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martedì, dicembre 04, 2012

Questions...

Lo spread (bleah) è sceso sotto/attorno a quota 300, e tutta l'informazione mainstream esulta: "ecco, vedete, le politiche di rigore del governo producono finalmente risultati e rassicurano i mercati!!"
Ma io mi domando e dico...
se fossi uno speculatore, un avvoltoio, uno sciacallo della finanza (ovvero quel che si nasconde dietro la parola fintamente neutra "mercato") sarei solo rassicurato da quel che sta facendo il governo?
Noooo: sarei ENTUSIASTA!!!
Entusiasta di un gruppo di bocconiani, intimamente simili a me, che considerano "naturale" questo sistema di merda e sono disponibili ad affamare i propri governati, a ridurli alla miseria, pur di non scalfire nemmeno il sistema della diseguaglianza.
Entusiasta di chi sta apprestandosi a smantellare il welfare pubblico per regalare anch'esso ai famelici appetiti della finanza.
Entusiasta di chi promuove "accordi sulla produttività" che dicono alle imprese "non c'è bisogno di investire in ricerca ed innovazione, perchè vi procuriamo nuovi schiavi senza diritti e potete competere con questi..."
Entusiasta di chi vuol mettere mano ad uno dei sistemi sanitari pubblici più efficienti, solidali ed economici del mondo per dare i bocconi più golosi ai cani più avidi...

*

Uno spot della Chiesa Cattolica afferma:
"Se non ci fossero i sacerdoti, chi si occuperebbe degli ultimi? Nessuno".

Quindi, si afferma esplicitamente che i cattolici, ad esclusione dei sacerdoti, non si occupano degli ultimi; ergo, se ne fregano del vangelo e dei precetti del cattolicesimo.

Si tratta di una clamorosa gaffe comunicativa, o della confessione di un fallimento di proporzioni bibliche?

*

Beppe Grillo, la scorsa settimana, ha (come fa usualmente) gettato carrettate di letame sulle Primarie del Centrosinistra.

Oggi vara le "parlamentarie" del Movimento 5 Stelle: sostanzialmente, le persone che hanno diritto di votare guardano delle brevi presentazioni online dei possibili candidati alle elezioni politiche della propria zona e li scelgono con un click.

Fatemi capire: muoversi di casa propria per andare a votare tra un numero ragionevole di candidati (che in qualche modo han fatto ampiamente e pubblicamente sapere come la pensano) è da coglioni, mentre scegliere davanti ad un video degli emeriti sconosciuti che si autopresentano è democrazia reale?

*

Esiste al mondo, oltre ad Israele, un qualsiasi stato a cui sia permesso decidere ed applicare la pena di morte sul territorio di un altro stato, e che si offenda pure se si reagisce?

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Dopo le armi di distruzioni di massa mai trovate in Iraq, voi ve la sentite di credere agli USA quando dicono che Assad in Siria sta usando le armi chimiche?

giovedì, novembre 08, 2012

By your side (visto che il peggio deve ancora venire)

Senta, Mr. Obama.

Io condivido pienamente la Sua volontà di far uscire il Suo Paese dagli innumerevoli conflitti che ha sconsideratamente acceso nel mondo, e di evitare di accenderne di nuovi.

So che la cosa non è semplice, ma credo che Lei ci voglia provare davvero.

Però, se Lei decidesse di rispondere COLPO SU COLPO alla guerra che le agenzie di rating hanno deciso di dichiararLe ieri, dopo aver sentito nel Suo discorso gli accenni al tentativo di perseguire l'EQUITA' FISCALE, sappia che io sono dalla Sua parte, incondizionatamente.

Anche (e soprattutto) se Lei decidesse di usare il napalm.

venerdì, ottobre 21, 2011

"E se ci Tiranno che è un destino della terra selezionare i migliori attraverso la guerra..."


Lasciamo perdere i commenti disgustosi ed ipocriti dei leader (e dei lader) occidentali all'assassinio di Gheddafi.
Lasciamo perdere il fatto che "il nemico pubblico numero uno", quello contro cui si sono mossi i più potenti eserciti del mondo, viene incredibilmente catturato e massacrato da un branco di ragazzini urlanti (degli "er pelliccia", nè più nè meno), dalla credibilità militare pari a quella degli asini volanti.
Eserciti e "intelligence" erano al bar?
I soldati dei più tosti eserciti del mondo erano rinchiusi nei bordelli a fumare oppio?
O forse questa fine rapida ed indecente era semplicemente utile, per non ritrovarsi con un prigioniero scomodo che avrebbe potuto domandare pubblicamente al mondo: "ma cazzo, fino a qualche mese fa non eravate tutti amici miei?"


La guerra, questa guerra schifosa come e più delle altre, per la cui partecipazione il nostro paese dovrebbe portare eterna vergogna vista la sua posizione nel Mediterraneo, è evidentemente finita quando si sono firmati i contratti di sfruttamento delle risorse libiche con i nuovi capi, illeggittimi allo stesso modo di Gheddafi perchè  mai eletti da nessuno, perchè giunti al potere con gli stessi metodi del "tiranno" (anzì, assai più vergognosi, visto l'appoggio vistoso e scandaloso e bombarolo di mezzo occidente per un conflitto che - se si fa finta di non vedere che la Libia zampilla gas e petrolio - si potrebbe senza dubbio derubricare a livello tribale).

Tutte le balle raccontate in questo evento (e rilevate in qualche post precedente) forse adesso finiranno.

Ci sono altri fronti da aprire: la nuova arma di distrazione di massa, per rinviare alle calende greche il termine dell'agonia di questo sistema fondalmentalmente marcito, sarà - e sai che fantasia - ...una nuova guerra!
Di certo un cane randagio iraniano sarà andato a depositare escrementi illegalmente oltre il confine, sui terreni di un fedele alleato occidentale...ma se così non sarà, pretesti ne troviamo a mucchi...tanto, come per l'Irak, mica devono essere veri, basta che durino fino alla dichiarazione di guerra.
Dopo, ci pensano retorica e propaganda ad uccidere la ragione ed obnubilare i cervelli.

I "cattivi" non finiscono mai, se servono ad oscurare ed a parare il culo a quelli veri.

martedì, agosto 23, 2011

Povera Libia

Come scrissi a suo tempo qui, su quel che accade in Libia mi riservo il diritto di non credere nemmeno ad una parola di quanto viene raccontato oggi.
In assenza di inviati in loco che rispondano al nome di Ryszard Kapuściński, Tiziano Terzani, Oriana Fallaci, Ettore Masina, Ettore Mo, mi rifiuto assolutamente di leggere qualsiasi velina che giunga dal giornalismo "NATO-embedded" o dalle grandi agenzie.
(UPDATE: qualcuno che racconta da lì una realtà non allineata al pensiero unico sembra esserci ancora...)
Se un giorno esisterà ancora una storiografia indipendente, mi farò raccontare da essa quel che è accaduto in questi mesi (io ho visto solo una guerra sporca, lercia come tutte le guerre, in cui il comportamento del mio Paese è stato indegno e vile come sempre).
Non troppo ironicamente, posso dire che sono molto dispiaciuto per i fratelli libici: Gheddafi era un male conosciuto, ma alla bisogna sapeva opporsi al resto del mondo in nome di un qualcosa che assomigliava ad un concetto di "nazione".
Prima il Male che insidiava la Libia era in qualche modo un prodotto locale: da domani sarà globalizzato.
Ora, il governo passerà in mano a perfetti sconosciuti, a cui viene dato un credito impressionante seppur privo di qualsiasi fondamento logico, che ricevono gli omaggi di tutti i capi dei governi occidentali - gli stessi che, in queste settimane, si inchinano di fronte alla finanza mondiale e decidono di colpire i propri cittadini svuotando le stesse democrazie che - altrove - vengono spacciate per merce preziosa.
Anzi, vien da pensare che i vincitori siano i benvenuti perchè c'è finalmente un altro paese del mondo (pieno di sugo dal punto di vista delle risorse) da gettare tra le fauci insaziabili dei "mercati".
Uscire dalle grinfie di un dittatore può essere, in linea teorica, un bene: ma ricevere in cambio una pseudodemocrazia marcia e già asservita ai padroni del mondo è di certo un dono avvelenato.

lunedì, marzo 21, 2011

Non poteva durare

Tre giorni in cui mi sono sentito italiano...e poi la GUERRA.
Dai fuochi d'artificio ai bombardamenti.
Incomprensibile.
Raccontano che serve a difendere i civili, e poi bombardano Tripoli.
Raccontano che si tratta di una no-fly zone, ed invece intervengono in una guerra civile schierandosi con una parte, contro l'altra.
Nessuno ci ha ancora spiegato chi siano "i ribelli", chi li armi: i nostri governanti dicono di conoscerli, di averli già riconosciuti. Di più non è dato sapere: c'è il cattivo, ci sono i buoni. Basta così, si apran le danze e le pance dei bombardieri.

Il Presidente Napolitano dice che "non siamo in guerra". Forse l'intenzione non era quella, ma in guerra ci siamo eccome. Pessimo modo per festeggiare il 150°.

In Parlamento, quasi tutti d'accordo tranne la Lega. Possibile che non si trovino altri che possano rappresentare i miei dubbi? Cos'è, il tricolore richiama sentimenti interventisti a cui è impossibile opporsi?

Non c'è nulla da fare. Fuorchè ammainare tristemente il tricolore.

mercoledì, marzo 11, 2009

Il generale (racconto)

E' un vecchio pezzo, scritto per un altro contesto e un'altra guerra: ma è un modo per ricordare quella di Gaza, ormai scomparsa dai riflettori. Però Vittorio Arrigoni è sempre là, ed il suo blog è sempre qua. E ci aiuta a non dimenticare.

Guardi fuori, generale, oltre il vetro rigato dalla pioggia, ed il tuo sguardo opaco segue senza fretta le luci della berlina che si allontanano sul vialetto di ghiaia.

E’ un’altra notte, quella che è caduta, in cui rimarrai solo con i tuoi ricordi.
Con un dito rugoso tracci una linea sul vetro, mentre alle tue spalle il bel salotto resta silenzioso e vuoto, come il resto della casa di campagna in cui sei venuto a concludere la tua esistenza.
Socchiudi le palpebre, reprimi un fremito del corpo vecchio e stanco, ma non riesci a impedire che, nel tuo cervello, riparta ancora quel film: sempre il solito, sempre uguale.
In quel film, nel prologo della storia, indossi la tua divisa migliore, stirata di fresco dalle giovani ausiliarie delle truppe logistiche.
Sei ancora giovane, e sei uno dei più validi generali dell’esercito alleato. Il Comandante ha fiducia assoluta nelle tue capacità, ed è per questo che ti ha affidato la guida di una delle operazioni più difficili del conflitto.
La guerra, quando era iniziata, sembrava davvero un passeggiata, una marcia trionfale, e nelle cene tra ufficiali bevevate champagne in anticipo, per anticipare la gloria che vi avrebbe avvolto all’ingresso nella capitale liberata.
Ma nel film, dopo un mese dall’inizio della guerra, vi eravate infine impantanati in un conflitto senza via d’uscita: bloccati a venti chilometri dalla capitale, con la via del ritorno bloccata dalle città riconquistate dal nemico, accampati nel deserto nei pressi di un piccola città duramente difesa dalle forze avversarie, che sembravano ritemprate dall’allontanarsi di una sconfitta annunciata, e non mollavano mai, mai, mai.
Dietro di te, nel deserto nel quale avevate percorso centinaia di chilometri in tempi record, arrugginiscono ormai a decine i camion abbandonati dopo gli assalti nemici, e si disfano al sole – cinquanta gradi, cazzo… - i corpi straziati degli ultimi uccisi (i loro, non i vostri, prontamente recuperati dagli elicotteri e sigillati nei body bag per essere gloriosamente restituiti alla disperazione dei familiari ed alla venerazione della Patria).
Il Comandante sa che la guerra è a un punto cruciale. Il favore e gli applausi sono svaniti da tempo nel nulla, il Presidente si è convinto che questa avventura debba chiudersi in fretta, in tempo utile per far dimenticare i morti prima delle prossime elezioni. Le truppe che tornano a casa sono accolte dall’indifferenza e, sempre più spesso, dalla più aperta ostilità.
Resta un’ultima possibilità, per ridurre le proporzioni della sconfitta: arrivare alla capitale in qualche modo, prenderla, e tenerla per il tempo necessario a giustificare le motivazioni originarie del conflitto, tentare un’ultimo improbabile colpo al regime che ha tenuto oltre ogni aspettativa, e far dimenticare, almeno per un poco e attraverso una vittoria effimera, le migliaia di morti inutili, le città distrutte, le strategie del terrore, le reciproche crudeltà.
Il Presidente non è convinto, non vuole altri bagni di sangue in questo momento per non compromettere ulteriormente la propria immagine internazionale, ma il Comandante insiste, chiede che gli venga concessa l’ultima opportunità per una fine decorosa del conflitto.
L’ordine ti arriva nella notte. Nell’azione verranno impiegate tutte le forze che restano, e che possono garantire un potenziale di distruzione senza eguali. Quella piccola città che resiste dovrà essere spazzata via, e senza particolari cautele, per poter raggiungere la capitale entro la sera successiva.
Mandi in avanscoperta una pattuglia, agli ordini di un giovane ufficiale.
Non vuoi correre rischi: prima dell’alba, un robusto bombardamento convincerà gli ultimi resistenti, per quanto accaniti, ad abbandonare la difesa ed a permettere, alle prime luci del giorno, il passaggio della tua divisione.
E qui, generale, nel film ti vedi lucido e deciso, con le idee assolutamente chiare. Emozionato, come prima di ogni battaglia decisiva.
Affacciato all’ingresso della tenda, dopo aver congedato gli ultimi ufficiali, guardi verso la città che conquisterai, punteggiata da piccole luci fioche e rischiarata, a tratti, dagli ultimi incendi della giornata.
Sorseggi del buon bourbon, e pensi.
E mentre pensi, torna la pattuglia di esploratori. O quel che ne resta, visto che sono stati scoperti e, secondo i racconti spezzati del sottufficiale che guida il drappello di superstiti, catturati e portati nel cuore della città.
Un ulteriore problema si aggiunge a quelli che già hai, e per non pensarci lasci che il Four Roses ti incendi la gola con l’ultimo sorso.
Poche ore dopo, nella notte insonne, ascolterai il lavoro ben fatto dall’aviazione, e vedrai ancora i bagliori nuovi e accecanti che devono – DEVONO – consentirti di vincere.
Quando il sole finalmente sorge, generale, il tuo film supera il punto di non ritorno.
Hai nelle orecchie il rumore dei cingoli, e negli occhi socchiusi il bruciore della sabbia, quando, cinquanta minuti dopo, alle porte della città state per entrare.
Sembra una città deserta, abbandonata. Siete decisi ma cauti, e quando quel soldato con il viso sconvolto ti invita ad entrare in quella casa, una delle poche rimaste in piedi dopo il duro lavoro di distruzione, fermi la colonna con un cenno della mano.
Nel silenzio, varchi la soglia. All’inizio non comprendi quel che vedi. Sono macchie verdi e rosse, e ci metti un po’ a comprendere che quel sangue, quei corpi disarticolati, quello strazio è ciò che resta della tua pattuglia.
Non vuoi vedere – ed ancora oggi, oltre il vetro che gocciola, non vuoi ricordare – quella gola tagliata, quei volti tumefatti, quel corpo di giovane donna vistosamente violato prima dell’orrore finale.
Fai solo un cenno all’ufficiale che è entrato con te, ed esci con in bocca un gusto osceno, e nella mente qualcosa che non sai descrivere. Ti ascolti urlare ordini secchi e spietati, che fanno riprendere il rumore con un tono ancora più inquietante: la colonna si muove, i passi risuonano nella città deserta, i fucili cercano le anime nascoste tra le macerie per una vendetta.

Ti ricordi ancora esattamente, generale, che cosa hai detto al Comandante nel pomeriggio, dopo che tutto era finito.
O cosa non hai detto: dopo il passaggio della divisione, la piccola città si è trasformata in un cimitero fumante. Hai restituito lo strazio di quella casa moltiplicato per mille, e per tutta la mattina il rumore delle armi automatiche ha ritmato la vendetta. Nelle case, dentro i vecchi bazar, i tuoi uomini hanno sparato urlato violato, con gli occhi spalancati dall’orrore di una guerra ormai troppo lunga per consentire la sopravvivenza di qualcosa che somigliasse all’umanità.
Donne, bambini, guerriglieri, soldati, vecchi sono caduti senza che il loro grido superasse neppure il fragore delle armi.

Poi, ad un certo punto, tutto è finito.
I tuoi soldati, svuotati e stanchi, si sono fermati, nel silenzio rotto solo dai gemiti di qualche ferito lontano, da qualche sparo isolato e dai crepitii delle fiamme.
Il Comandante, al telefono, ti intima di fermarti: qualche reporter ha già raccontato e documentato la carneficina, il mondo sa già tutto, prima ancora che tu abbia riordinato le idee e dato un ordine logico a tutto il casino che hai in testa.

Ti ricordi, generale: la fine della guerra giunse quel giorno, quando la voce stizzita del Comandante riferì che il Presidente aveva dato l’ordine di tornare a casa.

Non fu bello, qualche giorno dopo, scendere dall’aereo e correre via tra i poliziotti, mentre la folla rumoreggiava ostile oltre le recinzioni della base, tenuta a bada dai mitragliatori spianati della polizia militare.
Non fu bello vedere che lo sguardo del Comandante, nelle insostenibili riunioni che seguirono, ti imputava il tradimento e la sconfitta, come se tu fossi il solo responsabile dell’esito di quella guerra disgraziata.
Ed i lunghi, dolorosi interrogatori della Commissione di Inchiesta si fecero ancora più duri quando, l’anno dopo, il Presidente vecchio e stanco perse senza sorpresa le elezioni, ed i nuovi padroni vollero chiudere i conti con durezza.
No, nonostante le insistenze non ti consegnarono in mano al Tribunale Internazionale: nessun generale ci sarebbe mai finito, lì, nessuno.

Ed ora, generale, davanti al vetro della finestra che dà sul vialetto, pensi che questi trent’anni ti sono pesati come un secolo, e che i capelli bianchi e il corpo incurvato e lo sguardo opaco non ti hanno sottratto a quel ricordo. E pensi che questo film non smetterà mai di tormentarti, anche se l’oblio della storia ha ormai consentito di dimenticarti, anche se nessuno urla più davanti alla tua finestra, anche se in quel paese ed in quella città si sono succeduti nuovi tiranni, con cui si sono fatti nuovi affari prima di fare nuove guerre.

Nel film che da quel giorno ti oscura lo sguardo, i morti sembrano osservarti con pietà: ma non riesci ancora a vederli, come non li vedesti allora.

martedì, gennaio 22, 2008

La guerra italiana in Afghanistan

Va letto con attenzione, questo minidossier di Peacereporter che spiega come - nonostante l'assordante silenzio sull'argomento - l'Italia sia attivamente coinvolta in azioni militari nell'Afghanistan occupato.
Leggete soprattutto questa intervista all'esperto militare Gianandrea Gaiani: è illuminante.

Presto ci commuoveremo per il film "Il cacciatore di aquiloni", come già abbiamo fatto per lo struggente, tragico libro di Husseini.
Forse pensare di più a quel paese, ed alle nostre responsabilità nel massacro dei civili e nella distruzione di quel territorio, ci farà anche assumere un atteggiamento più informato quando, a fine gennaio, il Parlamento voterà il rifinanziamento della missione in Afghanistan.

martedì, luglio 03, 2007

Affinità e divergenze tra terrorismo e stragi di civili

Ieri sera leggevo Repubblica, e intanto ripensavo a quel che scriveva e diceva Kapuscinski in "Autoritratto di un reporter" sulla deriva dell'informazione.

Le pagine 1,2,3,4,5,6 erano dedicate ai falliti attentati di Londra e Glasgow. A pagina 11, l'inquietante indignazione del Ministro della Difesa Parisi ("se non imparate a mirare, evitate di sparare") faceva da apertura alla notizia che un ennesimo bombardamento della Nato sull'Afganistan meridionale ha provocato la morte di un numero di persone compreso tra ottanta e centoquaranta. L'inviato di Repubblica (Renato Caprile) riportava la notizia che i morti tra la popolazione nel 2007, a causa dei bombardamenti Nato, sono stati ufficialmente almeno 350 (facile pensare che il numero sia fortemente sottostimato).

La Nato bombarda per "stanare" i talebani. Parisi dichiara "I talebani sono assassini", e quindi non si pone problemi morali rispetto al fatto che vadano uccisi. Peccato che questi cattivoni si mescolino alla gente normale, invece di indossare appositi abiti fosforescenti con il bersaglio. E visto che scendere giù a cercarli è assai pericoloso, la Nato "non può fare altro", a suo dire, che bombardare dall'alto i villaggi.

(Ovviamente, non ci sono foto di questi eventi, in rete. Potete trovare documentazione sui bombardamenti dello scorso anno, e di due anni fa: ma nulla di nuovo su queste "non notizie". Non vedrete case distrutte, bambini bruciati, macerie e morte. Dovrete continuare ad emozionarvi con la foto del bobby londinese in giubbotto fosforescente davanti ad un nastro da cantiere.)

In prima pagina, sullo stesso quotidiano, un acuto commentatore argomentava che l'Islam odia l'Occidente perchè rappresenta la corruzione ed il permissivismo rispetto ad una visione altrimenti cupa, oppressiva e fondamentalista della vita. Ma dovrebbe ricordarsi di aggiungere a questi possibili motivi anche una sacrosanta indignazione, quando il bombardare villaggi massacrando uomini, donne e bambini indifesi viene definita una "guerra giusta" contro l'estremismo.

Se si risponde al "terrorismo" con la guerra globale, facendo un numero di vittime notevolmente superiore a quelle provocate dagli atti più odiosi e simbolici degli ultimi anni; se si considerano implicitamente inferiori le vittime degli altri, ignorandole e cancellandole; se ad odiare con forza l'Occidente non sono più le sole "masse ignoranti e diseredate", ma le nuove generazioni colte, coscienti, che in Occidente ci vivono da più generazioni apprezzandone gli aspetti positivi...beh, non serve nessun tipo di analisi per capire che qualsiasi vettura parcheggiata nel centro delle nostre città può essere, domani, l'esplosiva espressione di un odio reciproco e spaventoso coltivato con cura ed attenzione.

No, io non ci sto a questo gioco. La "nostra" guerra fa schifo come tutte le guerre, non è "giusta", "comprensibile", "doverosa". E' morte, sangue e macerie come tutte le guerre, è levatrice d'odio, è seme di altra morte, sangue e macerie.

Ci dicono che il nemico è - in generale - un soggetto con il turbante e la barba lunga, che indossa una tunica. Costui odia tutti noi, il nostro modo di vivere, le nostre donne, i nostri pensieri, la nostra cultura. Odia il cinema, il sesso, la letteratura. Odia il laicismo, odia chi non prega e pensa di avere un pensiero autonomo e indipendente.

(oh, se non fosse per la barba ed il turbante per un attimo sembrava stessi parlando del Papa...:-)))

Si, certo, un tipo così non può certo essere nostro "amico".

Ma nemmeno lo possono essere questi nostri leader in giacca e cravatta, dall'eloquio intelligente e seducente (non parlo di Bush, eh...pensavo a Blair!), dall'ampio sorriso: che chiamano "valori" il cuore di questo sistema di sopraffazione verso la maggioranza della popolazione del mondo, e per difenderlo sono disposti a versare più sangue, a distruggere di più, a uccidere di più.

Insomma, noi in fondo non abbiamo il problema di "fare la guerra a qualcuno". Abbiamo il problema di trovare degli amici.

Gente a cui voler bene per quello che è, fottendosene allegramente della razza e della religione che indossano.

Gente con cui stare ore a chiacchierare, a raccontarsi le cose del mondo, le diversità e le differenze.

Questo è il nostro problema: non farci fregare dalla paura. Dalla paura di perdere la vita, gli agi, e tutte le cazzate che chiamiamo "tenore di vita occidentale". Dalla paura di riconoscere che questo mondo è profondamente ingiusto, che duecentocinquanta persone al mondo possiedono i beni che possiede mezza umanità rimanente, che andrebbe tutto subito rivoltato come un calzino. Dalla paura dell'altro, del diverso, dello scoprire che siamo più fratelli suoi che dei potenti che ci spingono alla guerra.

Chi ci indica un nemico non potrà mai essere nostro amico.

lunedì, marzo 05, 2007

Macelleria occidentale in Afganistan

"Stamane un raid aereo nella Nato, ieri la rappresaglia americana dopo un attacco suicida dei talebani: venti civili morti in Afghanistan tra le macerie delle loro case e per le strade, vittime di un conflitto strisciante che si fa sempre più aspro. Le violenze hanno scatenato nel Paese dure proteste anti-Usa." (Il Sole 24 ore, 5 marzo 2007)

Si, ma mica stiamo lì a sentirle, le proteste.
Capita di sbagliare, no? Chi non fa, non falla. Noi Occidente siam lì a...garantire la sicurezza, può succedere che si ammazzino per sbaglio o per vendetta famiglie con bambini.
Chiedere scusa? Inorridire? Cambiare? No, guardate: non è proprio nel nostro stile.

mercoledì, novembre 15, 2006

Emozioni inutili

Devo smetterla di occuparmi del mondo: non posso farcela.
Devo smetterla di leggere il giornale e di leggere i quotidiani online.
Devo smetterla con questo assurdo bisogno di "essere informato".
Perchè, mentre cerco le poche informazioni che vorrei per capire di più il mondo, sono nel frattempo intossicato da una quantità intollerabile di "rumori", di notizie "distraenti" e "dispersive".
Su cui non voglio avere opinioni, perchè averne non serve a nulla.
Non voglio sapere nulla di professoresse molisane, di videomolestie, di mariomeroli funeralizzati.
Non sono eventi importanti, anche se vogliono farcelo credere.
(Ma come, direbbero molte delle persone che conosco: la violenza, il bullismo, il sesso non sono importanti? Non bisogna parlarne? No. Non bisogna parlarne così.)
Eppure, si dice, bisogna occuparsi "del mondo". Sapere, capire, scambiarsi informazioni.
Secondo me, la maggior parte delle informazioni che ci scambiamo è inutile.
Non ci appartiene, non contiene nulla di noi, che ci riduciamo ad echeggiare quel che appare in tv o viene scritto sui giornali.
Se continuiamo a NON scegliere di cosa parlare, e lasciamo che lo facciano i media per noi, finiremo sempre di più per essere dei semplici trasmettitori di rumore.
In questo periodo leggo molto, ma ho sostituito quasi del tutto i quotidiani con le riviste e - soprattutto - i libri.
Non tollero più di svolazzare sulla realtà come un uccello ("la realtà è un uccello che non ha memoria, devi immaginare da che parte va"...do you remember il grande Giorgio Gaber?), ma voglio diventare pesante. Inamovibile. Saldamente ancorato al suolo ed assolutamente indifferente alle folate di vento che tentano di portarmi qua e là, ed occuparmi la mente con le stronzate.

Non esiste nessuna conoscenza, nessuna emozione che possa essere rinchiusa in una NOTIZIA.
Anche un dolore ed una gioia richiedono, per essere provati, un retroterra di conoscenza e fatica che non si improvvisa: ma che si costruisce pian piano, come una casa, a partire da fondamenta solide.
Non voglio provare più sdegno, collera o allegria per un evento lontano, per uno stupro o una violenza riportata da un TG o da una colonna di giornale: sono emozioni sprecate, inutili. Mi portano via energie senza poter minimamente incidere sul contesto in cui sono avvenute.

E' molto, molto meglio che le poche energie disponibili siano impiegate per capire, possedere e influenzare il micromondo (o i micromondi) in cui siamo fisicamente, realmente inseriti.
Una carezza a mia figlia, la sera, vale cento volte di più dello sdegno per un lontano atto di violenza: incide, è reale, è fisico, trasmette una cosa che esiste: AMORE.

E la guerra, allora? Rinuncerai a dire, a fare, a manifestare contro la guerra, potreste chiedere?
Si.
Non serve a nulla.
La pace va costruita laddove si esiste, come la fiducia, l'amore, la serenità.
Il nostro sdegno, fino ad oggi, non ha mai fermato neppure una bomba. Non serve a nulla, se non a liberarsi la coscienza e tornare a NON agire, circondati da ombre virtuali che creano l'illusione di una realtà.

venerdì, ottobre 27, 2006

Assuefazione

45, 60, 90 morti...
Li ha provocati la NATO in uno solo delle centinaia di bombardamenti che da settimane si abbattono sul sud dell'Afghanistan.
Sono "dispiaciuti", i NOSTRI signori della guerra. Ma è mica colpa loro, è colpa dei talebani (birboni) che si nascondono tra i civili: che cosa mai ci si può fare?
E' così noiosa, questa guerra...parlarne è ancora più fastidioso di quanto possa esserlo per l'Irak.
L'Afghanistan è stato martoriato (per l'ennesima volta nella sua storia) in seguito all'11 settembre 2001: i morti civili provocati dalla vendetta americana sono stati MOLTI DI PIU' di quelli che sono periti nelle Twin Towers.
Sapete quanto io odii questo tipo di contabilità: ma bisognerà pure trovare un parametro, un giorno, per GIUDICARE questi orrori, e la sproporzione allucinante tra causa ed effetto io la vedo emergere improvvisa e chiara dai dati (pochi, incerti) sulla strage degli innocenti (che non sono solo "donne e bambini": sono tutti coloro che, da Belgrado a Bagdad a Beirut, un bel giorno si ritrovano senza colpa ad essere "nemici" di qualcuno di potente).
Io sono allucinato. E assolutamente pessimista, sul futuro di questo mondo.

venerdì, luglio 28, 2006

Il senso delle proporzioni

Sono d'accordo con voi: la contabilità necrofila, cioè il computo ed il confronto delle vittime delle parti coinvolte in un conflitto, è una cosa raccapricciante.
Si rischia di ragionare sui numeri e perdere di vista che dietro quelle cifre ci sono (c'erano) persone come noi, storie, vite ordinarie.
In questi casi io tento di ricondurre i numeri (che sono sempre spaventosi) a qualcosa di riconoscibile e riconducibile alle persone.
Allora: il TG di ieri sera diceva che il conflitto israeliano-libanese (so che la definizione è impropria) ha causato sinora la morte di 600 civili in Libano e di alcune decine in Israele.
Anche se il conflitto è spaventoso come tutti i conflitti, i numeri consentono ancora di percepire le dimensioni del dramma (se proseguirà, non ce la si farà più).
Io non credo di conoscere 600 persone: stimo di conoscerne 100-150, e quando dico "conoscere" intendo disporre di una quantità discreta di informazioni sulla loro esistenza e sul loro modo di essere, sufficiente a creare uno scambio di emozioni.
Ecco, tra queste 100-150 ho rapporti più approfonditi con poche decine, e rapporti di amicizia con meno di dieci (sono ormai un vecchio orso misantropo e senza energie).
Se penso alla complessità che popola la vita dei miei amici, di cui io colgo una parte infinitesimale, ed alla rete di relazioni e amicizie che da ognuno di essi si diparte, mi rendo conto che il patrimonio umano che di cui sto parlando ha valore e dimensioni inestimabili.
Ora, se un conflitto uccidesse i miei amici, io avrei una percezione (terribile), anche se imperfetta, della GRAVITA' della perdita, della sua intollerabilità: penso sia quello che prova chi vive lì, e che d'improvviso questa perdita subisce, senza poterla comprendere nè razionalizzare.
Perdita che è irreparabile per chi quel patrimonio conosceva, ma è irreparabile anche per il mondo: spazzare via quelle vite significa distruggere un patrimonio di unicità e diversità assolutamente non replicabile; spezzare legami, cancellare sogni, annullare abilità, competenze, modi di essere, abitudini, tic, manie, smorfie, carezze...
Cercare di trasformare quel freddo numero in visi di persone amate e care, è l'unico modo per capire quanto schifosa, ingiusta, irreparabile sia sempre la guerra.

mercoledì, maggio 31, 2006

Il generale

E' un vecchio pezzo che scrissi all'inizio della guerra in Irak. Ma la strage di Haditha me l'ha riportato alla mente.

Guardi fuori, generale, oltre il vetro rigato dalla pioggia, ed il tuo sguardo opaco segue senza fretta le luci della berlina che si allontanano sul vialetto di ghiaia.
E’ un’altra notte, quella che è caduta, in cui rimarrai solo con i tuoi ricordi.
Con un dito rugoso tracci una linea sul vetro, mentre alle tue spalle il bel salotto resta silenzioso e vuoto, come il resto della casa di campagna in cui sei venuto a concludere la tua esistenza.
Socchiudi le palpebre, reprimi un fremito del corpo vecchio e stanco, ma non riesci a impedire che, nel tuo cervello, riparta ancora quel film: sempre il solito, sempre uguale.
In quel film, nel prologo della storia, indossi la tua divisa migliore, stirata di fresco dalle giovani ausiliarie delle truppe logistiche.
Sei ancora giovane, e sei uno dei più validi generali dell’esercito alleato. Il Comandante ha fiducia assoluta nelle tue capacità, ed è per questo che ti ha affidato la guida di una delle operazioni più difficili del conflitto.
La guerra, quando era iniziata, sembrava davvero un passeggiata, una marcia trionfale, e nelle cene tra ufficiali bevevate champagne in anticipo, per anticipare la gloria che vi avrebbe avvolto all’ingresso nella capitale liberata.
Ma nel film, dopo un mese dall’inizio della guerra, vi eravate infine impantanati in un conflitto senza via d’uscita: bloccati a venti chilometri dalla capitale, con la via del ritorno bloccata dalle città riconquistate dal nemico, accampati nel deserto nei pressi di un piccola città duramente difesa dalle forze avversarie, che sembravano ritemprate dall’allontanarsi di una sconfitta annunciata, e non mollavano mai, mai, mai.
Dietro di te, nel deserto nel quale avevate percorso centinaia di chilometri in tempi record, arrugginiscono ormai a decine i camion abbandonati dopo gli assalti nemici, e si disfano al sole – cinquanta gradi, cazzo… - i corpi straziati degli ultimi uccisi (i loro, non i vostri, prontamente recuperati dagli elicotteri e sigillati nei body bag per essere gloriosamente restituiti alla disperazione dei familiari ed alla venerazione della Patria).
Il Comandante sa che la guerra è a un punto cruciale. Il favore e gli applausi sono svaniti da tempo nel nulla, il Presidente si è convinto che questa avventura debba chiudersi in fretta, in tempo utile per far dimenticare i morti prima delle prossime elezioni. Le truppe che tornano a casa sono accolte dall’indifferenza e, sempre più spesso, dalla più aperta ostilità.
Resta un’ultima possibilità, per ridurre le proporzioni della sconfitta: arrivare alla capitale in qualche modo, prenderla, e tenerla per il tempo necessario a giustificare le motivazioni originarie del conflitto, tentare un’ultimo improbabile colpo al regime che ha tenuto oltre ogni aspettativa, e far dimenticare, almeno per un poco e attraverso una vittoria effimera, le migliaia di morti inutili, le città distrutte, le strategie del terrore, le reciproche crudeltà.
Il Presidente non è convinto, non vuole altri bagni di sangue in questo momento per non compromettere ulteriormente la propria immagine internazionale, ma il Comandante insiste, chiede che gli venga concessa l’ultima opportunità per una fine decorosa del conflitto.
L’ordine ti arriva nella notte. Nell’azione verranno impiegate tutte le forze che restano, e che possono garantire un potenziale di distruzione senza eguali. Quella piccola città che resiste dovrà essere spazzata via, e senza particolari cautele, per poter raggiungere la capitale entro la sera successiva.
Mandi in avanscoperta una pattuglia, agli ordini di un giovane ufficiale.
Non vuoi correre rischi: prima dell’alba, un robusto bombardamento convincerà gli ultimi resistenti, per quanto accaniti, ad abbandonare la difesa ed a permettere, alle prime luci del giorno, il passaggio della tua divisione.
E qui, generale, nel film ti vedi lucido e deciso, con le idee assolutamente chiare. Emozionato, come prima di ogni battaglia decisiva.
Affacciato all’ingresso della tenda, dopo aver congedato gli ultimi ufficiali, guardi verso la città che conquisterai, punteggiata da piccole luci fioche e rischiarata, a tratti, dagli ultimi incendi della giornata.
Sorseggi del buon bourbon, e pensi.
E mentre pensi, torna la pattuglia di esploratori. O quel che ne resta, visto che sono stati scoperti e, secondo i racconti spezzati del sottufficiale che guida il drappello di superstiti, catturati e portati nel cuore della città.
Un ulteriore problema si aggiunge a quelli che già hai, e per non pensarci lasci che il Four Roses ti incendi la gola con l’ultimo sorso.
Poche ore dopo, nella notte insonne, ascolterai il lavoro ben fatto dall’aviazione, e vedrai ancora i bagliori nuovi e accecanti che devono – DEVONO – consentirti di vincere.
Quando il sole finalmente sorge, generale, il tuo film supera il punto di non ritorno.
Hai nelle orecchie il rumore dei cingoli, e negli occhi socchiusi il bruciore della sabbia, quando, cinquanta minuti dopo, alle porte della città state per entrare.
Sembra una città deserta, abbandonata. Siete decisi ma cauti, e quando quel soldato con il viso sconvolto ti invita ad entrare in quella casa, una delle poche rimaste in piedi dopo il duro lavoro di distruzione, fermi la colonna con un cenno della mano.
Nel silenzio, varchi la soglia. All’inizio non comprendi quel che vedi. Sono macchie verdi e rosse, e ci metti un po’ a comprendere che quel sangue, quei corpi disarticolati, quello strazio è ciò che resta della tua pattuglia.
Non vuoi vedere – ed ancora oggi, oltre il vetro che gocciola, non vuoi ricordare – quella gola tagliata, quei volti tumefatti, quel corpo di giovane donna vistosamente violato prima dell’orrore finale.
Fai solo un cenno all’ufficiale che è entrato con te, ed esci con in bocca un gusto osceno, e nella mente qualcosa che non sai descrivere. Ti ascolti urlare ordini secchi e spietati, che fanno riprendere il rumore con un tono ancora più inquietante: la colonna si muove, i passi risuonano nella città deserta, i fucili cercano le anime nascoste tra le macerie per una vendetta.

Ti ricordi ancora esattamente, generale, che cosa hai detto al Comandante nel pomeriggio, dopo che tutto era finito.
O cosa non hai detto: dopo il passaggio della divisione, la piccola città si è trasformata in un cimitero fumante. Hai restituito lo strazio di quella casa moltiplicato per mille, e per tutta la mattina il rumore delle armi automatiche ha ritmato la vendetta. Nelle case, dentro i vecchi bazar, i tuoi uomini hanno sparato urlato violato, con gli occhi spalancati dall’orrore di una guerra ormai troppo lunga per consentire la sopravvivenza di qualcosa che somigliasse all’umanità.
Donne, bambini, guerriglieri, soldati, vecchi sono caduti senza che il loro grido superasse neppure il fragore delle armi.

Poi, ad un certo punto, tutto è finito.
I tuoi soldati, svuotati e stanchi, si sono fermati, nel silenzio rotto solo dai gemiti di qualche ferito lontano, da qualche sparo isolato e dai crepitii delle fiamme.
Il Comandante, al telefono, ti intima di fermarti: qualche reporter ha già raccontato e documentato la carneficina, il mondo sa già tutto, prima ancora che tu abbia riordinato le idee e dato un ordine logico a tutto il casino che hai in testa.

Ti ricordi, generale: la fine della guerra giunse quel giorno, quando la voce stizzita del Comandante riferì che il Presidente aveva dato l’ordine di tornare a casa.

Non fu bello, qualche giorno dopo, scendere dall’aereo e correre via tra i poliziotti, mentre la folla rumoreggiava ostile oltre le recinzioni della base, tenuta a bada dai mitragliatori spianati della polizia militare.
Non fu bello vedere che lo sguardo del Comandante, nelle insostenibili riunioni che seguirono, ti imputava il tradimento e la sconfitta, come se tu fossi il solo responsabile dell’esito di quella guerra disgraziata.
Ed i lunghi, dolorosi interrogatori della Commissione di Inchiesta si fecero ancora più duri quando, l’anno dopo, il Presidente vecchio e stanco perse senza sorpresa le elezioni, ed i nuovi padroni vollero chiudere i conti con durezza.
No, nonostante le insistenze non ti consegnarono in mano al Tribunale Internazionale: nessun generale ci sarebbe mai finito, lì, nessuno.

Ed ora, generale, davanti al vetro della finestra che dà sul vialetto, pensi che questi trent’anni ti sono pesati come un secolo, e che i capelli bianchi e il corpo incurvato e lo sguardo opaco non ti hanno sottratto a quel ricordo. E pensi che questo film non smetterà mai di tormentarti, anche se l’oblio della storia ha ormai consentito di dimenticarti, anche se nessuno urla più davanti alla tua finestra, anche se in quel paese ed in quella città si sono succeduti nuovi tiranni, con cui si sono fatti nuovi affari prima di fare nuove guerre.

Nel film che da quel giorno ti oscura lo sguardo, i morti sembrano osservarti con pietà: ma non riesci ancora a vederli, come non li vedesti allora.

martedì, marzo 28, 2006

Farsa e tragedia

Oggi mi è giunta da un amico una mail orribile.

Questo il testo.

Oggetto: Ricordati di loro quando voterai per il centro-sinistra.
Per non dimenticare...
1. AHMETAJ ARBRNOR - AVDO, 4, Korisa
2. AHMETAJ AGRON, 10, Korisa
3. BERISA ELVIS, 17, Prizren
4. BERISA ESAD, 12, Prizren
5. BESIM VALJETA, 6, Djakovica
6. BRUDAR JULIJANA, 10, Plav
7. GASI DEA, 9, Pristina
8. GASI DENISA, 4, Pristina
9. GASI REA, 6, Pristina
10. DACIC SENAD, 18, Besnik
11. DIMIC DRAGANA, 12, Staro Gradsko
12. ZIVANCEVIC MIODRAG, 8, Djakovica
13. ZECIRI NERCIVANE, 17, Djakovica
14. ZULJFERI BECIR - BECA, 14, Prizren
15. ZULJFERI KASANDRA, 3, Prizren
16. ZULJFERI MAKSUM, 2, Prizren
17. KASTRATI KUJTIM, 1, Orahovac
18. KNEZEVIC MIROSLAV, 14, Plav
19. KOPOLA ARIJETA, 13, Podujevo
20. KOPOLA MERLJINDA, ?, Podujevo
21. KOPOLA MERUSA, ?, Podujevo
22. KOPOLA CAVIT, 15, Podujevo
23. KOPOLA FLJORINDA, 18, Podujevo
24. KODZA BURIM, 14, Kacanik
25. KODZA VALJDET, 15, Kacanik
26. KODZA EDON, 4, Kacanik
27. KODZA OSMAN, 14, Kacanik
28. KODZA FISTIK, 5, Kacanik
29. KRASNICI ERNEST, 3, Orahovac
30. KREPNIK HAJDARAJ, 16, Djakovica
31. KUKAJ ALJBON, 14, Korisa
32. KUKAJ FLJORINDA, 5, Korisa
33. LUGICI ARTA, 13, Lipljan
34. MAKSIMOVIC OLIVERA, 13, Plav
35. MILENKOVIC SANJA, 16, Varvarin
36. MILIC VLADIMIR, 12, Surdulica
37. MILIC MILJANA, 15, Surdulica
38. MILOVANOVIC MILOMIR, 17, Surdulica
39. MITIC IRENA, 16, Nis
40. NIKOLIC GORDANA, 18, Vladicin Han
41. OSMANI EDON, 14, Djakovica
42. PAVLOVIC DAJANA, 5, Ralja
43. PAVLOVIC STEFAN, 8, Ralja
44. PAJAZITI VIOLETA, 16, Djakovica
45. PAJAZITI VJOLCA, 18, Djakovica
46. PALJUSI DIJANA, 5, Korisa
47. PETROVIC MARIJA, 15, Podujevo
48. PETROVIC NIKOLA, 17, Podujevo
49. PECOLI BESMILJE, 17, Prizren
50. RADULOVIC ADAM, 18, Nis
51. RAKIC MILICA, 3, Batajnica
52. ROGLIC MARKO, 16, Novi Pazar
53. SIMIC MARKO, 2, Novi Pazar
54. SMAJLJI BERSADA, 7, Djakovica
55. STANIJANOVIC BRANIMIR, 6, Aleksinac
56. STOJANOVIC MILICA, 13, Pavlovac
57. TASIC DALIBOR, 18, Vranje
58. TOSOVIC BOJANA, 1, Kursumlija
59. DZAFERI REZARTA, 6, Korisa
60. DZAFERI SERANDA, 2, Korisa
61-81. 20 nepoznate dece uzrasta 3 meseca do 18 godina, Korisa
/20 unknown children aged 3 months to 18 years, Korisa

= solo i BAMBINI UCCISI DALLE BOMBE NATO 24.03 - 06.06 1999
Al Governo in Italia c'era l'Ulivo

DECA POGINULA OD NATO BOMBI
CHILDREN KILLED BY NATO BOMBS

From the book «Children Accuse»

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Dunque: la guerra contro la Serbia è stata una cosa orribile e dannatamente seria, che difficilmente potrà mai essere perdonata al governo D'Alema.
E' quindi giusta e sacrosanta, nel centrosinistra, una riflessione su come, nel 1999, ci si sia allineati ad una aggressione pretestuosa e criminale ad un paese, ad un popolo indicato come "unico responsabile" del conflitto balcanico seguito alla disgregazione (fortemente voluta dalla UE) dell'ex Jugoslavia, e "punito" con 78 giorni di bombardamenti.
Una guerra di europei contro gli europei.
Ma, detto questo, è ignobile usare COSI', come arma aggiuntiva in questa disgustosa campagna elettorale, una tragedia che si è fatto a gara per dimenticare per cattiva coscienza.
Disgustoso. Ci manca solo l'uso delle vittime di una guerra ignobile per portare qualche voto in più a gente che non si commuove per nulla.
Non c'è davvero limite al peggio.

P.S. per chi abbia la voglia, il tempo, l'attenzione necessaria ad affrontare il tema, segnalo di nuovo il blog specifico di Babsi, Jutopia, dedicato a fornire una documentazione ragionata, approfondita, oggettiva su quei 78 giorni che sconvolsero la Serbia ma - ahimè - lasciarono indifferente l'Europa.

La notizia che non c'è

Da "Megachip" di oggi:
"Trenta morti a Mogadiscio. Continuano gli scontri fra i signori della guerra e i miliziani islamici. La Somalia è uscita dai riflettori da quando non la illuminano per le riprese Tv. E la Tv non c'è più da quando non può inquadrare i marines con i ray ban. La notizia, dunque, non c'è."

venerdì, marzo 17, 2006

Ipocriti e sanguinari

16 marzo, TG2 delle 18.30. Il giornalista commenta così la nuova offensiva delle Forze Armate americane in Irak: " la più grande offensiva dall'inizio della guerra, nel 2003, è stata scatenata nella zona di Samara. Poichè è una zona densamente abitata, effetti collaterali sono possibili".
"Effetti collaterali sono possibili"????
La frase giusta è "verranno uccisi un sacco di innocenti". Come sempre. Ma è possibile che un giornalista sia così "embedded" con la cultura di guerra da parlare con il linguaggio biforcuto di un generale americano, prima dell'ennesima, assurda, orribile strage?

Bielorussia, 16 marzo. Il capo del KGB annuncia in TV che chiunque parteciperà a manifestazioni contrarie alle elezioni di domenica prossima (che rieleggeranno il satrapo Lukashenko) sarà passibili della pena capitale o del carcere a vita. Pena di morte o ergastolo per la partecipazione ad una manifestazione. A due passi dall'Unione Europea. Adesso sentirò il rombo dei bombardieri che volano su Minsk per rovesciare il regime e riportare la democrazia, mi son detto. Ma c'è stato solo silenzio.

Mosca, 16 marzo. I ministri dell'Energia dell'Unione Europea si stringono attorno a Putin: gli sorridono e cercano di portare a casa il gas per il prossimo inverno. A Grozny il riscaldamento è fornito dai russi con altri tipi di combustibile, ma adesso non è il caso di star lì a fare i pignoli per due-trecentomila morti quando è in gioco il benessere ed il tepore delle nostre case...

mercoledì, gennaio 11, 2006

Un paese normale

Il post di ieri - relativo al video della morte di Quattrocchi - è stato pubblicato su Liberoblog.
Vi riporto qui alcuni sagaci ed equilibrati commenti ricevuti in quella sede.

lupo selvatico tornatene nella foresta con la coda tra le gambe, vergognati di cio' che scrivi tu che sei VIVO

AUTORE DEL BLOG potevi fare a meno di scrivere quello che hai scritto, denuncia il deserto della tua anima, se ne hai una.

Il solito intellettuale da salotto con manie di grandezza: lui non era un eroe ma ha mostrato una dignità ed un attaccamento alla sua nazione e al suo popolo che merita rispetto, grande rispetto. Vergognati da solo perchè non me la sento di perdere tempo a dirtelo.

Lei, titolare di questo blog, deve solamente nascondere la sua faccia e diventare muto. La sollecito a verificare sul dizionario - se lo possiede - il significato di mercenario. Il sig. Quattrocchi era là per un lavoro pericoloso che lei non farebbe mai, perchè solo un vigliacco fa delle affermazione di quel tipo. Provi a lavorare, se ci riesce!

... un'ultima cosa: uno come lei non può permettersi di utilizzare il titolo di un bellissimo album Jethro Tull. Non può comprendere la bellezza di questa musica! La esorto a diventare anche sordo!

Non vuoi vedere il video perchè hai paura di vedre un vero italiano coraggioso. vigliacco comunista

ma chi e' quel demente che ha scritto quell'articolo su quattrocchi? ma perche' non si da fuoco demente che non e' altro?

X LUPO SOLITARIO: FAI VOMITARE!!! LO VUOI UN PROIETTILE IN TESTA? INFAME...

QUESTO BLOG E' UNO SCHIFO!!! VERGOGNA!!! SEI INDEGNO DI VIVERE IN QUESTO PAESE!!!!

Ringrazio coloro che hanno commentato direttamente qui in modo civile.

P.S. sapere che condivido la passione per i Jethro Tull con qualche persona del genere di cui sopra è forse la cosa che mi deprime di più (scheeeeerzo!!!)

martedì, gennaio 10, 2006

"VI faccio vedere come muore un italiano"

Non voglio vederlo, il video dell'uccisione di Fabrizio Quattrocchi. Credo che vederlo non aggiunga nulla ad una vicenda squallida (la presenza dei quattro mercenari italiani in Iraq) e tragica (per il rapimento e la morte di Quattrocchi).
Quel che non capisco è il meccanismo (già applicato per Sharon in questi giorni) , meramente emotivo, che assegna alla morte - tragica o incombente - la funzione di "riscatto morale" e definitivo di vite e comportamenti eticamente discutibili.
"Si vergogni chi lo definì mercenario", dice il nostro Ministro degli Esteri.
Si vergogni lui a mistificare la realtà.
L'unico motivo di vergogna che possiamo provare è che nostri connazionali vadano ancora, come Quattrocchi, Stefio e soci, a speculare su una tragedia come la guerra, a farsi pagare a caro prezzo - ed in questo prezzo è incluso il "rischio di morte", no? - per fare i mercenari.
E pretendere pure che li si consideri eroi, è davvero troppo.

martedì, novembre 15, 2005

Falluja

E' un inizio pericoloso, lo so, per un blogger che non vuole la rissa. Ho letto molto, in questi giorni, dopo aver letto il servizio sul sito di Rainews e - soprattutto - dopo aver visto le foto. Ho letto parole di indignazione, ma anche minimizzazioni, e accuse a Rainews di aver fatto pura propaganda.Chi ha assunto quest'ultima posizione dice in sostanza che "il fosforo bianco non ha gli effetti che si dicono, non si lancia con gli elicotteri, serve per illuminare gli "obiettivi" e non per uccidere i civili". Ho letto raffinate disquisizioni di esperti di armi (posso dire "armi chimiche" o vengo insultato come Fassino da Christian Rocca? Nel dubbio mi astengo). Ho letto da qualche parte (non ricordo dove) la smentita americana: terrificante esercizio di equilibrismo verbale (ma giudicate voi, appena ritrovo il link).
Ma, secondo me, questi sono dettagli del tutto secondari. Se parliamo di questo perdiamo di vista la cosa principale. Quegli esseri umani, o quel che ne resta. Possiamo astrarcene, fare i tecnici o gli osservatori. O guardare quelle foto, guardarle ancora, inorridire, provare una pena profonda e chiederci perchè. Perchè è accaduto. E COSA è accaduto.
Ecco, io mi fermo qui, a queste due domande. Il resto non lo voglio neanche sentire.