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sabato, settembre 11, 2010

Domanda (pressochè retorica)

Ma se 600 giocatori di calcio professionisti che hanno uno stipendio medio annuo di 1,3 MILIONI DI EURO, proclamano uno sciopero perchè si sentono "poco tutelati", cosa dovrebbero fare, in proporzione, gli operai metalmeccanici che Marchionne e Federmeccanica vorrebbero trasformare in persone senza diritti?:-)

venerdì, agosto 27, 2010

Marchionne e Marx (corrente Groucho)

"Grazie, ho trascorso una serata veramente meravigliosa. Ma non è questa."
(Groucho Marx)










"Superiamo la vecchia idea di un'Italia divisa in padroni ed operai."
(Sergio Marchionne)








"...che ce ne facciamo di operai, se possiamo avere schiavi?"

(Luposelvatico interpreta Sergio Marchionne)


Se c'è un parola che mi irrita, è "cambiamento". Perchè il dizionario dice che significa "mutamento, trasformazione, modifica". Da A a B, da qui a lì, da questo a quello.
In genere, invece, chi la pronuncia e ne fa mito non lo specifica mai, quale A e quale B ha in testa.
Al massimo la accompagna a parole generiche che non significano una cippa, tipo "il passato" ed "il futuro", "il vecchio" ed "il nuovo", o "il male" ed "il bene".

Ieri, Marchionne, al meeting di CL, ha fatto proprio questo. Ha fuffoleggiato di cambiamento, passato, futuro, meglio e peggio senza mai entrare nei dettagli. Eppure la platea di ciellini lo ha applaudito calorosamente, ed allora vuol dire che loro lo hanno in qualche modo capito, il significato nascosto di quel che Marchionne ha detto in modo fuffologico.
E quando un ciellino approva ed applaude, io per principio mi preoccupo - e non mi sbaglio mai, dice la mia esperienza. E' quel che si dice "ragionare per differenza": se una cosa è buona per un ciellino, o per la Confindustria, o per Cicchitto, è sicuramente una cosa pessima per me.

Oooohhhh, ma che modo "vecchio" di ragionare, direte voi, e direbbe anche Marchionne.
Perchè il modo nuovo di ragionare, come risulta da ieri, è questo:
  • non esistono più padroni ed operai;
  • Marchionne e gli operai della Fiat, come risulta dalla sua "lettera ai Corinzi" di qualche mese fa, sono semplicemente "colleghi";
  • è assolutamente normale che un tuo collega, se si chiama Marchionne, guadagni 435 volte quel che guadagni tu.

Immagino anche che, "essendo le differenze tra padroni ed operai storicamente superate", qualsiasi operaio della Fiat possa decidere di far spostare in Italia uno stabilimento Fiat operante all'estero. Cioè, Marchionne non l'ha detto espressamente, ma nella logica delle cose che ha detto ci dovrebbe stare.

Oh, lo specifico: a me, personalmente, Marchionne non è antipatico. E' uno che sa fare il suo mestiere, che è quello di rappresentare l'interesse di un gruppo di azionisti che fanno soldi attraverso la produzione di automobili.
E che devono trovare il modo di fare più soldi possibile, con le automobili, spendendo il meno possibile; e quando con le automobili non ci sarà più verso di far soldi, passeranno a far soldi con altro.
In questo ruolo, Marchionne è bravo: ed anche molto più rispettabile di pescecani come Colaninno e Tronchetti Provera, per dire.
Però, anche con lui, rimaniamo sempre nel campo del capitalismo assistito: nel senso che è bellissimo fare i soldi con il proprio ingegno e le proprie idee e le proprie opere, ma non c'è nessun capitalista che rinunci a usare i soldi degli altri, per fare soldi; e questi "altri" di solito siamo noi, perchè i soldi degli altri sono "pubblici".

Punto. Tutto molto semplice. Tutto si tiene.
Tu produci cose per guadagnarci, e lo Stato ti dà una mano perchè così redistribuisci un po' della ricchezza prodotta sotto forma di posti di lavoro.

Certo, bisognerebbe anche ragionarci un po', sulle cose che produci.
Le automobili sono un'invenzione stupenda, e produrle occupa anche un sacco di gente.
Peccato che arriva un punto in cui si producono più automobili di quelle che si possono vendere, ed allora gli azionisti che fanno soldi mediante la produzione di lavoro cercano - marxianamente - di aumentare il profitto riducendo i costi: e finito lo spazio di riduzione dei costi attraverso il rinnovamento tecnologico dei mezzi di produzione, non resta che comprimere i costi del lavoro - riducendo i salari o aumentando la produttività il più possibile per lo stesso salario.

Ripeto, tutto normale, risaputo, e persino assai "vecchio" ("Il capitale" del fratello illegittimo di Groucho, Karl, è del 1867).

Ma proprio perchè tutto è chiaro, perchè diamine Marchionne viene a raccontarci queste cazzate sul "superamento della divisione tra padroni ed operai" proprio in una fabbrica di automobili, che è forse l'unico contesto al mondo in cui l'analisi marxiana è ancora uno strumento valido per interpretare la realtà?

Quel che Marchionne vuol dire (e che i ciellini plaudenti evidentemente han capito benissimo) non è che le ragioni del conflitto tra le classi sociali siano superate, ma che una classe vuol dichiarare, approfittando del momento storico ed economico, la vittoria definitiva in questo conflitto, certificando nel contempo la dissoluzione dell'altra.

E' una cazzata, e lo sa anche lui benissimo, parlare di un'Italia che "difende il passato" e di una che "guarda al futuro".
Esiste un'Italia che ne sta schiacciando un'altra, semplicemente, perchè i rapporti di forza lo consentono. Punto e basta, tutto il resto è fuffa.
E, come scrissi tempo fa quando si apriva la questione Pomigliano, non si tratta nemmeno di capire se questo sia "giusto" o "sbagliato", se i "diritti" che si stanno perdendo siano o meno inalienabili. I diritti sono esclusivamente un risultato temporaneo dei rapporti di forza, non sono mai "acquisiti per sempre".
Così come Berlusconi sta tentando di imporre una "Costituzione sostanziale" che cancelli quella formale, ed anche qui la questione non è se sia giusto o sbagliato: è semplicemente in chi ha più FORZA per difendere la propria visione.
Abbandonare l'idea che esistano "valori supremi" a cui fare riferimento, "regole assolute" che tutti in teoria devono rispettare, è il primo - doloroso, ma necessario - passo per scendere dalla luna e ritornare alla realtà.
Che è fatta di conflitto permanente, o di sottomissione al volere del più forte.

Ecco, io rispetterei di più Marchionne se, da un palco, dicesse finalmente la verità e la smettesse con le fregnacce:
"Siamo un gruppo di persone che difendono i propri interessi, ed in questo momento siamo così forti che tentiamo di fottervi definitivamente.
Non ci interessa affatto la qualità delle vostre vite, nè cosa ci sarà nel vostro futuro, nè la sorte dei vostri figli e delle vostre famiglie: non siamo la San Vincenzo, siamo gente che fa soldi producendo automobili. Certo, potremmo adottare una strategia diversa e più umana. Potremmo dirvi: guadagneremo solo 100 volte quel che guadagnate voi, e redistribuiremo questa ricchezza in modo più equo tra di voi, perchè abbiate dignità e perchè siate orgogliosi di quel che fate, fosse pure una inutile ed inquinante automobile.
Ma perchè mai dovremmo farlo, se oggi possiamo schiacciarvi e voi non siete in grado di imporci una realtà che sia più equilibrata, e migliore per voi?
In fin dei conti, in tutto il mondo quelli come noi trattano quelli come voi in modo assai peggiore di quello che conoscete. In tutti questi anni siete stati fortunati: l'Occidente non aveva avversari, e vi abbiamo lasciato credere che avreste potuto partecipare al gioco del benessere per sempre.
Peccato che sia finita, e che vi tocchi smettere di giocare."

mercoledì, giugno 09, 2010

Il presente si fermerà a Pomigliano?

La trattativa in corso tra Fiat e sindacati sulla produzione della Panda allo stabilimento di Pomigliano, a mio avviso, va seguita con particolare interesse: perchè è discretamente rappresentativa di quel che sta cambiando nel nostro presente e nel nostro futuro.
La Fiat dice: c'è in ballo un investimento di 700 milioni di euro, a condizioni che il sindacato polacco accetterebbe di corsa.Se il sindacato italiano rifiuta, non lo facciamo in Italia (ed i posti in ballo sono 5200, indotto incluso).
Quali sono le condizioni in oggetto? A parte i diciotto turni settimanali (tre al giorno per sei giorni, incluso il sabato notte, per sfruttare gli impianti 24 ore su 24 più a lungo possibile), che sono già stati digeriti dalla Fiom, la cosa su cui la trattativa è più serrata sono le DEROGHE alla legislazione vigente ed al contratto nazionale di lavoro.
(Qui il testo completo della proposta di accordo presentata dalla Fiat)

La Fiat richiede, in particolare:
  • la deroga al contratto nazionale sullo straordinario obbligatorio aumentandolo fino all’80%.
  • la deroga al contratto nazionale sui recuperi produttivi: l’abolizione del pagamento dei 3 giorni di malattia in casi di assenze superiori a una certa percentuale.
  • l’obbligo di esigibilità per tutte le organizzazioni sindacali su straordinari e flessibilità, pena sanzioni verso i sindacati e le Rsu.
  • l’obbligo di obbedienza per i lavoratori alle nuove regole di flessibilità, pena il licenziamento.
Un forte strappo alle condizioni vigenti.
Di fronte a questo,ed alla prevedibile resistenza del sindacato (e della Fiom in particolare) assume un particolare significato politico l'intervento sull'argomento di Emma Marcegaglia: «È un momento di stallo molto pericoloso» e «se per una cecità di questo tipo, per un rifiuto anacronistico e inspiegabile da parte della Fiom» non andasse in porto l'investimento del Lingotto di 700 milioni di euro sullo stabilimento di Pomigliano «sarebbe un fatto assolutamente negativo».

"Cecità ed anacronismo".
Queste due parole, riferite alla difesa di condizioni del contratto nazionale di lavoro firmato dalla stessa Fiat, indicano chiaramente come gli imprenditori intendano approfittare della crisi per riprendersi gli spazi perduti negli ultimi decenni.
Marchionne fa il suo mestiere (e, oggettivamente, lo fa molto meglio di altri): quel che accade è, semplicemente, che in tempi di crisi il capitalismo abbandona l'immagine rassicurante e consolatoria che adotta quando ci sono le vacche grasse (magari ipernutrite dal denaro pubblico) e torna - rudemente e brutalmente - a imporre le sue regole - che non sono piacevoli, ma sono drammaticamente reali e sensibili per la vita delle persone.
Non che ieri fosse diverso: solo non ce ne accorgevamo, perchè lo sfruttamento più "sgradevole" avveniva lontano dai nostri occhi e dal nostro tenore di vita. Oggi, ahinoi, la cosa inizia a toccare noi come toccò i nostri padri (delle cui condizioni abbiam perso la memoria).

Il ritorno, nelle fabbriche e negli uffici italiani, a condizioni di lavoro superate da alcuni decenni mi sembra inevitabile, visti i rapporti in forza in atto: e questa prima "forzatura" porterà di certo ad altre novità in tutti i settori del lavoro dipendente, preannunciate dalla volontà di modifica dell'articolo 41 della Costituzione espressa qualche giorno fa da Tremonti, ed anticipate in concreto da tutte le sperimentazioni punitive (dal punto di vista regolamentare ed economiche) attuate nel settore del pubblico impiego.

Inutile strepitare o lamentarsi: qui non siamo più nell'ambito delle "opinioni" o di quel che è "giusto o sbagliato", ma di quel che è reale: ovvero, nell'ambito dei rapporti di forza tra componenti diverse della società.
Quelli che si presentano oggi ci obbligano a rivedere drasticamente le nostre aspettative, basate sulla temporanea persistenza di diritti e consuetudini a cui dovremo presto rinunciare - e che nessun sindacato o forza politica potrà difendere per noi.

Che fare, dunque?

Studiare. Leggere (magari "Gli anni duri alla Fiat", di Garavini e Pugno, che potrebbe presto tornare ad essere attuale). Capire quali sono le forze in campo, ed all'interno di quale "noi" poter misurare la nostra. Immaginare, soprattutto, un futuro nuovo. Perchè non sarà di certo fatto come questo presente, in cui echeggia ormai l'avatar di un passato di cui ci resterà presto solo il ricordo.

mercoledì, novembre 21, 2007

Indecente

Non ho più la tv, quindi il nuovo spot della Fiat 500 l'ho visto qui su YouTube.
E, scusatemi, mi sono incazzato nero.
Perchè USARE il muro di Berlino, la strage di Bologna, Falcone e Borsellino, Montanelli, Eduardo de Filippo per vendere una automobile, accomunando in un pastrocchio insopportabile miti, emozioni e ricordi, è per me un'operazione indecente.
Perfettamente adeguata a questi tempi dove la memoria collettiva è un blob senza peso e senza spessore, ma indecente.
Peggio di quando Spike Lee usò Ghandi per pubblicizzare la Telecom.

venerdì, settembre 21, 2007

E se lo dice lui...

Da "La Stampa" online, venerdì 21 settembre 2007.
TORINO
Si chiama Mirafiori baby ed è il più grande asilo nido aziendale d’ Italia: lo ha inaugurato questa mattina l’ amministratore delegato della Fiat, Sergio Marchionne, con il sindaco di Torino Sergio Chiamparino, all’ interno dello stabilimento di Mirafiori.

L’ asilo rimane aperto 12 ore, dalle 7,30 alle 19,30, con uscite ed entrate flessibili a seconda delle necessità dei dipendenti. Si estende su una superficie di circa mille metri quadrati ed ha un’ area giochi attrezzata esterna di 400 metri quadri in parte coperta. Può ospitare fino a 75 bambini dai tre mesi ai tre anni. Attualmente gli iscritti sono 56, di cui 13 con meno di un anno.
Vi lavorano 16 dipendenti. Davanti all’ ingresso accolgono i bambini due piccole nuove 500 a pedali, una bianca e l’ altra verde:« per i nostri clienti del futuro», ha detto scherzosamente Marchionne.

«Quando sono arrivato alla Fiat - ha aggiunto - sono rimasto allibito delle condizioni dei dipendenti e mi sono posto l’ impegno di umanizzare l’ ambiente di lavoro. Si cominciano a vedere i risultati del nostro impegno con l’ asilo, ma anche con la nuova mensa, le docce e gli spogliatoi e abbiamo intenzione di aprire un supermarket sempre a Mirafiori. A noi stanno molto a cuore le condizioni dei lavoratori».