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domenica, novembre 22, 2009

La nostra immagine di Hitler

Gli studi sul "personaggio Hitler", dopo la sua morte nel bunker di Berlino, sono stati innumerevoli.
Trascuriamo le ipotesi, decisamente poco convincenti, che il Furher si sia salvato e sia nascosto in qualche accogliente e inaccessibile landa del Sud America, e che quindi abbia lasciato dietro di sè qualche ulteriore traccia che potrebbe costituire materiale di studio.
O, addirittura, come ipotizza lo scrittore George Steiner nel suo discusso romanzo "Il processo di San Cristobal", che lo si possa addirittura ritrovare vivo ed interrogarlo per venire a capo di una personalità così complessa.

No, Hitler è veramente morto il 30 aprile 1945 nel bunker di Berlino assediato dall'Armata Rossa.
E per studiarlo, dobbiamo riprendere il suo percorso umano, iniziato dal piccolo villaggio austriaco di Dollersheim (scomparso durante la seconda guerra mondiale, fatto distruggere per volontà stessa di Hitler), e ripercorrerlo attraverso gli scritti, le azioni, la storia.

Ron Rosenbaum, nel suo libro "Il mistero Hitler" del 1999, compie una sorta di approfondita investigazione sulle fonti che hanno tentato di capire e spiegare Hitler, dai giornalisti antihitleriani del tempo della sua irresistibile (?) ascesa al potere, agli studiosi della nostra epoca, tra cui il discusso Irving, che a questo mistero hanno tentato di dare una spiegazione.

Quel che ne viene fuori è un poliedro che fornisce non una sola, univoca e certa, immagine di Hitler, ma piuttosto le immagini di molti Hitler diversi, spesso persino in concorrenza tra di loro: istrione, invasato messia, pazzo, o addirittura personaggio esitante ed incerto guidato da una particolare condizione storica?

Impossibile chiarirlo, ad oggi: restano così numerose le questioni insolute.
Ad esempio, discordi sono le voci degli storici sull'origine e sulla natura del suo antisemitismo.
Nasce dai suoi antenati, e dalla paura della contaminazione dal sangue ebraico?
Era "sincero", riguardo al suo odio verso gli ebrei, od era solo un cinico opportunista?
E ancora: esisteva una sua patologia sessuale, e c'era un rapporto tra questa e la patologia politica?
E la sua ascesa al potere fu inevitabile? I suoi crimini furono la conseguenza di irresistibili forze storiche o di una implacabile volontà personale?

Il nostro desiderio di comprendere questo mistero, è evidente, è legato alla possibilità di riconoscere in tempo, ed evitare, che in futuro possa ripetersi quanto accaduto in relazione all'esistenza di un Hitler: l'Olocausto, in primo luogo, e la Seconda Guerra Mondiale.

Hitler era un uomo "quasi comune" portato dalle forze del tempo ad un ruolo che si sarebbe prodotto comunque, od era un individuo eccezionale ed irripetibile che guidò quelle forze verso quel che poi accadde? Hitler fece la storia o fu un prodotto di essa?

Il libro tenta una risposta proponendo le diverse opinioni degli storici al riguardo, ma al lettore resta netta una sensazione: che sia pressochè impossibile capire la storia mentre la si sta vivendo, e a quei pochi che hanno netta la percezione del pericolo - e sanno preconizzare, e vedono il futuro possibile con orrore - è impossibile dare ascolto.
Perchè conserviamo sempre, contro ogni ragionevole certezza, la sensazione di poter dominare la storia, anche quando questa corre ormai su un piano inclinato: ed ammettere di essere stati ciechi, sordi e pavidi è assai più dura, superato un certo limite, che correre verso il disastro, illudendosi di esser dalla parte di chi si salverà.

Il libro è interamente interessante, fin dal racconto delle origini di Hitler, e dei misteri legati ad un nonno incerto e - chissà - addirittura ebreo.

Tra i capitoli più interessanti ci sono quelli che raccontano l'eroica lotta dei giornalisti antihitleriani, tra il 1920 ed il 1933, contro quel fenomeno nato in una birreria di Monaco: un fenomeno violento, sanguinoso, che seminava morte tra gli oppositori e gli avversari interni, in cui probabilmente si annidava la matrice che avrebbe portato alla tragedia successiva.

Il "Munchener Post", quotidiano di Monaco guidato da giornalisti attenti e scrupolosi, combattè ogni giorno della sua esistenza contro il nazismo.Furono i primi a capire cosa stava accadendo, furono i primi a vedere Hitler che diventava HITLER.
Lo portarono anche in tribunale, per confutare le menzogne storiche che considerava base della sua azione; ed ogni giorno pubblicavano analisi lucide, inequivocabili, sulla natura criminale dei metodi nazisti.

E poi Fritz Gerlich, che diresse un giornale antimarxista ed antinazista, "Der Gerade Weg" (La retta via), che flagellava quotidianamente Hitler: arrivò a pubblicare in prima pagina, irridente, l'immagine di Hitler che sposa ad una donna di colore.
Cinque settimane dopo aver preso il potere, nel 1933, i nazisti gli distrussero la tipografia e lo portarono a Dachau, dove fu assassinato un anno dopo.
Sapevano che stava per pubblicare documenti compromettenti per Hitler: un attacco che forse avrebbe portato il presidente Hindenburg a deporre il neocancelliere. Purtroppo quei documenti non sono mai stati ritrovati.
Quando lo uccisero, i nazisti "inviarono alla vedova gli occhiali di Gerlich, tutti macchiati di sangue."

Si affronta anche, con taglio davvero investigativo, la misteriosa storia della morte della nipote di Hitler, Geli Raubal, con cui l'astro nascente della politica tedesca ebbe una relazione fino al suicidio di lei, nel settembre 1931.
Tutti i dubbi sul suicidio vennero messi a tacere da Hitler, nonostante si vociferasse di cause legate ad una sua presunta perversione sessuale - voci mai realmente confermate, ma di cui certo il Furher non gradiva la circolazione.

La maggior parte del libro è dedicata all'analisi delle cause dell'antisemitismo di Hitler ed alle sue responsabilità nell'Olocausto.
L'analisi parte dal riepilogo dettagliato delle tesi sostenute nei saggi su Hitler pubblicati dopo la seconda guerra mondiale, dalla argomentata confutazione ad esse venuta da altri studi, ed è arricchita da alcune interessanti interviste ai maggiori studiosi - ancora viventi all'epoca - del fenomeno.

Impossibile dare qui una sintesi efficace delle oltre 500 pagine del libro: ma la sua lettura costrituisce indiscutibilmente un modo per avvicinarsi a quel mistero terribile, rimettendo in discussione le immagini di Hitler che abbiamo disordinatamente accumulato nel tempo, e permettendoci di comporne una nuova, più oggettiva, anche se non meno sfocata.

martedì, ottobre 28, 2008

Buone letture

"Solo chi è vigile può serbare le proprie libertà, solo quelli che stanno bene all'erta, col cervello ben desto, possono sperare di governarsi con strumenti democratici.
Ma quando i membri di una società passano gran parte del loro tempo non all'erta, col cervello ben desto, qui e ora, o nel futuro immediato, ma altrove, nell'altro mondo dello sport e della canzone, della mitologia e della fantasia metafisica, allora sarà ben difficile resistere all'assedio di chi vuol manipolare e controllare la società.
Oggi, per la loro propaganda, i dittatori si avvalgono soprattutto di tre mezzi: iterazione, soppressione e razionalizzazione.
Ripetizione di frasi fatte, che essi vogliono fare accettare per vere.
Soppressione di fatti, che essi vogliono ignorati.
Suscitamento e razionalizzazione di passioni che possono poi usarsi nell'interesse del Partito o dello Stato.
Poichè si approfondiscono l'arte e la scienza della manipolazione, i dittatori di domani sapranno certamente unire a quelle tecniche il flusso continuo delle distrazioni, un elemento che già oggi, in Occidente, minaccia di fare affogare in un oceano di fatuità la propaganda razionale, indispensabile per la conservazione della libertà individuale e la sopravvivenza delle istituzioni democratiche."
Aldous Huxley, "Ritorno al mondo nuovo", 1958

"La propaganda efficace deve limitarsi a poche semplici necessità, e quindi esprimerle in forme stereotipate.
Esse vanno ripetute continuamente, perchè solo la ripetizione costante riuscirà alla fine ad imprimere un concetto nella memoria di una folla.
Il propagandista demagogico deve quindi essere sempre un dogmatico. Ogni sua affermazione sarà priva di sfumature. nel suo quadro del mondo non ci sarà posto per il grigio.
Il propagandista deve fare suo un atteggiamento sistematicamente unilaterale, rispetto ad ogni problema che affronti.
Non deve ammettere di potersi sbagliare, o che possa avere in parte ragione chi non la pensa come lui.
Con gli avversari non si discute: si grida, si aggredisce, e se danno troppo fastidio si liquidano.
Le masse son perfettamente convinte che il diritto sta dalla parte dell'aggressore."
Adolf Hitler, citato da Aldous Huxley in "Ritorno al mondo nuovo", 1958.

lunedì, luglio 16, 2007

Pastisun! (un'altra storia dalla Nuova Europa)


Seguo da un paio d'anni con attenzione e un po' di inquietudine quel che accade nella Nuova Europa, ed in particolare in Polonia e nelle Repubbliche Baltiche (sarà che due anni fa, quando ci ero andato, mi ero innamorato a tal punto dell'Estonia da desiderare di andarci a vivere...poi, con quel che sta accadendo negli ultimi mesi, ho cambiato idea: meglio la Spagna!).

L'ultima l'ha combinata il Ministro Estone della Giustizia, Rein Lang, come potete leggere nell'articolo a cui linka il titolo del post: ha pensato bene di festeggiare il proprio cinquantesimo compleanno in un ristorante di Tartu facendo rappresentare per i propri invitati una piece teatrale su Adolf Hitler.

Il Ministro afferma che la rappresentazione ("scritta da Pip Utton e rappresentata con successo in giro per il mondo") è un testo profondamente antinazista. E' vero, per quel che ne ho letto in rete: è un testo sulla parte oscura dell'uomo, sulla terribile propensione dei popoli a farsi manipolare, ingannare, accettando i peggiori crimini in nome di una menzogna.
Il messaggio del testo teatrale è che l'intolleranza continua ad attraversare la storia, e che da essa alla fine non impariamo nulla.

Il Ministro aggiunge, piccato - visto che la questione ha suscitato prevedibili clamori in un paese in cui non ci si è risparmiati nulla, negli ultimi tempi, per suscitare le ire della popolazione russa: “Apparently (Russia’s) principle is that even the most anti-Nazi work of art, such as Charlie Chaplin’s “The Great Dictator,” becomes pro-Nazi as soon as a member of the Estonian government goes to see it.”

Beh, io gli do credito, al buon Ministro. Voglio pensare che l'abbia fatto con uno spirito di profonda autocritica rispetto alle ultime azioni del governo estone, e che non si sia trattato dell'ennesima provocazione gratuita nei confronti di qualcuno. Sarebbe assai sciocco, no?:-)