paese in bancarotta (morale prima che economica) , che continua a credere alle favole, ed è disposto ad ammazzare chiunque chieda un minimo di responsabilità e rispetto per le regole, è follia, follia pura.

Questo governo Titanic, che è disposto a sacrificare il futuro del 95% degli italiani per salvare il culo di uno solo, andrà avanti a raccontarci che gli unici problemi che esistono sono quelli del signor B: poi, quando arriverà il giorno del giudizio - tra due, tre, cinque anni- , scapperanno tutti, come i topi dalle navi che affondano, e ci lasceranno soli, soli a contemplare le macerie di quella che una volta era una nazione.

Si, forse beccheremo qualche piccolo topo in trappola e gliela faremo pagare cara.
Ma la vendetta mutilata sarà una gran misera soddisfazione.