Da Il Fatto Quotidiano di oggi:
"Dopo la proposta di cancellazione del 25 aprile,
dopo quella di portare i militari a presidiare Bologna per
l’anniversario della Strage alla Stazione, dopo la lezione di storia
impartita al Capo dello Stato, Giorgio Napolitano, un “ex comunista”
innamorato della Resistenza per motivi di parte, il deputato bolognese
del Popolo della libertà Fabio Garagnani lancia la sua prossima idea: una contro mostra
in opposizione alla mostra sul Partito comunista italiano allestita in
questi giorni a Bologna. Oggi alla presentazione lui non c’era, ma i
suoi confermano: l’evento anti Pci è farina del suo sacco.
Di che cosa tratterà l’evento non è ben chiaro. Sabato mattina alle
10, nella centralissima Piazza del Nettuno verranno allestiti alcuni
pannelli fotografici che smaschereranno quelle che secondo il vice coordinatore cittadino del Pdl, Galeazzo Bignami,
sono state le nefandezze del partito. Un partito, quello fondato da
Antonio Gramsci e Amedeo Bordiga 90 anni fa, che secondo Bignami avrebbe
sempre negato la stessa idea di patria: “Se si tiene una agiografia del Pci
soprattutto nell’ambito delle celebrazioni dell’Unità d’Italia, noi
reagiamo, soprattutto perché loro la hanno negata da quando esistono”,
ha detto Bignami presentando la contro-mostra.
“La vera storia del Pci – ha spiegato Bignami – è fatta di
assassinii, sangue e prelevamenti che avvenivano di notte per tutti i
non comunisti. Di una sistematica battaglia alla patria e all’unità
nazionale. Ma di queste cose nessuno parla”, ha proseguito il giovane
consigliere regionale vicino al ministro della Difesa, Ignazio La Russa."
Incommentabile. Rende evidente il punto (irreversibile) di malvagità, malafede, menzogna, miseria a cui sono giunti costoro.
Da un altro punto di vista, assai più cinico, verrebbe voglia di dargli ragione.
Questa notte stessa.
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mercoledì, ottobre 12, 2011
giovedì, novembre 19, 2009
Non riescono neanche a rendere coerenti le balle che raccontano!
Secondo le prime stime del Ministro della Giustizia Angelino Alfano, il decreto legge sul processo breve influirà su circa l'1 per cento dei processi.
"Senza pretese di definitività, si può stimare cha nella forma ad oggi presentata al Senato, il ddl provocherà la prescrizione di circa l'1 per cento del totale dei processi pendenti oggi in Italia, senza calcolare naturalmente l'incidenza delle assoluzioni", ha affermato il ministro nel corso del "question time" alla Camera.
L'UN PER CENTO...il che vuol dire che, secondo Alfano, il 99% dei processi oggi finisce nei sei anni.
E' una balla, perchè sappiamo che i processi in Italia durano in media oltre sette anni e mezzo.
Ma se fosse vero, caro Angelino, spiegaci allora CHE FRETTA C'E' e a CHE CAZZO SERVE.
Fino alla prossima balla.
Quella di domani.
O già stasera?
"Senza pretese di definitività, si può stimare cha nella forma ad oggi presentata al Senato, il ddl provocherà la prescrizione di circa l'1 per cento del totale dei processi pendenti oggi in Italia, senza calcolare naturalmente l'incidenza delle assoluzioni", ha affermato il ministro nel corso del "question time" alla Camera.
L'UN PER CENTO...il che vuol dire che, secondo Alfano, il 99% dei processi oggi finisce nei sei anni.
E' una balla, perchè sappiamo che i processi in Italia durano in media oltre sette anni e mezzo.
Ma se fosse vero, caro Angelino, spiegaci allora CHE FRETTA C'E' e a CHE CAZZO SERVE.
Fino alla prossima balla.
Quella di domani.
O già stasera?
martedì, maggio 12, 2009
Balle, balle, balle, sempre e fortissimamente balle.
Da MaledettoBugiardo.SenzaPudore.it:
"Non c'è quasi nessuno sui barconi che ha diritti d'asilo".
Da Repubblica.it:
"Secondo i dati dell'Alto commissariato Onu per i rifugiati, nel 2008 oltre il 75% di coloro giunti in Italia via mare ha fatto richiesta di asilo e al 50% di questi è stata concessa una forma di protezione internazionale. Più del 70 % delle circa 31mila domande d'asilo nel 2008 in Italia provenivano da persone sbarcate sulle coste meridionali del Paese."
"Non c'è quasi nessuno sui barconi che ha diritti d'asilo".
Da Repubblica.it:
"Secondo i dati dell'Alto commissariato Onu per i rifugiati, nel 2008 oltre il 75% di coloro giunti in Italia via mare ha fatto richiesta di asilo e al 50% di questi è stata concessa una forma di protezione internazionale. Più del 70 % delle circa 31mila domande d'asilo nel 2008 in Italia provenivano da persone sbarcate sulle coste meridionali del Paese."
martedì, ottobre 28, 2008
Cronache del disastro
L'intervista del rettore del Politecnico di Torino alla "Stampa" (qui la versione online) fa piazza pulita delle menzogne propagate in questi giorni da Berlusconi e da Bocchino, che continuano a sbraitare: "gli studenti fanno casino anche se non abbiamo ancora detto nulla sull'università".
Che razza di bugiardi matricolati!
Che razza di bugiardi matricolati!
Il rettore del Politecnico di Torino: “Io e i miei colleghi ci dimetteremo in massa”
GIOVANNA FAVRO
TORINO«Sono pronto a dimettermi». Il rettore Francesco Profumo butta sul tavolo della discussione e delle proteste che agitano le università italiane tutto il peso e il prestigio di uno dei più accreditati atenei d’Europa, il Politecnico di Torino: «Se il governo non cambierà strada, convocando i rettori, ritirando tagli insostenibili a aprendo la via a una seria riforma delle università, non potrò che dimettermi, insieme agli altri rettori italiani. Ne abbiamo parlato, siamo tutti d’accordo». Ed Enrico Decleva, «magnifico» della Statale di Milano e presidente della Conferenza dei rettori, conferma: «Non potremo fare altro. La Finanziaria infligge alle università un colpo mortale».
Rettore Profumo, ieri lei ha sospeso le lezioni e convocato una conferenza d’ateneo per discutere la situazione. E’ così grave?
«Se entro pochi mesi non cambierà nulla i rettori non potranno che dimettersi, perché non saranno più in grado non dico di progettare sviluppo, ma neppure di pagare gli stipendi ai professori».
A quanto ammontano i tagli?
«A livello nazionale, un miliardo e 450 milioni nel 2013. Al Politecnico, partendo da 114 milioni attesi dallo Stato per il 2009, il fondo di finanziamento ordinario calerà a 103 milioni nel 2010, 92 nel 2011 e 90 nel 2012. Peccato che già nel 2008 la spesa per gli stipendi del personale supererà i 99 milioni. Per far fronte agli scatti stipendiali e all’inflazione, i fondi dovrebbero invece crescere del 5% l’anno».
Non avete altre entrate? Il 60% del vostro bilancio non viene da industrie, Ue, privati e altri enti?
«Sì, ma non certo per gli stipendi. Su progetti di ricerca specifici abbiamo molti finanziatori, ma servono anche fondi certi e continuativi sia per gli stipendi che per i progetti di lungo periodo».
Quanti docenti perderete con il turnover ridotto al 20%?
«Di qui al 2011 non potremo rimpiazzare 74 professori e ricercatori, 84 nel 2012».
Di conseguenza?
«Potremo garantire 74 mila 844 ore di lezione, contro le 88 mila 641 del 2008. Il calo d’ateneo sarà del 15,6%, più drammatico in alcune facoltà: meno 30,5% di lezioni ad Architettura 2, 21,6% ad Architettura 1, 14,8% a Ingegneria 1, 12,9 a Ingegneria 3. In un sistema già sottofinanziato, si innesca un processo molto pesante: lo stop del turnover, oltre a polverizzare le speranze di giovani e precari, arriva proprio in una fase di uscite di massa».
Vanno in pensione tutti ora?
«A metà degli anni Settanta ci furono concorsi di massa e queste persone escono ora tutte insieme. Si rischia insomma, di svuotare di botto gli atenei».
Spariranno dei corsi di laurea?
«E’ ovvio che non sarà possibile mantenere l’attuale offerta formativa nei prossimi anni».
Molti rettori temono che la possibilità di trasformare gli atenei in fondazioni private cancelli la libertà della didattica e della ricerca in nome degli interessi dei privati che pagheranno i conti. La pensa così anche lei?
«Penso che le università debbano restare pubbliche, anche se l’interlocutore non deve più essere solo lo Stato, ma anche le Regioni e l’Europa».
Gli atenei sono senza colpe?
«No l’università deve fare autocritica: i 77 atenei hanno 360 sedi, certo troppe, e si sono eccessivamente spezzettati corsi e saperi. Ma non darci i soldi per pagare gli stipendi dal 2010 non è la soluzione. Serve una grande e importante riforma di cui tutti sentiamo la necessità».
Che cosa chiede?
«Una nuova governance, con catene decisionali più corte. Oggi la stessa decisione è vagliata da troppi organismi. Occorrono nuove regole di reclutamento che premino i migliori, e un sistema serio di valutazione della ricerca che garantisca più fondi a chi lavora di più e meglio. Chiedo che il ministro sieda a discutere con i rettori, e che non ci siano per le università solo tagli finanziari, per di più non sostenibili, ma discussione dei contenuti. Il modello delle università è vecchio di trent’anni. E’ tempo di cambiare».
Rettore Profumo, ieri lei ha sospeso le lezioni e convocato una conferenza d’ateneo per discutere la situazione. E’ così grave?
«Se entro pochi mesi non cambierà nulla i rettori non potranno che dimettersi, perché non saranno più in grado non dico di progettare sviluppo, ma neppure di pagare gli stipendi ai professori».
A quanto ammontano i tagli?
«A livello nazionale, un miliardo e 450 milioni nel 2013. Al Politecnico, partendo da 114 milioni attesi dallo Stato per il 2009, il fondo di finanziamento ordinario calerà a 103 milioni nel 2010, 92 nel 2011 e 90 nel 2012. Peccato che già nel 2008 la spesa per gli stipendi del personale supererà i 99 milioni. Per far fronte agli scatti stipendiali e all’inflazione, i fondi dovrebbero invece crescere del 5% l’anno».
Non avete altre entrate? Il 60% del vostro bilancio non viene da industrie, Ue, privati e altri enti?
«Sì, ma non certo per gli stipendi. Su progetti di ricerca specifici abbiamo molti finanziatori, ma servono anche fondi certi e continuativi sia per gli stipendi che per i progetti di lungo periodo».
Quanti docenti perderete con il turnover ridotto al 20%?
«Di qui al 2011 non potremo rimpiazzare 74 professori e ricercatori, 84 nel 2012».
Di conseguenza?
«Potremo garantire 74 mila 844 ore di lezione, contro le 88 mila 641 del 2008. Il calo d’ateneo sarà del 15,6%, più drammatico in alcune facoltà: meno 30,5% di lezioni ad Architettura 2, 21,6% ad Architettura 1, 14,8% a Ingegneria 1, 12,9 a Ingegneria 3. In un sistema già sottofinanziato, si innesca un processo molto pesante: lo stop del turnover, oltre a polverizzare le speranze di giovani e precari, arriva proprio in una fase di uscite di massa».
Vanno in pensione tutti ora?
«A metà degli anni Settanta ci furono concorsi di massa e queste persone escono ora tutte insieme. Si rischia insomma, di svuotare di botto gli atenei».
Spariranno dei corsi di laurea?
«E’ ovvio che non sarà possibile mantenere l’attuale offerta formativa nei prossimi anni».
Molti rettori temono che la possibilità di trasformare gli atenei in fondazioni private cancelli la libertà della didattica e della ricerca in nome degli interessi dei privati che pagheranno i conti. La pensa così anche lei?
«Penso che le università debbano restare pubbliche, anche se l’interlocutore non deve più essere solo lo Stato, ma anche le Regioni e l’Europa».
Gli atenei sono senza colpe?
«No l’università deve fare autocritica: i 77 atenei hanno 360 sedi, certo troppe, e si sono eccessivamente spezzettati corsi e saperi. Ma non darci i soldi per pagare gli stipendi dal 2010 non è la soluzione. Serve una grande e importante riforma di cui tutti sentiamo la necessità».
Che cosa chiede?
«Una nuova governance, con catene decisionali più corte. Oggi la stessa decisione è vagliata da troppi organismi. Occorrono nuove regole di reclutamento che premino i migliori, e un sistema serio di valutazione della ricerca che garantisca più fondi a chi lavora di più e meglio. Chiedo che il ministro sieda a discutere con i rettori, e che non ci siano per le università solo tagli finanziari, per di più non sostenibili, ma discussione dei contenuti. Il modello delle università è vecchio di trent’anni. E’ tempo di cambiare».
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