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venerdì, gennaio 23, 2009

Giuro, non lo volevo fare, il post su Poletto...:-(

...ed infatti lo faccio principalmente per esprimere sintonia ed apprezzamento per le parole della Presidente Mercedes Bresso. :-)
(l'intervista al cardinal Poletto comunque è qui, e va letta).
Anche se soggetto ad un processo di devastazione dall'interno delle istituzioni, noi viviamo ancora in uno Stato (formalmente) libero e democratico.
Così come io non mi arruolerei mai volontario nell'esercito, perchè sarei costretto a fare cose che aborro, è assolutamente legittimo che chi ha una convinzione profonda tenti di essere coerente ad essa, nella vita quotidiana e nello svolgimento del suo lavoro.
Però, esiste un problema.
Se non ci fosse alcun volontario disponibile ad entrare nell'esercito, probabilmente lo Stato sarebbe obbligato a tornare alla leva obbligatoria per garantire il diritto alla difesa del proprio territorio.
Se tutti, per ipotesi, decidessero di fare gli obiettori (ammesso che tornasse anche la legge sull'obiezione di coscienza), lo Stato legittimamente imporrebbe comunque a qualcuno di fare comunque il militare. A quel punto, la scelta sarebbe tra obbedire ed andare in galera (ahimè).

Ecco, quel che voglio dire è che, all'interno di uno Stato democratico, il "non rispetto" delle leggi sulla base di una obiezione di coscienza è possibile, senza pagarne le conseguenze, solo in due casi: o quando esiste una legge specifica che riconosce l'obiezione specifica su quel tema (vedi l'obiezione al servizio militare o all'aborto), o quando esiste un numero sufficientemente grande di persone che possono rispettare la legge al posto di chi fa obiezione di coscienza.

Se non si verificano queste due condizioni, deve essere serenamente accettato il concetto che l'obiezione di coscienza (ed il conseguente non rispetto delle leggi) può portare in galera o a perdere un determinato posto di lavoro.

Giova ricordare che la legge sull'obiezione di coscienza al servizio militare (varata nel 1972) è il frutto di obiezioni di coscienza pagate a caro prezzo (appunto, con la reclusione) da parte di pacifisti e nonviolenti, credenti o laici.

Nel caso posto dal cardinal Poletto, io non vedo molta consapevolezza su questo aspetto. Pur richiamando anch'egli il precedente dell'obiezione di coscienza al servizio militare, che è una presa di posizione forte e gravida di conseguenze, egli cita come esempi di "resistenza civile" dei cattolici alcuni atti che a me sembrano - scusate - assai miserelli e miserabili, per non dire pilateschi.
Il farmacista che rifiuta di vendere la pillola del giorno dopo alla ragazza preoccupata non è un obiettore di coscienza, per me: è Pilato che dice "arrangiati, io non ne voglio sapere".
Il medico che non stacca il sondino di Eluana è Pilato che dice "del vostro dolore, del vostro problema io non intendo interessarmi".
L'obiezione di coscienza è - deve essere - attiva, pone problemi, è pubblica, è sfida all'esistente. Costoro non fanno nulla di tutto ciò: la loro obiezione non è rivolta al mondo per sfidarlo, è solo assenza di azione, vigliaccheria, "non fare", "non dire", nascondersi, eclissarsi dai problemi del mondo e delle altre persone.

Ecco, se rispetto e concordo con l'idea di un uomo che, sulla base della propria coscienza, decide di non derogare da essa, fino al punto da violare una legge e pagarne le conseguenze civili e penali, non riesco assolutamente ad associare a questo l'idea di omuncoli pavidi che di fronte ai problemi degli altri usano la propria coscienza per dire semplicemente "non mi interesso di te", e tornano ai loro piccoli affari, senza nessuna intenzione di contaminare il mondo con la loro legittima idea, ma chiedendo solo che il mondo li lasci in pace, non li disturbi.

Questo tipo di "obiezione" non mi sembra affatto nobile, ma mi sembra pavido, oscuro, ambiguo, ipocrita.
Fa il paio con gli avvertimenti mafiosi di Sacconi alla clinica friulana, "fate quel che vi pare, ma attenti che..."
Consente di fare quel che pare loro senza mai pagare il prezzo delle proprie scelte, e questo è ipocrita.

E poi - mi scusi, cardinal Poletto - ma se si hanno dei valori non è che si può fare l'obiezione solo a quel che ci pare. Non è che si può scegliere sul vassoio solo quel delizioso bignè di valori, quella sfiziosa tartina di coscienza, e spilluzzicare solo quel che si preferisce tra le offerte del mercato dei principii.

Se si è dalla parte della vita, lo si è sempre. Contro la guerra, contro la mafia. Contro gli interessi che avvelenano la vita ed il futuro delle persone. Contro la fame della maggior parte del mondo, fame che è figlia di questo sistema in cui molti di questi obiettori "light" sembrano trovarsi meravigliosamente a proprio agio.

Lei, cardinale, continua a disquisire di minareti e di pillole: ma noi che viviamo quaggiù mica riusciamo ad appassionarci, a questi dettagli. Sarà che la vita, quella normale, è una fatica che le viene risparmiata. Beato lei...

UPDATE: segnalo questa riflessione di Saviano sul caso Englaro...

mercoledì, gennaio 21, 2009

Uno spiraglio di sensatezza in una storia indecente

17 novembre 2008: "Le strutture della Lombardia sono indisponibili ad assistere Eluana Englaro nel caso la famiglia decidesse di applicare la sentenza della corte d'appello e togliere il sondino che alimenta la giovane donna." Lo ha affermato oggi il presidente della Regione Lombardia, Roberto Formigoni, a margine di un incontro tenuto al palazzo di Giustizia di Milano per l'inaugurazione del nuovo punto informativo del progetto 'Conciliamo'.

Alle domande dei giornalisti il governatore lombardo ha ribadito che ''gia' mesi fa la Lombardia aveva rilevato l'indisponibilita' delle proprie strutture a muoversi in questa direzione''.

16 dicembre 2008, da repubblica.it: “Interrompere nutrizione e idratazione delle persone in stato vegetativo persistente non è legale per le strutture pubbliche e private del servizio sanitario nazionale. E’ quanto stabilisce un atto di indirizzo che il ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche sociali ha inviato alle regioni sulla base di alcune indicazioni precedenti, tra cui quella del comitato nazionale per la bioetica e l’articolo 25 della Convenzione sui diritti delle persone con disabilità dell’Onu. L’atto, firmato dal ministro Sacconi, di fatto renderà illegale per qualsiasi struttura pubblica e privata sul territorio nazionale l’adempimento della volontà della famiglia Englaro, e cioè il distacco del sondino che alimenta e idrata la giovane, in stato vegetativo da 16 anni”.

20 gennaio 2008: "Non ci offriamo, ma se la famiglia Englaro dovesse chiedercelo noi siamo pronti ad accogliere Eluana". Cosi' il presidente della Regione Piemonte, Mercedes Bresso, apre uno spiraglio alla vicenda della donna in stato vegetativo persistente da 17 anni.

giovedì, dicembre 01, 2005

TAV: spiegarsi tardi è meglio che non farlo mai

Continuo a non schierarmi sull'argomento (il cuore sta in Valsusa, ma quando si governa il cuore è solo uno dei partiti di maggioranza), ma è interessante cogliere alcune novità da parte di chi è legittimamente e cosapevolmente favorevole alla realizzazione del TAV.
Ieri Luciano Gallino su "Repubblica" si chiedeva: ma è possibile che in tutti questi anni, a favore della TAV, non si sia prodotta un'informazione convincente, che risolva definitivamente i due enormi dubbi che gravano sull'opera?
Il primo dubbio (non necessariamente in ordine di importanza) è di carattere "ecologico-sanitario": c'è amianto nella montagna? lo scavo creerà pericoli alla salute degli abitanti non solo della valle, ma della provincia di Torino?
Il secondo dubbio riguarda la convenienza economica : realizzata la TAV e l'oneroso tunnel di 52 km, con una spesa che si situerà nei prossimi 15 anni attorno ai 13-18 miliardi di euro (circa 4 ponti di Messina, per intenderci) , quali sono i risparmi economici ed ambientali stimati nei decenni successivi che giustificano l'opera?
In una intervista su "Repubblica" di oggi, il Presidente della Regione Piemonte afferma di aver chiesto a Prodi, su questo argomento, l'inserimento di quattro punti nel programma di governo dell'Unione:
  1. Ripristinare la valutazione di impatto ambientale sull'opera, anche se non è prevista dalla legge obiettivo;
  2. Stendere un piano complessivo, in accordo con la UE, per la valorizzazione ed il rilancio della Valle di Susa;
  3. Definire un patto politico, concreto e operativo, per spostare le merci dal trasporto su gomma a quello su ferro;
  4. Dire no al progetto se, al termine dei lavori preliminari e dei sondaggi, l'impatto ambientale dell'opera risultasse inaccettabile.
Io credo che, se un ragionamento del genere fosse stato affrontato nei mesi scorsi con i valsusini, ci sarebbero state buone speranze di evitare le manganellate, le barricate, la tensione nella neve, e quanto di brutto e spiacevole potrebbe accadere in queste ore ed in questi giorni.
Se si fosse usato rispetto per le opinioni altrui, invece di procedere come caterpillar con slogan vuoti (lo vuole l'Europa, è un'opera necessaria), probabilmente ci sarebbe stato spazio per un ragionamento collettivo utile per tutti (poi gli idioti NOTUTTO ci sono sempre, ma qui si tratta di cinquantamila persone normali...cittadini a cui è doveroso riconoscere il diritto di critica).

Ma, per tardi che sia, un ragionamento politico bisogna pur ricominciare a farlo, affinchè scompaiano dalla valle i manganelli e gli scudi di plastica. Mica si può andare avanti 15 anni così, a militarizzare il territorio e coltivare la rabbia delle persone.