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domenica, marzo 03, 2013

Il pessimo rapporto tra i miliardari egocentrici e la Costituzione.


Di Silvio Berlusconi, conosciamo benissimo l’insofferenza verso la Costituzione della Repubblica.
 In nome di una Costituzione “reale” contrapposta a quella scritta, non ha mai cessato di manifestare il proprio fastidio verso quasi tutto l’impianto di garanzie della nostra carta costituzionale, addebitando ad esso la sua “impossibilità di governare” nonostante l’amplissima maggioranza parlamentare.

Ora, è la volta di Beppe Grillo.
Nei giorni scorsi, ha manifestato la sua insofferenza per l’articolo 94, penso soprattutto per le due frasi iniziali:
Il Governo deve avere la fiducia delle due Camere.
Ciascuna Camera accorda o revoca la fiducia mediante mozione motivata e votata per appello nominale.

Grillo e Casaleggio hanno deciso che questo articolo a loro non interessa. Non vogliono dare la fiducia: che cosa vogliano fare in alternativa, non è ancora dato sapere.
Ieri è stata la volta di un furioso attacco all’articolo 67:
Ogni membro del Parlamento rappresenta la Nazione ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato.
Questo, scrive Grillo, consente la libertà più assoluta ai parlamentari che non sono vincolati né verso il partito in cui si sono candidati, né verso il programma elettorale, né verso gli elettori. Insomma, l'eletto può fare, usando un eufemismo, il cazzo che gli pare senza rispondere a nessuno. Per cinque anni il parlamentare vive così in un Eden, in un mondo a parte senza obblighi, senza vincoli, senza dover rispettare gli impegni, impegni del resto liberamente sottoscritti per farsi votare, nessuno lo ha costretto con una pistola alla tempia a farsi inserire nelle liste elettorali. La circonvenzione di elettore è così praticata da essere diventata scontata, legittima, la norma. Non dà più scandalo. Viene concesso al parlamentare libertà preventiva di menzogna, può mentire al suo elettore, al suo datore di lavoro, senza alcuna conseguenza invece di essere perseguito penalmente e cacciato a calci dalla Camera e dal Senato.
Dove in quel “fare il cazzo che gli pare senza rispondere a nessuno”, il nessuno sembra essere Grillo stesso.
Ma non entro nel merito: io penso che il mandato rappresentativo sia giusto, e che sia la orribile legge elettorale attuale a cozzare violentemente con l’articolo 67 della Costituzione, ma non è questo il punto.
Ora, la Costituzione non è scritta sulla pietra. Assolutamente. Si può discutere di essa, proporre cambiamenti (come è già avvenuto, anche in modo irresponsabile da parte del centrosinistra e come tentato dal centrodestra, ma senza superare l’approvazione referendaria). Esistono le regole per cambiare le sue regole, che sono racchiuse nell’articolo 138.
Quindi pensare di cambiarla e fare le proposte per cambiarla come previsto dalle regole è un fatto accettabile. Insultare la Costituzione, infastiditi perché la si considera ostacolo ai propri desideri, un po’ meno.
Il Presidente Napolitano, così sensibile da non andare all’incontro con il candidato della SPD perché costui aveva definito “clown” Berlusconi e Grillo, non sembra così attento agli insulti di costoro. Per par condicio, visti i continui insulti a Bersani, il Presidente non dovrebbe ricevere Grillo fino a quando non chieda scusa.
La realtà è che c’è il fortissimo pericolo che il berlusconismo stia lasciando il passo ad un fenomeno speculare, il grillismo, alimentato in parte dagli stessi elettori: un popolo incazzoso, indisposto ad assumersi responsabilità, pronto a trovare sempre nuovi nemici pur di non mettersi in discussione (a leggere i commenti ai post di Grillo, oggi peggio di ieri, c’è da spaventarsi per il tasso di violenza ed aggressività senza discernimento)-
I finanzieri, i banchieri, gli speculatori godono come ricci: la nuova arma di distrazione di massa è un miliardario che accende i riflettori sulla casta, e loro possono di nuovo agire nel buio accrescendo la disuguaglianza e l’ingiustizia.

sabato, febbraio 16, 2013

Il Berlu sopra Torino

In questi ultime settimane, la mia buca delle lettere vomita incubi.
Ieri, il volantino del PDL. Con questa immagine.
Orrore.
Schifo.
Raccapriccio.
Vomito.
Nausea.
Il simbolo della mia città assediato da un immenso Faccione Di.
Fassino, non si può far qualcosa? Chiedere il danno di immagine? Impedire a sto Godzilla di minacciare quello che amiamo?

La Mole mi è cara.
La vedo al mattino, quando vado al lavoro in auto, in rassicurante triangolazione con la Basilica di Superga e il quasi perfetto triangolo del Monviso: un trittico che mi riscalda il cuore.
E, da qualche giorno, in seguito ad un fortunato trasloco di ufficio, la vedo anche, ogni volta che ne ho voglia e bisogno, dalla finestra: 

La cara, vecchia Mole vista dalla finestra del mio ufficio
Grande Bugiardo, non era il caso che mi fornissi un nuovo motivo per detestarti...bastavano già le decine di migliaia precedenti:-)

mercoledì, novembre 09, 2011

La salma e Bartleby

La notizia che in un futuro (nemmeno troppo prossimo...ci sono ancora un sacco di cose da sistemare...processi, linee ereditarie...) si provvederà alla rimozione della salma che ancora si aggira per i corridoi di Palazzo Chigi, potrebbe sembrare positiva, a prima vista.
Diciamo che togliere quell'ingombro dalla nostra vita, questo macigno di cui (coscientemente o no) ci si è fatti scudo fino ad ora, può dare almeno la speranza che da domani l'orizzonte libero ci obblighi a parlare di altre cose: ad esempio della nostra vita, o del tema del futuro della stessa.
Elezioni? Governo Tecnico? Non mi appassiona il tema, nè la discussione al riguardo.
Se il progetto per il futuro di questo paese è quello scritto dalla BCE nella sua famosa lettera, tanto vale che resti il macigno: tra frizzi, lazzi, bugie, scorregge e dita nel naso, il suo immobilismo perlomeno rallenta l'avvento della macelleria sociale (che è già iniziata nel 2008 grazie a Tremonti, ad onor del vero, ma ora ci chiedono che tra i corpi emaciati scorra davvero il sangue).

Se il domani è la legge di stabilità imposta dall'Europa, io penso che il PD possa anche evitare di presentarsi alle elezioni.
Se ha condiviso il percorso neoliberista che il Paese ha compiuto negli ultimi anni, perchè accontentarsi di una fotocopia ora che c'è da pagare il prezzo più duro, quando l'originale dovrà finalmente assumersi tutte le responsabilità delle conseguenze di questo percorso?
E se questo percorso non lo condivide, se la lettera della BCE viene considerata da rispedire al mittente, ma "il senso di responsabilità" impone che la si applichi anche se non la si condivide, per quale motivo farlo?
Imporranno che le aziende chiedano scusa prima dei licenziamenti collettivi, o salveranno qualcosina della sanità e della scuola pubblica, o qualche monumento e qualche spiaggia?
Tanto il giudizio finale sarà sempre lo stesso: ed il "senso di responsabilità" servirà solo a dimostrare che il centrosinistra non può fare nulla di meglio di quelli che c'erano prima, e servirà solo a cancellare per altri decenni la speranza che si possa immaginare una società diversa.
Se il 1989 ha sancito la fine del sogno del comunismo, irrancidito in un incubo totalitario fatto di oppressione, stupidità e filo spinato, questi anni hanno dimostrato la inarrestabile putrefazione del capitalismo, che viene tenuto in vita più o meno come accadde al caudillo spagnolo Francisco Franco.

Lasci dunque perdere, il PD, se non ha di meglio da offrire che lo stesso menu' che abbiamo già letto e assaggiato; se ritiene di non avere corresponsabilità, non si faccia fregare dal "senso di responsabilità".
Dica coraggiosamente, come Bartleby lo scrivano, "Preferirei di no"; eviti di presentare liste ed inviti a votare PDL: è giusto che il lavoro lo finisca chi lo ha iniziato.
Usiamo almeno quel che resta degli strumenti della democrazia per fottere chi ci vuole male: e ricordiamoci che l'Europa  ha deciso che la democrazia non ha diritti rispetto alle sue scelte, facendo ritirare a Papandreu il referendum deciso sulle misure economiche.
Chi ci ha portato fino a qui, fino a questo punto, ci porti anche fuori.

E se non ce la fa, se non è in grado...eh, sono i rischi della vita:  si goda i dovuti forconi.





giovedì, ottobre 27, 2011

Se (pillole di curaro)...


Se il mio odio potesse uccidere a distanza, in questi giorni sui quotidiani italiani si parlerebbe a  nove colonne di una strage misteriosa (Cicchitto, Sacconi, Brunetta, Lupi, Reguzzoni...prima ancora dei capibastone...Gasparri no, mi ripugna toccarlo persino con il pensiero).

Se il mio odio potesse uccidere a distanza mediante alcuni automatismi, consiglierei a chiunque di fare attenzione prima di pronunciare le seguenti frasi o gruppi di parole:
"ce lo chiede l'Europa"
"servono misure per la crescita"
"serve più flessibilità"
"vendere il patrimonio pubblico"
"liberalizzare"

Se le borse esprimono soddisfazione quando il governo annuncia che si potrà licenziare con più facilità , significa che è ora di chiudere le borse con le bombe a mano.
Ovviamente facendo uscire prima tutte le persone che ci lavorano: noi non ce l'abbiamo con le persone, ma con i luoghi fisici dove si concentra e si organizza il male.
E nelle Borse, ce n'è ormai quasi quanto se ne percepisce ad Auschwitz: uccidere la gente per fame è un genocidio pianificato che merita il giusto castigo.
A Norimberga, preparate per cortesia una sala per il processo agli uomini della finanza. Quelli che rimarranno vivi dopo la giustizia sommaria.
Perchè Gheddafi sì e quei bastardi no?

Se io fossi il primo ministro danese, dopo aver rivisto le immagini di B. che mi scruta il culo, gli sputerei in un occhio appena lo rivedo. In pubblico, durante un vertice, davanti alle telecamere. Per par condicio.

Se io fossi B. e ricevessi una lettera anonima da un gruppo di merde che ho fatto eleggere in Parlamento, che vogliono che mi dimetta e che non osano rivelare il loro nome, farei di tutto per scoprire chi sono ed incularmeli senza pietà. A meno che non mi sia scritto la lettera da solo.

Se io fossi un miliardario, aprirei un Trony con offerte specialissime: e i quindicimila che accorrono a picchiarsi per prendere un iPhone a prezzo scontato, li chiuderei dentro. E butterei via la chiave.

Se io fossi una persona normale che abita nelle Cinque Terre o in Lunigiana, prima piangerei per tutto quello che è accaduto, per la disperazione di fronte al disastro. Ma poi mi incazzerei con chi non ha impedito lo sfacelo, negli ultimi decenni. E poi con me stesso, che abitando in un paradiso non ho fatto tutto quel che dovevo e potevo per impedire che diventasse un inferno.


Se io fossi il padrone del mondo, farei una legge che impedisce che tra il più ricco ed il più povero di qualsiasi organizzazione produttiva ci sia una differenza di reddito superiore a 50 volte.
Cinquanta volte, in termini di differenza di tenore di vita e di possibilità, è già una cosa assurda, folle.
Eppure, oggi, Marchionne guadagna 435 volte quello che guadagna un suo operaio.
QUATTROCENTOTRENTACINQUE VOLTE.
E nonostante questo rompe il cazzo, "si vergogna di essere italiano".
Ecco, la mia legge non impedirebbe a Marchionne di guadagnare una cifra astronomica e sostanzialmente assurda: alla sola condizione che i suoi operai vengano pagati NOVE VOLTE tanto quello che vengono pagati oggi.
Nessuno si lamenterebbe più, e probabilmente si estinguerebbe anche la FIOM:-) (e ciò renderebbe assai più felici anche gli industriali, no?:-)))

lunedì, settembre 05, 2011

Il grande matematico

Dalle intercettazioni delle telefonate tra B. e Lavitola: 
B: «...di Letta...sono sicuro...non al cento per cento...ma al cento per mille...».

L'unica manovra che dovremmo lasciar fare a questo ormai è  sul suo triciclo, nel cortile dell'ospedale psichiatrico.

mercoledì, agosto 31, 2011

Senza neppure salvare le apparenze...


'cidenti, uno pensava che quando si creano le manovre funzionasse così:
  • ci sono tutti i cervelloni dei ministeri che stan rinchiusi dentro stanze fumose per settimane (anche quando in pubblico i ministri dicono che non succede nulla, non c'è nulla da preoccuparsi) e fanno brainstorming con i post it gialli, con le lavagne, i fogli di carta pieni di idee e di calcoli, i notebook che surriscaldano l'ambiente con finestre piene di calcoli...
  • e poi ogni idea viene sviscerata, approfondita, sottoposta a verifica, per verificarne la solidità, la resistenza ad ogni tipo di obiezione....
  • e poi finalmente, verificata solidità e incidenza economica di ogni singola misura, e verificata la coerenza generale delle misure individuate e scelte, si pensa a come comunicarla al paese, per convincerlo della sua necessità.

(Oh, non è che questo sia lo schema che si usa nel privato, eh. Almeno, non lo si fa più da parecchio tempo. Ma speravo che almeno nel pubblico si mantenessero le buone abitudini).

Invece no. Sembra che l'altro giorno due tipi si siano trovati a casa di uno dei due. L'ospitato tra l'altro ha qualche problema di dizione, bofonchia per gli esiti di un grave problema di salute e di quel che dice si capisce si e no una parola su tre (ed anche la sua gestualità non aiuta molto: ogni due parole su tre alza il dito medio, che alla fine non aiuta).
L'altro non è che sia proprio sordo, ma è afflitto da una curiosa sindrome per cui è in grado di ascoltare e comprendere solo le parole che pronuncia egli stesso: le altre le sente ma non le comprende.
E dunque, nell'arco di sette ore, sembra che questa strana coppia, questa minicorte dei miracoli abbia prodotto nientepopodimenoche una manovra.

Secondo me quei due (che per comprendere quello che dicono usano degli interpreti, magari Apicella che traduce cantando con la chitarra) si dicono più o meno cose di questo genere:
"...allora, per tirare fuori dei soldi bisogna trovare un pezzo di società da massacrare che sia numericamente poco consistente (in modo da poterlo indicare come "portatore di privilegi") e/o privo di rappresentanza/credibilità/vicinanza a noi. Gli statali van sempre bene, e quindi lasciamo che paghino solo loro il contributo di solidarietà, oltre a fottergli il TFR. Tanto li odiano tutti e nessuno darà loro solidarietà, e poi tra qualche mese - in nome dell'eguaglianza - potremo estendere le stesse bastonate ai privati. E poi, anche 130.000 laureati potrebbero andar bene. Tanto nel tuo partito di laureati veri mica ce ne sono, ah ah ah (risate di entrambi)..."

Ogni tanto toppano alla grande. E' vero, i laureati che si massacrano impedendo il ricongiungimento degli anni di università riscattati sono oggettivamente pochi, peccato che appartengano a settori sociali la cui influenza è cento volte più importante della loro consistenza numerica.
Cioè, se massacri tre milioni di operai si lamenta solo la CGIL, e chi se ne frega, ma se massacri cinquantamila medici non è la stessa cosa. Oh, tanto per dire si è lamentata pure la UIL, e sembra che anche Bonanni abbia, nell'intimità, sussurrato la parola "birichini" (ma la notizia non è certa).

Comunque, per dire pane al pane, non è che la release precedente della manovra sembrasse pensata più a lungo, o che i cervelloni si siano spremuti più dei due saltimbanchi di cui sopra.
Prendi la ventilata (ed ormai affossata) proposta di cancellare le province sotto i 300.000 abitanti, purchè di dimensioni inferiori ai 3000 kmq.
Se a uno viene un'idea del genere, prima di tutto dovrebbe mettersi lì con la mappa delle province italiane e fare delle simulazioni - cambiando i parametri - per vedere cosa ne viene fuori, no?
Così ti accorgi, ad esempio, che applicando quei parametri ci sono ben tre regioni (Liguria, Basilicata, Molise) che diventano "monoprovincia". Nell'unica altra regione in cui questo capita (la Valle d'Aosta) l'entità "provincia" proprio non esiste.
E allora devi decidere tu, cervellone, e subito, nella proposta iniziale, cosa fare delle province di Genova, Campobasso e Potenza: farle restare? Abolire anch'esse ed ipotizzare una nuova redistribuzione delle competenza tra regioni e comuni? E se regioni monoprovincia non hanno senso, non è il caso di pensare già da subito ad un ridisegno (con una legge costituzionale) delle Regioni?
In sintesi, son tutte cose a cui devi pensare quando progetti qualcosa: non è che devi aspettare che te lo facciano notare i giornali o gli amministratori locali.
Perchè sennò il risultato è quello che vediamo: per la seconda volta in pochi mesi, una proposta di riorganizzazione delle province va quasi immediatamente in putrefazione, così come la credibilità di chi l'ha avanzata.
Sui comuni sotto i mille abitanti, stessa zuppa: se ti metti lì con una cartina, te ne accorgi subito che - tanto per dire - in Piemonte, se applichi i parametri che hai ipotizzato, finisci per aggregare comuni che stanno in valli alpine diverse...e la cosa è insensata da ogni punto di vista, amministrativo, sociale ed economico. E, se ci ragioni anche solo mezz'ora, non arrivi fino al punto di presentare una proposta scema per farti subito prendere per il culo per la sua stupidità.

Insomma, la sensazione è quella di essere in mano a dei perfetti deficienti, a degli arraffoni, a gente che si fa venire le idee al bar, a persone incapaci non solo di approfondimento ed analisi, ma prive addirittura del basilare buonsenso che trovi nel meno istruito dei montanari della penisola.

A gente approssimativa, inaffidabile, a cui non presteresti non dico la tua bicicletta, ma nemmeno il triciclo di tuo figlio: figurati uno Stato aggredito da un nemico potente come la speculazione finanziaria.

Gente al confronto della quale il comandante del Titanic assume la stessa affidabilità di Mosè che conduce il popolo ebraico attraversando il Mar Rosso.

UPDATE: come era ampiamente prevedibile, la norma sulle pensioni (che riguardava il riscatto degli anni di laurea e del servizio militare) è data per morta dopo nemmeno un giorno e mezzo dalla sua brillante invenzione.

venerdì, giugno 03, 2011

Alzheimer avanzato

Giugno 2011...
Berlusconi: "Referendum inutili e senza conseguenze sul governo"

ROMA - Silvio Berlusconi torna a parlare del risultato delle amministrative. Intervenendo a La telefonata di Maurizio Belpietro su Canale5, il presidente del Consiglio ripete quanto aveva già detto: "Abbiamo subito un gol ma continuiamo a vincere e a condurre per 4-1". E continua riassumendo quello che a suo parere è stato l'esito delle elezioni degli ultimi anni: "Riconosciamo la sconfitta. L'abbiamo fatto anche nel '96, quando avvenne a seguito del ribaltone propiziato da Scalfaro, l'abbiamo fatto nel 2006 quando siamo stati battuti per 25 mila voti dai brogli della sinistra. Poi gli elettori hanno capito e dal 2008 abbiamo sempre vinto".

Il premier ribadisce poi la sua opinione sulle eventuali primarie nel Pdl: "Io non sono contrario, purché si arrivi ad essere certi che i votanti siano davvero sostenitori del nostro partito e non infiltrati della sinistra". Quanto alla scelta del nuovo nuovo segretario politico, Berlusconi assicura che Angelino Alfano avrà pieni poteri. "Alfano avrà tutti i poteri che gli verranno delegati attraverso la modifica dello statuto dal presidente (del Pdl, ndr), e sarà lui a dare ai tre coordinatori i compiti che riterrà opportuno conferire a ciascuno di loro", spiega il premier.

Al centro della conversazione, anche i prossimi referendum. Quello del 12 e 13 giugno sul nucleare , sostiene il presidente del Consiglio, sarà un voto "inutile" e in ogni caso "il governo rispetterà il
volere dei cittadini". "Non daremo nessuna indicazione ai nostri sostenitori che avranno anzi libertà di scelta - spiega - anche se questi referendum nascono da iniziative demagogiche". "Il quesito sull'acqua - prosegue - è del tutto fuorviante perché non è vero che la legge che si vuole abrogare voglia privatizzarla ma solo porre fine a sprechi. E sul nucleare - dice ancora - le norme sulla localizzazione delle centrali sono state già abrogate e quindi si chiede ai cittadini di votare sul nulla".

Ad ogni modo, assicura Berlusconi, "ci asteniamo dal prendere posizione e ci adegueremo alla volontà dei cittadini". E l'esito della consultazione "non avrà nulla a che vedere sul governo". Nessun problema, secondo il premier, neppure nei rapporti con il ministro dell'Economia Giulio Tremonti. "Dovremmo fargli un monumento - dice - perché stiamo uscendo dalla crisi senza adottare le misure che hanno invece adottato gli altri paesi europei". "Noi - aggiunge - non abbiamo aumentato nessuna imposta e non abbiamo messo mai, mai le mani nelle tasche degli italiani". "Abbiamo il dovere di arrivare al 2013 per onorare il patto con gli elettori del 2008 e dobbiamo arrivarci perchè è l'unico esecutivo in grado di garantire la governabilità", afferma ancora il Cavaliere.

(03 giugno 2011)



e Giugno 2006...


Referendum, l'attacco di Berlusconi
'Dare una lezione al governo Prodi'


<B>Referendum, l'attacco di Berlusconi<br>'Dare una lezione al governo Prodi'</B>

Silvio Berlusconi

ROMA - "Votare Sì per dare una lezione al governo Prodi, al governo con undici ministri comunisti, in cui ci sono ministri che vanno in piazza assieme ai centri sociali e con gli omosessuali, che mettono ex terroristi a capo delle commissioni parlamentari e che rappresentano il partito delle tasse". Per Berlusconi la campagna elettorale non è finita. Dai microfoni di Gr1, il leader della Casa della libertà getta benzina sul referendum costituzionale di domenica. Una raffica di accuse alle sinistra che ricalcano i toni accesi di tre mesi fa quando gli elettori erano chiamati a rinnovare il Parlamento.

"Il governo delle sinistre - ha attaccato ancora l'ex premier - si è rivelato essere quello che avevamo detto in campagna elettorale: lo schieramento dell'invidia sociale delle tasse. In questo senso il referendum acquista un valore politico che va al di là dei suoi contenuti".

"Dialogare con la maggioranza?", si è domandato il presidente di Forza Italia. "Se vincono i No sarà impossibile. Il dialogo per migliorare la riforma potrà cominciare solo se vinceranno i Sì".

Questo il messaggio di Berlusconi agli elettori e al governo della sinistra, quella sinistra "che usa sempre parole contrarie ai fatti".

(20 giugno 2006)

giovedì, marzo 31, 2011

La maledizione di Alex Drastico...

..che colpisce da sempre questo Governo, in questi ultimi giorni sta picchiando duro!
"...farti sordo, muto, ma non per sempre, minchia! Che la voce ti venga sporadicamente e per pochi secondi nei quali tu spari delle cazzate immani..."

Millecinquecento euro a tutti i migranti tunisini che accettano di tornare a casa.
Bisognerebbe allestire una tendopoli in Val Padana.
Mi sono attaccato ad Internet, l'altra notte, ed ho comprato una casa in un posto bellissimo. Per meno di due milioni di euro. Ora sono lampedusano anch'io.
Una nave sarà sempre disponibile al largo di Lampedusa per portare via chi è sbarcato.
Proporrò l'isola per il premio Nobel per la Pace.
Basterebbe diramare il seguente comunicato: "al fine di prevenire squilibri demografici e prevedibili reati sessuali, le Autorita' italiane, nei luoghi degli sbarchi, hanno allestito presidi sanitari, per l'immediata castrazione chimica dei migranti".
Foera d'i ball.
In 48-60 ore Lampedusa sarà abitata solo dai lampedusani.
Ma vaffanculo! (gestuale).
Il Governo concederà a Lampedusa una moratoria fiscale, previdenziale e bancaria per un anno.
Abbiamo incaricato Rai e Mediaset di produrre servizi in tv per promuovere Lampedusa.
Ve ne dico una variopinta: abbiamo comprato pescherecci affinché non possano essere utilizzati per le traversate. Così quando sarò fuori dalla politica li userò io per mettere in piedi un'attività per il pesce fresco.
Suggerisco al sindaco di dotare l'isola di un po' più di colore e di verde.
Ho notato anche un degrado del verde, mi impegno per un piano del verde e di rimboschimento della vostra isola.
(Barzelletta) Durante un'indagine si chiede ad un campione di donne se vogliano fare l'amore con Berlusconi. Il 30% risponde 'Magari...', l'altro 70%, 'Di nuovo?"
Su quest'isola ritengo indispensabile un campo di golf. Ma anche un casinò: lo ritengo una mossa utile allo sviluppo del turismo sull'isola.


venerdì, gennaio 14, 2011

Logica ferrea

Silvio Berlusconi è indagato, dal 21 dicembre 2010, dalla procura di Milano che ha anche notificato al premier un ordine di comparizione. Le ipotesi di reato sono concussione e favoreggiamento della prostituzione minorile. Si ipotizza abbia avuto rapporti sessuali continuativi con l'ormai famosa Ruby, ad Arcore, nonostante fosse pienamente consapevole della sua minore età, in cambio di denaro od altra utilità economica.
Per i normali esseri umani, questo è un reato previsto dall'art.600 bis del Codice Penale.

Niccolò Ghedini afferma: "Si tratta di una gravissima intromissione nella vita privata del presidente del Consiglio che non ha precedenti nella storia giudiziaria del paese e che dimostra la insostenibile situazione dei rapporti con una certa parte della magistratura".

Ghedini ha assolutamente ragione. Se B. può violare tranquillamente le leggi ovunque, perchè mai dovrebbe rendere conto dei reati che commette A CASA SUA?
Se è già impunibile su tutto il territorio nazionale, perchè dovrebbe esserlo nell'unica porzione di Padania già indipendente di fatto dallo Stato Italiano?

martedì, gennaio 11, 2011

Non dovremmo permetterglielo...

Pare - dicono - che la fervida fantasia dei creativi al servizio del Satrapo stia partorendo nome e simbolo della nuova formazione che sostituirà il PDL.
Pare che si tratti di questo (ahò, so' creativi forti!!!):
Cioè, una cosa sua la vorrebbe chiamare uguale uguale ad una cosa che invece appartiene a tutti noi.
Non mi sembra giusto, dovremmo impedirglielo.
Al massimo potremmo accettare un più corretto "Pezzo di Italia", che è più onesto.
E poi si può abbreviare in "Pezzo di", che mi sembra ancora più consono.
Anzi, pensandoci bene "Pezzo di" mi sembra proprio il nome più indicato, per il nuovo partito e per il suo leader.

venerdì, ottobre 29, 2010

Nemico del "popolo" e dello Stato

Nel giorno in cui Tremonti condivide con Draghi i dati devastanti sulla disoccupazione, confermando che siamo all'11% includendo cassa integrati e "scoraggiati" che il lavoro nemmeno lo cercano più, il ministro Brunetta annuncia che bloccherà il turn over nella Pubblica Amministrazione cancellando 300.000 posti di lavoro tra il 2008 ed il 2013.
Finti? Improduttivi?
Ma chissenefrega. Sono redditi che oggi fanno campare (se ogni stipendio mantiene in media tre persone) un milione di individui. Siamo senza dubbio d'accordo sul fatto di renderli più efficienti, funzionali, utili alla collettività: ma che sia lo Stato a cancellare volontariamente, scientificamente posti di lavoro in questa situazione è CRIMINALE.
Uno Stato che mette in difficoltà volontariamente un milione di persone è uno Stato nemico dei suoi cittadini.
Brunetta (a cui di certo non si può imputare una ricerca del facile consenso) andrebbe arrestato dai Carabinieri, per impedirgli di attuare un crimine annunciato: togliere il reddito ad un milione di cittadini italiani nel corso della più dura crisi economica degli ultimi decenni.
Non si può permettere.

P.S. è possibile però che il Presidente del Consiglio renda pubblico al popolo, e non solo alle sue compagne d'orgia, il numero del suo cellulare privato: in questo modo, l'ulteriore milione di persone che in futuro sarà costretta a rubare per mangiare potrà chiedere il suo aiuto, nel momento in cui dovesse malauguratamente finire in una stazione dei carabinieri.
Si sa, lo ha dichiarato egli stesso: "Sono una persona di buon cuore e mi muovo sempre per aiutare chi ha bisogno di aiuto".

giovedì, settembre 16, 2010

Neppure in francese diventa decente.

Dall'intervista a "Le Figaro", 16 settembre 2010

Quel bilan tirez-vous depuis votre retour au pouvoir en mai 2008?

J'ai affronté avec succès trois grandes difficultés: la grève du ramassage des ordures ménagères à Naples, le séisme à l'Aquila et la crise économique. En moins de deux mois, j'ai réussi à faire enlever 50.000 tonnes de déchets qui s'étaient accumulés dans les villes et les campagnes de la région de Campanie sous le gouvernement précédent, et dont le spectacle dévastait l'image de l'Italie.

Il y a eu ensuite la situation d'urgence créée par le séisme du 6 avril 2009 dans les Abruzzes. En un temps record, nous avons secouru 65.000 sinistrés et reconstruit une ville entière pour ceux qui avaient perdu leur maison. Nous avons aussi reconstruit toutes les écoles détruites et fait en sorte qu'à la rentrée 2009, tous les écoliers et les étudiants puissent reprendre leurs cours. Devant une tragédie de cette ampleur, aucun autre gouvernement au monde n'a obtenu un tel résultat.

Enfin, en pleine crise financière, nous avons sauvé Alitalia. C'est un résultat important. L'industrie italienne du tourisme avait besoin de continuer à disposer d'une compagnie aérienne nationale. Aujourd'hui, Alitalia fonctionne et ses comptes sont en ordre.

giovedì, maggio 27, 2010

Qualcuno lo dica a Napolitano...


...che i ministri oggidì li può scegliere direttamente il "popolo" per alzata di mano...:-)



Berlusconi ha poi chiesto all’assemblea di Confindustria di esprimersi per alzata di mano sulla sua rinnovata proposta di portare Emma Marcegaglia al governo come ministro dello sviluppo, dicastero rimasto vacante dopo le dimissioni di Scajola. Nessuna mano è stata però alzata in platea e Berlusconi ha replicato: «Allora da questo momento non ve la potete più prendere con il governo».

Frasi celebri

"Questa volta pagherà di più chi ha evaso di più".
Non chi ha evaso: chi ha evaso DI PIU'. Gli altri, dormano sereni.

"Siamo tutti sulla stessa barca".
Si, a ma noi ci avete messo dentro il wc chimico.
Ahhhhh, intendi quella nuova di Piersilvio da 37 metri e 18 milioni di euro?

giovedì, maggio 06, 2010

Incapace di intendere e di volere/2

Dio li fa, e poi li incricca:

5 maggio 2010:"Per ora prendo l'interim, ma è chiaro che c'è una congiura contro il governo."

"Quanto alla libertà di stampa in Italia ci siamo visti mettere in situazioni di grande distanza dai primi ma se c’è una cosa in Italia su cui c’è la sicurezza di tutti è che ce n’è fin troppa di libertà di stampa. Questo non è discutibile".


Da qui, sembra che siamo invece al 72° posto tra 196 paesi per libertà di stampa, e siamo definiti "parzialmente liberi":(dietro di noi, in Europa: Bulgaria, Serbia, Montenegro, Romania, Kosovo).

6 maggio 2010: "Non ho mai parlato di congiure e complotti. Il termine congiura lo avete scritto voi, penso di non averlo mai detto in vita mia, è un vocabolo che non mi appartiene."


venerdì, ottobre 09, 2009

Contro il SUO concetto di popolo


Come dicemmo su queste colonne qualche tempo fa, tutto quello che il nostro Re Merda tocca si corrompe inesorabilmente in qualcosa di disgustoso e squallido, e questo processo devastante è visibile soprattutto con il linguaggio.

Questa triste sorte sta toccando da tempo, ma con maggiore intensità in questi giorni di tregenda, ai vocaboli “popolo” e “popolare”.

Parole splendide, evocative di concetti positivi e belli: per decenni associabili visivamente al “Quarto Stato” di Pellizza da Volpedo, ad un’idea di forza e e bellezza collettiva, di giustizia e diritti.

Poi, è arrivato costui, con quell’altro compare fissato con la Padania.

E pian piano il concetto di popolo si sta degradando.

Alla donna fiera con il bimbo in braccio, all’avanzare possente, orgoglioso e deciso della classe operaia, contadina ed artigiana, si sta sostituendo l’immagine di un cafone che vegeta davanti alla televisione, incapace di affrontare la comprensione di un testo di dieci righe, pieno di paure e di rancori verso chi non vive nel suo recinto, miserabile nel suo desiderio di esser furbo, di fregare la legge ed il prossimo con piccole ignobili violazioni, dal parcheggio in seconda fila al rialzo abusivo di un piano, al sorpasso in coda.

Un popolo ben rappresentato dalle sparate di Brunetta: rancoroso e viscerale verso chi è intelligente, colto, istruito, educato…un popolo bue e volgare, che ha sostituito il proprio desiderio di evolvere civilmente con l’orgoglio di un sé servile, squallido ed immobile, che si fa strada sgomitando e fregando.

Quando il triste personaggio dalla faccia pittata dice “non me ne vado perché il potere me l’ha dato il popolo”, dice contemporaneamente una grande vaccata ed una grande verità.

La grande vaccata sta nella considerazione che se un leader eletto si rivela nel tempo bugiardo e corrotto, criminale ed assassino, non è che il popolo sia necessariamente obbligato a tenerselo fino alla fine dei giorni previsti: può anche buttarlo a mare prima, e questa cosa sta benissimo nel recinto delle cose logiche.

La grande verità, purtroppo, sta nel fatto che davvero questo suo popolo sapeva benissimo chi stava votando: perché nel 2008 ormai era chiarissimo e noto a tutti su cosa si è costruita la fortuna del personaggio, non c’era nulla che non si sapesse già, e la realtà fattuale era disponibile a chiunque avesse voglia di informarsi.

Il popolo, dunque - il SUO popolo - è colpevole.

E mi vien da dire che davvero la democrazia, in presenza di armi letali di rincoglionimento di massa – qual è la televisione in mano al berlusconismo -, andrebbe sospesa, o almeno selezionata.

Così come si prende la patente per guidare, io asserisco che oggi diventa necessario avere una patente per votare.

Dobbiamo consentire che a farlo siano solo i cittadini consapevoli, e non le masse ed il “popolo” che ha perso ogni nozione di diritti e di doveri, individuali e collettivi.

A scuola di Costituzione, dunque: per capire perché sono necessarie e doverose la presenza, l’autonomia e l’indipendenza dei tre poteri dello stato. Per capire cosa siamo e cosa dovremmo essere. Per studiare cos’è una nazione, e cosa vuol dire farne parte. Per raccontare che il bene comune non è quella cosa che si può impunemente distruggere, rubare, sfregiare.

Quel che un tempo si chiamava “educazione civica”, ed era semplicemente impartita nelle famiglie.

Con un esame da ripetersi ogni cinque anni, e necessario per avere il diritto di votare.

La situazione è troppo grave e deteriorata per consentire ancora che la democrazia venga usata - da chi la disprezza - attraverso un popolo che ha perso coscienza di sé (e, con le pezze al culo, riesce ad identificarsi con un miliardario che parla di popolo…il che dà la misura di come il linguaggio sia diventato incongruo e schizofrenico).

mercoledì, ottobre 07, 2009

E se davvero...

...e se davvero, qualunque sarà la decisione della Consulta sul lodo Alfano, il PDL decidesse di indire una "mobilitazione popolare" a dicembre, come minacciato dal piduista Cicchitto...
...io credo che dovremmo esserci anche noi, in piazza.
Vestiti di bianco, senza un solo striscione.
Assolutamente nonviolenti, dotati solo della forza sonora di un fischietto a testa.
Non più a manifestare contro questa banda eversiva che si è insinuata nelle istituzioni come un virus, ma contro gli italiani, contro questa parte di paese che sarebbe davvero disposta a scendere in piazza per difendere un bugiardo ed un corruttore, invece di pretenderne le dimissioni immediate come dovrebbe capitare in qualsiasi paese civile.

UPDATE: oltre ad essere vestiti di bianco, potremo anche indossare i nasoni finti con gli occhiali alla Groucho Marx, perchè prima o poi questi imbecilli dovremo almeno seppellirli con una risata (il grouchomarxismo è l'unica religione alla quale mi sento di aderire oggi). Questa è una iniziativa bipartisan, perchè anche il PD ha presentato un disegno di legge che prevede il divieto di usare "in luogo pubblico qualunque mezzo che travisi e renda irriconoscibile la persona senza giustificato motivo".
Anche se forse sarebbe un altro dei modi per mettere nei guai il Presidente del Consiglio: non vorrete mica dirmi che quella maschera tragica, posticcia e furente che si porta in giro ultimamente è davvero la sua faccia?

martedì, agosto 18, 2009

Combattere le forze del male????

Rilancio questa serie di articoli pubblicati da l'Unità e ripresi da eddyburg.
Mi sembra, come molte altre cose di questo paese, un evento gravissimo.

Nuove proteste per lo scandalo della mafia protetta dal governo a Fondi
Un nuovo servizio de l'Unità (18 agosto 2009) sullo scandalo della mafia protetta al comune di Fondi, articoli di Claudia Urbinati ed Enrico Fierro

Mafia, l’ira dei prefetti sul caso Fondi:
senza precedenti il no allo scioglimento
di Claudia Fusani

Un caso unico nella storia. La legge sullo scioglimento dei comuni per infiltrazioni è del luglio 1991 e in diciotto anni di vita mai era successo che la Presidenza del Consiglio respingesse la richiesta del ministro dell’Interno di sciogliere l’ente sotto inchiesta. Succede oggi, con il comune di Fondi. Una prima volta che arriva quasi a mettere in mora i responsabili politici e tecnici della sicurezza, dal prefetto di Latina Bruno Frattasi che chiede il commissariamento del comune dal settembre 2008 al ministro dell’Interno Roberto Maroni che ha presentato la stessa richiesta a febbraio scorso. In mezzo ci sono le inchieste della magistratura, arresti e indagini che raccontano un comitato d’affari di camorra, ‘ndrangheta, imprenditori e politici locali.

La battaglia del Pd

Una situazione gravissima, denunciata dal Pd (che in Commissione antimafia ne fa una battaglia da mesi), Idv e dalla stessa maggioranza. «In tanti anni non ho mai visto una situazione del genere» attacca Angela Napoli (Pdl), membro della Commissione Antimafia. L’eurodeputato Luigi De Magistris (Idv) vuole organizzare «una grande mobilitazione proprio davanti al mercato ortofrutticolo di Fondi», la vera calamita degli appetiti dei clan. Si muovono anche i prefetti, categoria per solito molto cauta a prendere posizione pubblicamente. Prima il piccolo Unadir, poi il Sinpref (Associazione sindacale dei funzionari prefettizi), sigla assai rappresentativa a cui non è piaciuto affatto l’intervento del presidente del Consiglio che il giorno di Ferragosto, mettendo in un angolo mesi di lavoro del prefetto e del ministro, ha detto che Fondi non sarà sciolta «perchè non ci sono indagati tra i membri della giunta e del consiglio comunale».

Una clamorosa inesattezza visto che il 6 luglio sono stati arrestati, tra gli altri, un ex assessore, il direttore dei Lavori pubblici, delle Attività produttive e del Bilancio, il comandante dei vigili e il suo vice. «Noi vogliamo prima di tutto ribadire la nostra vicinanza e solidarietà al prefetto Frattasi - spiega al telefono il segretario del Sinpref Giuseppe Forlani - e poi rimarcare stupore e preoccupazione per questo ennesimo rinvio». Molto attenti alla scelta delle parole, i prefetti però denunciano in un comunicato dell’8 agosto che «mai prima d’ora lo scioglimento di un ente locale era stato rinviato per motivi tecnico-giuridici o comunque attinenti al merito della proposta fondata su elementi di fatto già rigorosamente accertati e documentati dal prefetto». Significa che mai prima d’ora era stato messo in dubbio il lavoro di indagine di un prefetto. O di un ministro. Cosa che succede invece per Fondi visto che Frattasi prima e Maroni poi hanno entrambi chiesto, senza ottenerlo, lo scioglimento del Comune per infiltrazione mafiosa. Attenzione, scrivono ancora i prefetti, si rischia di indebolire la lotta alle mafie: «Altre ragioni - si legge nel comunicato del Sinpref - devono restare estranee alla conclusione di una procedura essenziale nell’azione tenace e continua contro l’infiltrazione mafiosa nelle pubbliche amministrazioni, vero cancro della legalità e della democrazia».

Governo sotto pressione

Una protesta con molti fronti, a cui si aggiungono associazioni come Libera e Legaambiente, E che mette sotto pressione Palazzo Chigi in serata costretto a promettere: «Il caso Fondi sarà presto in consiglio dei ministri, il tempo di adeguare il dossier alle nuove procedure».

Gli ultimi dati disponibili del ministero dell’Interno, aggiornati al 2008, dicono che dal 1991 sono stati 185 i decreti di scioglimento tra cui due Asl e un’azienda provinciale sanitaria. Con i decreti di quest’anno si fa in fretta ad arrivare a 200 scioglimenti. Curiosità: il 24 luglio il Consiglio dei ministri ha sciolto i comuni di Fabrizia e Vallelunga. Le regole sono uguali per tutti. Tranne che per Fondi.

La Fondi-connection: Asl, voti e ’ndrine all’ombra del Pdl
di Enrico Fierro

Nell’inchiesta scoperchiato il sistema: coinvolti il sindaco e altri funzionari. Nulla si muove che non voglia il senatore Fazzone, vero «re» della zona con una dote di 50mila schede elettorali. E il Comune «si salva»

Il Comune non si scioglie. Qui la mafia comanda, prende appalti, fa i soldi a palate, ha buoni amici dentro l’amministrazione comunale, ma il Comune non si scioglie. Carabinieri, questori e prefetti, vadano a farsi benedire con le loro inchieste e le loro scartoffie. Non si scioglie. Perché comanda la politica, l’ultima parola spetta a chi tiene i voti. E Claudio Fazzone i voti li produce a palate. 50mila per la precisione, percentuali bulgare a Latina, Fondi e dintorni. Tutti per Silvio Berlusconi, tantissimi da mettere la mordacchia anche al ministro Maroni. Ne ha fatta di strada l’ex appuntato della Ps. Sveglio da sempre, da quando indossava la divisa e entrò nelle grazie di Nicola Mancino quando l’attuale numero due del Csm era ministro dell’Interno. Autista, guardaspalle, uomo di fiducia, ma soprattutto intelligente galoppino elettorale della Dc. Ambizioni stratosferiche. Uomo dal fiuto politico sopraffino, l’ex appuntato capisce che la Dc è al tramonto e salta sul band wagon di Berlusconi. Anni di gavetta, poi l’elezione a consigliere regionale con la giunta Storace. Un mare di voti e la conquista dello scranno di presidente dell’assemblea. Fazzone costruisce una poderosa macchina clientelare. «Caro Benito ti segnalo... ». Era questo l’incipit che apriva tutte le lettere destinate al direttore della Asl di Latina. Decine di assunti, famiglie sistemate. Voti. L’elezione a senatore è scontata, il potere pure. Quando Berlusconi afferma che Fondi non si scioglie perché alcuni ministri gli hanno detto che nessun membro della giunta o del consiglio è stato raggiunto da avvisi di garanzia, non fa nomi. Ma a Fondi e Latina tutti sanno chi protegge Fazzone. Giorgia Meloni, Renato Brunetta, Maurizio Sacconi. Tutti in qualche modo legati al Sud Pontino. E tutti in buoni rapporti col padrone dei voti e dei seggi in questa parte del Lazio.

Dove imperano i fratelli Tripodo, Venanzio e Carmelo, uomini della ’ndrangheta calabrese. I loro legami con la politica sono riassunti in un dossier che fa tremare Fazzone e il suo sistema. 500 pagine e 9 faldoni. C’è tutto. Il tenente dei carabinieri Mario Giacona ha dettagliato i rapporti tra i Tripodo, la famiglia Trani e Peppe Franco. Il quale, secondo alcuni pentiti sentiti nel processo «Anni 90», mise a disposizione di Venanzio Tripodo i suoi mezzi di trasporto per consegnare armi al clan camorristico dei casalesi. «Peppe Franco – nota l’ufficiale dei carabinieri – è cugino di primo grado del sindaco di Fondi Luigi Parisella, suo fratello Luigi è socio in affari sia con il sindaco che con il senatore Fazzone nella gestione della Silo srl, società titolare di un capannone sito in località Pantanelle». Un struttura destinata alla lavorazione di frutta e ortaggi, che ha incassato contributi pubblici per oltre 2 miliardi di vecchie lirette. «Tuttavia – scrive sconsolato l’ufficiale dei Cc – questa attività non è mai iniziata, mentre l’area su cui sorge il capannone inutilizzato è stata interessata ad una variante al Piano regolatore generale approvata tra il 2002 e il 2004 che ha determinato un forte incremento delle infrastrutture viarie». Ma non è finita qui. Perché «l’ex autista di Carmelo Tripodo, Pasqualino Rega, è consigliere comunale a Fondi». I due sono stati indagati per reati contro il patrimonio, «attualmente il procedimento pende in fase dibattimentale». Rega ha ottenuto una palestra in affitto dal Comune. «La cosa singolare – mettono a verbale i Cc – è che lui se ne infischia di pagare il canone. È moroso da anni e il Comune non lo sfratta, anzi ha elargito sovvenzioni per alcune decine di migliaia di euro all’associazione Olimpica 92 dello stesso Rega». Un altro consigliere comunale di Fondi, Antonio Ciccarelli, eletto in Forza Italia e poi dimessosi, per i carabinieri «è sicuramente collegato alla criminalità calabrese, posto che lo stesso è stato arrestato unitamente a Salvatore Larosa, esponente del clan Bellocco-Pesce di Rosarno, insediato da anni anche lui a Fondi».

C’è un clima da Giorno della civetta a Fondi, il comune che non si deve sciogliere. Le note del tenente Mario Giacona sono tristi come quelle del capitano Bellodi di Sciascia. «Tutto questo intrecciarsi di rapporti familiari, economici e criminali, ha sicuramente condizionato l’attività amministrativa del Comune. L’amministrazione, dopo aver stabilito in modo francamente irrazionale di destinare l’area denominata Pantanelle (un pantano, appunto) ad area industriale – con la conseguenza che per costruire insediamenti produttivi sono necessarie spese di palificazione e bonifica sicuramente più rilevanti che in aree asciutte – ha poi previsto la costruzione di una grossa strada che sostanzialmente è al servizio della Silo srl». La società del senatore Fazzone, del sindaco e di suo cugino, fratello di uno che aveva legami strettissimi con i Tripodo. La mafia e gli imprenditori amici degli amici hanno sempre spadroneggiato a Fondi. Una sola società di Carmelo Tripodo, la «Lazio Net Service», ha ottenuto dal Comune 105mila euro dal 2003 al 2007. Grandi affari a Fondi, il Comune del senatore Claudio Fazzone, l’amico dei ministri. Quelli che...a Fondi la mafia non esiste.

La «guerra santa» del collega Ciarrapico contro il nuovo ras
di Claudia Fusani
Il senatore scatenato per contrastare l’ascesa del rivale in quello che è sempre stato il «suo» regno: interrogazioni parlamentari e giornali sguinzagliati a denunciare il metodo-Fazzone.
Una volta era il feudo del ras delle acque minerali, uomo d’affari della Dc andreottiana e nostalgico del Duce. Oggi è il territorio di un giovane senatore ex poliziotto, ciuffo sbarazzino, fedelissimo di Nicola Mancino e con un passato «nei ruoli della Presidenza del Consiglio». Giuseppe Ciarrapico e Claudio Fazzone: in realtà dietro il caso di Fondi, comune dell’agropontino infiltrato dalla mafia che il governo non vuole sciogliere, c’è uno scontro all’arma bianca tra anime diverse del Pdl. Uno scontro senza esclusione di colpi e in cui il gioco dei ruoli consegna proprio al Ciarra il compito di essere il più determinato accusatore di una presunta «malapolitica» di Fazzone. Sul piatto interessi economici e il controllo di un bacino di decine di migliaia di voti.
L’intramontabile e proteiforme Ciarrapico, da qualche anno anche prolifico editore, diventa senatore nel 2008 tra mille polemiche, rinnegando Fini, ma non la fede fascista, protetto da Silvio Berlusconi in persona. Dal 2006, però, l’anima destrorsa dell’agro pontino ha già un suo legale rappresentante: Claudio Fazzone, 48 anni, «cavallo di razza» - dicono - e astro nascente di Forza Italia. Un fenomeno, questo Fazzone: dal nulla, era un poliziotto seppur dalle ottime conoscenze, nel 2000 si candida alle regionali e tira su 27 mila voti. È il più votato d’Italia, dopo Berlusconi. Record bissato nel 2005 con 38 mila preferenze. Accade così dal 2008 i due, il Ciarra e l’ex sbirro, ingaggiano una battaglia che quasi quotidianamente attraversa l’aula del Senato e quelle dei tribunali. Se Fazzone ha presentato qualcosa come quaranta querele per diffamazione contro Ciarrapico, quest’ultimo ha scatenato i suoi giornali (una dozzina di testate tra la Ciociaria e Latina) per raccontare le malefatte vere o presunte di Fazzone & c, dal sindaco di Fondi Luigi Parisella al presidente della Provincia Armando Cusani, appalti truccati, tangenti, abusi edilizi, raccomandazioni, e chi più ne ha più ne metta. Latina oggi e Fondi News sono stati i più solerti e puntuali nello spiegare i passaggi delle inchieste giudiziarie che hanno portato l’amministrazione Fondi, tutti uomini di Fazzone, a un passo dallo scioglimento.
Non se ne sono risparmiata mezza, in questi anni. Il 17 giugno, per dirne una, mentre palazzo Chigi ha già da mesi sul tavolo la richiesta di scioglimento, Ciarrapico interroga il governo «sull’ennesima dimostrazione di cosa accade nell’allegro consiglio comunale di Fondi dove vengono assunti 5 giocatori di calcio arruolati nel “Football club Fondi”».
Appena mette piede in Senato (luglio 2008) il Ciarra presenta un’interpellanza contro il procuratore di Latina Giuseppe Mancini per la vicenda, tre le altre, del campeggio Holiday village «sequestrato per lottizzazzione abusiva e dissequestrato dopo l’inopportuno intervento di Fazzone presso l’ufficio dl giudice». Sempre Fazzone, secondo Latina oggi, salì al Viminale nell’autunno scorso appena arrivò la richiesta di scioglimento di Fondi da parte del prefetto Frattasi. In un modo o nell’altro, quella relazione fu congelata dal ministro Maroni che ne ordinò un approfondimento (giunto poi alle stesse conclusioni). Un dito nell’occhio, il Ciarra. E difatti Fazzone, un mese fa, ne ha chiesto «l’espulsione dal partito».
Vedi anche l'Unità del 5 agosto 2009

giovedì, giugno 18, 2009

ESCLUSIVO: presto Berlusconi si trasferirà all'estero

Lo fa capire chiaramente il Ministro Carfagna nel suo blog, in questo post del 20 maggio scorso.


"Negli ultimi mesi il fenomeno della prostituzione su strada nel nostro Paese si è ridotto, ma le organizzazioni criminali stanno spostando la loro attività illecita all'estero: con il disegno di legge approvato dal Consiglio dei Ministri vogliamo far capire che l'Italia non sarà un mercato facile per la prostituzione". Così il Ministro per le Pari Opportunità, Mara Carfagna, è intervenuta questa mattina al convegno "Sulla dignità non si tratta", organizzato dalla comunità Papa Giovani XXIII sul tema delle nuove forme di schiavitù.

"I dati delle forze dell'ordine ci dicono che il 75% della prostituzione si pratica in strada e che il giro d'affari gestito dal crimine organizzato si aggira intorno ai 90 milioni di euro al mese. Ora, le politiche di contrasto del governo hanno portato a una riduzione di questo fenomeno", ha detto il Ministro.

"Appare difficile - ha aggiunto Carfagna - che la prostituzione possa spostarsi dai marciapiede all'interno dei condomini, dove il controllo reciproco è più forte: il racket, non potendo correre il rischio di vedere vanificati i suoi 'investimenti' da qualche denuncia, si sposta dunque verso quei Paesi dove non ci sono norme severe come quelle che stiamo approvando. Mi auguro che anche altri governi possano produrre leggi altrettanto rigide''.

Illustrando l'impianto normativo del disegno di legge che porta la sua firma - approvato dal Cdm e ora in Commissione al Senato -, il Ministro ha spiegato che "il ddl vuole dissuadere i clienti, senza criminalizzare però le prostitute, che restano l'anello debole della catena. E' proprio pensando alla condizione di queste donne a cui viene sfregiata la dignità che vogliamo intervenire introducendo il reato della prostituzione in pubblico". Quanto all'efficacia della legge, ha proseguito il Ministro, "è già testimoniata dalle ordinanze comunali adottate nei mesi scorsi da alcuni sindaci e che hanno riproposto quasi totalmente il ddl governativo''.

Il Ministro, infine, ha auspicato che il provvedimento venga approvato quanto prima "senza stravolgimenti. Porteremo avanti la nostra battaglia per le donne che vedono calpestata la propria libertà".