L'escalation violenta del M5S mi preoccupa assai.
Mi riferisco più al post "cosa faresti se avessi in auto la Boldrini" che all'assalto ai banchi del Governo avvenuto qualche giorno fa.
L'assalto fisico almeno comporta qualche rischio che si paga di persona, come è accaduto con la gomitata che si è presa l'onorevole Lupo (se metti in moto un meccanismo violento, poi dopo non puoi lamentarti se trovi uno che ti colpisce. Quando metti in moto la violenza, uno più scemo e violento di te lo trovi sempre: e visto che sei tu che hai scelto il campo di gioco, son tutti cavoli tuoi.).
Ma il post @in auto con la Boldrini@ è stato volutamente pensato per attivare ed attirare il peggio.
E' assolutamente prevedibile che, in quel contesto, tu autorizzi la gente peggiore a dare il peggio di sè.
Non puoi nasconderti dietro il fatto che tu hai detto una cosa innocente, e sono "loro", il popolo, a pensarla così.
A desiderare lo stupro di una donna (in quanto donna ed in quanto potente), ad evocarlo, a firmarlo con nome e cognome (quando inizieremo a perseguirla, questa violenza che non è più virtuale, ma realissima, minacciosa, pericolosa?).
Ora, dentro ogni uomo ed ogni donna si cela probabilmente un lato oscuro e criminale. Un istinto di sopraffazione e violenza contro il proprio simile che è tenuto a bada dalle leggi, dalle regole, dalla cultura e dalla avversione sociale.
Però la storia ci insegna che spesso e volentieri il tabù viene progressivamente allentato, a forza di parole, e si giunge ad un punto pericolosissimo in cui si supera un punto di non ritorno.
Poi, dopo, noi esseri umani scriviamo migliaia di libri e compiamo studi per spiegarci come mai onesti e pacifici padri di famiglia si dedicano al genocidio, perchè la loro nazione ha detto e scritto che non c'è colpa nell'uccidere gli inferiori; o come mai pacifici contadini si alzano la mattina col machete per fare a pezzi i vicini di casa con cui hanno lavorato fino a ieri.
(E, in assenza di punizioni, prima di uccidere si stupra. Da sempre.E' il primo modo in cui si manifesta l'istinto criminale liberato dai vincoli.)
Non bisogna mai sottovalutare la forza malvagia delle parole. Mai.
Salvini (per fortuna lo filano in pochi) e Grillo giocano con le parole e con l'odio come novelli piccoli Hitler.
Approfittano di uno Stato in stato preagonico e privo di fiducia per giocare con il Male, e sono così cretini o irresponsabili da non capire quanto sia pericoloso.
In un paese ignorante e rimbecillito come questo, non solo devono poi assumersi la responsabilità morale delle eventuali azioni (crimini e reati) provocate dalle loro parole, ma vanno combattuti con tutte le leggi e le regole possibili.
Prima che diventi troppo tardi.
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domenica, febbraio 02, 2014
Mein Strunz
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sabato, maggio 04, 2013
Sulla violenza in rete...
La Presidente della Camera Laura Boldrini denuncia,in una intervista a Repubblica,di essere al centro di una campagna di minacce e aggressioni sui social network.
La nuova facilita' di comunicare amplifica inevitabilmente la capacita' di esprimere e diffondere il MALE, al pari dei sentimenti positivi e "buoni".
Per noi persone normali, che navighiamo sul web tentando di farne un altro normale mezzo per intrattenere relazioni, e' necessario sviluppare nuove e adeguate capacita' di difendersi dalle opinioni altrui, con la consapevolezza che cio' che e' "facile" (insultare, criticare, far del male in pochi istanti, ma anche adulare senza motivo) vale infinitamente meno di quel che costa fatica,impegno,energia (come costruire un sano e costruttivo conflitto,o esprimere un'adesione motivata, ad una opinione informata).
Però, poi, dato che la violenza verbale è violenza indipendentemente dal luogo in cui viene esercitata, una reazione è doverosa e necessaria.
Sulla rete, l'intervista alla Boldrini ha dato il via ad una onda distorta di reazioni riassumibile sotto il titolo "La Boldrini vuole censurare il web".
Le statistiche sulla alfabetizzazione degli italiani ci dicono che il 70% di noi non è in grado di decodificare e comprendere il senso di un testo decisamente complesso come l'intervista della Boldrini a Repubblica. Aggiungiamoci quelli che ne parlano basandosi su commenti e letture di seconda mano, ed ecco che balza fuori un altro problema della "comunicazione facile" sui social network: in buona parte è sfocata, parla di cose che - se appena sono un po' complesse - non ha capito bene.
E genera onde di commenti in cui la approssimazione e il bisogno di semplificare portano completamente fuori strada.
Ma tornando al merito della intervista alla Boldrini, la Presidente afferma che buona parte delle minacce e delle offese provengono da persone che si firmano con il proprio cognome e nome reale.
Se i social network sono - come sono - una nuova dimensione del mondo reale, non sarebbe ora che costoro iniziassero a pagare le conseguenze delle proprie parole esattamente come capita quando le pronunciano nel mondo "fisico"?
La risposta è ovviamente affermativa, ma io non riesco ad immaginare la giustizia italiana, nelle condizioni odierne, alle prese con decine di migliaia di microcause contro i parolai violenti del web: la necessità di avere giustizia è sacrosanta, ma la reale possibilità mi sembra quasi inesistente.
La nuova facilita' di comunicare amplifica inevitabilmente la capacita' di esprimere e diffondere il MALE, al pari dei sentimenti positivi e "buoni".
Per noi persone normali, che navighiamo sul web tentando di farne un altro normale mezzo per intrattenere relazioni, e' necessario sviluppare nuove e adeguate capacita' di difendersi dalle opinioni altrui, con la consapevolezza che cio' che e' "facile" (insultare, criticare, far del male in pochi istanti, ma anche adulare senza motivo) vale infinitamente meno di quel che costa fatica,impegno,energia (come costruire un sano e costruttivo conflitto,o esprimere un'adesione motivata, ad una opinione informata).
Però, poi, dato che la violenza verbale è violenza indipendentemente dal luogo in cui viene esercitata, una reazione è doverosa e necessaria.
Sulla rete, l'intervista alla Boldrini ha dato il via ad una onda distorta di reazioni riassumibile sotto il titolo "La Boldrini vuole censurare il web".
Le statistiche sulla alfabetizzazione degli italiani ci dicono che il 70% di noi non è in grado di decodificare e comprendere il senso di un testo decisamente complesso come l'intervista della Boldrini a Repubblica. Aggiungiamoci quelli che ne parlano basandosi su commenti e letture di seconda mano, ed ecco che balza fuori un altro problema della "comunicazione facile" sui social network: in buona parte è sfocata, parla di cose che - se appena sono un po' complesse - non ha capito bene.
E genera onde di commenti in cui la approssimazione e il bisogno di semplificare portano completamente fuori strada.
Ma tornando al merito della intervista alla Boldrini, la Presidente afferma che buona parte delle minacce e delle offese provengono da persone che si firmano con il proprio cognome e nome reale.
Se i social network sono - come sono - una nuova dimensione del mondo reale, non sarebbe ora che costoro iniziassero a pagare le conseguenze delle proprie parole esattamente come capita quando le pronunciano nel mondo "fisico"?
La risposta è ovviamente affermativa, ma io non riesco ad immaginare la giustizia italiana, nelle condizioni odierne, alle prese con decine di migliaia di microcause contro i parolai violenti del web: la necessità di avere giustizia è sacrosanta, ma la reale possibilità mi sembra quasi inesistente.
Probabilmente ci vogliono strumenti legislativi nuovi per situazioni nuove.
La Boldrini non chiede ovviamente la censura, ma è certo che - da un punto di vista legislativo - non si può permettere che i social network diventino zone franche dove si possono impunemente minacciare e offendere gli altri, e commettere reati senza pagarne le conseguenze (perchè le minacce e lo stalking, fuori dalla rete, vengono perseguiti).
Ovviamente non stiamo parlando di commenti cretini o piccoli insulti ricevuti da sconosciuti, ma delle cose orrende, violente e femminicide che la Boldrini testimonia di ricevere quotidianamente.
La Boldrini non chiede ovviamente la censura, ma è certo che - da un punto di vista legislativo - non si può permettere che i social network diventino zone franche dove si possono impunemente minacciare e offendere gli altri, e commettere reati senza pagarne le conseguenze (perchè le minacce e lo stalking, fuori dalla rete, vengono perseguiti).
Ovviamente non stiamo parlando di commenti cretini o piccoli insulti ricevuti da sconosciuti, ma delle cose orrende, violente e femminicide che la Boldrini testimonia di ricevere quotidianamente.
lunedì, gennaio 26, 2009
Riflessioni...
Dopo aver letto la cronaca raccapricciante di quel che è accaduto a Guidonia, uno pensa di aver fatto il pieno di orrore.
Per carità: basta guardare un TG per vedere che, in questo paese, ogni orrore può ancora essere acuito, moltiplicato, dilatato. Gli inviati fanno il loro servizio dal luogo in cui è avvenuto l'evento, e mentre le telecamere indugiano meticolosamente su dettagli ambientali (i cumuli di immondizia, le stradine desolate) anche le parole indugiano ai confini della morbosità: è quasi manifesto il dispiacere di non poter raccontare tutto, e persino di non essere stati sulla notizia in diretta.
E poi, via con le interviste alla "ggente". I coatti muscolosi e tarchiati, coi sorci nel cervello, che minacciano vendetta- e uno sente che sono della stessa, identica, infame razza degli stupratori - e non gli par vero di essere elevati al rango di "opinione pubblica". Il regista (?) che dice "nemmeno in un film ci stanno certe scene".
La vittima scompare in questo quadro desolato e desolante, che usa la violenza per produrre paura e dunque ancora violenza.
Perchè non c'è sdegno e schifo e orrore per quello che stiamo diventando, in questo quadretto, ma ancora e sempre l'idea che un certo "noi" è minacciato da un certo "altro" indistinto ma con alcune caratteristiche chiare: è un "altro" straniero, che sa di sporco e povertà, che parla con accenti dell'est e del nordafrica, è colui che ruba (nel migliore dei casi, almeno il lavoro) e vìola le nostre donne.
Ovviamente la realtà oggettiva e dei dati dice altre cose, come ricordo in questi post, ma la realtà non interessa, non è funzionale al disegno del Potere.
Altro caso: colui che stuprò una ragazza a Capodanno a Roma ha ottenuto gli arresti domiciliari.
Certo, la prima reazione emotiva è un senso di ingiustizia, è indubbio: ma noi sappiamo bene che lo Stato non deve operare sulla base dell'emotività, ma della Giustizia.
E dopo la prima reazione, noi cittadini, dovremo dirci che la cosa importante è che siano applicate le leggi, e che questo sia fatto con equità ed equilibrio.
Se il GIP ha concesso gli arresti domiciliari è perchè ci sono le condizioni per farlo, non certo perchè il magistrato è una carogna.
Eppure, anche in questo caso si scatena la canea: non par vero, al Potere, di usare un simile evento come arma affilata nella guerra contro la Magistratura (che, anche se non sta dando buona prova di sè, ultimamente, resta sempre un contropotere che occorre abbattere a tutti i costi).
Ed allora ecco il Ministro Alfano indignarsi e annunciare l'invio dei soliti ispettori, ecco i TG raccogliere l'indignazione dei bravi cittadini come se questa fosse la sola autentica Voce della Giustizia: che il GIP conosca ed applichi le leggi emanate dal Parlamento non frega nulla a nessuno, anzi...il potere giudiziario deve trasferirsi in TV e sui marciapiedi, il popolo sovrano decida lui le sentenze: presto il Potere fornirà la corda di canapa e gli alberi adatti anche ad eseguirle, su indicazione dei telegiornali.
Ah, ovviamente non basta. Quell'individuo che racconta barzellette agghiaccianti continua a saggiare quotidianamente il livello di "tolleranza al male" del popolo, e dopo l'orrenda barzelletta sul campo di concentramento (a cui non oso nemmeno rimandarvi, da tanto mi fa venir la nausea), afferma - sul tema della violenza sessuale - "io penso che in ogni occasione serva sempre il senso della leggerezza e dell'umorismo".
E il suo volto mi si confonde, a queste parole, con quello dei coatti di cui sopra, per i quali uno stupro è un modo come un altro per passare la serata.
D'altronde, nel post che cito quest'uomo raccontò questa barzelletta in una serata al Bagaglino:
Poi racconta un paio di barzellette. Quella in cui tutti si piegano dalla risate è questa: «Allora, c'è un tizio che entra in un ristorante e vede una bella signora. Si volta, e fa all'amico: oh, io me la farei. E l'amico: scusa, ma quella sarebbe mia moglie... E l'altro: beh, pagando, s'intende...».
Capite cosa sono le donne nell'immaginario di costui? Capite quanto siamo vicini ai coatti, nel modo di ragionare?
Per carità: basta guardare un TG per vedere che, in questo paese, ogni orrore può ancora essere acuito, moltiplicato, dilatato. Gli inviati fanno il loro servizio dal luogo in cui è avvenuto l'evento, e mentre le telecamere indugiano meticolosamente su dettagli ambientali (i cumuli di immondizia, le stradine desolate) anche le parole indugiano ai confini della morbosità: è quasi manifesto il dispiacere di non poter raccontare tutto, e persino di non essere stati sulla notizia in diretta.
E poi, via con le interviste alla "ggente". I coatti muscolosi e tarchiati, coi sorci nel cervello, che minacciano vendetta- e uno sente che sono della stessa, identica, infame razza degli stupratori - e non gli par vero di essere elevati al rango di "opinione pubblica". Il regista (?) che dice "nemmeno in un film ci stanno certe scene".
La vittima scompare in questo quadro desolato e desolante, che usa la violenza per produrre paura e dunque ancora violenza.
Perchè non c'è sdegno e schifo e orrore per quello che stiamo diventando, in questo quadretto, ma ancora e sempre l'idea che un certo "noi" è minacciato da un certo "altro" indistinto ma con alcune caratteristiche chiare: è un "altro" straniero, che sa di sporco e povertà, che parla con accenti dell'est e del nordafrica, è colui che ruba (nel migliore dei casi, almeno il lavoro) e vìola le nostre donne.
Ovviamente la realtà oggettiva e dei dati dice altre cose, come ricordo in questi post, ma la realtà non interessa, non è funzionale al disegno del Potere.
Altro caso: colui che stuprò una ragazza a Capodanno a Roma ha ottenuto gli arresti domiciliari.
Certo, la prima reazione emotiva è un senso di ingiustizia, è indubbio: ma noi sappiamo bene che lo Stato non deve operare sulla base dell'emotività, ma della Giustizia.
E dopo la prima reazione, noi cittadini, dovremo dirci che la cosa importante è che siano applicate le leggi, e che questo sia fatto con equità ed equilibrio.
Se il GIP ha concesso gli arresti domiciliari è perchè ci sono le condizioni per farlo, non certo perchè il magistrato è una carogna.
Eppure, anche in questo caso si scatena la canea: non par vero, al Potere, di usare un simile evento come arma affilata nella guerra contro la Magistratura (che, anche se non sta dando buona prova di sè, ultimamente, resta sempre un contropotere che occorre abbattere a tutti i costi).
Ed allora ecco il Ministro Alfano indignarsi e annunciare l'invio dei soliti ispettori, ecco i TG raccogliere l'indignazione dei bravi cittadini come se questa fosse la sola autentica Voce della Giustizia: che il GIP conosca ed applichi le leggi emanate dal Parlamento non frega nulla a nessuno, anzi...il potere giudiziario deve trasferirsi in TV e sui marciapiedi, il popolo sovrano decida lui le sentenze: presto il Potere fornirà la corda di canapa e gli alberi adatti anche ad eseguirle, su indicazione dei telegiornali.
Ah, ovviamente non basta. Quell'individuo che racconta barzellette agghiaccianti continua a saggiare quotidianamente il livello di "tolleranza al male" del popolo, e dopo l'orrenda barzelletta sul campo di concentramento (a cui non oso nemmeno rimandarvi, da tanto mi fa venir la nausea), afferma - sul tema della violenza sessuale - "io penso che in ogni occasione serva sempre il senso della leggerezza e dell'umorismo".
E il suo volto mi si confonde, a queste parole, con quello dei coatti di cui sopra, per i quali uno stupro è un modo come un altro per passare la serata.
D'altronde, nel post che cito quest'uomo raccontò questa barzelletta in una serata al Bagaglino:
Poi racconta un paio di barzellette. Quella in cui tutti si piegano dalla risate è questa: «Allora, c'è un tizio che entra in un ristorante e vede una bella signora. Si volta, e fa all'amico: oh, io me la farei. E l'amico: scusa, ma quella sarebbe mia moglie... E l'altro: beh, pagando, s'intende...».
Capite cosa sono le donne nell'immaginario di costui? Capite quanto siamo vicini ai coatti, nel modo di ragionare?
lunedì, aprile 21, 2008
Violenza alle donne ed alla verità
Ogni tanto mi ripeto, ma dopo aver sentito tutte le stupidaggini pronunciate (in particolare da Rutelli) dopo lo stupro avvenuto a Roma, è opportuno che si ripeta la verità oggettiva, quella che esce dai dati statistici: i veri nemici delle donne, in Italia, non sono i rumeni ubriachi, ma i mariti, i fidanzati, i conoscenti, gli amici. Tutti italiani, ovviamente.
E, supponendo che il campione di stupratori familiari sia omogeneo per modalità di voto, per una buffa legge statistica esce fuori che il gruppo sociale più pericoloso da cui deve guardarsi una donna quando esce la sera non sono i rumeni, ma gli elettori di PdL e Lega:-(.
Qui potete leggere i dati che escono da una indagine ISTAT effettuata nel 2006: fanno venire i brividi.
"Sono stimate in 6 milioni 743 mila le donne da 16 a 70 anni vittime di violenza fisica o sessuale nel corso della vita (il 31,9% della classe di età considerata). 5 milioni di donne hanno subito violenze sessuali (23,7%), 3 milioni 961 mila violenze fisiche (18,8%). Circa 1 milione di donne ha subito stupri o tentati stupri (4,8%). Il 14,3% delle donne con un rapporto di coppia attuale o precedente ha subito almeno una violenza fisica o sessuale dal partner, se si considerano solo le donne con un ex partner la percentuale arriva al 17,3%."
"Nella quasi totalità dei casi le violenze non sono denunciate. Il sommerso è elevatissimo e raggiunge circa il 96% delle violenze da un non partner e il 93% di quelle da partner. Anche nel caso degli stupri la quasi totalità non è denunciata (91,6%). È consistente la quota di donne che non parla con nessuno delle violenze subite (33,9% per quelle subite dal partner e 24% per quelle da non partner)."
"I partner responsabili della maggioranza degli stupri.
Il 21% delle vittime ha subito la violenza sia in famiglia che fuori, il 22,6% solo dal partner, il 56,4% solo da altri uomini non partner.
I partner sono responsabili della quota più elevata di tutte le forme di violenza fisica rilevate.
I partner sono responsabili in misura maggiore anche di alcuni tipi di violenza sessuale come lo stupro nonché i rapporti sessuali non desiderati, ma subiti per paura delle conseguenze.
Il 69,7% degli stupri, infatti, è opera di partner, il 17,4% di un conoscente. Solo il 6,2% è stato opera di estranei.
Il rischio di subire uno stupro piuttosto che un tentativo di stupro è tanto più elevato quanto più è stretta la relazione tra autore e vittima.
Gli sconosciuti commettono soprattutto molestie fisiche sessuali, seguiti da conoscenti, colleghi ed amici. Gli sconosciuti commettono stupri solo nello 0,9% dei casi e tentati stupri nel 3,6% contro, rispettivamente l’11,4% e il 9,1% dei partner."
Un altro dato assai preoccupante è il seguente:
Solo il 18,2% delle donne che hanno subito violenza fisica o sessuale in famiglia considera la violenza subita un reato, il 44% qualcosa di sbagliato e il 36% solo qualcosa che è accaduto. È considerata maggiormente reato (36,5%) la violenza fisica associata a quella sessuale, o quella fisica unita a minacce (31,4%). Solo il 26,5% degli stupri o tentati stupri sono considerati reato dalle vittime. Sono considerate maggiormente un reato le violenze subite da ex marito o convivente
(32,0%) contro il 19,7% da ex fidanzato, il 7,8% da marito o convivente e il 6,8% da fidanzato. Anche negli ultimi 12 mesi è bassa la quota di donne che considera la violenza subita come un reato (15,9% per la violenza fisica e 13,3% per la violenza sessuale)
E, supponendo che il campione di stupratori familiari sia omogeneo per modalità di voto, per una buffa legge statistica esce fuori che il gruppo sociale più pericoloso da cui deve guardarsi una donna quando esce la sera non sono i rumeni, ma gli elettori di PdL e Lega:-(.
Qui potete leggere i dati che escono da una indagine ISTAT effettuata nel 2006: fanno venire i brividi.
"Sono stimate in 6 milioni 743 mila le donne da 16 a 70 anni vittime di violenza fisica o sessuale nel corso della vita (il 31,9% della classe di età considerata). 5 milioni di donne hanno subito violenze sessuali (23,7%), 3 milioni 961 mila violenze fisiche (18,8%). Circa 1 milione di donne ha subito stupri o tentati stupri (4,8%). Il 14,3% delle donne con un rapporto di coppia attuale o precedente ha subito almeno una violenza fisica o sessuale dal partner, se si considerano solo le donne con un ex partner la percentuale arriva al 17,3%."
"Nella quasi totalità dei casi le violenze non sono denunciate. Il sommerso è elevatissimo e raggiunge circa il 96% delle violenze da un non partner e il 93% di quelle da partner. Anche nel caso degli stupri la quasi totalità non è denunciata (91,6%). È consistente la quota di donne che non parla con nessuno delle violenze subite (33,9% per quelle subite dal partner e 24% per quelle da non partner)."
"I partner responsabili della maggioranza degli stupri.
Il 21% delle vittime ha subito la violenza sia in famiglia che fuori, il 22,6% solo dal partner, il 56,4% solo da altri uomini non partner.
I partner sono responsabili della quota più elevata di tutte le forme di violenza fisica rilevate.
I partner sono responsabili in misura maggiore anche di alcuni tipi di violenza sessuale come lo stupro nonché i rapporti sessuali non desiderati, ma subiti per paura delle conseguenze.
Il 69,7% degli stupri, infatti, è opera di partner, il 17,4% di un conoscente. Solo il 6,2% è stato opera di estranei.
Il rischio di subire uno stupro piuttosto che un tentativo di stupro è tanto più elevato quanto più è stretta la relazione tra autore e vittima.
Gli sconosciuti commettono soprattutto molestie fisiche sessuali, seguiti da conoscenti, colleghi ed amici. Gli sconosciuti commettono stupri solo nello 0,9% dei casi e tentati stupri nel 3,6% contro, rispettivamente l’11,4% e il 9,1% dei partner."
Un altro dato assai preoccupante è il seguente:
Solo il 18,2% delle donne che hanno subito violenza fisica o sessuale in famiglia considera la violenza subita un reato, il 44% qualcosa di sbagliato e il 36% solo qualcosa che è accaduto. È considerata maggiormente reato (36,5%) la violenza fisica associata a quella sessuale, o quella fisica unita a minacce (31,4%). Solo il 26,5% degli stupri o tentati stupri sono considerati reato dalle vittime. Sono considerate maggiormente un reato le violenze subite da ex marito o convivente
(32,0%) contro il 19,7% da ex fidanzato, il 7,8% da marito o convivente e il 6,8% da fidanzato. Anche negli ultimi 12 mesi è bassa la quota di donne che considera la violenza subita come un reato (15,9% per la violenza fisica e 13,3% per la violenza sessuale)
venerdì, dicembre 07, 2007
Quando "piccolo è marcio"
Sono sempre stato, in ambito sociale, un convinto assertore del concetto che "piccolo è bello".
Nel senso che ho sempre creduto che, nelle piccole comunità, le relazioni umane potessero essere migliori e più feconde di quelle che si creano in situazioni di massa.
Ho sempre pensato che, se uno guarda negli occhi il suo prossimo e ne condivide lo spazio fisico, tende a comprenderlo meglio, a sentirlo più simile, a far cadere le distanze, ad avvicinarsi di più a lui anche con il cuore.
Beh, ogni tanto accadono cose che mi smentiscono clamorosamente.
Nella mia zona, esistono due settimanali locali molto letti. Tendono spesso a vellicare le istanze peggiori del pubblico "popolare" a cui si rivolgono, ma stavolta hanno varcato davvero il segno.
Accade che, più o meno un anno fa, una ragazza maggiorenne decide, una sera, di far l'amore con tre ragazzi, tutti giocatori di una squadra di calcio locale.
E questo è un fatto privato, su cui non è assolutamente necessario avere opinioni (vi sconvolge l'amore di gruppo? pazienza, problemi vostri:l'importante è che non siate obbligati a farlo, ma non dovete giudicare chi lo fa da adulto consenziente).
La complicazione (e la notizia, e questo post) nascono dal fatto che, durante il convegno amoroso, uno dei ragazzi partecipanti sfodera un telefonino e filma tutto.
La ragazza, ingenuamente, non si preoccupa: ed invece è sempre importante preoccuparsi, quando fai entrare nella tua sfera intima uno che non conosci bene e di cui non puoi prevedere i comportamenti.
Il ragazzo, infatti, che è un tipico maschio italiano, dopo un po' inizia a far girare il video, probabilmente per vantarsi con gli amici delle sue prodezze amatorie. Come accade di questi tempi, un anno dopo il video finisce su YouTube, e prontamente i due giornali locali sparano la questione in prima pagina.
Se la notizia fosse stata corretta, avrebbe dovuto essere: "Una carogna tradisce la fiducia della persona con cui ha fatto l'amore", e avrebbe dovuto essere seguita dall'additare al pubblico ludibrio il farabutto possessore del telefonino.
Immaginate benissimo che non è andata così, ed in prima pagina la notizia è "il video hard scuote il mondo del calcio locale": e vai con le considerazioni morbose, e vai con l'esposizione alla gogna pubblica di un fatto privato.
Gli articoli continuano per settimane, e sono ammiccanti, danno di gomito, fanno l'occhiolino: in una parola non dicono quel che dovrebbero se proprio si dovesse parlare del fatto, cioè che lui è un bastardo, un farabutto, uno che andrebbe cacciato dalla comunità per tradimento, ma sottintendono - neppure velatamente - che la notizia è... LEI. I suoi comportamenti, le sue libere scelte, la sua libertà di fare sesso come e con chi gli pare.
A casa mia questo si chiama STUPRO, anche se mediatico, e la violenza esercitata dai giornalisti su questa ragazza andrebbe punita come se la violenza fosse stata fisica e di gruppo.
Non so chi sia, questa ragazza, ma vorrei portarle tutta la mia solidarietà, come vorrei fare con tutte le donne che subiscono violenza: e portare davanti ad un giudice severo e spietato questo piccolo mondo, per una volta non bello ma marcio, con i suoi sorrisini, i suoi sarcasmi, la sua sciagurata ipocrisia.
Nel senso che ho sempre creduto che, nelle piccole comunità, le relazioni umane potessero essere migliori e più feconde di quelle che si creano in situazioni di massa.
Ho sempre pensato che, se uno guarda negli occhi il suo prossimo e ne condivide lo spazio fisico, tende a comprenderlo meglio, a sentirlo più simile, a far cadere le distanze, ad avvicinarsi di più a lui anche con il cuore.
Beh, ogni tanto accadono cose che mi smentiscono clamorosamente.
Nella mia zona, esistono due settimanali locali molto letti. Tendono spesso a vellicare le istanze peggiori del pubblico "popolare" a cui si rivolgono, ma stavolta hanno varcato davvero il segno.
Accade che, più o meno un anno fa, una ragazza maggiorenne decide, una sera, di far l'amore con tre ragazzi, tutti giocatori di una squadra di calcio locale.
E questo è un fatto privato, su cui non è assolutamente necessario avere opinioni (vi sconvolge l'amore di gruppo? pazienza, problemi vostri:l'importante è che non siate obbligati a farlo, ma non dovete giudicare chi lo fa da adulto consenziente).
La complicazione (e la notizia, e questo post) nascono dal fatto che, durante il convegno amoroso, uno dei ragazzi partecipanti sfodera un telefonino e filma tutto.
La ragazza, ingenuamente, non si preoccupa: ed invece è sempre importante preoccuparsi, quando fai entrare nella tua sfera intima uno che non conosci bene e di cui non puoi prevedere i comportamenti.
Il ragazzo, infatti, che è un tipico maschio italiano, dopo un po' inizia a far girare il video, probabilmente per vantarsi con gli amici delle sue prodezze amatorie. Come accade di questi tempi, un anno dopo il video finisce su YouTube, e prontamente i due giornali locali sparano la questione in prima pagina.
Se la notizia fosse stata corretta, avrebbe dovuto essere: "Una carogna tradisce la fiducia della persona con cui ha fatto l'amore", e avrebbe dovuto essere seguita dall'additare al pubblico ludibrio il farabutto possessore del telefonino.
Immaginate benissimo che non è andata così, ed in prima pagina la notizia è "il video hard scuote il mondo del calcio locale": e vai con le considerazioni morbose, e vai con l'esposizione alla gogna pubblica di un fatto privato.
Gli articoli continuano per settimane, e sono ammiccanti, danno di gomito, fanno l'occhiolino: in una parola non dicono quel che dovrebbero se proprio si dovesse parlare del fatto, cioè che lui è un bastardo, un farabutto, uno che andrebbe cacciato dalla comunità per tradimento, ma sottintendono - neppure velatamente - che la notizia è... LEI. I suoi comportamenti, le sue libere scelte, la sua libertà di fare sesso come e con chi gli pare.
A casa mia questo si chiama STUPRO, anche se mediatico, e la violenza esercitata dai giornalisti su questa ragazza andrebbe punita come se la violenza fosse stata fisica e di gruppo.
Non so chi sia, questa ragazza, ma vorrei portarle tutta la mia solidarietà, come vorrei fare con tutte le donne che subiscono violenza: e portare davanti ad un giudice severo e spietato questo piccolo mondo, per una volta non bello ma marcio, con i suoi sorrisini, i suoi sarcasmi, la sua sciagurata ipocrisia.
venerdì, settembre 29, 2006
Il sedicipercento
Secondo uno di questi inutili sondaggi che Nonsisachi commissiona ogni tanto Nonsisaperchè, l'84 per cento degli italiani considera la violenza sessuale contro le donne una "piaga sociale".
Sembrerebbe un dato positivo, a prima vista.
Invece è terribile. Che cosa diavolo pensa il rimanente sedici per cento? E, peggio ancora, si comporta come pensa? O è pronto a farlo? Ci sono davvero più di nove milioni di italiani pronti ad aggredire le donne dentro un portone nella notte?
Brrrr...
Sembrerebbe un dato positivo, a prima vista.
Invece è terribile. Che cosa diavolo pensa il rimanente sedici per cento? E, peggio ancora, si comporta come pensa? O è pronto a farlo? Ci sono davvero più di nove milioni di italiani pronti ad aggredire le donne dentro un portone nella notte?
Brrrr...
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