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mercoledì, novembre 09, 2011

La salma e Bartleby

La notizia che in un futuro (nemmeno troppo prossimo...ci sono ancora un sacco di cose da sistemare...processi, linee ereditarie...) si provvederà alla rimozione della salma che ancora si aggira per i corridoi di Palazzo Chigi, potrebbe sembrare positiva, a prima vista.
Diciamo che togliere quell'ingombro dalla nostra vita, questo macigno di cui (coscientemente o no) ci si è fatti scudo fino ad ora, può dare almeno la speranza che da domani l'orizzonte libero ci obblighi a parlare di altre cose: ad esempio della nostra vita, o del tema del futuro della stessa.
Elezioni? Governo Tecnico? Non mi appassiona il tema, nè la discussione al riguardo.
Se il progetto per il futuro di questo paese è quello scritto dalla BCE nella sua famosa lettera, tanto vale che resti il macigno: tra frizzi, lazzi, bugie, scorregge e dita nel naso, il suo immobilismo perlomeno rallenta l'avvento della macelleria sociale (che è già iniziata nel 2008 grazie a Tremonti, ad onor del vero, ma ora ci chiedono che tra i corpi emaciati scorra davvero il sangue).

Se il domani è la legge di stabilità imposta dall'Europa, io penso che il PD possa anche evitare di presentarsi alle elezioni.
Se ha condiviso il percorso neoliberista che il Paese ha compiuto negli ultimi anni, perchè accontentarsi di una fotocopia ora che c'è da pagare il prezzo più duro, quando l'originale dovrà finalmente assumersi tutte le responsabilità delle conseguenze di questo percorso?
E se questo percorso non lo condivide, se la lettera della BCE viene considerata da rispedire al mittente, ma "il senso di responsabilità" impone che la si applichi anche se non la si condivide, per quale motivo farlo?
Imporranno che le aziende chiedano scusa prima dei licenziamenti collettivi, o salveranno qualcosina della sanità e della scuola pubblica, o qualche monumento e qualche spiaggia?
Tanto il giudizio finale sarà sempre lo stesso: ed il "senso di responsabilità" servirà solo a dimostrare che il centrosinistra non può fare nulla di meglio di quelli che c'erano prima, e servirà solo a cancellare per altri decenni la speranza che si possa immaginare una società diversa.
Se il 1989 ha sancito la fine del sogno del comunismo, irrancidito in un incubo totalitario fatto di oppressione, stupidità e filo spinato, questi anni hanno dimostrato la inarrestabile putrefazione del capitalismo, che viene tenuto in vita più o meno come accadde al caudillo spagnolo Francisco Franco.

Lasci dunque perdere, il PD, se non ha di meglio da offrire che lo stesso menu' che abbiamo già letto e assaggiato; se ritiene di non avere corresponsabilità, non si faccia fregare dal "senso di responsabilità".
Dica coraggiosamente, come Bartleby lo scrivano, "Preferirei di no"; eviti di presentare liste ed inviti a votare PDL: è giusto che il lavoro lo finisca chi lo ha iniziato.
Usiamo almeno quel che resta degli strumenti della democrazia per fottere chi ci vuole male: e ricordiamoci che l'Europa  ha deciso che la democrazia non ha diritti rispetto alle sue scelte, facendo ritirare a Papandreu il referendum deciso sulle misure economiche.
Chi ci ha portato fino a qui, fino a questo punto, ci porti anche fuori.

E se non ce la fa, se non è in grado...eh, sono i rischi della vita:  si goda i dovuti forconi.





sabato, settembre 11, 2010

Dopo Bonanni

Dopo l'aggressione a Bonanni avvenuta alla Festa del Pd qualche giorno fa (se uno ti tira una cosa pericolosa addosso, di aggressione trattasi), leggo cose abbastanza preoccupanti in giro sui blog.
Che queste cose preoccupanti rispecchino il clima malato di questo paese, non è cosa che mi consoli.

Qualcuno interpreta questi segnali di violenza come "il risveglio di un popolo oppresso": io, li giudico come segnali di violenza.

Ma vogliamo forse interpretare senza conoscere? Giammai.
Pare infatti che quell'aggressione non sia stata un ragazzata idiota e pericolosa come sembrava, ma che abbia avuto dietro anche il fantasma di un "ragionamento teorico".
Esiste infatti, come nelle migliori tradizioni, un comunicato di "rivendicazione politica" del Centro Sociale Ask*tas*na di Torino, che si è assunto la responsabilità del gesto: leggiamolo insieme.

"Contestare qualcuno è legittimo, alla festa del Pd come in qualsiasi altro luogo. Se poi la festa si tiene in una piazza, libera e di tutti, lo è ancora di più.

Se quel qualcuno è Bonanni, è giusto persino di impedirgli di parlare. Le prese di posizione che trovano spazio sui giornali e sui tg di ieri e oggi lasciano alquanto dubbiosi per le categorie che si utilizzano (attacco violento, squadrista, ritorno agli anni di piombo) e per le soluzioni (isoliamo i violenti, abbassiamo i toni). Non appena accade un fatto si apre il circo della politica, quello che foraggia i Bonanni e i Letta, quello dei salotti televisivi, quello del volemose bene.

Bonanni è il responsabile di quanto sta avvenendo nel nostro paese con la Fiat e più in generale nel mondo del lavoro. E’ la sponda certa per Confindustria e Governo su qualsiasi argomento. Il sindacato che rappresenta si permette di estromettere un altro sindacato dalla contrattazione e dalla rappresentanza nonostante abbia più iscritti del suo. Quelli come Bonanni sono tra i tanti responsabili delle condizioni di vita e di lavoro che vive la gente, rappresentando gli interessi di chi non ne ha bisogno a discapito di chi lavora.

Togliere la parola a qualcuno non è una cosa così fuori dal mondo, del resto a quanti è tolta parola (e dignità) tutti i giorni per le scelte dei vari Bonanni? I senza voce sono quelli (metalmeccanici o meno) che possono solo subire una vita di ricatti, che gente come “il nostro”, avvallano e perpetrano,. Zittirlo è legittimo punto e basta.

Ora sui motivi della contestazione non entriamo neanche nel merito parchè sono così tanti e chiari che ci sembra di offendere chi legge. Sui modi possiamo spendere qualche parola perché chiamati in causa più volte e nelle maniere più fantasiose. I centri sociali non sono un’entità fuori dal mondo, estromessa dalla quotidianità, con soldati pronti a combattere la prossima battaglia. Sono luoghi dove trovano spazio tutti, lavoratori, studenti o disoccupati che siano, e in quello spazio, non solo fisico, si confrontano ed esprimono le tensioni di questa società. A differenza dei partiti, i collettivi e le soggettività che trovano spazio nei centri sociali intendono la democrazia come una pratica di partecipazione diretta, senza mediatori, senza rappresentanze. I “democratici”intendono la democrazia come un insieme di regole e norme alle quali far sottostare i governati, estromettendose ne ed elevandosi a rappresentanti di tutto e tutti. La politica per noi non è un posto di lavoro, non è una carriera alla cui aspirare, è un mezzo per mettere in pratica i bisogni collettivi che questo sistema nega con tutti i mezzi che ha disposizione. Così è normale che vadano anche i centri sociali a contestare Bonanni, perché essi sono la voce di quanti non ce l’hanno, e a differenza dei partiti, senza voler rappresentare nessuno, mettono in pratica quello che molti lavoratori avrebbero voluto fare ma che non possono fare, limitandosi a insultare Bonanni davanti alla televisione.

Altro che abbassare i toni, qui i toni sono da accendere al massimo volume! E’ semplice per politici, opinionisti e sindacalisti patinati fare i discorsi che abbiamo letto sui giornali che richiamano al confronto , alla pacatezza, a tante belle parole. Ci dicono anche che così si rischia di rispolverare la figura del nemico o non quella di semplice avversario. Certo per chi fa parte della stessa cricca è normale che chi schiaccia o collaborare a schiacciare sotto i piedi i tuoi diritti minimi sia solo un avversario, come in una partita a briscola. E se gli devi dire qualcosa, glielo devi dire con gentilezza e abbassando i toni. Per noi non è così, crediamo ancora che esistano le categorie dei nemici, e questo mondo ce lo dimostra giorno dopo giorno, e siccome non partecipiamo a un torneo di carte, ma la partita è la vita di tutti, indichiamo e avversiamo i nemici. Siamo di parte, e lottiamo per una parte sola di questa società: quella che lavora o non lavora, che è sottomessa a chi comanda e chi governa, quella delle fabbriche che chiudono e non sa come arrivare a fine mese. Padroni, proprietari, sindacalisti di mestiere, politici di professione, pennivendoli al soldo dei propri editori sanno far valere le loro ragioni molto bene!

Al resto delle considerazioni non diamo neanche spazio, il ritorno degli anni di piombo, la violenza estrema, lo squadrismo e tante altre parole le lasciamo al vento assieme a quelle tante altre che sentiamo in tv tutti i giorni. Avessimo mai sentito dire a Bersani parole del genere nei confronti degli squadristi veri, dei fascisti in doppiopetto, degli imprenditori delle varie cricche allora potremmo anche prenderle in considerazione.

centro sociale Ask*tas*na "

Anzitutto, non una parola sul fatto che gli hanno lanciato un fumogeno addosso. E' un dettaglio insignificante. Forse ora, quando non è accaduto nulla. Se il fumogeno arrivava in faccia e lo rovinava, forse non ne avrebbero fatto menzione lo stesso, perchè si scrive che "è normale che vadano anche i centri sociali a contestare Bonanni, perché essi sono la voce di quanti non ce l’hanno, e a differenza dei partiti, senza voler rappresentare nessuno, mettono in pratica quello che molti lavoratori avrebbero voluto fare ma che non possono fare, limitandosi a insultare Bonanni davanti alla televisione."

E' normale. Forse ad Ask*tas*na ci passano i sabato sera, divertendosi a tirarsi addosso i fumogeni l'un l'altro. Questa tesi del "ecchessaràmaiunfumogeno" si legge molto in giro, sui blog militanti. In effetti non sarebbe grave, nei noiosi sabati sera, passare in macchina gettando fumogeni con fare annoiato all'interno di Ask*tas*na: ma così, senza cattiveria, perchè "è quello che molta gente normale vorrebbe fare ai centri sociali ma non può fare", no?

Ironia a parte (che poi temo i centri sociali non la comprendano, e mi accusino di incitare all'assalto antidemocratico nei loro confronti), la cosa gravissima (tra le tante gravi) di quel comunicato è
"Contestare qualcuno è legittimo, alla festa del Pd come in qualsiasi altro luogo. Se poi la festa si tiene in una piazza, libera e di tutti, lo è ancora di più.

Se quel qualcuno è Bonanni, è giusto persino di impedirgli di parlare."

E' giusto. Impedirgli di parlare. In un piazza "libera e di tutti", meno che per lui.
Giusto in nome di cosa?

"Bonanni è il responsabile di quanto sta avvenendo nel nostro paese con la Fiat e più in generale nel mondo del lavoro."

IL responsabile. Nemmeno uno dei. IL.

Dopo, migliorano:
"Quelli come Bonanni sono tra i tanti responsabili delle condizioni di vita e di lavoro che vive la gente, rappresentando gli interessi di chi non ne ha bisogno a discapito di chi lavora."

A parte che non si capisce una cippa in italiano ("rappresentando gli interessi di chi non ne ha bisogno" di cosa?), ma la conseguenza logica è che a tutti questi "tanti responsabili", quando vanno in giro nelle piazze, "è giusto impedirgli persino di parlare".

Non so voi... che poi se gli dici che questo è esattamente fascismo e squadrismo si offendono.
Ma a me la gente che va in giro impedendo agli altri di parlare, in genere, sta profondamente sui cosiddetti. Mi è antipatica. Mi fa senso. E non la vorrei tra i miei amici, nè tra chi mi governa.

Veniamo al gran finale
"Per noi non è così, crediamo ancora che esistano le categorie dei nemici, e questo mondo ce lo dimostra giorno dopo giorno, e siccome non partecipiamo a un torneo di carte, ma la partita è la vita di tutti, indichiamo e avversiamo i nemici. Siamo di parte, e lottiamo per una parte sola di questa società: quella che lavora o non lavora, che è sottomessa a chi comanda e chi governa, quella delle fabbriche che chiudono e non sa come arrivare a fine mese. "

Ottimo, davvero. Ditemi una sola ragione per cui dovreste essere considerati più simpatici di Bonanni, Schifani, Berlusconi. Una sola ragione per stare dalla vostra "parte sola di questa società".
Indicate ed avversate i nemici. Bravi. Ma i nemici di chi? I vostri? E a noi che ce ne frega? Chi sareste, voi? Chi rappresentate? Siete, in questo, meglio di Bonanni, che almeno ha tre milioni di iscritti che lo hanno eletto con procedure democratiche, che a voi piaccia o no?

A me sembra, semplicemente, che vogliate un'altra società di merda più o meno uguale a questa. Dove i padroni stavolta siete voi, e siete voi a dire cosa è giusto e cosa è sbagliato, chi deve parlare e chi deve tacere. Lo annunciate voi stessi:

"Togliere la parola a qualcuno non è una cosa così fuori dal mondo, del resto a quanti è tolta parola (e dignità) tutti i giorni per le scelte dei vari Bonanni? I senza voce sono quelli (metalmeccanici o meno) che possono solo subire una vita di ricatti, che gente come “il nostro”, avvallano e perpetrano,. Zittirlo è legittimo punto e basta.
"

Ma perchè sprecare risorse, energie per una società in cui il posto degli oppressori attuali sarà preso semplicemente da oppressori nuovi, e nemmeno troppo simpatici come voi? Teniamoci questa. Con un piccolo sforzo di adattamento, vedrete che ce la farete benissimo ad arrampicarvi sui gradini del potere. Ce la farete anche qui, a essere oppressori.

Già cominciate bene. Come piccoli parassiti, andate a contestare le feste degli altri, 'che le vostre sono invisibili, per entrare nel meccanismo mediatico. Per esistere, dovete usare gli stessi, identici meccanismi che fingete di contestare.
Che pena. Che tristezza.

Per ripulire il post dalla malinconia delle vostre parole, mi sembra doveroso riportare le parole del più grande rivoluzionario che abbia solcato i suoli patri negli ultimi secoli, Errico Malatesta: un anarchico vero. Uno che di queste cose, a differenza di voi, ci capiva parecchio.

"Ma non è per Ravachol personalmente che noi sentiamo il bisogno di protestare: è per le difese che fanno di lui certi suoi amici. L'uno dice che Ravachol ha fatto bene a uccidere il vecchio, perchè "era un essere inutile alla società"; un altro dice che non vale la pena di fare chiasso per un vecchio "che aveva pochi anni da vivere" e così di seguito.
Il che vuol dire che questi anarchici che non vogliono giudici, non vogliono tribunali, si fanno poi essi stessi giudici e carnefici, e condannano a morte e giustiziano quelli che essi giudicano inutili. Nessun governo ha mai osato confessar tanto!
Così per le esplosioni. Per uccidere un meschino procuatore si rischia di uccidere 50 innocenti.Per fortuna non è successo tutto il male che poteva succedere (...)
Si vede nel modo come la cosa è stata fatta, che i suoi autori disprezzano la vita umana, non si curano della sofferenza altrui.
Ma infine, su tutto questo si potrebbe passare, e considerare le disgrazie come dolorose conseguenze della guerra.
Ma come non protestare quando sentite dire che si ha torto di lamentare la morte di una serva o di un operaio, perchè " i domestici son peggio dei padroni e bisognerebbe ammazzarli tutti", e "i bambini son semenza dei borghesi e bisogna pure ammazzarli tutti"?
Come non inorridire quando trovate una donna la quale a voi che lamentate la disgrazia incorsa a quella povera donna che nella esplosione della Rue Clichy ebbe la faccia lacerata da schegge di vetro, risponde: "Come? Siete così sensibile voi? Io ho riso tanto pensando alle smorfie che doveva fare quella donna colla faccia tutta tagliuzzata".
Tutto questo vuol dire che succede a molti anarchici quello che succede ai soldati, agli uomini di guerra, che ubriacati dalla lotta, diventano feroci e dimentichi persino del fine pel quale si lotta finiscono con il volere il sangue per il sangue.Non è più l'amore per il genere umano che li guida, ma il sentimento di vendetta unito al culto di una idea astratta, di un fantasma teorico.
Ciò si comprende:tanto più in presenza di una borghesia che ci dà quotidianamente lo spettacolo della ferocia, ma non si può approvare, non si può incoraggiare. Una rivoluzione nella quale trionfassero questi istinti, sarebbe una rivoluzione perduta. Il terrore provoca la reazione: prima la reazione della pietà, poi la reazione degli interessi.
Vi è poi un'altra cosa. Questi anarchici pare si vogliano fare distributori di grazia e di giustizia e ciò non è niente affatto anarchico. Se avessimo il diritto di condannare in nome dell'idea che ci facciamo noi della giustizia, lo stesso diritto l'avrebbe il governo in nome della giustizia sua.Naturalmente ognuno crede di aver ragione, e se ognuno avesse il diritto di condannare quelli che secondo lui hanno torto, addio giustizia, addio libertà, addio eguaglianza, addio anarchia: i più forti sarebbero, come sono oggi, il governo, ed ecco tutto.
Noi dobbiamo essere dei libertari. La dinamite è un'arma come un'altra, spesso migliore di un'altra nella lotta contro gli oppressori: ma, come tutte le armi, può essere adoperata bene o male, può servire a liberare gli oppressi, o a spaventare e opprimere i deboli. Noi dobbiamo servirci di tutte le armi, ma non dobbiamo mai perdere di vista lo scopo, nè la proporzione tra il mezzo e lo scopo.
(...)
So bene che queste idee non sono fatte per incontrare la simpatia generale dei nostri amici.
Per quanto si sia anarchici, si è sempre più o meno uomini del proprio tempo. Ed il popolo dei nostri tempi, come quello dei tempi passati, si lascia ancora imporre dalla forza, dal successo, senza guardarci tanto pel sottile.
Se esplosioni sono riuscite, hanno messo paura...ai paurosi, e molti dei nostri amici applaudiranno incondizionatamente, senza preoccuparsi dell'effetto che hanno sulla massa, che noi dovremmo attirare a noi, senza fare le parti del bene e del male.
E' la stessa tendenza per la quale il popolo applaude a tutti i guerrieri, a tutti i tiranni che vincono.
Ma a questa tendenza noi dobbiamo reagire, se no addio anarchia. La rivoluzione si farebbe per aprire il varco ai nuovi tiranni.
La verità è che v'è molta gente che si chiama anarchica, e che dell'anarchia non ha capito nulla.(...)
Vedete dunque che anarchici! Come l'inquisizione: le bastonate (non potendo applicare la ghigliottina o il rogo) a quelli che non pensano come loro e dicono il loro pensiero.
E' necessario reagire: mettere i punti sugli i, uscire dai termini generali i quali spesso fan credere che si sia d'accordo, mentre si sta agli antipodi."

(Errico Malatesta: lettera a Luisa Pezzi su "il rifiuto del terrorismo amorfista", 1892, in "Rivoluzione e lotta quotidiana" (pp. 60-62), edizioni Antistato, Torino 1982.)

venerdì, agosto 20, 2010

StuPD, stuPD, stuPD (3 volte)

Chi dirige il Partito Democratico piemontese/torinese sta facendo di tutto per perdere con largo anticipo le elezioni comunali di Torino della prossima primavera 2011.
Io, che sono iscritto, sono incazzato come una bestia.

Lo fanno metodicamente, scientificamente: solo degli stupidi, come ricordava Cipolla nel suo famoso saggio "Allegro non troppo", sono in grado di massimizzare gli effetti negativi del proprio agire senza recare vantaggio a nessuno. Qui siamo oltre, perchè regalare il proprio vantaggio storico a degli avversari che non ce l'hanno mai avuto è un tipo di stupidità perniciosa.

Ma veniamo ai fatti.
Primo evento da stuPD.
Quest'anno la festa nazionale del Partito Democratico si terrà a Torino. Bene. Qual è il posto prescelto? Piazza Castello. Il centro assoluto della città. Cioè, una cosa che appartiene a tutti. E non stiamo parlando delle Olimpiadi, che è un evento che può essere considerato di tutta la città, ma della festa di un partito che - mal contati - di abitanti della città ne rappresenta un quarto.
Insomma, una mossa strategica perfetta per far girare le scatole a tre torinesi su quattro, per rendersi ancora più antipatici di quanto già si risulti normalmente. Farsi le vasche in centro e trovarselo rumorosamente occupato da un partito è un'ottima operazione di marketing in negativo a pochi mesi dalle elezioni.

Secondo (gigantesco) evento da stuPD.
Visto che è una festa nazionale, si invitano un po' tutti: i propri leader, ma anche esponenti dell'altra parte. Beh, invece in questa occasione qualcuno degli organizzatori ha questa bella pensata: tutti si, ma non Cota.
E perchè mai? "Perchè vorrebbe dire legittimarlo come Presidente della Regione, in un momento in cui ci sono dei ricorsi che riguardano la validità delle elezioni del marzo scorso".
Ecco, io non so, e nemmeno lo voglio sapere, il nome dell'imbecille che ha detto questa cosa, ma so che in un partito serio uno che dice una cosa così lo si butta fuori a calci nel sedere. Subito, e con l'allontanamento perpetuo da tutti i circoli del Regno.
Cota (anche se alcuni blogger lo prendono in giro appellandolo come incubo:-)) E' il Presidente legittimo di questa Regione, fino a quando una sentenza dirà il contrario. Presiede la Giunta, governa, rappresenta (che ci piaccia o no: a me no, ma pazienza) ognuno di noi di fronte alle altre istituzioni, e non sarà mai una festa di partito (QUALUNQUE partito) a decidere se legittimarlo o meno. Tantomeno se, in seguito all'evento da stuPD numero 1, ti trovi a svolgere la festa sotto le finestre della Presidenza della Regione.

Questa cazzata, nei giorni successivi, non viene smentita da nessuno: oggi, un Chiamparino giustamente "fuori dai fogli" non può far altro che sputtanare pubblicamente questa sciocchezza, ed il partito che l'ha pronunciata senza smentirla: «Una mancanza di galateo politico. Se me l’avessero chiesto avrei risposto che andava invitato. Ma loro (cioè il partito, ndb), come diceva un mio vecchio amico, “san nen e ciamo nen”. Non sanno e non chiedono».

Terzo evento da stuPD.
Come se non bastasse tutto ciò, il segretario regionale del PD rompe il terrificante silenzio con una terrificante intervista, in cui non solo non smentisce che la tavanata galattica di non invitare Cota è stata "valutata" (sigh) dalla dirigenza del partito, ma ha pure il coraggio di prendersela con gli esponenti del centrodestra che - a questo punto - rifiutano di partecipare alla festa, accusandoli di strumentalizzazione.
Anche lui, in un partito serio, andrebbe espulso da tutte le Segreterie del Regno.

Per il momento, sto cercando per casa la mia tessera del PD, con una forte propensione a ridurla a brandelli. Ma non la trovo: l'ho persa, probabilmente. E, forse, anche questo vuol dire qualcosa.

venerdì, marzo 19, 2010

Si può perder tempo ad ascoltare le balle del neoduce e dei suoi sgherri...

...o, con un po' di pazienza, ascoltare Bersani che riepiloga nel dettaglio il disastro di questo governo.

venerdì, ottobre 30, 2009

Che i soloni se ne vadano a quel paese.

Che stanchezza, signori miei.

La situazione mi sembra davvero disperata.

In questi giorni, quel che leggo mi deprime. Da un lato la melma che sommerge ogni obiettività, e rende tutto egualmente marrone: le istituzioni, la politica, le relazioni interpersonali.

Dall'altro, molte persone, che io reputo intelligenti e che scrivono e/o commentano sui blog, che assumono un atteggiamento snobistico: stanno alla finestra, e giudicano. Spietati.
Oh, incominciamo da Bersani: "vecchio", inaffidabile, amico di CL, rappresentante di interessi filonucleari, amico dei mercanti d'armi, disponibile ad allearsi con chiunque ("bleahhh, che schifooooo").
Non gli si risparmia nulla, eh.
Anzi, l'elezione alle primarie l'ha messo nel mirino, e criticare Bersani sembra diventato una specie di sport nazionale, sembra quasi più divertente che criticare Berlusconi.
Ognuno, per me, può far quello che gli pare: andare a votare, non andarci, votare per il segretario del PD o per l'amministratore di condominio, stare davanti alla TV a guardare le partite con le lattine di birra in mano.
Però, se delle primarie, e se del PD non te ne frega un accidente, beh...taci, no? Non parlarne.

E invece no, la "propria importantissima opinione" non la si nega a nessuno.
Ognuno deve dirla, è un bisogno impellente: "ho libertà di parola e diritto di critica, no? Dunque, lo esercito".

E, allora, uno non è andato a votare perchè la cosa gli faceva schifo, era una truffa, non lo rappresentava: e sente il bisogno di dirlo, argomentarlo, spiegarlo, dettagliarlo.
L'altro c'è andato, però sente di dover spiegare: io con quella gente non c'entro, con quella massa manipolata di ingenui non ho niente a che fare, al di là di Marino tutto il resto puzza dalla testa, e dietro Bersani ci sono D'Alema e Bassolino e DUNQUE Bersani è un pupazzo parlante, animato da un ventriloquo, il fatto che abbia vinto lui indica con evidenza che il PD è morto, inutile, puzzolente.
E poi ci sono quelli che già s'indignano perchè Bersani "oserebbe" parlare con l'UDC. E quelli che trovano, nel fatto che sia andato a mangiare le costine alla festa della Lega, la prova provata del tradimento delle masse e di una idea "pura" della sinistra.

Io spero davvero che Bersani non ci legga, cari amici blogger: e che non ci legga nessuno di capace a cui possa passare per la capa, un giorno, di tentare di governare questo popolo squinternato di "intellettuali con la puzza sotto il naso".
Perchè se lo facesse, gli verrebbe subito voglia di vendere le sue competenze al miglior offerente, invece di tentare di metterle a disposizione di un progetto per gente che non se lo merita.

E che non ci leggano i disoccupati, i cassaintegrati, i poveri, gli sfigati. Perchè se lo facessero, ci manderebbero sacrosantamente a quel paese.

Io vorrei proprio sapere come diavolo pensate di trovare una speranza per risollevare questo paese, se l'unica cosa che potete mettere sul tavolo, a disposizione di un progetto di cambiamento, è il vostro giudizio sprezzante su chi ne ha uno diverso.

Oh, beninteso: anche il PD ed i partiti in genere pullulano di menti del genere.
Gente che impiega il proprio tempo per spiegare la propria verità, e scodellare lucide analisi critiche sul perchè si perde o non si vince, compatendo chi non c'è ancora arrivato: per poi non sognarsi nemmeno di mettere praticamente a disposizione della causa un grammo della propria intelligenza.
Anzi, fanno gli sdegnati perchè le masse non si mettono a disposizione delle proprie fulgide menti: "Avanti, vi ho indicato la via,vi ho spiegato tutto: cosa aspettate ad agire?".

Se, in un impeto di altruismo, si candidano ad una carica e perdono, si mettono a braccia conserte a sentenziare che chi ha votato è uno stupido.
Sono disposti a dare dei deficienti a milioni di persone (nello specifico, al milione e mezzo di persone che ha votato Bersani) pur di non ammettere che la realtà è un pelino più complessa di quanto possano tentare di comprenderla con gli strumenti di analisi a propria disposizione.

Perso (o mai avuto!) lo spirito del militante disposto ad andare per mercati coi banchetti, o a cucinar costine per la causa, a donare tempo e capacità semplicemente per un'idea, pensano che le proprie sdegnate parole possano sostituire la fatica, la rottura di palle di tentare di convincere qualcuno guardandolo negli occhi, il tempo che ci vuole per preparare una presa di coscienza, una crescita nel proprio prossimo.

E allora, vogliamo dircelo? Di questi atteggiamenti del cazzo, non ce ne facciamo più nulla. Nulla.
Siete intelligentissimi, lucidi, avete capito tutto voi?
Ed allora mettetevi qua in mezzo, venite a trovarci: argomentate, discutete, convinceteci.
Non pretendete che ci mettiamo lì, passivamente, ad abbeverarci alle vostre verità.
Fatevi il culo, assumetevi delle responsabilità. E sbagliate, come tutti quelli che fanno: andate incontro alle vostre e belle doverose figure di cacca, e passate sotto la gogna del ludibrio, come capita a chi decide di incrociare le idee con la realtà.
Trasformate voi le vostre idee in una azione, e tentate di metterla in pratica.
Vi toccherà farvi un mazzo così per convincere il prossimo a condividerla ed a darvi una mano.
Vi toccherà chiedere scusa più spesso di quanto crediate.
Ma almeno crescerete, cristo, e non starete più a sentenziare a destra e a manca su cosa è giusto e cosa è sbagliato.
Diventerete umili, e finalmente utili.
Prendete esempio da Franceschini e Marino, e comprenderete come ci si possa mettere a disposizione di un progetto che riscuote fiducia, lealmente, anche se non corrisponde esattamente con il vostro.

Se non fate questo, andate pure a quel paese.
La vostre critiche sono solo aria fritta, ed io non ho più voglia nè di leggervi nè di ascoltarvi.


PS: quando si fa polemica, si spara a zero. Anche sugli innocenti, a cui chiedo preliminarmente perdono.

lunedì, ottobre 26, 2009

La giornata di un presidente di seggio (tra il PD Pride Day ed Ernesto Che Guevara)

Sveglia alle 5,15 (e meno male che è cambiata l'ora!): alle 6 sono davanti al seggio, con il buio.
Arrivano gli scrutatori ma il compagno coordinatore del circolo non si vede: alle 6,35 lo chiamiamo svegliandolo, ha fatto casino con le sveglie ed il cambio d'ora...:-)

Alle 7,15 siamo pronti: il kit per il seggio è perfetto, completo; non hanno dimenticato nulla e l'effetto è di forte di serietà ed efficenza.
Le operazioni scorrono tranquille, con alcuni momenti di particolare affollamento, ma la gente è paziente, gentile, anche se non risparmia i propri commenti sulla necessità di mandare a casa Berlusconi e la propria rabbia sul caso Marrazzo.

Il clima è bellissimo, al seggio un sacco di gente si trattiene a chiacchierare (fuori il tempo, decisamente primaverile, aiuta: come diceva Gaber, "chissà perchè non piove mai- quando ci sono le elezioni").

L'affluenza è superiore a quella delle primarie del 2007 (dato che si confermerà anche alla fine), e questo significa che la nostra gente ci dà fiducia ancora una volta (sperando non sia l'ultima).


Alle tre e un quarto del pomeriggio mi faccio dare il cambio e volo ad assistere alla conferenza di Alberto Granado: all'ingresso
ritrovo L., la mia ex-prof di inglese ed ora pittrice innamorata di Cuba.
E' lei -
capita spesso - ad ospitare a casa sua il vecchio mito in questa piccola trasferta piemontese. Poi arriva mia figlia, con un sacco di suoi compagni, e amici che non si vedevano da tempo, perchè Granado, in quanto amico e compagno di sellino del Mito, è mito egli stesso e tutti desideriamo ascoltarlo.

(Quello nella foto qui accanto con il Che è appunto Alberto Granado, e non Fidel come potrebbe sembrare...i rivoluzionari cubani con la barba si somigliano tutti...)

E' un omino che ha superato abbondantemente gli ottanta (L. lo chiama "il nonno"), simp
atico e consumato dal tempo (ed il suo tempo è stato molto più ricco del nostro...): è piccino, fa tenerezza.

Guardandolo, viene istintivo pensare: ma come sarebbe oggi il Che, se fosse ancora vivo?

Sarebbe un simpatico e lucido vecchietto alla Granado od alla Pertini, o continuerebbe a raccontare ai nipoti sempre lo stesso episodio di guerriglia, ormai obnubilato dal tempo?
Per fortuna il destino e la storia ci consentono di eludere la domanda...
Parte l'intervista (condotta da un giornalista di Repubblica) e la platea, che riempie la grande sala, si commuove ovviamente quando Granado, con semplicità, parla "dell'amico Ernesto", del socialismo, dell'uomo al centro dell'azione, del Che come essere umano in carne ed ossa, nè icona nè eroe, ma uomo che semplicemente faceva quel che pensava fosse giusto.
Racconta delle visite del Che a Santiago de Cuba, dove Granado dirigeva il centro di formazione per i medici cubani dopo la rivoluzione.
Narra aneddoti di quel viaggio avventuroso, racconta l'entusiasmo del Che conosciuto quando Granado aveva vent'anni e Guevara 14, dice che il viaggio, la rivoluzione ed il Che sono interconnessi, non ci sarebbero forse stati gli ultimi due senza il primo, in cui Guevara costrui la sua visione rivoluzionaria.

La conferenza dura quasi un'ora, nonostante l'età Granado è arzillo ed incontenibile, mette spesso in crisi la traduttrice perchè "ha troppe cose da dire ma poco è il tempo rimasto", e noi applaudiamo, lo sentiamo vicino, semplice ma grande.

Ci accoglie dicendo "grazie per essere venuti a sentire un vecchietto", ci lascia dicendo "ricordate che bisogna sempre percorrere la via del socialismo, e imparare a dire NOI invece di IO".


Ho la fortuna di appartarmi con il grande Alberto dopo la conferenza, mentre giovani e leggiadre fanciulle si recano a rendergli omaggio (e lui apprezza, sornione, persino quando i ruoli si rovesciano ed è lui che riceve il baciamano...).

Una ragazza romena, esplosiva per fisicità e comunicazione, gli chiede di parlare dell'amore. Granado è stanco ma non si ritrae e filosofeggia: "L'amore è pace, non può esistere senza la pace"; la ragazza gli regala una poesia.


Saluto il grande Alberto ed L., dopo una mezz'oretta di chiacchiere, e me ne torno al seggio verso le sei "de la tarde".


Dove intanto son finite le schede, e c'è una coda immensa (anche se paziente e disciplinata) in attesa che un compagno vada a raccattarle in un altro seggio (per le nazionali ce la siamo cavata con le fotocopie, ma le schede per il regionale con sei liste sono un formato misto tra A4 e A3...)

Quando le schede arrivano, pian piano la coda si scioglie, ed alla fine della giornata abbiam anche fatto due tessere...
Alle 20 chiudiamo: iniziamo con ordine lo scrutinio delle nostre 228 schede, ci aggiungiamo le 75 del seggio volante; nel secondo seggio del circolo han votato in oltre 200.
Alla fine più di 500 votanti nel nostro territorio, siamo al 10% in più rispetto alle scorse primarie del 2007.
In linea con il resto del paese i risultati: vince Bersani con il 50%, Marino è sul 10/12 e Franceschini prende il resto.
Contiamo i soldi (quante monetine!), firmo verbali e tabelle di scrutinio, comunicazioni, mando gli sms con l'affluenza finale e con i voti dei candidati segretari, imbusto, sigillo...
Chiudiamo alle 22, salutando il compagno che deve portare (ahilui) le infinite buste alla Commissione Provinciale di Torino.


A casa, mi attacco a RaiNews 24 e mi godo in rapida successione il riconoscimento dei risultati da parte di Franceschini (che si dimostra un grande anche in questa occasione), le dichiarazioni di Marino ed il primo discorso di Bersani: che apprezzo per la sua sobrietà, ed al tempo stesso per il contenuto delle sue dichiarazioni, peraltro solide conferme di quanto aveva già detto durante la campagna elettorale.


Per una volta, vado a dormire esausto ma con una dote di speranza fortemente rinnovata.


PS: Marrazzo? Mah...io non sono molto dell'idea che "sono fatti suoi, se non interferiscono con il suo ruolo pubblico".
La "passione per i transex" (che è comunque, nel caso in oggetto, una cosa squallida: non stiamo parlando di amore tra persone, ma di sesso considerato merce e pagato non per necessità ma per sfizio), nascosta dietro la facciata rispettabile di una famiglia perfetta è una ipocrisia, comunque la si voglia girare: e ad un uomo pubblico non concedo il privilegio dell'ipocrisia.

Tantomeno se è uno dei nostri, tantomeno se comunque a toglierti le voglie ci vai con l'auto blu, tantomeno se neghi disperatamente quel che sei costretto ad ammettere il giorno dopo.

Io, in Bersani, lo convincerei a dimettersi subito, uscendo dal trucchetto furbetto dell'autosospensione.

Non vorrei essere nei panni di Marrazzo, ora, per tutto l'oro del mondo: non tanto per il fatto che ha dissolto in poche ore un discreto patrimonio di credibilità sua e del partito che rappresenta (e quindi patrimonio anche "nostro"), ma perchè essere costretto a leggere, negli occhi di sua figlia e di sua moglie, il crollo della sua credibilità, deve essere la punizione più terribile e dura del mondo.

venerdì, agosto 14, 2009

Show must go on

Bastano le notizie di un "più zero virgola qualcosa" nei PIL trimestrali di Francia e Germania, e subito ecco il coro che parte, con i fuochi artificiali sullo sfondo: "visto che tutto è finito? visto che avevano torto le cassandre (della sinistra, ovvio)? visto che basta aver fiducia ed ottimismo?".
E' giusto che lo dicano. Hanno avuto una strizza della madonna, in questi mesi; per un attimo è sembrato che si mettesse in discussione il sistema, che la crisi aprisse gli occhi alle persone e le convincesse che il capitalismo è un sistema che non tutela e non risparmia non solo le sue vittime predestinate, ma nemmeno chi ne è complice, succube o supporter.
Per un momento sembrava essersi fatta strada la consapevolezza: i fatti erano lì, sotto gli occhi di tutti, bastava leggerli per capire. La finanza, le banche, ovvero gli agenti/strumenti di moltiplicazione sfrenata (e spesso immaginaria) del denaro, l'avevano fatta così grossa che stavolta sembrava impossibile non capire. Il rischio era davvero alto: la credibilità del sistema, basata sulla menzogna e sulla promessa del "benessere per tutti", sembrava mostrare profonde crepe.
Bisognava intervenire subito, prima che alle masse, persino a quelle grasse e instupidite del mondo occidentale, venissero strane idee (tipo " e se questo mondo di merda non fosse l'unico possibile?" "e se esistesse qualche altra modalità di vita, oltre alla speranza di diventare ricchi e circondarsi di merci e filo spinato?").
Per la prima volta, a pagare iniziavano ad essere quei "ceti medi" occidentali per i quali la vita è sempre stata permeata di aspettative di sviluppo infinito.

"La crisi esplosa nel 2008 non è stato un incidente di percorso dell´economia mondiale. È stata piuttosto un´espressione di quello che per una trentina d´anni è stato giudicato e lodato come il suo normale funzionamento.

Era normale per il sistema bancario mettere in circolazione quasi 700 trilioni di dollari di derivati al di fuori delle borse, sì da renderli non rintracciabili dalle autorità di sorveglianza. Le quali, da parte loro, trovavano affatto normale fingere di non vederli.
Ma era comunque bene non fare nulla, giacché i mercati finanziari normalmente si auto-regolano, facendo affluire i capitali là dove sono meglio utilizzati per produrre occupazione e ricchezza. Dove si capisce perché nel bene o nel male, come diceva Keynes nelle due ultime righe della Teoria generale, le idee siano più pericolose degli interessi costituiti. In base alla idea dominante di normalità, era giudicato ugualmente naturale che l´industria manifatturiera dell´Occidente arrivasse a sviluppare un suo sistema finanziario capace di generare una quota di fatturato quasi pari alla produzione di beni materiali; insuperati, in questo, i costruttori di automobili statunitensi, appropriatamente definiti da una ex manager dell´alta finanza (Nomi Prins) «banche che vendevano automobili».

Intanto che, si noti, non trovano i quattro o cinquecento miliardi annui che basterebbero per dimezzare la quota di coloro che sopravvivono con un dollaro al giorno (1,4 miliardi, secondo le ultime stime della Banca Mondiale), o non dispongono di servizi igienici (2,6 miliardi), o soffrono la fame (1 miliardo, ma in aumento), ovvero abitano in slums (oltre 1 miliardo); o, ancora, il numero dei bimbi che muoiono prima di compiere cinque anni a causa di un raffreddore o un mal di pancia (10 milioni l´anno, 25.000 al giorno).

E in complesso non era forse considerato l´essenza della normalità un sistema economico che spende trilioni di dollari l´anno in pubblicità e marketing per convincere un miliardo e mezzo di persone a consumare beni in gran parte superflui?
(Luciano Gallino, "I rischi della normalità", 3 giugno 2009).


"Per la prima volta nella storia umana soffre la fame più di un miliardo di persone, un sesto della popolazione del pianeta. È la stima della Fao, l’agenzia dell’Onu per l’agricoltura e l’alimentazione. «La sicurezza alimentare è sicurezza tout court - dice Josette Sheridan del World Food Programme - Un mondo affamato è un mondo pericoloso per tutti». La recessione globale è una causa di questo pesante peggioramento: oggi ci sono cento milioni di affamati in più rispetto al 2008. Un altro fattore cruciale è l’inflazione delle derrate agroalimentari che colpisce soprattutto i Paesi in via di sviluppo. Se in Occidente i prezzi sono in flessione, nel Terzo mondo i generi alimentari restano del 24% più cari rispetto al 2006, un onere insostenibile per il potere d’acquisto.

La "frontiera della fame" viene situata dagli esperti della Fao a 1.800 calorie al giorno. Al di sotto di questo livello di nutrizione i danni per la salute sono spesso irreversibili. La Banca mondiale stima che entro il 2015 moriranno da 200.000 a 400.000 bambini in più all’anno. Il 40% delle donne incinte nei Paesi poveri soffre di anemia, quindi dà alla luce neonati più vulnerabili alle malattie. Il numero di bambini sottopeso aumenterà di 125 milioni l’anno prossimo. "

(Federico Rampini, "Un miliardo di affamati, mai così tanti nel mondo", Repubblica, 20 giugno 2009).


Alla follia del Nord del mondo ed alla fame del Sud, si aggiunga la progressiva distruzione delle risorse fisiche ed ambientali del pianeta, in una accelerazione che preoccupa anche gli ambienti meno integralisti del sistema.

"Pagine e pagine di tutti i giornali sono dedicate a questi temi; puntualmente si rende noto che, secondo la scienza più accreditata, le risorse disponibili sono in via di esaurimento, e che continuando a consumare al ritmo attuale presto avremmo bisogno di 5,4 pianeti; che buona parte delle coste del globo finiranno sott’acqua, quelle italiane per prime; che in molte città respirare è un grave rischio. Eccetera. Ma sono i medesimi organi d’informazione a dedicare spazi ancor più ampi e vistosi alla preoccupazione per l’auto che non “tira” come dovrebbe, al Pil che non cresce abbastanza, ai mercati che rischiano una battuta d’arresto: facendosi tramiti convinti, e spesso entusiasti, dell’invito al consumo. La crescita - non importa se all’interno di uno spazio che non può crescere - rimane la nostra stella polare. "
(Carla Ravaioli, "Crisi finanziaria e crisi ecologica, un'unica origine: il capitalismo", 4 febbraio 2009).

Di fatto, mai come oggi si pone il problema della insostenibilità fisica e sociale del capitalismo.

Che esso possa continuare a sopravvivere, si deve semplicemente al fatto che esso guadagni alla sua causa - con la ferocia laddove necessario, o con la promessa della felicità e l'ottundimento laddove ancora funzionano - milioni di persone che sono destinate inconsapevolmente ad esserne vittime: destinate normalmente a raccogliere le briciole che cadono dal tavolo delle immense ricchezze, e ad essere spazzate via senza rimpianti quando si rende necessario per la conservazione dello status quo.


In Italia, le strategie di conservazione del sistema e le "armi di distrazione di massa" sono affidate ad una classe dirigente che ormai sembra a tratti clownistica e priva di credibilità, a tratti guidata dall'odio e dalla cattiveria, ma lascia il dubbio di essere invece assai intelligente nel produrre il quotidiano diluvio di sciocchezze e stupidaggini che impediscono di affrontare, conoscere e recepire la realtà. (Che sia sintomo di stupidità o di sofisticata intelligenze, ripeto, è difficile a dirsi, ma di certo la strategia è efficace).

L'opposizione di centrosinistra si muove nell'ambito di una realtà che ritiene immodificabile, e rinuncia a cambiare gioco: impossibile uscire da una logica troppo consonante con quella del potere, e dire parole diverse da "sviluppo, produzione, crescita, reddito...".

Così le sue risposte echeggiano le sciocchezze di chi governa, e non si trova nè il coraggio nè le forza per proporre ed immaginare un "mondo diverso".


(Ho detto molto spesso, e lo confermo, che oggi "mi accontento" di un PD che abbia nel suo programma quello di riportare l'Italia ad un minimo sindacale di decenza simile a quella di altri paesei europei, visto che oggi è utopistico non solo pensare alla rivoluzione, ma persino alla convivenza civile: ma ciò non toglie che l'adagiamento sulla parola d'ordine "uscire dalla crisi", senza analizzare ciò che la crisi significa davvero, sia una prospettiva che rivela un forte senso di inferiorità rispetto alla ideologia dominante).

L'idea che "domani tutto tornerà come prima" non solo è folle, ma rappresenta sempre di più una gigantesca occasione perduta per ragionare sul senso della nostra esistenza.



"Un danno non minore che un ritorno al
business as usual provocherebbe sarebbe che la insostenibilità da più punti di vista del sistema economico odierno (o modello di sviluppo che dir si voglia) avvicinerebbe il momento in cui essa comincerebbe a tradursi, più rapidamente di quanto già non faccia ora, in immani tragedie collettive.
Avrà forse esagerato un po´, il principe Carlo d´Inghilterra, nell´indicare in soli 99 mesi il tempo per salvare il pianeta. Il fatto è che il rischio non viene solo dal cambiamento climatico. Per assicurare entro una o due generazioni una vita decente a qualche altro miliardo di persone non ci sarà acqua a sufficienza. Lo dicono i rapporti Onu sullo sviluppo umano.
Non ci saranno prodotti alimentari a sufficienza, perché le superfici destinate ad usi agricoli si vanno riducendo a causa dell´erosione e salinizzazione dei suoli, dello sviluppo delle colture per la produzione di agrocarburanti, della distruzione di interi eco-sistemi. Per diffondere in tutto il mondo i consumi oggi normali dell´occidente non ci saranno nemmeno abbastanza metalli o carbone o petroli, né abbastanza mari, forse nemmeno abbastanza ossigeno.
Bisognerebbe dunque darsi da fare allo scopo non di ricostruire la normalità di ieri, bensì di sviluppare una idea diversa di sistema produttivo e finanziario normale.
Per il momento bisogna ammettere che né l´Unione Europea né gli Stati Uniti sembrano muoversi con decisione in tale direzione, al di là delle generiche quanto inconsistenti dichiarazioni del G-20 e delle terribili quanto inette minacce rivolte ai paradisi fiscali o ai fondi speculativi.
Visto che in campo economico e politico non sono molti quelli che si lasciano influenzare da nuove teorie dopo i venticinque o i trent´anni – è ancora un pensiero di Keynes – forse si dovrà mandare al potere i ventenni. A condizione di farli transitare in un sistema scolastico e universitario meno prono dell´attuale al consenso di Washington o di Bruxelles. "

(Luciano Gallino, "I rischi della normalità", 3 giugno 2009).


mercoledì, marzo 11, 2009

Redistribuire il reddito

Nessuna illusione: un governo come questo è nato per difendere, perpetuare ed allargare l'ineguaglianza tra chi ha (potere e danaro) e chi non ha, quindi la semplice frase "redistribuire il reddito" provoca a costoro una allergia spaventosa.

Detto questo, la proposta lanciata oggi da Franceschini (ovvero una addizionale IRPEF una tantum del 2 per cento sui redditi annui superiori ai 120.000 euro, per recuperare 500 milioni di euro) va nella direzione giusta, ma secondo me presenta alcuni problemi "strategici".
Sebbene la platea interessata da questa misura, secondo i calcoli del PD, consti di 120.000-150.000 contribuenti, credo che la maggioranza abbia buon gioco a silurare mediaticamente la proposta giocando sulla identificazione del ceto medio con le "vittime", che risultano ad esso troppo vicine (se l'italiano medio si identifica con Berlusconi, figuriamoci se ha difficoltà a identificarsi con il proprio capo o capetto o supercapo che quella cifra la raggiunge o la supera agevolmente...)
Eppoi il due per cento è tanto, secondo me, anche in termini relativi.

Visto che tanto non passerà e farà guadagnare alla sinistra i peggiori insulti possibili, io sposerei invece la proposta più radicale, ma anche paradossalmente più praticabile, che avanza Giulio Santagata, ex ministro del governo Prodi.

Riprendo dall'articolo di Peter Gomez:
"I numeri (...) parlano chiaro. In Italia la ricchezza delle famiglie ammonta, secondo Banca d'Italia, a 8000 miliardi di euro. Il 10 per cento di esse ha però in mano il 50 per cento del tesoro (oltre 4000 miliardi). È lì che bisogna andare a trovare i soldi. Ovviamente non dovranno essere tassati i beni produttivi, non si pagheranno cioè tasse sulla proprietà delle imprese. A essere tassato sarà invece il resto. E, visto che solo l'8 per cento di quei 4000 miliardi è ricollegabile all'attività d'impresa, la base imponibile (cioè il pezzo di tesoro sul quale il fisco può intervenire) toccherebbe i 3500 miliardi.

Non tutti i proprietari comunque dovranno pagare. Santagata propone, anzi, che il prelievo scatti solo a carico di chi possiede immobili, terreni e titoli per più di 5 milioni di euro. Fatti due conti si scopre così che basterebbe un intervento del 3 per mille per far incamerare allo Stato 10 miliardi.
Sarebbe impopolare una tassa del genere? No, perché riguarderebbe solo un parte minima della popolazione. Che, oltretutto, non verrebbe particolarmente vessata. Il 3 per mille di 5 milioni equivale a 15 mila euro. Un sacrificio accettabile anche per quei ricchi che nel 2009-2010 si troveranno a fare i conti con la propria coscienza tutte le volte che per strada incontreranno chi è rimasto disoccupato. Una decisone doverosa da parte del governo che per far fronte al peggio vuole aumentare l'età pensionabile (delle donne, ma non solo) e crede che per far ripartire l'economia basti il via libera a una nuova cementificazione selvaggia del Paese. "

Credo che avanzare una proposta del genere, oggi in Italia, potrebbe costare la vita a chi lo fa: lo credo sinceramente.
Non certo perchè i superricchi patirebbero per un esborso di poche migliaia di euro, ma perchè il "principio" sarebbe considerato (ed in effetti lo è) rivoluzionario. Intollerabile. Questo è un paese che distruggerebbe mediaticamente un Obama, se ce lo avesse qui, che sta peraltro tentando di fare cose assai simili a queste (tassare di più i redditi oltre i 250.000 dollari per fornire l'assistenza sanitaria a chi non ce l'ha: che razza di sporco comunista!!!)
Ma poichè è il Presidente degli Stati Uniti, semplicemente delle sue proposte "rivoluzionarie" non si parla: le si ignora, le si oscura dietro i gossip, dietro le minchiate tipo "ma hai visto che gli stanno venendo i capelli bianchi?".

Comunque, per come stanno le cose adesso e qui, io sono disposto a scendere in piazza subito anche per difendere la timida proposta di Franceschini.

mercoledì, febbraio 18, 2009

Ehmmm...sarà stata colpa mia?

...si, perchè...sabato, dopo un sacco ed un sacco ed un sacco di ripensamenti, ho preso la mia prima tessera del PD.
Quindi può anche darsi che sia causa mia, la debacle in Sardegna, ma non mi sembrerebbe bello dimettermi dopo neppure mezza settimana.
O forse...o forse son causa mia le dimissioni di Veltroni: ha saputo che sono formalmente entrato nel partito, ha pensato a quanto sarebbe stata dura sopportare un simile rompiscatole e ha preso al balzo la scusa della sconfitta in Sardegna per defilarsi.

Scherzi a parte: dopo l'orribile settimana-Englaro, avevo ragionato sul fatto che restano aperte tutte le perplessità e le distanze che sento nei confronti di questo partito "liquido", senza identità, ma ho sentito il bisogno impellente di fare un gesto simbolico, costruttivo, di fiducia, rivolgendolo all'unico argine visibile e possibile (e cosciente che sia necessaria una visione globale della società, anche se incapace di elaborarla compiutamente), rispetto alla deriva totalitaria in corso.

Beh, non sono pentito di averlo fatto. Io considero le crisi, in generale, come il punto di inizio del rinnovamento: la fine del dramma, più che l'inizio. La presa d'atto che il modello applicato sino a quel punto è fallito, e che bisogna crearne uno nuovo per interpretare la realtà. Quando scoppiano le crisi, si è obbligati ad agire, non si cerca più di tenere insieme i pezzi, ma si riparte obbligatoriamente da capo.

Che poi dalla crisi si generi un'analisi sincera degli errori commessi, non sempre è garantito.
Che non si torni a ripetere gli stessi errori, tantomeno (la crisi della Sinistra Arcobaleno, non meno drammatica, non mi sembra per ora produrre frutti nuovi, pur con tutta la curiosità ed il rispetto per chi ci sta provando).

Ma è una opportunità. Inutile sarebbe usarla solo per crocifiggere Veltroni, visto che si è assunto in prima persona un compito improbo ed io lo considero sincero e onesto, nonostante l'insuccesso: ed io rispetto sempre profondamente chi si assume responsabilità, rispetto a chi critica senza farlo mai. Sua è la responsabilità della fumosa identità del partito, senza dubbio.

Ma io credo che, in questo momento, in questo paese, in queste condizioni di sfacelo morale ed etico, nemmeno Gesù Cristo avrebbe opportunità di essere ascoltato: in quanto amico degli ultimi, dell'onesta e della giustizia, verrebbe fatto a pezzi dalle televisioni nel giro di due settimane. La verità oggettiva (che so, il fatto che la sentenza contro Mills dica che l'avvocato è stato corrotto per testimoniare il falso a favore di Berlusconi), ed il buon senso, non sembrano più bastare per scalfire il sarcofago di menzogna e di cattiveria con cui il potere ha soffocato il paese.

Inutile dire "se Veltroni avesse detto, fatto...". Non lo sappiamo.

Quel che so è che ci troviamo di fronte ad una situazione in cui l'immoralità è dilagante, non solo tollerata, ma condivisa, apprezzata, appoggiata con il voto.
Quel che una volta era la quota fisiologica di schifezza umana, per cui una parte della popolazione era corrotta, mafiosa, marcia dentro, sembra essersi fatta maggioranza (se non attiva, passiva nel tollerare, non guardare, non occuparsene): e allora stanno saltando le regole, i valori, e si sta mettendo in pericolo la stessa convivenza civile.

Avviene dunque, come scrive Angela con una immagine azzeccata, che si debba aver paura più del gregge che del lupo.
E allora è urgente ed importante, in questo momento raccogliere i pezzi (del PD, della sinistra, del cattolicesimo di valore: delle persone perbene), tentare di ripulirli ed incollarli insieme, per ricostruire dal basso - in piccole laboriose reti di persone che si collegano, si uniscono, si parlano, agiscono (e qui penso con affetto alla Compagnia di Collevecchio, esempio perfetto di quel che si può fare) - quel che ci hanno rubato e ci stanno rubando .

Opera da compiere con infinita pazienza, perchè le nostre verità non valgono un accidente se non riusciamo a condividerle ed a farle capire. Se non riescono a far breccia nella menzogna e nel rumore in cui hanno incartato i cervelli delle persone.

venerdì, dicembre 19, 2008

Io, se fossi Veltroni

Io, se fossi Veltroni, avrei chiesto ai parlamentari del PD di votare compatti PER concedere l’autorizzazione a mettere agli arresti domiciliari il deputato Margotta.

Io, se fossi Veltroni, avrei chiesto alla Jervolino di dimettersi immediatamente, dopo l’arresto di due assessori della Giunta (perché so – o almeno spero - che un Soru, un Chiamparino, un Cacciari avrebbero fatto così).

Io, se fossi Veltroni, avrei sospeso dal PD Bassolino e tutti gli indagati, come misura cautelativa e di salvaguardia della credibilità del partito, fino al termine delle indagini.

Io, se fossi Veltroni, avrei fatto dimettere tutti i rappresentanti del PD dalla Commissione di Vigilanza della RAI, non appena mi fossi reso conto che Villari non se ne sarebbe mai andato.

Io, se fossi Veltroni, avrei intimato a tutti gli eletti e – soprattutto! – a tutti i nominati del PD a qualunque carica di NON andare più in televisione. I luoghi deputati a far politica devono tornare ad essere le istituzioni, le piazze, i circoli: i luoghi in cui si esercita la politica per legge e per elezione, e in cui si risponde direttamente alle persone, rispettandone il mandato e guardandole negli occhi.

Io, se fossi Veltroni, chiederei agli esponenti del PD, quando sono liberi da impegni istituzionali, di essere presenti con costanza nei mercati rionali, davanti alle fabbriche, agli uffici postali, alle scuole, agli ospedali. Dove le persone esistono, soffrono, combattono la vita dura di tutti i santi giorni, e spesso sono sole di fronte alle fatiche, al dolore, alle difficoltà. Lontani, dietro uno schermo, in un salotto televisivo, non servono a nulla.

Io, se fossi Veltroni, non rinuncerei al sogno di un mondo diverso da questo, perché mi renderei conto che in giro ce n’è un bisogno disperato e fortissimo, e non mi rassegnerei a leggere la crisi come un incidente, ma come un effetto consequenziale di un sistema folle, ingiusto, iniquo, inaccettabile da un punto di vista etico.

Io, se fossi Veltroni, mi chiederei perché quell’immenso capitale umano che era apparso dalle nebbie un anno fa, fatto di persone splendide, di giovani che si appassionavano per la prima volta alla politica, della parte sana del paese rimessa in movimento sul cammino della speranza, sia stato dilapidato, distrutto, disperso, ingannato.

Io, se fossi Veltroni, mi accontenterei di un PD piccolo, che rinuncia al palcoscenico mediatico controllato dal Grande Burattinaio. Un PD magro ma sano, che rinuncia al potere se non sa gestirlo in modo corretto. Un PD che generi orgoglio, senso di appartenenza, fierezza, e – si, accidenti! – superiorità morale rispetto al disastro etico che abbiamo davanti agli occhi.

Ma io non sono Veltroni, e sinceramente cosa sta facendo Veltroni io non riesco più a capirlo da un po’.

Peccato.
Un’occasione perduta, e con gravissimo danno per ogni operazione del genere che si volesse tentare in futuro.

Non sarà più possibile farci credere che il nuovo mondo sarà semplicemente una nuova release del vecchio;e che sarà un leader nato dal vecchio mondo a condurci fuori dalla palude.

martedì, marzo 04, 2008

Come un tram sul naso

"quante interurbane
per dire 'come stai?'
raccontare dei successi
e dei fischi non parlarne mai"

(Ron, "Una città per cantare", 1980)

Già, gli insuccessi...ogni tanto tocca raccontarne qualcuno.
Uno glissa, fa finta di nulla, li mette da parte, li dimentica, ma tanto son lì, dentro di te, bruciano e fanno male.
E allora tanto vale raccontarli, per ricordarsi che la vita è fatta soprattutto di questi, e che va ancora bene se si tratta di cose rimediabili, lievi, senza conseguenze fisiche o materiali.
Uno pensa che finita la scuola non dovrà mai più affrontare l'angoscia della mattina in cui ti interrogano su quell'argomento di cui non hai capito una mazza, o la cocente delusione di un pessimo risultato quando pensavi di essere preparato almeno a sufficienza per non sfigurare. Ed in effetti è abbastanza vero: da lì in poi è difficile finire sotto esame, a meno che uno non ci si butti volontariamente.

Ma veniamo al dunque, non giriamoci troppo intorno.
Chi legge questo blog sa bene (fino alla noia) quanto io nutra entusiasmo per l'esperienza del PD: è inutile che mi ripeta, l'ho già scritto un sacco di volte e non è questo il senso centrale del post, ma solo il punto di partenza.
Ecco, come consigliere comunale del mio comunello di ex-residenza ho quindi partecipato sin da settembre alle prime riunioni costitutive del circolo del nostro territorio, insieme ad altri amministratori della zona.
Il percorso ha funzionato, e siamo arrivati finalmente, lo scorso sabato sera, alla assemblea costituente del circolo: una serata entusiasmante, affollata e partecipata, piena zeppa di giovani come non se ne vedevano da un pezzo. Nel corso della serata si presentavano i trenta candidati al Coordinamento territoriale, ed ognuno di noi ha fatto un breve intervento di presentazione.
Poi, le elezioni, che sono durate anche la domenica mattina.
E, domenica, i risultati. Una doccia fredda. Tra i 24 eletti, non c'ero. Su 229 votanti che potevano dare due preferenze a testa, non ho preso nemmeno tre voti (non so se ne ho presi due, uno o zero, ma nemmeno lo voglio sapere, sarebbe spargere sale sulle ferite). Dei cinque candidati del mio comune, ne sono stati eletti tre, ed io no.
Oh, è inutile negarlo: ci son rimasto proprio male.
Come se mi fosse arrivato un tram sul grugno, completo di trolley.
Poi, si, certo, mi son fatto tutto un pacchetto di ragionamenti giustificazionisti per alleviare la botta, ma per l'appunto resta il dato di fatto: nel mio territorio, e nel mio partito, non mi ha cagato nessuno.
Dopo un giorno, ovviamente vedo l'aspetto assai salutare di questa tramvata sul naso: ho un impegno in meno da aggiungere alla mia agenda sovraffollata e frenetica, e poi nel Coordinamento c'è un materiale umano di alta qualità in abbondanza ed io posso dunque tranquillamente considerarmi in pensione dalla politica, probabilmente, dopo una trentina d'anni vissuti alternando passione e scoramento, ma sempre senza mai evolvere dal piccolo cabotaggio, senza mai sfidare qualcosa di più grande delle cose che mi venivano facili, senza mai faticare troppo.
Il tram sul naso mi ricorda anche chi sono davvero; un tizio pigrissimo ed egocentrico, brillante ma pieno di limiti, e con una considerazione di sè che è sano e giusto provvedere a ridimensionare di tanto in tanto:-).

venerdì, febbraio 29, 2008

Quando si sbaglia nemico

Io Giulietto Chiesa l'ho apprezzato moltissimo come giornalista (soprattutto quando era un inviato obiettivo e spietato della Stampa dall'URSS). Ho letto i suoi libri, e condivido molti suoi ragionamenti, anche se non lo seguo sulla posizione complottista rispetto all'11 settembre 2001.

Ma in questo momento non lo capisco, non lo capisco proprio quando dice "Tutti contro il PD o la Sinistra muore!".
Le parole hanno un peso ed un valore, per me, e fare la guerra al PD da sinistra in questo momento significa probabilmente che Giulietto Chiesa vive in un mondo a parte, non frequenta che pochi bar selezionati e trattorie con l'oste compagno, non passeggia per i mercati, non prende il tram, non ascolta, non sente.

Se no capirebbe, ne sono certo, che il Paese è messo molto peggio del PD. Ha un'anima impaurita, ossessionata dal timore di tutto, di non farcela, di essere invaso, di non avere futuro...il Paese è lontano dai valori, lontanissimo dalle idee che Chiesa pensa vadano salvaguardate (e fa bene a pensarlo, è il nemico scelto che è sbagliato).

Il Paese è lì lì per credere ancora alle favole, alla ricchezza possibile, alla TV, alle promesse di successo. Il Paese è convinto che ci si possa alzare un mattino e scoprire che tutti i problemi si sono risolti, che non c'è bisogno di fatica nè di impegno, nè di prendere DAVVERO posizione nella vita di tutti i giorni affinchè le cose inizino a migliorare. (Chi lo fa in genere viene lasciato solo e sbeffeggiato, come capita ad esempio a Pino Masciari).

Dare del fesso a chi nel PD ci crede, accusandolo di disperdere le proprie energie con lo stesso vigore con cui da altre parti si critica la dispersione del seme, è un esercizio facile. E' ovvio che a nessuno sfuggono le contraddizioni, la difficoltà di tenere insieme in uno stesso soggetto politico visioni diverse del mondo e della società, la fatica di trovare punti di vista comuni e costruttivi che aggreghino la maggior quantità di persone possibili. Ma sarebbe bello che su questo ci fosse un contributo, o almeno il riconoscimento di uno sforzo, invece del solito rinchiudersi sdegnati nella torre della propria purezza, tanto nobile quanto inutile per le sorti del mondo.


mercoledì, febbraio 20, 2008

Una bellissima notizia

Diciamocelo, era una delle tante cose che ci stavano sullo stomaco in questi giorni. Però, almeno questa ce la siamo levata: Ciriaco De Mita non sarà candidato nel PD.
Sembra una ovvietà, se uno pensa ad un partito che tenta di esser nuovo e ha posto regole precise per le candidature, ma lo scalpitio del vecchio dinosauro poteva lasciar presagire il peggio.
Invece Veltroni ha ripetuto che le regole valgono per tutti, che 40 anni in Parlamento possono bastare, e quindi grazie per il contributo ma è arrivata l'ora di lasciar spazio ad altro.
Inutile dire che Ciriaco s'è infuriato, ma pazienza. Troverà di certo, tra le mille scialuppe della diaspora democristiana, una che si arrischierà ad imbarcarlo (è in fondo ancora più presentabile di Mastella, a dirla tutta).
E bravo Walter...!

venerdì, febbraio 08, 2008

Noi si corre da soli:-)

(Questo nasce come commento ad un post pubblicato sul sito di Suzukimaruti, ma visto che non riuscirei a rifarlo meglio lo ripropongo più o meno in versione integrale: il tono è un po' concitato, ma rispecchia i miei sentimenti attuali sull'argomento:-))

Sono d’accordissimo con la scelta di Veltroni: finalmente un sasso gettato nella palude, una scelta netta e chiara con cui ci si deve confrontare (e il Cdx con i suoi 18 partiti improvvisamente sembra cosa d’antan, e la cosa rossa non sa più se implorare o decidere finalmente di crescere).
Voterò convinto per il PD, e tutte le obiezioni ce le guardiamo a casa nostra e ce le mediamo prima di andare in pubblico, ‘che la democrazia è anche lavorarci un po’ su, sulle idee, prima di dar fiato alle ugole, creare almeno un semilavorato prima di andare a chiedere un voto dicendo ognuno la sua.
E tutte le volte che manifesto il mio entusiasmo per questa scelta, qualcuno mi dice “si, ma come la mettiamo con la Binetti?”.
Cioè, capitemi: fuori ci sono i teodem, il papa d’assalto, i formigoni, i ferrara, i nemici della 194, i vescovi medievali, e tu mi vieni a dire (come direbbe il grande Gaber) che il problema è la posizione della Binetti nel PD?
Ma chi se ne frega! Il PD contiene la Binetti ma non è la Binetti, e forse conterrà Montezemolo ma senza essere Montezemolo, e sarebbe bello contenesse ancora Padoa Schioppa, uno dei migliori ministri in circolazione sulla faccia triste di questo paese con Bersani e Amato e la Bonino…
Con il disastro che c’è fuori, i sofisti i puristi e gli immacolati possono pure accomodarsi altrove, è come discutere sul colore degli interruttori quando non c’è più nemmeno la casa, cazzo!
Vai Walter!:-)

lunedì, ottobre 15, 2007

Siamo in tanti!

Tremilionietrecentomila.
Inclusi i settantamila che han passato tutta la giornata ai seggi - volontari e non pagati.

Quando capitano giornate così, c'è da essere ottimisti ancora una volta.
Credo che Veltroni sia abbastanza intelligente da capire che questo forse è l'ultimo treno per recuperare fiducia alla politica, e che non vada assolutamente perso: spero in qualche atto forte, simbolico ed anche demagogico nei prossimi giorni, per non sprecare questa atmosfera.

Ma intanto, godiamoci questa straordinaria, benefica ventata di democrazia diretta.

martedì, ottobre 09, 2007

Al voto! al voto!...

No, non sto aderendo alla solita campagna terroristica berlusconiana; andare a votare di nuovo con questa legge elettorale mi fa vomitare, ed è assai probabile che se il governo attuale non si ricorderà di cambiarla, io abbia seri problemi di coscienza ad usarla una seconda volta...

Sto parlando delle primarie del Partito Democratico.
Io ci credo molto, in questa cosa che nasce. Nonostante il percorso di creazione delle liste non sia stato molto innovativo, nonostante tutto ciò che si può legittimamente criticare nel processo di costruzione di questo nuovo soggetto, che in parte nasce vecchio, io credo che sia l'unica cosa davvero nuova che sta accadendo nel panorama politico italiano.

E penso che il PD avrà successo o meno solo in funzione non di quanto spazio verrà concesso dalle "vecchie" nomenclature, che hanno pieno diritto di stare nel partito (io non credo ai partiti costituiti esclusivamente dalla "società civile": credo che la politica sia mestiere, fatica e competenza), ma dello spazio che riusciranno a ritagliarsi i volenterosi e gli umili, quelli che decideranno di mettersi al servizio di un progetto che ha uno scopo nobile.

Io cercherò di essere uno di questi.

Rileggo il discorso di Veltroni al Lingotto: lo rileggo in modo approfondito e critico, e nel complesso mi convince, lo condivido, sono disposto a dare una mano a portarlo avanti.

Domenica andrò a votare, dunque, e spero che ci siate anche voi.