Quando lessi il libro di Saviano, oltre un anno fa, rimasi agghiacciato, come era giusto che fosse per un cittadino del nord ancora convinto che le mafie fossero un fenomeno nascosto, che condizionavano la realtà ed interagivano con essa, ma facendo in modo che la realtà (una parvenza di normalità) esistesse ancora.
Invece no, la scoperta che le mafie in Campania non sono "altro", ma LA realtà esistente (tutto il resto è sempre più, ormai, resistenza e testimonianza) mi sconvolse.
L'immagine delle mafie che fornisce Davide Mattiello di "Libera" è anch'essa agghiacciante: una immensa pozza putrida, piena di uova e di larve che continuano ad essere depositate, mentre lo Stato (la Magistratura) tenta disperatamente di schiacciare alcune delle zanzare più grandi tra quelle che hanno preso il volo.
Il problema è asciugare la pozza.
Nella pozza ci stanno anche quelli per cui Saviano è un personaggio pericoloso, per cui "è meglio che non affitti casa qui che se l'ammazzano ci rovinano tutto l'edificio, hai presente Borsellino..."
Quando andai in Brasile, nel 1989, in un viaggio di conoscenza con una ONG, ed incontrai sindacalisti della Fiat Brasile, rappresentanti dei contadini senza terra, missionari in lotta contro gli eserciti privati dei fazenderos, ognuno di loro si sentiva "marcado para morrer", ovvero ben in alto sulla lista dei condannati dagli squadroni della morte.
Mi sembrava una realtà assurda, spaventosa.
E invece, l'Italia di oggi assomiglia troppo al Sudamerica di allora (che forse oggi è migliorato, non lo so; il Presidente Lula allora era soltanto un leader sindacale amato dalle masse): un potere centrale folcloristico, sputtanato, che si esercita secondo canoni meramente televisivi, ed un controllo del territorio (di una parte eccessiva del territorio nazionale) in mano ai contropoteri criminali, che hanno le proprie liste di "marcado para morrer" piene di nomi di onesti servitori dello Stato e di rappresentanti della (residua) società civile...
Invece no, la scoperta che le mafie in Campania non sono "altro", ma LA realtà esistente (tutto il resto è sempre più, ormai, resistenza e testimonianza) mi sconvolse.
L'immagine delle mafie che fornisce Davide Mattiello di "Libera" è anch'essa agghiacciante: una immensa pozza putrida, piena di uova e di larve che continuano ad essere depositate, mentre lo Stato (la Magistratura) tenta disperatamente di schiacciare alcune delle zanzare più grandi tra quelle che hanno preso il volo.
Il problema è asciugare la pozza.
Nella pozza ci stanno anche quelli per cui Saviano è un personaggio pericoloso, per cui "è meglio che non affitti casa qui che se l'ammazzano ci rovinano tutto l'edificio, hai presente Borsellino..."
Quando andai in Brasile, nel 1989, in un viaggio di conoscenza con una ONG, ed incontrai sindacalisti della Fiat Brasile, rappresentanti dei contadini senza terra, missionari in lotta contro gli eserciti privati dei fazenderos, ognuno di loro si sentiva "marcado para morrer", ovvero ben in alto sulla lista dei condannati dagli squadroni della morte.
Mi sembrava una realtà assurda, spaventosa.
E invece, l'Italia di oggi assomiglia troppo al Sudamerica di allora (che forse oggi è migliorato, non lo so; il Presidente Lula allora era soltanto un leader sindacale amato dalle masse): un potere centrale folcloristico, sputtanato, che si esercita secondo canoni meramente televisivi, ed un controllo del territorio (di una parte eccessiva del territorio nazionale) in mano ai contropoteri criminali, che hanno le proprie liste di "marcado para morrer" piene di nomi di onesti servitori dello Stato e di rappresentanti della (residua) società civile...