giovedì, aprile 25, 2013
25 aprile
lunedì, aprile 27, 2009
Milano, 25 aprile
Risaliamo lentamente il corteo antifascista, assai corposo ("Repubblica" dirà che eravamo sessantamila: non male per chi, come l'ANPI, non ha nè la struttura organizzativa nè il richiamo di un partito o di un sindacato).
Sfioriamo gli striscioni, le bandiere, i corpi delle persone che sono per l'ennesima volta scese in piazza per manifestare fisicamente la loro esistenza e la loro appartenenza: e ci sentiamo a casa, perchè siamo tra la nostra gente, sorridente e tranquilla.
I labari e gli striscioni, e soprattutto i partigiani dell'ANPI sono giustamente applauditi con calore dalla folla (almeno altrettanto numerosa) che fa da cornice al corteo lungo il suo percorso: c'è commozione, rispetto, riconoscenza, ed anche qualcosa che stringe il cuore, quando di tanto in tanto sorge spontaneo, lanciato da qualche voce che subito viene accompagnata amorevolmente da altre voci, un canto partigiano.
Giungono nel corteo Franceschini e Di Pietro, anch'essi applauditi e riconosciuti come "nostri".
Qualche problema in più ce l'ha la Brigata Ebraica, dal cui spezzone (accudito saggiamente ai lati dalla polizia) si erge anche un vessillo americano.
Ma la cosa, a differenza di altri partecipanti, non mi indigna nè mi turba: il nostro 25 aprile è stato possibile anche grazie (e non solo "malgrado") a quella bandiera, che in questo corteo ha molto più diritto di cittadinanza di altre entità che hanno molti più problemi a relazionarsi con questa ricorrenza.
Il corteo attraversa simbolicamente Piazza Fontana, a quasi 40 anni dalla Strage di Stato impunita, e si scioglie infine nell'immensità di Piazza Duomo, dove dilaga, occupandola tutta, ed ascolta ed applaude i relatori dell'ANPI, della FAIP e dell'ANED.
Qualche fischio per interposta persona, all'inizio del suo intervento, lo prende un Assessore del Comune di Milano, ma visto che in realtà ad essere fischiata è l'assenza della Moratti la contestazione finisce quasi subito.
Non così bene va, qualche intervento più tardi, al Presidente della Regione Formigoni. La piazza (TUTTA la piazza) copre interamente le sue parole con fischi ed urla.
Io tengo un atteggiamento sobrio, ma quando, in un attimo di abbassamento del livello sonoro della contestazione, lo sento dire che "il 25 aprile è diventata una data simbolo non solo della Liberazione dal nazifascismo, ma da ogni totalitarismo", allora scappa un urlo anche a me, perchè le ricorrenze non vanno riscritte a proprio piacimento, e questa deve rimanere quel che è: la Festa della Liberazione.
Ci rinfranchiamo con le parole di Epifani ("si può anche arrivare tardi, per ultimi, a capire il significato di questa data: ma bisogna farlo con la dovuta umiltà"), e poi del Presidente Emerito Oscar Luigi Scalfaro, che ci rimbrotta un po' per non aver ascoltato Formigoni e ci ricorda che "gli italiani sono eccezionali nei momenti eccezionali, ma nei momenti normali a volte avrebbero bisogno di una botta in testa".
Un ultimo applauso, e si va: con la consapevolezza che questa non potrà mai essere "la festa di tutti", ma solo di chi ha capito e scelto.
mercoledì, aprile 22, 2009
Schizzi di fango sul 25 aprile
Purtroppo l'Istituzione è oggi posseduta da chi sappiamo, e prima di parlare all'Istituzione occorrerebbe un esorcismo: perchè sennò la risposta viene sempre, sgraziata e stridula, dal demone del leader più amato del mondo dopo Kim Jong Il.
Ed ovviamente è andata così anche stavolta: la risposta è stata provocatoria, così come sarà provocatoria la presenza dell'Istituzione Posseduta, ovunque essa decida di andare.
Uno dei bollettini parrocchiali di quella fazione preannuncia infatti che l'omaggio principale dell'Istituzione Posseduta avverrà al cimitero americano di Nettuno, con una chiara, visibile scelta di ignorare la parte più sgradita dei "liberatori".
Ciò mi consola, perchè partecipando alla manifestazione di Milano avrei provato un fortissimo imbarazzo rispetto ad un eventuale presenza di costui. Avrei voluto applaudire l'Istituzione e contemporaneamente sputare in faccia al demone, e probabilmente avrei scelto infine il silenzio: ma la rovina della manifestazione sarebbe stata garantita.
Ma ecco che il risultato è stato ottenuto anche questa volta: invece di parlare del 25 aprile e di quello che rappresenta, parliamo degli schizzi di fango e dei fastidiosi rumori prodotti da chi odia la Repubblica del 25 aprile. L'ennesima arma di distrazione di massa, dopo una provvidenziale catastrofe nazionale, è usata per distrarre da quel che siamo diventati (per fortuna c'è chi riesce ancora a vederlo benissimo, e lo racconta senza specchi deformanti: non perdetevi il post odierno di Artemisia su come viene vista l'Italia dai corrispondenti dei giornali esteri!).
UPDATE: il bollettino parrocchiale non era ben informato: non andrà a Nettuno ma ad Onna, teatro nel 1944 di una strage nazista che costò la vita a 16 persone.

domenica, aprile 27, 2008
25 aprile
Nel paesello di collina in cui sono consigliere comunale, insieme ai miei due compagni di minoranza, a due rappresentanti dell'ANPI e ad un assessore della maggioranza presente a titolo personale, si è andati a rendere omaggio ai caduti nei vari luoghi in cui vi sono tombe e lapidi a ricordo.
Un atto non "ufficiale", ma non meno sentito laddove l'Amministrazione ignora da sempre il 25 aprile, nonostante le nostre sollecitazioni.
Siamo tra le altre cose andati nel profondo del bosco, in una zona impervia e nascosta, a rendere omaggio ad un civile ammazzato durante un rastrellamento nel luogo in cui è caduto, perchè fare queste cose fa capire ancor di più che partecipare alle cerimonie istituzionali.
(Il giorno dopo, inoltre, abbiamo organizzato in piazza un "aperitivo resistente" con l'ANPI: anche in questo caso, eravamo assai pochi ma buoni).
Poi il resto del pomeriggio, in una giornata assolata e caldissima, a Torino, in Piazza Castello, alla manifestazione ufficiale del 25 aprile, tenendomi distante dai vaffanculismi e dalle code di gente che va a firmare cose che non servono a un accidente.
Infine serata a Casalborgone (dove il 25 aprile è invece sentito e ricordato), comune di confine tra le province di Torino ed Asti, ad uno spettacolo su Bruno Neri.
Bruno Neri era un calciatore nato a Faenza negli anni ‘20, che giocò nella Lucchese e nelle Fiorentina, vestì la maglia della nazionale e concluse la sua splendida carriera di mediano nel ‘40 nel Torino di Ferruccio Novo (a causa di un incidente di gioco).
Tornò poi a giocare a Faenza, usando l'attività calcistica, come copertura per le sue attività antifasciste, e fu ucciso dai nazisti durante un’azione partigiana.
mercoledì, aprile 23, 2008
Appello per il 25 aprile a Torino
Ecco il testo di un appello firmato da importanti personalità della cultura e dell'Università quali Gustavo Zagrebelsky - presidente emerito della Corte Costituzionale, Guido Neppi Modona - vicepresidente emerito della Corte Costituzionale, il poeta Pablo Avila, Carlo Federico Grosso e Giovanni De Luna.
Hanno aderito anche numerosi amministratori, politici e rappresentanti istituzionali.
Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure. Articolo 21 Costituzione della Repubblica Italiana
Sessantre anni. Chi è nato in quei giorni ha avuto il tempo per raggiungere l'età della pensione, chi era bambino arriverà tra poco a questo traguardo, mentre chi ha messo piede in questo mondo negli anni successivi, ha comunque avuto l'opportunità di conoscere quei giorni nel racconto dei propri nonni. Tre generazioni, tante ne sono passate da quando l'Italia è stata liberata dall'occupazione nazista e della dittatura del fascismo. Tre generazioni che, grazie alla generosità e al sacrificio della parte migliore di questo paese, hanno avuto la possibilità di vivere e crescere in una nazione libera e democratica.
Sarebbe questa una ragione sufficiente per festeggiare il 25 Aprile, ma crediamo vi sia di più del semplice ricordo.
Il 25 Aprile ci parla dell'oggi, della necessità di non dare mai per scontati quei valori per i quali combatterono i nostri padri e i nostri nonni. Ci invita a non pensare illusoriamente che questi siano conquistati per sempre. Farli vivere ogni giorno è un dovere per ogni democratico.
Il 25 Aprile ci parla dell'attualità della Costituzione dentro la quale sono racchiuse tutte le fondamenta della democrazia e della convivenza civile nel nostro paese, contro ogni tentazione revisionistica che vuole minare la casa comune degli italiani.
Il 25 Aprile ci parla della libertà, anche di quella d'informazione che deve essere protetta da leggi adeguate che limitino condizionamenti e conflitti di interesse.
Il 25 Aprile ci parla del futuro, perchè è in un paese animato da questi valori che vogliamo continuare a vivere.
Il 25 Aprile ci parla, fermiamoci ad ascoltarlo.
A Torino ci stiamo provando in tanti, tantissimi.
Sosteniamo e saremo presenti alla manifestazione organizzata dal Consiglio regionale del Piemonte, dal Comitato regionale Resistenza e Costituzione, dalla Città di Torino, dalla Provincia di Torino e dal coordinamento delle associazioni partigiane. Invitiamo tutti a fare lo stesso.
L'appuntamento è per venerdì 25 aprile dalle ore 15.30 in Piazza Castello a Torino per ricordare e festeggiare insieme "la notte in cui gli italiani non liberi divennero liberi".
giovedì, aprile 27, 2006
Idiozia mediatica sul 25 aprile
Fatemi capire: un paese intero dovrebbe chiedere perdono per l'atto idiota di alcuni cretini (che, a differenza di quanto accaduto in passato, non rivestono ruoli istituzionali di alcun livello e quindi NON RAPPRESENTANO NESSUNO al di fuori di se stessi)???
Siamo alla follia. L'ambasciatore, così come i quotidiani nazionali, dovrebbero invece chiedere scusa ai quasi centomila che sono scesi in piazza: scusa per averli quasi ignorati ed aver sovrapposto alla loro festa, evidenziandolo senza ragione, un atto insignificante e stupido.
